2022 Giro di Sicilia in Kayak da mare

2022 Giro di Sicilia in Kayak da mare

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Finalmente ci siamo, il viaggio comincia.Non c'è momento migliore per essere felici. Sono entusiasta

15/07/2023

Quando sono nella notte immerso nel buio, lì lontano da tutti e da tutto quello da cui sono riuscito faticosamente a sfuggire, alla fine l’unica cosa che mi manca è la mia solita vita.

24/02/2023

14 e 19 agosto 2021

Avrei voluto che alcune cose fossero andate in modo diverso, ma nella vita non tutto si può scegliere l’importante è non mollare mai.

Siamo a cena rilassati a chiacchierare parlando tra noi, per conoscere di noi quello che le ore di pagaiata insieme non sono riuscite a dire, progettando di già la prossima avventura. Non posso non farlo e così parlo della barca a vela che ho recentemente comprato. Anche Salvo impazzisce per la vela e gli racconto la mia storia e lui la sua. Emergono subito tanti punti in comune, chissà come mai ciò non mi stupisce; il mare ha tanti amanti e non bisogna essere gelosi. Mi incoraggia a proseguire nei miei progetti futuri di regata in barca a vela senza però lasciare il kayak. A questo punto tiro fuori il mio libretto. Che peccato, l’altro giorno, ho lasciato andare via Francesco senza chiedergli di scrivere un pensiero nel mio “guest book”. Salvo non ha problemi, prende la penna e dopo pochi attimi di pensiero, butta giù la frase che poi inserirà nel video della nostra navigazione “Non è mai troppo tardi per dove siamo destinati”.
Con la navigazione di questi giorni avevamo passato un muro, rotto quelle catene che normalmente ti avrebbero tenuto fermo e prigioniero; tra le onde e il vento avevamo preso consapevolezza che potevamo realizzare quello che da sempre avevamo sognato.
Sei giorni prima, il giorno della partenza era arrivato, come improvvisamente. Di colpo non dovevo più pensare a cosa sarebbe stato necessario, non c’era più tempo per le preparazioni fisiche e psicologiche, per stampare qualche altra carta nautica, per comprare un altro integratore. Adesso serviva solo un po’ di coraggio per cominciare.
La preparazione della attrezzatura è fondamentale per la riuscita della navigazione: il poco spazio disponibile costringe ad una razionalizzazione dei volumi e ad una ripartizione dei pesi quanto più ottimale possibile. Vale la regola di portare poche cose e poco peso. Ma io come al solito non rispetto troppo le regole e lascio sempre che qualcosa sia fuori posto. Non credo che la perfezione contribuisca a rendere unica l’avventura che vorresti vivere. Penso di avere portato con me anche più dell’essenziale. Ma in questa avventura non sono solo e conto anche sulle risorse degli altri. Siamo una squadra! Francesco mi ha dato la spinta per essere in acqua dal primo giorno di ferie, e grazie a lui che comincia la navigazione. Anche per lui la sfida è importante, sento in lui il desiderio di vincere. Salvo invece mi accompagnerà dal quarto giorno in poi.
Partiti da Scopello, superato San Vito, navighiamo anche a vela passando al largo ma cercando di mantenerci dentro un miglio dalla costa, fino ad arrivare sotto monte Cofano all’ingresso est della riserva omonima. Francesco detta da subito un ritmo impegnativo alla navigazione e la prima pausa pranzo mi sembra davvero di essermela guadagnata. La pausa dura oltre un ora, forse anche due e cucino il primo couscous che sarà alla base della mia alimentazione in kayak. La zona di navigazione mi è nota e sò che dopo due o tre ore saremo a Valderice dove c’è la possibilità di fare una bella doccia calda. Sistemiamo le tende e facciamo la doccia, poi la cena, una granita al bar e poi a dormire. Però nel campeggio nessuno ha voglia di dormire, la gente festeggia il ferragosto come può, essendo stata vietata la frequentazione della spiaggia. La prima notte in tenda è sempre scomoda ma quella volta non si è dormito proprio.
Alle otto del mattino riusciamo a prendere nuovamente il largo. La prossima sosta è prevista in un altro campeggio nella località del Lido Biscione a Marsala. Questa tappa la consideriamo lunga e impegnativa per via dell’attraversamento di alcuni porti trafficati. Passati sotto Erice impegniamo il golfo di Trapani e poi con le dovute attenzioni passiamo il porto dall’interno. La giornata è bella, la sosta per il pranzo arriva presto nella spiaggia vicino Birgi. Incontriamo poi lo Stagnone e noi entriamo a vela dal lato Nord e usciamo poi a Sud.
Sembra già noioso questo racconto come un elenco con i nomi dei posti e dei golfi che incontriamo; ma tra un tappa e l’altra ci sono tante miglia nautiche e tanta acqua che passa sotto i nostri kayak. Al susseguirsi dei colpi di pagaia cambia la profondità, la corrente, la limpidezza dell’acqua; cambiano i colori, i riflessi del sole; cambia di intensità il vento e le onde che ci spingono o si infrangono su di noi. I nostri occhi che quando siamo a terra cercano sempre il blu del mare ora sono appagati, come se fossimo immersi, anzi sommersi ci sentiamo sazi e sopraffatti.
Cambiano anche i nostri umori, e mentre proseguiamo a pagaiare l’allegria del mattino cede il passo all’ansia di arrivare. Le ultime tre ore di pagaia sarebbero state incredibilmente pesanti se non avessimo provato il diversivo della pesca a traina in navigazione. Arrivati alla spiaggia che riconosco dall’ingresso con basso fondale, percorriamo a piedi, tirando con noi i kayak per circa 250 mt, la distanza fino al campeggio. Per mangiare qualcosa di diverso Francesco si accolla una interminabile fila e alle 22 e 30 guadagna la nostra cena.
Il giorno seguente attraversiamo per circa due ore una zona costiera caratterizzata dall’ acqua bassa, a tratti c’è la nebbia che non ci fa capire neanche dove stiamo andando. Adesso, poco prima della spiaggia di Mazara del Vallo, stiamo contrattando con un pescatore di polpo che ci venda il suo pescato. E’ uno di quelli che pesca in piedi camminando lungo i bassi fondali, munito di una lunga fiocina e di spruzzino con l’olio. Ci sono costati cari quei polpetti, ma sono stati cucinati subito a pranzo nella splendida sosta a Torretta Granitola ed erano buonissimi. Lì cucino anche il mio primo couscous condito anche con il pescato della mattina. Il tempo è bello e in sosta abbiamo il piacere di condividere e raccontare la nostra esperienza a qualcuno.
Questo ve**re dal mare, l’essere partiti ormai 100 miglia più in là, l’aver navigato per ore senza aver parlato con nessuno, durante i primi minuti dello sbarco, ci fanno sentire come degli alieni. Ma siamo alieni sociali e cordiali abbiamo voglia di mostrare i valori che il profondo blu fa riemergere in noi; diventa molto più facile fare amicizia. Nel pomeriggio proprio mentre sto facendo “amicizia”, tra una foto e l’altra, in una caletta non meglio identificata vengo richiamato perché Salvo ci sta aspettando, siamo già arrivati a Menfi. Stanotte dormirò in un letto. Oggi la navigazione è stata spettacolare con il vento che ci ha spinti lungo la costa che ci regalava dei paesaggi unici, come quando siamo passati di fronte a Selinunte con il suo tempio. Che spettacolo! Francesco si da il cambio con Salvo e avrebbe voluto proseguire, ma la figlia reclama il suo papà.
Cambio di equipaggio e via l’avventura continua. Andiamo in acqua, un po’ in ritardo, dal porticciolo di Menfi, salutati dal cane di Salvo, Marta che scodinzola sulla banchina del porto e da sua sorella che ci fotografa. Per oggi le previsioni parlano di un possibile rinforzo del vento da ovest e il mare leggermente in peggioramento. Dopo la sosta per il pranzo, passato Capo San Marco, cominciamo a vedere il porto di Sciacca. Come da programma il vento rinforza e l’onda si alza. Ma tutti quei i pescherecci che rientrano a quest’ora, sarà normale? Bisogna stare concentrati perché le onde sono abbastanza alte. Superiamo delle grandi spiagge vuote e proseguiamo speranzosi che quello che stiamo puntando sia l’ultimo capo e che dietro vi sia il campeggio di Eraclea Minoa dove siamo diretti. Alle 18 decidiamo di fare una pausa e fermarci a terra. Ci troviamo alla foce del fiume Platani nella riserva omonima. Quando ci apprestiamo a prendere terra ci rendiamo conto che a riva e peggio che a largo e le onde che frangono saranno un problema. Salvo riesce a prendere la spiaggia in maniera risoluta, io invece sul più bello sono travolto da un cavallone che porta via il kayak a ruzzolare tra le onde della battigia. Dopo qualche minuto concitato, di lotta con gli elementi, riesco a svuotare il kayak e portarlo all’asciutto. A questo punto mi butto in spiaggia e mi addormento per un po’. Quando riprendo le forze capiamo che è impossibile proseguire e cerchiamo un buon posto per posizionare le tende. Dormiamo qui stanotte!. Ah già dimenticavo l’incontro con la polizia!! Questo è successo mezzora dopo il nostro sbarco. Dopo essermi ripreso li vedo che arrivano da lontano e vado loro incontro. Sono due i poliziotti che si avvicinano verso di noi. Allora chiedo loro se c’è qualche divieto particolare per la frequentazione notturna di questa spiaggia e loro di rimando mi chiedono : “Ma avete visto qualcuno in difficoltà?”. Io rispondo che non abbiamo incontrato nessuno. “Passati vicino a Seccagrande una signora ha visto due canoe in difficoltà è ha dato l’allarme”. In conclusione avremmo dovuto essere noi quei due in difficoltà; ad ogni modo ci è finita bene, l’allarme rientra con la comunicazione via radio “Si li abbiamo trovati sono due canoisti esperti”. La spiaggia si svuota presto e rimaniamo soli. Il vento che soffia freddo, le onde che ruggiscono e quella sabbia fine sotto i piedi. Ci vorrebbe un bel falò, sarebbe bellissimo ancora più di quanto già non lo sia questa serata a stretto contatto con la natura, ma ho tanta voglia di dormire. La definirei una notte magica, uno sguardo al cielo stellato, un saluto a Salvo mentre ho già chiuso la zanzariera della tenda e aspetto che il domani si presenti all'alba quando i colori ravviveranno lo spettacolo della spiaggia in cui ci troviamo. Per me è stata una giornata perfetta con il mare che ad un certo punto si è animato e come un pugile mi ha tirato qualche colpo: in maniera tale da mettermi sufficientemente alla prova, ma non in seria difficoltà. Poi la riserva del Fiume Platani con la sua spiaggia chilometrica e noi là con i nostri kayak e le nostre tende lontani da tutto e da tutti.
Ma basta una telefonata, il che per me, non era poi così facile, visto che ho bagnato il telefono già il primo giorno, che Francesco l’indomani arriva via terra per riportarci alla civiltà. Francesco e Salvo si sono dimostrati in questa e in altre occasioni veramente degli ottimi compagni: sempre pronti a risolvere ogni problema. Abbiamo condiviso la fatica, le emozioni, il cibo e addirittura il bagno (la bottiglietta). Così il quinto giorno si trascorre a riposare nel campeggio di Eraclea Minoa. Io sarei rimasto lì anche il giorno dopo, stavo bene come tutta la gente che era in vacanza: frequenti sonnellini durante il giorno intervallati da docce, una passeggiata nel tardo pomeriggio al Tempio; che cosa volere di più? Poi abbiamo anche cenato romanticamente al ristorante. Salvo non vedeva l’ora di navigare e fremeva così tanto che abbiamo messo la sveglia alle quattro del mattino per essere pronti ad andare via con le prime luci. Le prime ore del mattino le abbiamo navigate al largo, l’acqua era diventata gelida e la corrente che ci spingeva era forte, non riconoscevo i riferimenti a terra; ma il mio compagno si orientava abbastanza bene indicandomi i punti di maggior interesse: la Scala dei Turchi e il porto insabbiato di Siculiana. Alle dodici siamo nella spiaggia di Porto Empedocle facciamo una pausa mangiando un panino che ci rimette in forze e proseguiamo in fretta, come se fossimo inseguiti da dei cannibali affamati. Con una velocità da record in pochissimo tempo raggiungiamo il porticciolo di San Leone. Nel momento di entrare nel porticciolo e fino a quando metto piede a terra sono un po’ perplesso e combattuto sul da farsi: continuare da solo o terminare li il mio cammino in kayak?
Mi rendo conto che sono stato bene; in questi sei giorni si è consolidata una squadra fortissima. Quello stesso pomeriggio siamo tutti e tre nuovamente insieme per una birra. Brindiamo all’anno che verrà e al sogno comune di poter ripartire da dove ci siamo fermati; perché l’importante è: non mollare mai.
I miei due amici sono sicuramente vittoriosi, perché ciascuno di loro è riuscito a portare a termine la sua impresa di trekking nautico di tre giorni, io che scrivo, avevo progetti di navigazione un pò più lunghi, e nonostante tutto non mi sento sconfitto.
L'uomo non è fatto per la sconfitta.

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16 agosto 2019 Poline e Francesca (il kayak rende gelosi)

Ognuno di noi ha un proprio elemento, immerso dentro il quale riesce a riconoscere se stesso. Per me è il mare. Esso è il punto di incontro tra le attitudini e le mie stesse passioni; nel mare mi sento connesso con il mio senso d’identità più profondo e il benessere che provo quando sono a mare sprigiona in me la felicità.
In una settimana di vacanza avevo già collezionato ben 7 ancore di piccole imbarcazioni. Le avevo recuperate sott’acqua immergendomi in apnea con la sola maschera. Erano ancore filate via con tutta la cima, da qualcuno che una volta incagliato aveva preferito tornare in porto anziché stare a girare e perder tempo per disincagliare. La mia vacanza era stata sin lì vissuta alternando le immersioni alla ricerca delle ancora e le gite in kayak. Così quella mattina di ferragosto ero in kayak; nel mio elemento. Tranquillo pagaiavo, di ritorno da una gita mattutina, verso il pranzo. Quando passo accanto alla loro barca faccio finta di niente e mi fingo concentrato sul ritmo e l’intensità della pagaiata. Ma da lontano ho già visto che su quella barca si stanno abbronzando mezze n**e e vorrei essere li con loro: perchè sono giovani e belle. Quelle nudità mi fanno pensare che siano anche disponibili. Naturalmente è il mio istinto e non la mia razionalità a farmi dire queste cose. Ad ogni modo ricordo che avevo un entusiasmo sincero, tale addirittura da condividerlo da subito con i miei amici in spiaggia. “Che dite andiamo a fare i galli? Ci sono due pollastre sole in quella barca laggiù!” Ma tutti quanti erano perplessi dal mio atteggiamento e sopratutto già sposati.
Così andai a pranzo. Per terminare bene la giornata, in attesa della festa in serata, nel pomeriggio, dopo un bel riposino con mia moglie, non mi restava altro da fare che una bella passeggiata. Stavolta, messa in acqua la barca, sarei andato a sinistra verso lo Zingaro. Mentre di mattina ero andato a destra verso Castellamare del Golfo. Ma non credo ai miei occhi!! La barca delle due ragazze, quelle che di mattina prendevano il sole, gira in tondo e non riescono a togliere l’ancora. Hanno incagliato! E’ una delle occasioni più belle che mi potessero capitare, non vedevo l’ora di aiutarle. Metto la maschera e nuoto il più velocemente possibile verso la loro barca.
Nel nostro mondo frenetico e individualista la gratitudine è un sentimento che spesso tendiamo a perdere di vista. Ed io lo sapevo bene: perché il giorno prima avevo già liberato l’ancora di un’altra barca, che subito era andata via senza che qualcuno mi dicesse almeno un grazie. In realtà la gratitudine è un nutrimento sia per chi viene ringraziato sia per chi ringrazia, ma non sempre tutto và come dovrebbe andare. Così ho un idea; alla fine non c’è niente di male. “Ragazze io posso liberare l’ancora, ma in cambio vorrei un bacio”. La ragazza al timone annuisce e guarda la ragazza a prua con la cima in mano come a dire “io ci sto e tu?”; in quel preciso momento specifico meglio la mia richiesta: “Un bacio sulla guancia intendo”. Siamo d’accordo e immediatamente l’ancora va al suo posto; le ragazze sono di parola non si allontanano e attendono che io salga in barca. Come pattuito mi dimostrano la loro gratitudine. Prima la timoniera che è più vicina alla scaletta di poppa e poi il prodiere, che si avvicina balzando sopra la cuscineria di prua. Lasciano pure che io le abbracci bagnato per come sono (covid non c’è ne!). La prodiera con gli occhi verdi e i capelli ricci si chiama Poline ed è bellissima; pure il colore della pelle, come il suo nome, richiama alla isole lontane della Polinesia. Delle due la più loquace è la ragazza al timone. capisco subito che è lei che comanda; mi dice che si chiama Francesca. Sono qui in vacanza e vengono da Milano. In effetti Francesca è la tipica milanese: magra e con il volto asciutto. Mette in marcia avanti piano e dopo aver detto loro il mio nome, dove abito e che cosa faccio lì, saluto (senza bacio), mi tuffo in acqua e torno a prendere il kayak per la mia passeggiata, come da programma.
Come detto la sera c’è il compleanno di Sofia. Questo ormai è un appuntamento per tutti: sia per tutti i “piccoli” amici di Sofia, che per i “grandi” genitori degli amici di Sofia. Quella sera non ho problemi nel raccontare a tutti che avventura straordinaria mi era capitata di pomeriggio, sempre intorno ad un ancora. Con un bicchiere di vino in mano tutti i “galli”, ma anche tutte le “galline” presenti alla festa hanno ascoltato la mia storia e fatto varie domande. Ho detto loro la verità, ero orgoglioso di avere ricevuto la mia ricompensa.
L’indomani stesso copione per la mia villeggiatura. Stessa passeggiata in kayak di mattina. Ma al ritorno non c’è nessuna barca, e non faccio nessun incontro. Ripongo al suo posto l’attrezzatura, lascio la spiaggia e vado verso casa. Ma colpo di scena, alzo lo sguardo e chi ti vedo? Proprio loro: Poline e Francesca; incredibile. Mi metto tra loro, le accompagno in spiaggia. Ad alta voce le presento a tutti “Sono le ragazze di cui vi ho parlato ieri”.
Devo portare loro qualcosa da mangiare e qualcosa da bere. A casa preparo un sacchetto con la frutta e prendo una bottiglia d’acqua fredda. Avverto mia moglie “Sto tornando”. Lei si frappone tra me è l’uscita “Ma dove stai andando?” e io “Da Poline e Francesca” e di rimando lei “Tu non vai da nessuna parte”. Ho dovuto chiedere a mia figlia Bianca di accompagnarmi e tenermi d’occhio al posto di mia moglie, altrimenti lei non mi avrebbe lasciato andare. Quel giorno il nostro pranzo a casa è stato silenzioso, mia moglie era molto risentita. Quando nel pomeriggio siamo ritornati in spiaggia loro erano ancora là, Mia moglie Simona, vedendole in topless, le ha folgorate con lo sguardo. Poline e Francesca erano proprio due belle e giovani ragazze.
“NON PUOI FARCELA!!”
Immagino che anche a te in tanti ti abbiano detto questa frase. Di solito accompagnata da “Sei troppo grande/ piccolo/ vecchio/ giovane", oppure "Non hai abbastanza soldi/ testa/ titoli". La tua autostima scende e ti senti incapace di tutto, inadatto, incompreso; bloccato in una vita che non è la tua e in cui tutti ti giudicano capace di niente. Coloro che non ti amano, coloro che si credono forti perché indeboliscono gli altri, coloro che quasi sempre non combinano nulla di buono, ma comunque si vantano.
Bene questa volta era diverso. La persona che mi sta accanto, mia moglie Simona, sa che sono un essere straordinario. Un uomo che può realizzare qualsiasi cosa. Mi crede addirittura capace di sedurre due ragazze come Poline e Francesca. E’ così che si comporta che crede in te.
La realtà, purtroppo per me, naturalmente è molto diversa. Poline e Francesca si erano recate a visitare la Tonnara di Scopello, ma sono arrivate tardi e a quell’ora era pieno e non le hanno fatte entrare. Così per non spostare la macchina che già era parcheggiata sono andate nel posto più vicino. Sono finite proprio dove faccio il bagno io, e pensando di trovare un bar con qualcosa da mangiare non avevano portato niente con loro. Quindi erano lì per caso, non per il mio fascino.
Ma Simona mi ama veramente. Ed è la persona con cui voglio stare perché mi ricorda sempre che sono io il più grande. Sono io che non ho paura di mettermi in gioco e ho la forza di correre verso i miei obbiettivi. Dovremmo tutti circondarci di persone che ci amano e non limitano l’espansione del nostro io.
Infatti, tutto questo equivoco a qualcosa è pur servito.
Per sabato sera invito Miss Italia.
Scherzo!!

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