26/05/2026
EQUITAZIONE: INSEGNARE PER FAMILIARITÀ O INSEGNARE PER COMPRENSIONE? 🤔
Nel mondo dell’equitazione esiste una differenza profonda, quasi invisibile agli occhi di molti, ma determinante nella formazione di un cavaliere, di un cavallo e soprattutto di una vera cultura equestre. 🐴
È la differenza tra chi insegna per familiarità e chi insegna per comprensione.
La familiarità rassicura. 😉
La comprensione mette in discussione.🧐
E forse è proprio qui che nasce il problema di molta istruzione moderna: osservando il panorama equestre di oggi, si ha spesso la sensazione di vedere lezioni tutte uguali, esercizi ripetuti all’infinito, programmi costruiti con lo stampino, metodologie che si rincorrono come copie conformi le une delle altre. Cambiano i cavalli, cambiano gli allievi, ma il contenuto rimane quasi sempre identico.
Una routine rassicurante, ordinata, prevedibile.
Ma l’equitazione vera non è prevedibile.
E soprattutto non è standardizzabile.
Per questo motivo si prova sempre grande ammirazione quando si ha la fortuna di osservare o lavorare con istruttori che "mirano" a far comprendere.
Non soltanto per la loro esperienza o per i risultati ottenuti, ma per qualcosa di molto più raro: la capacità di insegnare attraverso la comprensione reale del lavoro.
Loro non insegnano seguendo il branco.
Non cercano la frase che fa piacere sentirsi dire.
Non si rifugiano nella comodità di una lezione standard.
Osservano.🤓
Ed è proprio l’osservazione la loro qualità più grande.
☝🏻Osservano il cavallo, il cavaliere, la relazione tra i due, la qualità del movimento, le tensioni nascoste, i limiti reali e quelli immaginari.
☝🏻Capiscono che un esercizio eccellente per un binomio può essere addirittura dannoso per un altro.
☝🏻Comprendono che non esiste una ricetta universale e che il vero insegnamento nasce dalla capacità di leggere ciò che si ha davanti, non dal ripetere automaticamente ciò che si è sempre fatto.
Ed è qui che l’istruzione acquista spessore.
Perché un istruttore che insegna per comprensione non protegge necessariamente l’ego dell’allievo. 🥹
⚠️Talvolta mette a n**o difficoltà che nessuno aveva avuto il coraggio di evidenziare.
⚠️Altre volte smaschera limiti attribuiti al cavallo che in realtà appartengono alla gestione, all’equilibrio o alla cultura tecnica del cavaliere.
È un insegnamento meno comodo, ma immensamente più formativo.
La familiarità invece funziona diversamente.
Crea consenso.
Costruisce una sorta di “minestra” che piace un po’ a tutti: l’esercizio alla moda visto in qualche video, la progressione standard, il programma burocratico da seguire senza troppe domande. Si lavora dentro schemi rassicuranti, dentro iter già pronti, senza quasi mai interrogarsi davvero sul perché di ciò che si sta facendo.
E alla fine tutto diventa terribilmente prevedibile.
L’unico elemento che cambia sono i cavalli e gli allievi che passano nel tempo.
Ma il metodo rimane fermo.
Non evolve.
Non si approfondisce.
Non si mette realmente in discussione.
Perché osservare richiede fatica.
Riflettere richiede tempo.
Comprendere richiede umiltà.
È molto più semplice rifugiarsi nella routine, seguire programmi prestabiliti, applicare esercizi identici a tutti senza cercare davvero le potenzialità individuali di un cavallo o di una persona.
Eppure è proprio lì che nasce la differenza tra un istruttore corretto e un grande uomo di cavalli.
Un grande istruttore non crea allievi dipendenti da un sistema.
Cerca invece di sviluppare sensibilità, autonomia, capacità critica e comprensione del lavoro.
Forse non tutti potranno arrivare ai livelli dei grandi maestri. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se oggi esista ancora la volontà di avvicinarsi a un’istruzione di qualità, oppure se ci si accontenti sempre più spesso di un conformismo tecnicamente ordinato ma culturalmente povero.
Ed è una riflessione che ogni istruttore dovrebbe avere il coraggio di affrontare.
(Francois Bourriquet)