12/05/2025
Eldar Kurtanidze è considerato uno dei più forti lottatori georgiani della sua generazione. Nella sua carriera ha conquistato numerosi titoli prestigiosi: due volte campione del mondo (di cui una nei tornei veterani), cinque volte campione europeo, e ha rappresentato la Georgia in tre edizioni dei Giochi Olimpici. Tuttavia, dietro la sua carriera brillante si cela una storia umana difficile, segnata dalla guerra, dalla perdita e dal sacrificio.
Eldar iniziò ad allenarsi nella lotta libera ancora sotto l’Unione Sovietica, in un’epoca in cui la Georgia era una delle potenze emergenti di questa disciplina. Il primo grande traguardo arrivò ai Campionati Europei del 1992, quando vinse con la squadra nazionale georgiana. Ma mentre a casa si festeggiava con gioia e speranza, la vita aveva in serbo un colpo durissimo. Lo stesso anno, infatti, esplose in Georgia il conflitto armato con l’Abkhazia, e la guerra costrinse milioni di persone a lasciare le proprie case.
Anche la famiglia di Eldar fu travolta da quella tragedia. Come lui stesso ha ricordato in un’intervista: “Mamma, anche io e le mie due sorelle siamo stati costretti a lasciare Sukhumi, e papà è rimasto a guardia della casa. Non lo vedevamo più.” Il padre di Eldar, un semplice contadino estraneo alla politica e al conflitto, scomparve senza lasciare tracce. “Sono dieci anni che lo cerchiamo, ma invano. Non ci sono registri, come se non ci fosse mai stata una persona del genere”, raccontava amaramente. Una perdita del genere, senza una chiusura, è una ferita che non si rimargina: la speranza e il dolore convivono per tutta la vita.
In quel periodo difficile, Eldar si ritrovò a vivere con sua madre in un ostello, in condizioni economiche precarie. Era un ragazzo con un sogno, ma senza i mezzi per sostenerlo. Spesso non riusciva nemmeno a mangiare a sufficienza e fu momentaneamente escluso dagli allenamenti per motivi di salute. Fu in quel momento che la solidarietà si fece sentire: Guram Sagaradze, altro grande lottatore georgiano, venne a sapere della situazione e lo aiutò comprandogli cibo e fornendogli un supporto economico fondamentale. “Grazie a questo brav’uomo”, ricordava Eldar con gratitudine.
Con il tempo, Eldar cominciò a raccogliere successi anche nella categoria senior, e con le vittorie arrivarono i primi guadagni. La svolta economica arrivò quando una lega tedesca lo ingaggiò con un contratto da 20.000 dollari l’anno — una cifra enorme rispetto ai 150 dollari al mese che riceveva nel suo paese. Non ci pensò due volte ad accettare: quei soldi avrebbero garantito un futuro migliore a lui e alla sua famiglia.
Ma il prezzo da pagare era alto. Per onorare quel contratto, Eldar si trovò costretto a lottare quasi ogni settimana contro avversari di altissimo livello, spesso campioni del mondo o medagliati olimpici. Il suo corpo ne risentì duramente. “Spremuto come un limone dopo campionati così estenuanti, era già difficile per me lottare per la squadra georgiana in piena forza”, confessò in seguito. È anche per questo che in quel periodo non riuscì a esprimere tutto il suo potenziale nelle competizioni internazionali con la nazionale.
Alle Olimpiadi, nonostante fosse tra i favoriti, non riuscì mai ad arrivare in finale. Partecipò a tre edizioni, ma il suo bottino si fermò a due medaglie di bronzo. Un risultato di tutto rispetto, ma che per un atleta del suo calibro rappresentava un traguardo incompiuto.
Nel corso della sua carriera non sono mancati momenti controversi. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, fu nominato presidente della federazione georgiana di wrestling. Tuttavia, la sua gestione fu molto contestata e culminò in un episodio umiliante: nel 2014, durante una protesta, fu bersagliato con uova da parte della popolazione, che chiedeva le sue dimissioni.
Nonostante le ombre, Eldar Kurtanidze resta una figura fondamentale nella storia dello sport georgiano. Un uomo che ha dovuto mettere da parte sogni e ambizioni personali per garantire la sopravvivenza e la dignità della propria famiglia. Un campione che ha combattuto non solo sui tappeti da wrestling, ma anche nella vita, ogni giorno, con coraggio e determinazione.