Storia Piacenza 1919

Storia Piacenza 1919

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16/06/2026

Nell’afa del 16 giugno 1963 va in scena sul neutro di Mantova l’ultimo atto del campionato di Serie D 1962-63, una stagione da montagne russe per i colori del Piacenza Calcio. Ci si gioca la promozione in C, dopo un avvio horror e una rimonta furibonda che però non si è concretizzata all’ultima giornata, con lo 0-0 a Barriera Genova con la Solbiatese. La squadra di 𝗜𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗼𝗿𝗴𝗵𝗶 è così costretta a contendere la promozione proprio alla 𝗦𝗼𝗹𝗯𝗶𝗮𝘁𝗲𝘀𝗲 e al 𝗥𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲𝘁𝗼, tutte a 43 punti, in un drammatico triangolare.
Come spesso accade in questi casi, però, il Piacenza è arrivato agli spareggi con la lingua di fuori e nella prima giornata si è messo nei pasticci, pareggiando 1-1 a Bergamo con la Solbiatese. Per questo motivo non si può sbagliare la seconda sfida contro il Rovereto, anche perchè i biancorossi dovranno poi restare inermi spettatori dell’ultima giornata, Solbiatese-Rovereto. Con una vittoria, nella peggiore delle ipotesi si andrebbe a un ulteriore spareggio ancora con la Solbiatese.
A Mantova vanno in quattromila da Piacenza, duemila scendono invece dal Trentino. Corghi conferma dieci undicesimi della squadra che ha pareggiato con la Solbiatese, e l’unica variante è data dal rientro di Belloni in mediana al posto di Nazzaro. Ben 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗶 𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼, gli unici “forestieri” sono lecchese Anghileri, i codognesi Belloni e Gaboardi e il fidentino 𝗢𝗻𝗲𝘀𝘁𝗶, cannoniere della squadra con 16 reti. Da parte loro, i trentini di Bruno Quaresima sono avversari non di nome illustre, ma rognosi e coriacei. Già nella stagione precedente si erano piazzati terzi, nel girone C a trazione adriatica, e adesso puntano al colpo grosso per recuperare la terza serie nazionale perduta nel 1952. In campionato sono stati “suonati” (4-0) a Barriera Genova, ma è un precedente che fa poco testo.
E infatti la partita si rivela subito una pratica spinosa. Il Rovereto adotta l’attacco “a girandola” (secondo l’immagine di Sabino Laurenzano), antenato della “𝘣𝘪-𝘻𝘰𝘯𝘢” di Oronzo Canà e del “𝘤𝘢𝘴𝘪𝘯𝘰 𝘰𝘳𝘨𝘢𝘯𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰” di Fascetti: gli uomini d’attacco cambiano continuamente posizione, mandando in tilt la difesa piacentina fatta di marcatori fortissimi sull’uomo ma in imbarazzo se costretti a giocare a zona. Tutto il primo tempo è una battaglia senza esclusione di colpi cercando il gol, un pochino meglio il Piacenza ma Onesti ha le polveri bagnate. A inizio ripresa, però, è 𝗕𝗲𝗹𝗹𝗼𝗻𝗶 con una fucilata su punizione a sbloccare il punteggio. Il più è fatto? Nemmeno per sogno. Nel giro di un quarto d’ora è il centravanti bianconero 𝗚𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 a prendersi il palcoscenico con una doppietta, la difesa sfarfalleggia sul primo gol e gioca alle belle statuine sul secondo. Il Piacenza sbanda, incassa anche un terzo gol misteriosamente annullato a Rigotto mentre il pubblico comincia ad andarsene sconsolato. Qualcuno finisce così per perdersi il 2-2, lo firma 𝗔𝗻𝗴𝗵𝗶𝗹𝗲𝗿𝗶 di testa a due minuti dalla fine su cross di Biggi. Un gol praticamente inutile, giusto per mitigare l’amarezza e tenere aperta una porticina di speranza. Solo un pari tra Solbiatese e Rovereto, infatti, consentirebbe al Piacenza di rientrare in gioco perchè...bisognerebbe ricominciare daccapo con la trafila degli spareggi! Ma il 3-0 dei nerazzurri lombardi, una settimana più tardi, chiuderà qualunque discorso.

𝗥𝗢𝗩𝗘𝗥𝗘𝗧𝗢-𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔 𝟮-𝟮
𝗥𝗢𝗩𝗘𝗥𝗘𝗧𝗢: Lanza, Piccoli, Pistaffa, Taddei, Borgo, Nuvoloni, Funari, Ciaghi, Guerra, Casagrande, Rigotto. All. Quaresima.
𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔: Tappani, Gasparini, Cesena, Belloni, Civardi, Staffieri, Anghileri, Galandini, Onesti, Biggi, Gaboardi. All. Corghi.
𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢: Galatolo di S.Margherita Ligure.
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 48’ Belloni (P), 61’ e 74’ Guerra (R), 88’ Anghileri (P).

Photos from Storia Piacenza 1919's post 15/06/2026

Il 15 giugno 2001 si chiude un capitolo lungo tredici anni: il Piacenza e 𝗚𝗶𝗮𝗺𝗽𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶 si separano, poco dopo la promozione in Serie A. Risoluzione consensuale del contratto (due anni) ancora in vigore, dice il comunicato. Ma Marchetti nelle interviste delle settimane precedenti era stato chiaro, “𝘥𝘢 𝘲𝘶𝘪 𝘮𝘦 𝘯𝘦 𝘷𝘢𝘥𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘦 𝘮𝘪 𝘤𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢𝘯𝘰”. Traete voi le conclusioni.
In realtà, nelle stanze dei bottoni, la cosa era risaputa da qualche giorno. Anzi, dalla sera stessa dell’ultima partita di campionato, contro il Treviso. “𝘈 𝘤𝘦𝘯𝘢, 𝘢𝘱𝘱𝘦𝘯𝘢 𝘵𝘦𝘳𝘮𝘪𝘯𝘢𝘵𝘢 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘵𝘢, 𝘥𝘪𝘴𝘴𝘦𝘳𝘰 𝘢 𝘮𝘦 𝘦 𝘢𝘭 𝘋𝘚 𝘔𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘷𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘦𝘵𝘢̀. 𝘊𝘰𝘯 𝘓𝘦𝘰𝘯𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘢𝘤𝘤𝘢𝘥𝘶𝘵𝘰. 𝘌 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢𝘵𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢: 𝘶𝘯𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘷𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘔𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘪𝘭 𝘗𝘪𝘢𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘴𝘶𝘰𝘪 𝘷𝘢𝘭𝘰𝘳𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘥𝘥𝘪𝘴𝘵𝘪𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘲𝘶𝘢𝘴𝘪 𝘷𝘦𝘯𝘵’𝘢𝘯𝘯𝘪”, ricordava con amarezza 𝗣𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶, l’altro silurato illustre di quei giorni.
Decifrare la decisione di 𝗙𝗮𝗯𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗹𝗹𝗶 è compito arduo, non facilitato dal fatto che Marchetti, fedele a sé stesso, non si era fatto scappare mezza parola di commento. Certo è che il presidente gli aveva rinnovato il contratto subito dopo il suo insediamento, e si era sprecato in attestati di stima nel corso della stagione appena conclusa. Ma Garilli aveva appena imbarcato 𝗙𝘂𝗹𝘃𝗶𝗼 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗼𝘃𝗮𝘁𝗶 come responsabile dell’area tecnica, creando un potenziale dualismo che già sollevava dubbi e incognite. Non solo, ma durante la presentazione era uscita al presidente una bordata ad alzo zero (verso Marchetti?): “𝘚𝘦 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘴𝘦𝘳𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘶𝘯 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰 𝘦𝘭𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢𝘳𝘭𝘢, 𝘤𝘩𝘪 𝘦̀ 𝘨𝘪𝘢̀ 𝘭𝘪̀ 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘢𝘤𝘤𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘰𝘱𝘱𝘶𝘳𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘶𝘯 𝘦𝘴𝘢𝘮𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘤𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢”.
Gli ultimi due anni erano stati comunque difficili per il direttore sportivo per antonomasia. La stagione 1999-00 totalmente sbagliata, dalla scelta di Simoni alla gestione del parco giocatori, si era sovrapposta a un calcio che iniziava ad accelerare. E uno come Marchetti aveva iniziato a trovarsi a disagio, abituato a potersi occupare di tutto da solo e con una personalità molto particolare con aspetti che iniziavano a diventare anacronistici: leggendaria la sua ritrosia verso la tecnologia, gli aerei e tutto quanto uscisse dal suo abituale perimetro di azione, anche geografico (“𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘪 𝘮𝘶𝘰𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘳𝘪𝘢𝘯𝘨𝘰𝘭𝘰 𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦” ricordava Andrea Amorini). Non è casuale il fatto che dopo Piacenza lavorerà pochissimo, con due fugaci esperienze a Modena e Napoli: sintomo evidente del fatto che il nuovo calcio non faceva più per lui, e probabilmente viceversa. Ma è indubbio che in quel momento il Piacenza perde un grosso bagaglio di esperienza e competenza, una scelta che non tarderà di pagare.

Stagione 2025/26 14/06/2026


Caricata sul sito la stagione 2025/26: partite, numeri, foto e protagonisti.
Aggiornate anche tutte le statistiche di squadra e storiche.

Buon divertimento e...ora iniziamo a pensare alla stagione 2026/27!

Stagione 2025/26 La disastrosa stagione 2024/25 consiglia al presidente Polenghi, rimasto solo sul ponte di comando, un ritorno clamoroso ma per certi versi atteso da tempo, quello di Arnaldo Franzini. L’allenatore di Vernasca è libero dopo la fine dell’esperienza di Lumezzane e accetta con entusiasmo il compit...

Photos from Storia Piacenza 1919's post 14/06/2026

Compie oggi 52 anni 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗧𝗼𝘀𝘁𝗼, terzino sinistro del Piacenza tra il 2000 e il 2003 con 94 presenze e 3 reti in campionato tra Serie B e Serie A. Nato a Cariati (Cs) il 14 giugno 1974, Tosto arriva nell’agosto del 2000 proveniente dalla Sampdoria in cambio di una bandiera ammainata in modo piuttosto brusco, quella di 𝗖𝗹𝗲𝘁𝗼 𝗣𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮, entrato in rotta con la società e con 𝗡𝗼𝘃𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗼. Lo scambio fa felici tutti: Cleto ritrova Cagni in blucerchiato, il Piacenza ha un’alternativa in più sulla fascia sinistra, e Tosto esce dal limbo di Genova dove era finito tra i rincalzi. Terzino mancino di buona propulsione offensiva, pur senza avere le qualità del suo alter ego 𝗧𝗿𝗮𝗺𝗲𝘇𝘇𝗮𝗻𝗶, era da qualche tempo nel mirino di Marchetti e vanta una lunga esperienza fatta soprattutto di Serie B con Lucchese, Avellino e Salernitana oltre a comparsate giovanili con Fiorentina e Torino. Parte come centrocampista di sinistra, anche per gli imbarazzi dell’adattato 𝗠𝗼𝗿𝗿𝗼𝗻𝗲, poi la progressiva esclusione di Tramezzani dai titolari lo riporta nel suo ruolo naturale che tiene per tre stagioni con autorevolezza, anche se senza picchi di rendimento. È un punto fermo anche con Agostinelli e Cagni, tornato nel febbraio del 2003, senza però poter evitare la retrocessione in B. Il ridimensionamento che ne segue coinvolge anche Tosto, che ha 29 anni ed è uno degli elementi più pagati: nell’estate del 2003 si concretizza un nuovo scambio, stavolta con il Napoli che cede al Piacenza 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗕𝗼𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶, di sei anni più giovane e sensibilmente più economico. Con la maglia degli azzurri partenopei Tosto si confermerà elemento di caratura importante in categoria, realizzando oltretutto la più classica delle…doppiette dell’ex nella vittoria per 3-2 al Garilli del 15 febbraio 2004. Genoa, Ascoli e poi una lunga parentesi a Empoli con Cagni le tappe successive ad alto livello, per un totale di 520 presenze e 28 reti tra i professionisti. Dopo il ritiro definitivo nel 2012 ha intrapreso per breve tempo la carriera di direttore sportivo.

12/06/2026

Ora è ufficiale: il nuovo allenatore del Torino in Serie A è un ex biancorosso, 𝗜𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗔𝗯𝗮𝘁𝗲, reduce dall'esperienza in B sulla panchina della Juve Stabia. Un’ascesa rapidissima, grazie agli ottimi risultati ottenuti con la Primavera milanista (2022-24), con la Ternana in C (2024-25) e in questa stagione con le “𝘷𝘦𝘴𝘱𝘦” che ha condotto fino ai playoff nonostante la difficile situazione societaria.

Abate è dunque il terzo ex calciatore del Piacenza ai nastri di partenza della Serie A 2026-27 come allenatore, dopo 𝗘𝘂𝘀𝗲𝗯𝗶𝗼 𝗗𝗶 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 al Lecce e 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗦𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗮 fresco di promozione con il Venezia. A differenza degli altri due, però, il suo passaggio con i nostri colori è stato tutt’altro che memorabile con sole 13 presenze nel torneo di Serie B 2005-06, appena 19enne, agli ordini di 𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗜𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗶. Era arrivato in prestito dal Milan (via Sampdoria) negli ultimissimi minuti del calciomercato estivo, dopo una buona stagione al Napoli in C1, ma si era ritrovato chiuso nel ruolo di esterno offensivo dall’esplosione di 𝗣𝗮𝗱𝗮𝗹𝗶𝗻𝗼 e 𝗦𝘁𝗮𝗺𝗶𝗹𝗹𝗮. Ben più positive le successive esperienze di Modena, Empoli e Torino, che gli hanno poi riaperto le porte del Milan e della Nazionale.

Photos from Storia Piacenza 1919's post 12/06/2026

Per introdurvi il personaggio di oggi vi (mi) sblocco un ricordo. Negli anni Novanta l’ottimo 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗔𝗺𝗼𝗿𝗶𝗻𝗶, già allora radiocronista del Piace, lo chiamava “𝙡𝙤 𝙜𝙚𝙥𝙚𝙥𝙚 𝙗𝙞𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙤𝙨𝙨𝙤”, a una velocità tale da rendere l’appellativo incomprensibile a un dodicenne che si stava iniziando ad appassionare alla squadra. Solo più tardi capirò che Amorini si riferiva al soprannome JPP, creato per Papin e riadattato alla piacentina come Jean Pierre Piovanì. Perché oggi facciamo gli auguri al Pio, 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗽𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗣𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶, “la” bandiera per eccellenza, che compie 58 anni.
Come raccontare un giocatore e un uomo come Piovani? Potremmo farlo alla nostra maniera parlando di numeri: recordman di presenze in campionato (𝟯𝟰𝟭, più lo spareggio di Napoli), recordman di presenze in A (𝟭𝟳𝟬), miglior marcatore del dopoguerra e terzo assoluto in campionato (𝟱𝟳), giocatore più presente (𝟯𝟵) e miglior marcatore assoluto (𝟭𝟯) in Coppa Italia. Basta? No, ovviamente. Piovani è il giovane ma esperto 22enne che Cagni e Marchetti portano a Piacenza nel 1990 in C1, dopo gli anni tra Brescia, Parma e Cagliari. Piovani è il “𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘮𝘢 𝘧𝘶𝘮𝘰𝘴𝘰 𝘢𝘤𝘳𝘰𝘣𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘳𝘦𝘢 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘨𝘰𝘳𝘦” (cit. Gentilotti) che Cagni disciplina tatticamente e personalmente. Piovani è il figlioccio dell’Ingegnere, che lo riempie di sani 𝘱𝘭𝘢𝘵𝘵𝘰𝘯𝘪 e gli vuole un bene dell’anima. Piovani è la rovesciata al Cagliari il giorno prima di diventare papà, è la volata in contropiede che abbatte il Milan in Coppa, è l’anno di grazia 1994-95 (15 gol, 11 con tiri da fuori area), è il “no” al Valencia di cui abbiamo parlato qualche tempo fa (https://www.facebook.com/61578318201992/posts/accaddeoggi-il-13-marzo-1996-si-conclude-la-telenovela-legata-al-rinnovo-di-%F0%9D%97%9A%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%BB/122166008168943940/). Piovani è il “𝘽𝙪𝙤𝙣 𝙉𝙖𝙩𝙖𝙡𝙚” esibito sotto la maglia, perché non segnava tanto ma sotto le feste era una sentenza. Piovani è ala, in gioventù qualche volta prima punta (ma non gradiva), più spesso tornante, sul finire di carriera centrocampista e capitano non giocatore, lui che la fascia l’ha indossata solo per una stagione, nel 1997 e alternandosi con Scienza. Piovani è fedeltà, undici stagioni dal 1990 al 2001, anche se la storia, lo sappiamo, non è poi finita benissimo con una separazione che poteva e doveva essere gestita molto meglio. Ma anche se la sua carriera lo ha portato lontano, e sta facendo benissimo come allenatore nel calcio femminile, Piacenza ha per lui un posto speciale nel cuore.

𝙀 𝙫𝙤𝙞, 𝙘𝙝𝙚 𝙧𝙞𝙘𝙤𝙧𝙙𝙤 𝙖𝙫𝙚𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙋𝙞𝙤? 𝙎𝙗𝙞𝙯𝙯𝙖𝙧𝙧𝙞𝙩𝙚𝙫𝙞 𝙣𝙚𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞!

11/06/2026

Avete impegni per sabato 20 giugno alle 18? Beh, provate almeno a liberarvi, perché presso l'Academy Moretti di Quarto sarà presentato il libro “𝙏𝙖𝙡 𝙡𝙖̀ 𝙖𝙡 𝙈𝙤𝙧𝙤” (Edizioni Lir), la storia calcistica e umana di 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗠𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶 scritta dalla moglie Samanta e da Gaja Cerroni. Molto più di una semplice biografia di uno dei "10" più amati della storia biancorossa, da Centocelle all'estremo nord dell'Emilia.

𝙄𝙡 𝙧𝙞𝙘𝙖𝙫𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙫𝙤𝙡𝙪𝙢𝙚 𝙨𝙖𝙧𝙖̀ 𝙙𝙚𝙫𝙤𝙡𝙪𝙩𝙤 𝙖𝙡𝙡'𝙤𝙨𝙥𝙚𝙙𝙖𝙡𝙚 𝙂𝙖𝙨𝙡𝙞𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙂𝙚𝙣𝙤𝙫𝙖

11/06/2026

L’11 giugno 1920 nasceva a Gonzaga, in provincia di Mantova, il centrocampista 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗠𝗮𝗴𝗼𝘁𝘁𝗶, al Piacenza per tre stagioni tra il 1946 e il 1949. Mediano o centromediano, buon lottatore anche se non sorretto da fisico leonino e discretamente tecnico, si era trasferito giovanissimo con la famiglia a Modena. Nei “canarini” si fa notare tra il 1939 e il 1946, con due parentesi nella Palmese in C (1938-39) e a Suzzara per il Campionato Alta Italia nel 1944. Con il Modena mette nel carniere una promozione in A nel 1943 e 42 presenze nella massima serie in tre diversi campionati. Il Piacenza lo fa suo nel 1946, per affrontare la nuova Serie B articolata ancora su tre gironi in attesa della definitiva risistemazione post-bellica. Magotti sulla carta è un punto fermo della mediana, ma il suo rendimento è incostante, incide molto meno di quanto dovrebbe e viene impiegato a singhiozzo soprattutto nella seconda stagione, culminata con la retrocessione in C. Nell’estate del 1948 è tra gli elementi messi sul mercato per fare cassa, non gioca fino a dicembre, poi i pessimi risultati della squadra ne consigliano il reintegro praticamente a furor di popolo causando tra l’altro le dimissioni del consiglio direttivo, che sull’argomento si spacca. Con 32 presenze e 2 reti contribuisce all’avventurosa salvezza nel campionato di C 1948-49, ma dopo tre anni e 76 apparizioni complessive la sua avventura piacentina è al capolinea e il suo addio sarà particolarmente burrascoso.
Nell’estate del 1949, infatti, con 𝗧𝗼𝗳𝗳𝗮𝗻𝗲𝘁𝘁𝗶 e 𝗥𝗮𝘃𝗶𝘇𝘇𝗼𝗹𝗶 (il cosiddetto “clan dei modenesi”) entra in rotta con la società rifiutando il nuovo accordo economico: Magotti chiede 400mila lire per il reingaggio, rifiutando le proposte del Piacenza (300mila lire, oppure 30mila mensili). Resta così fermo per un anno, presentandosi solo saltuariamente agli allenamenti quando…forzato dalle raccomandate inviate dal Piacenza, anche perché nel frattempo aveva trovato impiego nel Comune di Modena. Nel giugno del 1950 la Federazione lo svincola d’autorità riscontrando irregolarità nel rinnovo del cartellino da parte della società (ricordiamo che mancano 45 anni alla “sentenza Bosman”, e il cartellino apparteneva sempre alle società anche dopo la scadenza del contratto). Non solo, ma Magotti ormai in rotta con il Piacenza pretende un indennizzo di 288mila lire, che non sappiamo se sia stato poi pagato. Libero da impegno con i biancorossi, si accasa quindi tra i dilettanti con la Bondenese proseguendo fino al 1956 a Vernio, Poggio Rusco, Viadana, Vignola e Scandiano. Mario Magotti è morto a Modena il giorno di Natale del 1981, e alla sua memoria nel 2002 è stato intitolato il campo sportivo di Marzaglia, frazione del comune di Modena.

10/06/2026

10 giugno 1956, ultima giornata del campionato di serie C 1955-56. Il Piacenza dopo una partenza difficile, poi rimediata con il mercato novembrino di riparazione, è ora in una posizione di metà classifica, anche se matematicamente serve ancora un punto per scongiurare ogni br**ta sorpresa.
Ci sono voluti gli innesti di tre giovani rossoneri in prestito per rimettere in carreggiata una squadra che a fine girone di andata era 13° in classifica, vale a dire appena sopra la zona pericolosa. I tre di cui si parla sono il difensore centrale 𝗕𝗲𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮, il mediano 𝗠𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝘃𝗮𝗰𝗰𝗮 e soprattutto l’attaccante 𝗚𝗮𝘀𝘁𝗼𝗻𝗲 𝗕𝗲𝗮𝗻 (nella foto), che non è inglese ma friulano, il cui cognome si pronuncia con l’accento sulla “a”. Arriva in dicembre e fin da subito inizia a segnare a ritmi importanti (10 in 16 partite) per terminare con un crescendo impressionante: segna infatti 13 gol nelle ultime 5 partite. Alla fine saranno 23 gol in 21 partite, la media-gol più alta in assoluto fra i giocatori biancorossi che hanno giocato almeno 10 gare.
Il 𝗟𝗲𝗰𝗰𝗼 arriva a Piacenza dopo un ottimo campionato, che però lo vede oggi tagliato fuori dalla lotta per la promozione, rimasta una questione fra Venezia, Sambenedettese e Carbosarda che devono giocarsi i due posti disponibili. La formazione lecchese è la stessa delle ultime gare giocate ma probabilmente è la concentrazione che oggi fa difetto. Il Piacenza parte bene e dopo 8 minuti è già in vantaggio per due a zero con i gol di Bean e 𝗕𝗲𝗿𝗻𝗶𝗻𝗶, proprio i due giocatori più prolifici della stagione. Seguono altri due gol di Bean prima del 15’ minuto. Sul 4-0 c’è un timido risveglio del Lecco con il proprio cannoniere Gotti che realizza il 4-1. Al 30’ segna ancora Bean e dopo 10 minuti replica. Siamo ora 6-1 e Bean è già a quota 5 gol.
Finisce il primo tempo e quasi certamente l’allenatore lecchese Morselli avrà dato una strigliata alla sua squadra: perdere all’ultima giornata in trasferta quando il campionato ormai non ha più nulla da dire è anche possibile, perdere anche l’onore no.
Nel secondo tempo torna in campo un Lecco un po’ più attento, cui fa da contraltare un Piacenza che in vantaggio per 6-1 è ora meno determinato. Ad ogni modo dopo 8 minuti segna…. indovinate chi ?... Bean. E siamo 7-1, ma quattro minuti dopo viene concesso un rigore ai lecchesi che Gotti realizza. Ancora 6 minuti e segna anche il biancorosso Gaggiotti, ma un minuto dopo l’ala sinistra Ubiali pareggia i gol della ripresa. Una volta ancora Bean porta a 9 i gol del Piacenza e infine Novali segna l’ultima rete della giornata. Il finale è un incredibile 9-4, una cavalcata dei biancorossi nel primo tempo ed un più equilibrato pareggio per 3-3 nella ripresa.
𝗚𝗮𝘀𝘁𝗼𝗻𝗲 𝗕𝗲𝗮𝗻 con i suoi 7 gol diventa il recordman di segnature in una sola gara nella storia biancorossa e dell’intera Serie C, un record che a distanza di 70 anni è ancora imbattuto. Ci è andato vicino Kanis del Cuneo nel 2019 con 6 reti…ma si trattava della tragicomica partita contro i resti del Pro Piacenza che ha fatto il giro del mondo.
Il Piacenza chiude esattamente a metà classifica ed il presidente Albonetti comunica quello che è il programma per la prossima stagione, a partire da una necessaria stabilità economica, piena fiducia nell’allenatore Bodini, restituzione dei sette giocatori milanisti in prestito, compreso ovviamente Bean, costruzione di una squadra che possa ben figurare senza troppi patemi d’animo.
Ma dietro l’angolo c’è una br**ta sorpresa: ne parleremo a tempo debito…

𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔-𝗟𝗘𝗖𝗖𝗢 𝟵-𝟰
𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔: Romano, Asti, Magni, Gaggiotti, Beretta, Bissi; Ferri, Marchesi, Bernini, Migliavacca, Bean. All. Bodini.
𝗟𝗘𝗖𝗖𝗢: Maffeis, Galli, Tantardini, Martorelli, Fioroni, Duzioni; Novali, Norbiato, Gotti, Vicari, Ubiali. All. Morselli.
𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢: Rigato di Mestre.
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 6’ Bean, 8’ Bernini, 13’ e 14’ Bean (P), 19’ Gotti (L), 30’, 40’ e 53’ Bean (P), 57’ Gotti rig. (L), 63’ Gaggiotti (P), 64’ Ubiali (L), 69’ Bean (P), 75’ Novali (L).

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