27/09/2026
E fango e polvere che tira vento e poi magari piove…�
Un po’ di romanticismo ogni tanto non guasta, ma teniamo presente che affidandoci a questo sentimento si corrono dei rischi.
Ricordiamocelo guardando all’indietro, perché pensando di aver perso un’età mitica dell’oro alla quale ritornare, penso a slogan come “abbasso il calcio moderno”, ci si può imbattere in distorsioni affatto utili.
Però è certo che nelle città, nei centri storici, anche nei piccoli centri, nelle periferie, lo spazio destinato al gioco, in passato, era molto di più.
O meglio, non era molto di più lo spazio destinato al gioco, era molto maggiore la dimensione dello spazio che i bambini potevano prendersi contendendolo agli adulti per giocarci in una relazione conflittuale, sicuramente ma in qualche modo mi sento di dire più sana. Né sbilanciata come avviene paradossalmente in alcune piazze oggi a favore di bambini trattati come animali in via d'estinzione, "ma prego, che carino, tirami una pallonata e fammi saltare in aria gli occhiali, che dolce", ma neanche a totale vantaggio del flâneur urbano che non li vuole avere in mezzo ai piedi mai per godersi in pace e in silenzio la sua metropoli.
Nei parchi, o in quegli spazi "recuperati" alle macchine non c’erano quasi mai scivoli, altalene, strutture per arrampicare, porte, canestre, rampe da skate, balaustre, dove allenarsi per imparare a pattinare, eppure la possibilità di praticare una gamma molto variegata di attività fisiche era infinitamente maggiore sul cemento sulla terra su praticelli spelacchiati di quanto non sia possibile fare oggi.
Una grave perdita per tutti.
Adulti e più piccoli.�
Urbanisti, veramente, le nostre città sono pensate male.
Aiutiamoci a immaginarle diversamente.
Di tutte queste cose abbiamo parlato lungamente ieri, con il mio amico fraterno giornalista storico del Manifesto ora occupato in altri lidi Matteo Aptrono anche lui allenatore dell’Esquilino football club con me da vari anni. �
Provando a ragionare sullo sport che ci piacerebbe insegnare ai ragazzi, sulla città che ci piacerebbe abitare e che ci piacerebbe potessero abitare loro, ricorrendo a citazioni letterarie che per noi sono irrinunciabili, immaginando gli spazi della metropoli perché anche loro oggi possano avere il diritto di usarli come capitava a noi, forse più privilegiati di loro, più fortunati di loro, siamo stati una buona ora a chiacchierare, a Multi, proprio a due passi dal pezzetto di terra dove ci alleniamo con i nostri ragazzi, al centro di Piazza Vittorio.
Presentare il mio libro con lui ieri, nella giornata in cui abbiamo inaugurato la sesta edizione del Torneo delle strade, mi è sembrato avere un senso ancora più importante, perché il lavoro che stiamo portando avanti è veramente complicato e faticoso, ma bello, bellissimo, affascinante. Ricco di sfide, veramente ricco di sfide.
E pieno di avversari.
Quelli che non sono d’accordo con te, e li preferisco, quelli che invece sembra lo siano ma poi dimostrano di non aver capito o di aver fatto solo finta.
D’altronde se sono vent’anni che aspetto un ricovero per i palloni a piazza Vittorio, non dico un campo tutto per me, non dico un impianto di ultima generazione ma un ricovero per i palloni...
Io, noi poi siamo pure contro il sintetico, non è certo di erba artificiale che hanno bisogno i mostri bambini.
Tutt’altro.
Anzi quella dovremmo cominciare a chiedere che venga rimossa questo si, che la terra, non dico il cemento, ma la terra andrebbe ripristinata e finanziate le società che decidessero di tornare a quella.
Va be’ è stara proprio una bella giornata ieri.