13/09/2026
Dal nuovo numero di “Vista Periferica”
Quando si affrontano due squadre che utilizzano entrambe il vertice basso, nella fase di non possesso una delle soluzioni più utilizzate è chiedere al proprio mediano di rompere la linea, alzarsi anche oltre i compagni di reparto e andare ad aggredire direttamente il centrocampista centrale avversario.
Cosa succede nella stragrande maggioranza dei casi appena la squadra riconquista la palla? Quel giocatore, che era salito fin quasi sulla trequarti, si riabbassa subito: lo fa per garantire equilibrio, ridare appoggio alla manovra e farsi trovare pronto sulle seconde p***e fuori area.
È una dinamica che conosco bene anche per trascorsi diretti in campo. Quando giocavo vertice basso nel 4-3-3, andare ad aggredire alto il costruttore avversario era un movimento che amavo fare e che all’epoca rompeva i canoni classici del metodista (non lo faceva praticamente nessuno). Ma appena riconquistavamo palla, ritornavo immediatamente nella mia posizione bassa a rifare gioco e ridare equilibrio.
Lucas Torreira ha chiuso la stagione 2021-22 alla Fiorentina con 5 gol, record personale in carriera. Nelle scalate aggressive uomo su uomo, Vincenzo Italiano chiedeva a Torreira proprio quell’uscita diretta sul costruttore avversario. La differenza rispetto al solito stava in quello che succedeva dopo: quando la palla veniva recuperata, Torreira non si riabbassava a fare il regista, né si fermava al limite. Cambiava funzione in un istante, ragionava da mezzapunta e attaccava l’area di rigore alle sp***e dei centrali difensivi avversari, comportandosi come un attaccante aggiunto. Molti di quei gol erano nati proprio da questa lettura.
Torreira è la prova che quando smetti di pensare per ruoli e inizi a pensare per funzioni, un giocatore può fare cose che il suo ruolo di partenza non prevede e diventare per questo imprevedibile per l’avversario.
Oggi la transizione richiede letture immediate che rompano le interpretazioni tradizionali. Se il tuo vertice basso ha già rotto la linea in avanti per pressare, invece che tornare indietro a dare equilibrio, dalla stessa posizione può fare male attaccando l’area.
Tutto questo va calato nella realtà: le caratteristiche fisiche del giocatore e l’equilibrio della squadra restano vincoli precisi, ma è proprio qui che entra il lavoro dell’allenatore: guardare cosa fanno di solito tutti gli altri in determinate situazioni e creare delle dinamiche a cui non sono abituati a rispondere.
Perché spesso i limiti che pensiamo di avere non sono nei giocatori o nella squadra. Il limite ce lo mettiamo noi, quando per pigrizia o per comodità continuiamo a riproporre soluzioni collaudate invece di chiederci se esiste un’alternativa diversa.
Se vuoi provare questo cambio di prospettiva, parti da una domanda:
Chi, tra i miei giocatori, ha già dimostrato, anche solo per un’azione, una qualità che il suo ruolo attuale non sfrutta?
Questo che hai appena letto è il primo di 4 spunti che ho raccolto in questo numero di Vista Periferica, la mia newsletter dedicata a tattica e gestione dello spogliatoio.
Gli altri tre riguardano la gestione dei ragazzi che mandi sempre in tribuna e che non giocano mai, come utilizzare un mental coach per migliorare il modo in cui parli alla squadra e cosa vuol dire avere la realtà come unica verità.
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