22/06/2026
Qualche anno fa Maddalena definì la nostra società una CASA. Oggi, quella stessa parola ritorna, spontanea e potente, nelle parole di un ragazzo che ha voluto ringraziarci. Non aggiungiamo altro: ogni commento sarebbe superfluo davanti alla lettera che leggerete di seguito.
Volevo fare un discorso. Anche se non è facile, volevo provare a condividere con voi le emozioni e le sensazioni che ho provato e che provo in questo momento.
Tra solo pochi giorni finirò le superiori e non nego che percepisco incertezza, confusione e anche un po’ di paura. Questo per me è un periodo molto importante: segna infatti la fine di un percorso fatto di routine che, per quanto impegnativo, era allo stesso tempo ricco di certezze. Il futuro e il mondo dei grandi, invece, non so ancora cosa mi riserveranno.
Volevo ricordare un episodio di qualche anno fa. Mi ricordo di un piccolo Simon in giro per Ostia con la sua squadra: era felice, ma allo stesso tempo stava piangendo. Piangevo perché sapevo che quel momento segnava un punto di svolta, e così è stato. Ha sancito la fine di un gruppo di compagni tra i quali c'erano Luca, Paolo, Zoe, Aristid, Mathieu, Guglielmo e Marco – e non solo – ai quali mi ero affezionato e che avevo conosciuto quando ero solo un bambino. Per ragioni differenti, molte persone di quel gruppo hanno iniziato a ve**re in palestra sempre più sporadicamente.
Quindi, da un momento all’altro, sono passato dall'essere il più piccolo della palestra al più grande. E, chissà, forse sono diventato anche un punto di riferimento per qualcuno, assumendo la stessa figura che gli altri erano stati per me. Questo è stato un momento di transizione complesso e non nego che questi ultimi anni siano stati difficili: abbiamo affrontato troppi traslochi e abbiamo dovuto ricostruire un nuovo gruppo di Centro Judo Novara. In questi anni mi sono allenato tanto, ho cercato di farmi valere, ma per un motivo o per l’altro i risultati non sono arrivati come avrei voluto, anche se sapevo di essere all’altezza.
Sento di dovere qualcosa a ognuno di voi.
- A te, Aristid, per tutte le volte che abbiamo faticato insieme facendo infinite proiezioni e burpees, per le tue prese impossibili e per le tecniche che provavamo, che se non sono modificate personalmente da te, non le provi neanche.
- A te, Mathieu, che sei arrivato in palestra come "il ragazzo dell’uchi mata", ma che poi ho scoperto essere molto di più. Abbiamo vissuto tante esperienze e fatto innumerevoli discorsi parlando del futuro e dell’etica, e adesso ti stai creando il tuo percorso in un'altra città.
- A te, Simone: onestamente non ricordo il giorno in cui sei venuto per la prima volta in palestra, ma so che adesso sei diventato importante. Anche se abbiamo grandi divergenze di pensiero su alcuni aspetti – ad esempio, per Simone avere una routine del sonno è impossibile! E un altra cosa per favore, quest’estate facciamo i dischi da mezzo chilo.
- A te, Gabriele, che sei entrato in palestra e hai deciso che, anche se non ci avevi mai visto prima, eri già nostro amico, pronto a ridere e scherzare come se ci fossimo sempre conosciuti. Scusami per le volte in cui sono stato duro con te, e sappi che quel dibattito fatto tornando dal Kumiai mi ha stordito per un bel po'.
- A te, Maya, che nonostante tutto sei sempre solare, porti felicità e soprattutto abbassi la media del consumo di carne di questa palestra.
- A voi, mattia e manuel che siete arrivati da poco ma avete aggiunto una sfumatura in più a questo gruppo.
- A te, Giulia, per tutto quello che fai per noi a casa o quando ci facciamo male, ma soprattutto per l'impegno nel portare i bambini verso il nostro mondo. ritengo che questa è missione importantissima sia per la squadra, e soprattutto per i piccoli, che trovano un posto dove incontrarsi e condividere esperienze.
- A te Luca Scaringi, che oggi non sei potuto ve**re, ma che nella vita delle persone che incontra porta sicuramente qualcosa di positivo: grazie per i tuoi consigli, per la carica che trasmetti quando devi incoraggiarci e per la leggerezza con cui vivi la vita in senso positivo.
- A te Thomas per la mano che ci dai alle gare e in palestra, sento che che ci tieni davvero alle persone che segui.
- A te, Marco, perché ammetto che mi ha sempre rassicurato il pensiero che quello che stavo facendo tu l’avessi già fatto prima di me come la scuola o gli allenamenti in giro. Sapendolo, mi dicevo che non potevo essere da meno. Adesso, invece, dovrò seguire un percorso tutto mio. Grazie per tutte quelle volte che hai avuto un occhio di riguardo per me quando io, essendo più piccolo, neanche ci pensavo ad averne per te.
Ovviamente volevo ringraziare anche i genitori: Massimo, Paolo, Silvia 1 e Silvia 2, e Roberto, ma anche Luca 98, per la vostra gentilezza e perché siete sempre pronti ad aiutare e a darci un passaggio. Mi avete accompagnato a non so quanti allenamenti e gare, tutti fondamentali, ed è anche grazie a voi che riusciamo a crescere e a migliorarci.
- A te, mamma, che anche se sono infiniti gli scontri che abbiamo, sei importantissima.
Per finire, voglio ringraziare il mio allenatore e padre, per avermi dato non una, bensì due famiglie, e una di queste è proprio il Centro Judo Novara. Voglio innanzitutto scusarmi per quella volta che ti ho fatto girare per tutta Riccione, e non solo, per andare a recuperare la borsa che avevamo dimenticato sul treno. Per quanto adesso lo ricordi come un momento divertente, non posso dire che sia stato lo stesso viverlo allora! Ricordo ancora il sollievo che ho provato quando ti ho visto tornare all’hotel dove eravamo andati dopo aver fatto il peso io, Aristid e Paolo.
Voglio anche ringraziarti per tutte le volte che ti siedi su quella sedia a bordo tatami. Ogni volta che ti siedi lì fai una scelta: scegli di farti rappresentare da me e scegli di prenderti le conseguenze che ne derivano, sia da un mio successo che da una mia sconfitta. Infine, volevo dirti che credo proprio che quella famosa scintilla esista davvero.
Concludo dicendo a tutti voi che non so se sia vero che il duro lavoro ripaghi sempre. Ma una certezza ce l'ho: non mi arrenderò mai davanti alle difficoltà e agli ostacoli, e questo vale per il judo così come per la vita. Se c’è una cosa che voglio lasciarvi, e che vorrei ricordaste quando pensate a me, è proprio questo: non darsi mai per vinti. Anche quando ci si sente oppressi da mille problemi, sappiate che non sono insormontabili; se si fa un passo alla volta, anche le difficoltà più grandi diventano fattibili.
Anche se può sembrare un discorso d'addio, non voleva affatto esserlo. Era solo un modo per ringraziare tutti voi per questi anni, sia le persone di cui ho parlato, sia tutti gli altri.
S.V.