19/08/2026
Daniel Stern è stato uno psicoanalista e attento osservatore delle prime relazioni. Ha dedicato gran parte del suo lavoro a comprendere come nasce il senso di sé nei primi anni di vita.
Nel suo libro più noto, “Il mondo interpersonale del bambino”, propone un'immagine del neonato come una persona fin dall'inizio orientata verso l'incontro. Attraverso lo sguardo, la voce, il ritmo dei movimenti e delle emozioni, il neonato partecipa alla costruzione della relazione con chi si prende cura di lui.
Una delle intuizioni più originali di Stern riguarda l'idea che il senso di sé non nasca tutto in una volta, ma si sviluppi progressivamente attraverso diverse organizzazioni dell'esperienza. Esiste un sé emergente, un sé nucleare, un sé soggettivo e, infine, un sé verbale. Queste forme non si sostituiscono l'una all'altra, ma continuano a convivere nel corso della vita, come strati di un'esperienza che resta sempre viva dentro di noi. Particolarmente fecondo è il concetto di accordage affectif, ovvero la sintonizzazione affettiva. Per Stern il bambino cresce perché qualcuno riesce a riconoscere e condividere il tono emotivo della sua esperienza. Una madre che risponde al sorriso del figlio, che accompagna la sua eccitazione con la voce o il movimento, non si limita a imitare un comportamento: comunica al bambino che il suo stato interno è stato percepito e compreso.
Leggendo Stern si ha spesso l'impressione di assistere a una danza delicata. Madre e bambino si cercano, si perdono e si ritrovano continuamente. La crescita non appare lineare, ma come una successione di incontri, disallineamenti e riparazioni. È proprio questa capacità di ritrovarsi dopo essersi momentaneamente perduti che diventa il fondamento della fiducia e della vita relazionale.
Stern ci ricorda che l'essere umano nasce dentro una relazione. Prima delle parole, prima dei ricordi, esiste l'esperienza di essere sentiti da un altro. In quel primo incontro prende forma, lentamente, il sentimento di esistere.