Genitori e Boccioli di Vera Ghirardini

Genitori e Boccioli di Vera Ghirardini Aiuto genitori a vivere con fiducia in se stessi,leggerezza e armonia la relazione con i propri figli Sono una counselor per genitori e famiglie.

Vivo a Roma e offro incontri individuali o di coppia online. Il mio lavoro col Parent Training affonda le radici nella solida certezza che la famiglia sia il luogo chiave dove portare il cambiamento per tutta la società. Crescere i propri figli è un atto di coraggio e, perché no, anche un po’ di incoscienza. Ho cominciato il mio percorso cercando risposte per essere un genitore diverso per mia figlia, per portare un cambiamento nella sua crescita, e questo percorso mi ha portato a comprendere che il vero cambiamento sta sì, nel crescere i figli, ma soprattutto nel come trattiamo noi stessi mentre lo facciamo. Sono profondamente convinta che ogni genitore meriti di provare regolarmente e costantemente quel senso di leggerezza e spensieratezza che spesso ha dimenticato che esiste nella gamma di emozioni umane. Ogni figlio e ogni bambino merita rispetto e cura e attenzione, e nessun genitore può offrirle meglio se non sperimentando per se stesso questa stessa attenzione e dedizione. Il mio impegno deriva dall’inequivocabile e imprescindibile valore della condivisione del percorso di crescita, e con passione accompagno chi sceglie di fidarsi di me affinché senta che non è solo, o sola, nei momenti critici e nei difficili momenti di transizione. Trasforma e supera le sfide da genitore, con la sicurezza di fare il meglio per i tuoi figli e per te!

Un’ora al giorno.È una delle soluzioni più immediate quando cerchiamo di mettere ordine nell’uso degli schermi.E può ess...
02/10/2026

Un’ora al giorno.

È una delle soluzioni più immediate quando cerchiamo di mettere ordine nell’uso degli schermi.

E può essere un limite utile.
Ma prova a osservare cosa succede quando quell’ora sta per finire.

Chi guarda l’orologio?
Chi avvisa?
Chi ricorda?
Chi interviene quando il tempo è terminato?
Chi decide cosa fare se lo schermo non viene spento?
E se viene acceso prima o dopo i compiti e le altre attività?

Può succedere che il tempo sia perfettamente stabilito, ma che la responsabilità di gestirlo sia ancora quasi completamente nelle mani del genitore.

Ed è qui che secondo me vale la pena allargare la domanda.
Accanto a “quanto tempo di schermi gli concedo?” possiamo cominciare a chiederci:

“Come può imparare progressivamente a gestire questo tempo senza avere sempre bisogno che sia io a farlo per lui?”
Perché conoscere una regola e imparare a regolarsi dentro quella regola sono due competenze diverse.
E l’autonomia, anche nell’uso degli schermi, si costruisce progressivamente.

Quando arriva il momento di spegnere, qual è la parte più difficile a casa tua?
Scrivimelo nei commenti.

30/09/2026

Decidere caso per caso può sembrare il modo più flessibile di gestire gli schermi.

E a volte lo è.

La fatica comincia quando ogni richiesta richiede una nuova decisione.

Quanto tempo?
Adesso oppure dopo?
Prima deve fare qualcosa?
Oggi faccio un’eccezione?
Ieri cosa avevo detto?
E se protesta?

A quel punto il limite vive soprattutto nella testa del genitore.
Sei tu che devi ricordarlo, valutarlo, comunicarlo e sostenerlo ogni volta.

E tuo figlio, per sapere se può usare uno schermo, ha una strada molto semplice: chiederlo a te.
Questo può diventare faticoso per entrambi.

Avere alcuni criteri condivisi e riconoscibili riduce il numero di decisioni che devi prendere sul momento e permette progressivamente a tuo figlio di orientarsi senza avere sempre bisogno della tua risposta.

Naturalmente ci saranno eccezioni, giornate diverse e momenti in cui deciderai qualcosa sul momento.

I criteri servono proprio perché non sia necessario inventare ogni volta il punto da cui partire.

E c’è anche un altro pezzo che spesso complica tutto: sostenere il NO quando sai che potrebbe arrivare una protesta.
Di questo parleremo.

Seguimi: nelle prossime settimane parleremo di come gestire gli schermi con meno conflitti e più chiarezza.

A 35 anni cercavo di prendere decisioni molto ponderate.Leggevo, cercavo informazioni, confrontavo possibilità. Volevo c...
19/09/2026

A 35 anni cercavo di prendere decisioni molto ponderate.

Leggevo, cercavo informazioni, confrontavo possibilità. Volevo capire bene prima di scegliere.

E questa parte di me non è cambiata radicalmente.

Quello che è cambiato è ciò che mi aspettavo da una buona decisione.

Allora, da qualche parte dentro di me, c’era l’idea che se avessi riflettuto abbastanza, raccolto abbastanza informazioni e fatto una scelta che mi convinceva davvero, dopo avrei potuto finalmente ti**re un po’ il fiato.

Come se una scelta fatta bene potesse regalarmi un tratto di strada senza troppi problemi.
Poi la vita — e soprattutto le relazioni — mi hanno insegnato qualcosa di diverso.

Puoi fare una scelta che ti convince e incontrare comunque un ostacolo.

Puoi informarti, prepararti, pensarci molto e trovarti davanti qualcosa che non avevi previsto.

E questo, da solo, non dice che hai sbagliato.
Per me è cambiato soprattutto qui il significato della parola sicurezza.
Non significa più riuscire a prevedere abbastanza bene quello che succederà.

Significa sempre di più fidarmi di me anche davanti a quello che non avevo previsto.
Sapere che potrò fermarmi, capire cosa sta succedendo, cambiare idea se necessario, cercare una strada diversa, chiedere collaborazione o scegliere a chi chiedere supporto.

A quasi 45 anni non ho una vita con meno imprevisti.

Ho più di fiducia nella persona che li incontrerà.

Quale di questi consigli avresti avuto bisogno di ricevere prima? Raccontamelo nei commenti

17/09/2026

Ogni famiglia ha il proprio senso dell’umorismo e modo di scherzare.

Quello che in una famiglia sarebbe vissuto come mancanza di rispetto, in un’altra può far parte di un gioco condiviso. Per questo un dito medio, preso da solo, non può dirci se un figlio è stato cresciuto bene o male.

Mi interessa ciò che quel gesto racconta della relazione: la possibilità di mostrarsi senza che questo significhi assenza di confini. La figlia di questo padre può scherzare così con lui e, come dice lui, sa anche “esattamente dove sta il limite”.

Crescendo, però, ciò che un figlio teme di mostrarci non sarà più una rispostaccia o un dito medio. Potrebbe essere un errore, qualcosa di cui si vergogna, un pensiero che teme giudicheremo inaccettabile.

E oggi può raccontarlo anche all’AI.

Secondo Ipsos Doxa per Telefono Azzurro (2026), il 34% degli adolescenti italiani tra 12 e 18 anni ha usato almeno qualche volta una chat con l’AI per ricevere consigli personali; il 14% lo fa spesso. Tra le motivazioni: sentirsi non giudicati e meno soli.

Nel servizio 1.96.96 di Telefono Azzurro, la chat rappresenta il 58,2% dei casi, contro il 31,2% delle telefonate. Per molti ragazzi scrivere può essere una soglia più sostenibile del parlare quando ciò che vivono è difficile da esprimere.

Un servizio di ascolto e un’AI non sono la stessa cosa. Ma può essere più facile iniziare a scrivere una cosa difficile che dirla ad alta voce.

Le protezioni tecnologiche servono. Ma nessun parental control può rispondere a questa domanda:

quando mio figlio avrà qualcosa di difficile o spaventoso da raccontare, avrà imparato che la nostra relazione può reggerlo?

Non significa approvare tutto o rinunciare ai limiti. Significa costruire una relazione nella quale non debba nasconderci parti di sé per proteggerla.

Perché, quando le cose si fanno difficili, vorrei potesse pensare:

“Sono nei guai. Appena posso lo racconto a mamma. Lei saprà starmi vicino.”

Se vuoi costruire una relazione a cui tuo figlio possa affidarsi nei momenti difficili, seguimi: è di questo che parliamo qui.

Fonti: Ipsos Doxa–Telefono Azzurro, Safer Internet Day 2026; Telefono Azzurro, B

Quante volte prendi in mano il telefono perché hai bisogno di staccare?Io non penso che il tempo al telefono sia necessa...
11/09/2026

Quante volte prendi in mano il telefono perché hai bisogno di staccare?

Io non penso che il tempo al telefono sia necessariamente tempo sprecato.

Possiamo divertirci, parlare con qualcuno, leggere qualcosa che ci interessa o semplicemente distrarci. E a volte è proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Ma mi sono accorta che non sempre sceglievo di stare al telefono: semplicemente mi ci ritrovavo quasi automaticamente ogni volta che avevo cinque minuti vuoti, ero stanca o avevo bisogno di staccare o di connettermi con qualcuno.

Di fatto, mi ritrovavo a scrollare contenuti online.
Per questo ho raccolto 21 alternative.
Non le condivido come “altre 21 cose da fare bene” o come una challenge da completare.

Sono 21 possibilità che ho immaginato, tra cui puoi scegliere le tue preferite.

1. Esci a fare una passeggiata, senza meta
2. Leggi qualche pagina di un libro
3. Fai una doccia, rapida o senza fretta
4. Scrivi 3 cose che oggi sono andate bene
5. Metti una canzone che ami e ascoltala davvero
6. Siediti al sole per dieci minuti
7. Scrivi oggi una lettera alla te dell’anno prossimo
8. Comincia una lista delle cose che ti fanno stare bene
9. Annota una frase che non vuoi dimenticare
10. Telefona a qualcuno con cui hai voglia di parlare
11. Chiedi a una persona più anziana di raccontarti una storia della sua vita
12. Scrivi a qualcuno che non senti da tempo
13. Chiediti come vorresti sentirti alla fine della giornata
14. Scrivi 5 valori che vuoi guidino le tue scelte
15. Immagina cosa consiglierebbe a te oggi la te di 80 anni
16. Usa le mani per creare qualcosa
17. Guarda fuori dalla finestra senza fare altro
18. Gioca: con il tuo cane, il tuo gatto — o con le foglie al vento. Trova modi di giocare come quando eri bambino e bastava un legnetto per creare un mondo.
19. Fai una cosa che continui a rimandare. Per piacere, non per dovere
20. Scrivi una piccola cosa di cui sei orgogliosa oggi
21. Non fare assolutamente niente per dieci minuti
La prossima volta che la mano va automaticamente verso il telefono, puoi chiederti: “È davvero quello di cui ho voglia adesso?”

Da quale pensi di voler cominciare? Scrivimelo nei commenti.

Da molti anni leggo tantissimo sulle relazioni, sulla genitorialità, sulle emozioni e sulle persone.Sai bene anche tu ch...
09/09/2026

Da molti anni leggo tantissimo sulle relazioni, sulla genitorialità, sulle emozioni e sulle persone.

Sai bene anche tu che, anche trovando il libro giusto, non scompariranno immediatamente tutte le insicurezze.

Del resto:
Non occorre eliminare ogni insicurezza per essere felici o per costruire una vita personale e familiare soddisfacente.
Ma per me è stato importante fare un lavoro che mi permettesse, gradualmente, di sentirmi più sicura, sempre più tornare a un grado di autenticità molto profondo.
Una parte di quel lavoro l’ho fatta — e continuo a farla — con dei professionisti.
Ma a volte non mi bastava. Avevo bisogno anche di capire.
Di studiare. Di incontrare attraverso i libri il pensiero e l’esperienza di persone che avevano osservato alcune delle domande che mi portavo dentro molto prima di me.

A volte ho trovato una risposta che non avevo. Molte volte trovavo altre domande, sempre molto interessanti.

Altre volte ho trovato basi scientifiche, parole o prospettive nuove per qualcosa che avevo già intuito.
E questa seconda esperienza, per me, è stata importantissima: scoprire che potevo fidarmi un po’ di più anche di me.

Questi non sono “i libri che ogni genitore dovrebbe leggere”.

Sono alcuni dei libri che hanno accompagnato me, nel mio lavoro nel supportare altri genitori e me come genitore. Alcuni hanno cambiato il modo in cui guardavo le relazioni. Altri mi hanno permesso di capire meglio qualcosa che già sentivo, ma di cui non riuscivo ancora a fidarmi fino in fondo.

Non credo che per sentirci più sicuri dobbiamo sapere tutto.
Credo però che possiamo continuare a conoscerci, cercare ciò che ci manca e scegliere da chi e da cosa farci accompagnare.

Se sei un genitore che a volte si sente solo, si interroga sul proprio ruolo e vorrebbe imparare a fidarsi un po’ di più di sé, Vera Ghirardini | Esperta in relazioni genitori figli 🌸 è proprio per te.

Essere adulta.Lo immaginavo un momento in cui avrei finalmente saputo dire NO senza sentirmi in colpa, gestire bene le e...
08/09/2026

Essere adulta.

Lo immaginavo un momento in cui avrei finalmente saputo dire NO senza sentirmi in colpa, gestire bene le emozioni, appianare i conflitti, prendere decisioni prevedendone le conseguenze.

E poi essere una buona madre, naturalmente. Possibilmente senza sbagliare troppo.

Quel momento non è mai arrivato.
Eppure sono cresciuta, eccome.
Ma ho scoperto qualcosa di diverso.

Ho scoperto che maturare, per me, significa anche saper stare con il senso di colpa, quando c’è, se dico NO.

Significa essere in armonia con me stessa anche quando le emozioni spiacevoli sono ancora vive dentro.
Significa essere solida anche quando una relazione attraversa un conflitto.

E significa anche non aver bisogno di mantenere un grado di controllo così alto da cercare di prevedere tutte le possibili conseguenze delle mie scelte. Anche perché, con le sorprese, la vita ci sa fare più di chiunque abbia mai conosciuto.

Significa sempre più spesso riuscire a stare anche lì.
Nel senso di colpa senza lasciare che scelga al posto mio.
Nell’emozione scomoda senza doverla cacciare.
Nel conflitto senza confondere la tensione con la perdita della relazione.
Nell’incertezza senza pretendere da me la capacità di controllare ciò che ancora non conosco.

E quando sbaglio, poter tornare a guardare quello che è successo con curiosità e tornare nella relazione.
Non so se queste siano cose che si imparano una volta per tutte. Probabilmente no.

E forse oggi essere adulta, per me, significa anche questo: non aspettare di sentirmi finalmente capace di gestire tutto, ma provare ad aprirmi abbastanza spazio, ogni volta, da poter scegliere con consapevolezza.

❤️ Quale di queste cose pensavi che, da adulta, avresti ormai saputo fare? Raccontamelo nei commenti.

07/09/2026

C'è una frase che sento spesso dire ai genitori con cui lavoro.
"Forse sono io a pretendere troppo."
E ogni volta mi chiedo:
Troppo secondo chi?
Perché, tante volte, quella frase arriva dopo aver rinunciato a qualcosa che era importante.
A un aiuto.
A un bisogno.
A un confine.
A un momento per sé.
Piano piano il bisogno cambia nome.
Cominci a chiamarla “pretesa” e a convincerti che chiedere sia troppo.
Ma avere un bisogno non significa essere egoisti.
Significa essere una persona.
E anche questo è qualcosa che i figli imparano osservandoci.
❤️ Ti ritrovi in questa situazione? Ti leggo nei commenti

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