20/07/2026
Di Francesco Casula.
ANNIVERSARIO DI UN’INFAMIA SABAUDA.
Il 19 luglio 1796 in Bono, una donna di 60 anni, Maria Ambrogia Soddu, paralitica, fu violentata e uccisa dai mercenari sabaudi ("le strapparolo le mammelle, straziandola, prima di ucciderla" , raccontano gli storici).
Fra il19/20 luglio del 1796 il villaggio di Bono, che diede i natali a Giovanni Maria Angioy, fu accerchiato da 900 giannizzeri con 4 cannoni: per bombardarlo, devastarlo e distruggererlo.
Benché per fortuna evacuato per tempo, fu impunemente devastato, depredato e incendiato.
Neppure risparmiarono una donna paralitica, rimasta lì sola per l'impossibilità di fuggire: le asportarono le mammelle, straziandola, prima di ucciderla. Ancora a mo' di esempio e ammaestramento per quelli che avessero conservato una qualche residua pulsione ribelle.
Persino lo storico ufficiale dei Savoia, Giuseppe Manno scrisse: “Non ebbero pietà di una povera paralitica”
Ecco le cronache degli storici
- La repressione a Bono secondo lo storico Girolamo Sotgiu.
Il 19-20 luglio 1796 si scatena la repressione violenta dei Savoia e degli scherani sardi (gli ascari locali, da sempre nemici dei sardi e della loro libertà, in questo caso i commissari viceregi Guiso, Musso e l’infame voltagabbana Efisio Luigi Pintor Sirigu) contro un intero paese: Bono.
Nel 1796, in seguito alla partecipazione ai moti antifeudali di Giovanni Maria Angioy, nativo del luogo, Bono venne infatti attaccato dalle truppe piemontesi che, dopo averlo bombardato lo conquistarono, minacciando di passare a fil di spada, indiscriminatamente, tutti gli abitanti dei villaggi ribelli. I patrioti furono brutalmente torturati (tortura della corda, detta anche “pendolo“ o “urlo“; fustigazione “a doppia suola di piombo“; pinze infuocate utilizzate per strappare unghie, capezzoli, brandelli di carne), impiccati, decapitati. I loro corpi vennero bruciati e le ceneri sparse al vento. I bonesi aspettarono i soldati sulla via del ritorno, li attaccarono e ne fecero prigionieri alcuni.
Ecco come descrive l’episodio lo storico Girolamo Sotgiu:
”Perciò consolidata la situazione nel capoluogo, nel luglio Efisio Pintor accompagnato dai delegati Musso e Guiso, con 900 uomini e 4 cannoni marciò su Bono per una vera e propria spedizione punitiva. Gli abitanti della cittadina del Goceano si erano preparati all’attacco, e se non poterono impedire che gli armati entrassero nella città e la mettessero a ferro e fuoco, persino spogliando le chiese degli arredi sacri, costrinsero però gli assalitori a una precipitosa ritirata, nella quale molti furono gli uccisi e feriti. La repressione fu così spietata – ricorda Sotgiu – che la musa popolare ne ha lasciato testimonianza:
Cantu baiat nos hana brujadu/tancas, binzas e domos e carrelas/et pro cussu Pintore est infamadu/in sa Sardigna e in tota sa costera”*.
* [Girolamo Sotgiu, Storia della Sardegna Sabauda, editori Laterza,Bari, pagine 215-216]
- L’episodio di Bono in Giuseppi dei Nur.
“Durissima fu la reazione del governo piemontese, e attivati furono gli strumenti di tortura e innalzate le forche, al cui funzionamento si predisposero e prodigarono molti esponenti locali che si erano distinti nella fase rivoluzionaria ma che, prontamente, erano passati dall' altra parte a guidare la fase reazionaria pur di guadagnarsi cariche pubbliche e onori, impiccando e tagliando teste che si curavano di esporre come trofei alle porte della città del Capo di Sopra, a mo' di esempio e ammaestramento per i più riottosi.
Come faceva Giuseppe Valentino, presidente del tribunale speciale istituito nel Capo di Sopra per dare parvenza di legalità alla feroce repressione, personaggio crudele ed efferato, che amava pure far squartare le sue povere vittime. E fra gli implacabili persecutori di coloro che avevano partecipato ai moti angioini si ritrovano i nomi di Efìsio Pintor Sirigu, avversario dell' Angioy per ragioni di interesse, essendo egli amministratore benestante di un feudo; e con lui i Guiso, i Mussu, i Fadda.
il villaggio di Bono, che diede i natali a Giovanni Maria Angioy, accerchiato sotto il comando di costoro da 900 giannizzeri e 4 cannoni, benché per fortuna evacuato per tempo, fu impunemente devastato, depredato e incendiato, nonostante ci fosse stato un patto con i villaggi vicini di mutua assistenza in caso di aggressione. Neppure risparmiarono una donna paralitica, rimasta lì sola per l'impossibilità di fuggire: le asportarono le mammelle, straziandola, prima di ucciderla. Ancora a mo' di esempio e ammaestramento per quelli che avessero conservato una qualche residua pulsione ribelle.
I moti che avevano suscitato tante speranze furono soffocati nel sangue, spesso per opera degli stessi conterranei vergognosamente crudeli, contaminati dal virus dell'invidia distruttrice, dalla smania di potere, dall' avidità e dalla bramosia di ricchezze e onori, tanto e più dei loro stessi padroni.
(…)“E fra gli implacabili persecutori di coloro che avevano partecipato ai moti angioini si ritrovano i nomi di Efìsio Pintor Sirigu, avversario dell' Angioy per ragioni di interesse, essendo egli amministratore benestante di un feudo; e con lui i Guiso, i Mussu, i Fadda.
il villaggio di Bono, che diede i natali a Giovanni Maria Angioy, ac¬cerchiato sotto il comando di costoro da 900 giannizzeri e 4 cannoni, benché per fortuna evacuato per tempo, fu impunemente devasta¬to, depredato e incendiato, nonostante ci fosse stato un patto con i villaggi vicini di mutua assistenza in caso di aggressione. Neppure risparmiarono una donna paralitica, rimasta lì sola per l'impossibilità di fuggire: le asportarono le mammelle, straziandola, prima di ucci¬derla. Ancora a mo' di esempio e ammaestramento per quelli che avessero conservato una qualche residua pulsione ribelle” *.
* [Giuseppi De Nur,Buongiorno Sardegna:da dove veniamo, Ed. La Biblioteca dell’Identità, 2013, pagina 152-153]