18/08/2026
Nel giorno più triste, gli allevatori italiani non possono fare altro che esprimere gratitudine e riconoscenza infinita a Varenne , che ci ha lasciato ad Eboli, nell’Allevamento LJ dove ha trascorso gli ultimi anni.
Varenne è caduto dal cielo e ha reso una parte della vita e della professione di tutti gli ippici italiani una favola, vissuta ad occhi aperti, ammirando e fantasticando su quel fuoriclasse illogico, che prima vinse, poi stravinse e infine si è incarnato nella leggenda.
L’esistenza di Varenne è stata degna di un romanzo, sin dalla nascita faticosa presso l’Allevamento Zenzalino dei Viani, che lo ha cresciuto in comproprietà con Jean Pierre Dubois. Poi i primi passi, la fortunata e rocambolesca vendita ad Enzo Giordano, l’ingresso di SNAI, che ne ha veicolato l’immagine permettendo a un trottatore di diventare anche una star mediatica varcando i confini del nostro mondo, poi i tanti aneddoti della goliardica gestione del suo team, con Jori Turja allenatore e Giampaolo Minnucci suo meraviglioso partner in sulky e nei rapporti con l’ esterno.
Ma Varenne, anche se sembra quasi riduttivo ricordarlo, era un cavallo. E per tutti gli allevatori italiano era “il Cavallo”: quello che tutti avrebbero voluto allevare, il vero sogno.
L’ippica e l’allevamento italiano hanno avuto un prima e un dopo Varenne. Prima di lui si diceva che l’obiettivo di un allevatore fosse fare il campione. Dopo di lui, è diventato fare un Varenne. Varenne con i suoi infiniti successi ottenuti in tutto il mondo, su tutte le distanze, come mai nessun altro, e con la sua incredibile carriera di stallone, ci ha uniti, e ancor più irrazionalmente resi partecipi come se tutti fossimo in quota di quel sogno che si era realmente materializzato.
Varenne ha salvato il trotto italiano nel momento più duro della crisi. Varenne ha rilanciato il sangue del cavallo trottatore italiano in una fase di stallo e di cambiamento. Varenne ha insegnato agli allevatori e agli allenatori italiani ad essere ambiziosi, a credere nei propri mezzi e ad andare oltre la ragione nelle avventure all’estero, oggi più che mai decorate grazie alla sua eredità. Varenne si è fatto amare come animale, come un amico, che ci ha commosso a Parigi, a Stoccolma, a Napoli, a New York, come solo le passioni viscerali nela felicità quasi già nostalgia vissute sul momento possono fare.
Varenne è stato una giovinezza improvvisa e permanente, una folata di orgoglio che ci ha spinto in avanti e ci ha regalato una parte di quella resilienza che l’ippica italiana può ancora vantare.
Varenne ha vinto. Sempre, ovunque, comunque, senza soluzione di continuità.
È stato il cavallo che avevamo sognato e al quale oggi, nel giorno della malinconia, non possiamo dire altro che Grazie, Grazie Varenne, per essere stato il Capitano di tutti noi. MM
Foto Grasso
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