17/09/2026
Più mi impegno a comprendere e a trovare punti d'incontro, più mi vengono offerti motivi per dissociarmi.
Oggi lo Yoga viene riconosciuto dal Ministero per lo Sport e i Giovani come attività di natura sportiva. Molti colleghi gioiscono e lo considerano una vittoria. Io faccio fatica a viverla allo stesso modo.
Per me è un ulteriore passo indietro. Anzi, un attacco allo Yoga.
Tanto mi impegno per far comprendere ai miei allievi che lo Yoga non è uno sport, che le posizioni sono strumenti e non il fine, che la pratica non si misura in prestazioni o risultati da esibire.
E ora mi trovo davanti a un riconoscimento che va nella direzione opposta a quella che cerco di trasmettere.
Lo Yoga è una disciplina millenaria, una via ricca di strumenti per crescere a livello verticale, conoscersi e trasformarsi. Ridurlo alla sola dimensione sportiva significa impoverirne il significato.
Il mio impegno, oggi più che mai, è custodire ciò che mi è stato trasmesso. Custodirlo nella pratica, nell'insegnamento e nel modo in cui accompagno i miei allievi.
Non per rimanere ancorata al passato, ma per non perdere l'essenza di ciò che insegno.
Forse sono proprio i segni del Kali Yuga, ahimè.
Mi chiedo se, dietro questo riconoscimento, ci siano benefici che ancora non riesco a cogliere. Se ci sono, sono disposta a comprenderli. Ma non vorrei che, nel tentativo di dare allo Yoga una collocazione istituzionale, finissimo per perdere di vista ciò che lo rende una via di crescita e trasformazione.
Eppure, se questo è il tempo della banalizzazione, io continuerò a fare la mia parte per custodire lo Yoga che ho ricevuto.
💜🙏🏽