24/06/2026
Dallo scorso messe di maggio sono iniziate le qualifiche dei puledri, è iniziata quella “fiera dei sogni” che porta ogni proprietario, allevatore o anche solo allenatore, a pensare a “quello che sarà”. E’ la ruota delle stagioni che inesorabile va avanti ogni anno e che ogni volta propone speranze, illusioni, ambizioni... quasi mai certezze.
Indiscutibilmente Lorenzo Baldi, “Sir Lorenz” per gli ippici, è stato uno dei principali protagonisti di quei due mesi che vanno dall’inizio delle qualifiche a quel primo luglio che segna l’inizio dei debutti in corsa. 18 puledri sono usciti dal centro della Pradona per andare a ottenere il “pass” della qualifica nell’arco di una quarantina di giorni, probabilmente un record in un panorama che quest’anno, almeno all’inizio, è sembrato marciare a ritmi un po’ più lenti. Se nel trotto esistono le specializzazioni, quella di addestratore di cavalli giovani è certamente tra le più affascinanti. Il passato ricorda tanti nomi: in quella Roma oggi, si spera ancora per poco, orfana di trotto si ricordano le sfide a suon di debutti tra Glauco Cicognani e Cesare Savarese; in Campania c’è stata l’era di Pasquale Esposito e Antonio Penzivecchia, ma anche altre regioni hanno avuto i loro grandi professionisti come Tiberio Cecere, Walter Zanetti, Mauro Baroncini, i toscani (e ne dimentichiamo sicuramente molti altri) tutta gente che ha fatto del lavoro sui cavalli giovani uno dei punti di maggior forza della propria attività.
Per Lorenzo la “specializzazione” è arrivata quasi come una logica conseguenza della convivenza professionale con papà Giancarlo... “A inizio anni 80 – racconta – il centro della Pradona nacque come stazione di m***a per Timothy T e c’era solo una pista di 800 metri per attaccare “il vagone nero” e tenerlo così in attività. In quegli anni feci un’esperienza negli Stati Uniti, a Pompano, e andai proprio a vedere come venivano addestrati i puledri. La grande differenza rispetto a noi era che già allora i cavalli giovani venivano domati e addestrati fuori dagli ippodromi. Così quando tornai in Italia ne parlai con Giancarlo. Io già allora dovendo convivere con un mostro sacro del genere avevo scelto di dedicarmi ai cavalli più giovani, mentre lui aveva quelli importanti. Erano gli anni dei Mazzarini, dei Cicognani, Guzzinati... lui, “il mito”, come amo chiamarlo, guidava i cavalli buoni. Io gli altri... ricordo un puledro Crenadin, era un cavallo discreto, precoce: vinsi prima un paio di centrali e poi conquistai il Gran Premio delle Budrie che era una specie di Criterium. Fu uno dei primi successi importanti e, guarda caso, arrivò con un puledro. Nel frattempo Timothy era morto e allora trasformammo la Pradona da stazione di m***a a centro di allenamento. Il primo anno fu con la lettera “G” e avemmo, tra gli altri, Glauco Jet, Gubrik Jet e Green Lover con la quale vinsi la sessione femminile del Gran Premio Anact”
In questi anni dalla Pradona sono usciti circa 300 cavalli vincitori di gruppo 1 e l’attività ha preso anche una direzione ben precisa in questo senso. Insomma, è divenuta, almeno per una sua parte, una specie di “Accademia dei Puledri”.
“La nostra struttura si compone di due settori ben distinti. Abbiamo due capannoni destinati ai puledri e due per i “cavalli da corsa”. La differenza con i grandi team e che loro sono concentrati quasi esclusivamente sui cavalli già da corsa, io invece mi divido. Tant’è che ho dei collaboratori ben distinti, uno per i puledri e uno per i soggetti già in attività. E anche nel lavoro mattutino c’è un alternanza. Alle 5.30 parte la prima batteria con i puledri, poi alle 6 c’è la prima con i cavalli da corsa, alle 6.30 di nuovo i puledri etc.. in questo modo sfruttando i vari giorni della settimana lavorano tutti. Mio padre diceva sempre: “esiste una sola strada per fare questo mestiere: il lavoro” e noi cerchiamo di portare avanti la sua filosofia.”
Vero è che c’è stata una grande evoluzione nei trottatori, e’ cambiato un po’ tutto, dalla morfologia al carattere, alla struttura e tutto ciò fa si che anche il lavoro venga facilitato e i cavalli spesso arrivino ad essere pronti in anticipo.
“Certamente nel corso degli anni anche l’allevamento si è evoluto. Il cavallo è diventato più veloce, più semplice, più naturale. Il trotto è spesso più spontaneo. Certo, poi c’è sempre qualche cavallo che ti fa penare. Penso ad esempio a Vernissage Grif che non ho domato io, ma quando è arrivato da noi aveva un carattere talmente particolare che ci ha fatto penare non poco. Diciamo che ora questi casi sono un po’ più rari. Conseguentemente è cambiato anche il sistema di impostare i cavalli. Se ricordi una volta ci voleva tanto peso sui piedi per insegnare ai cavalli ad andare bene di trotto: ferri pesanti, in rame o in ferro, doppie campanelle, etc. Oggi spesso la prima ferratura è fatta con due plastichine, poi vengono messi magari duie tondini leggeri e quindi si passa ai flap o comunque al tipo di ferratura necessaria, ma sempre abbastanza leggera.”
Qual è il percorso tipo di addestramento che fa un puledro che arriva alla Pradona
“Beh quando arriva inizia subito con il finimento nel box con la sua imboccatura i suoi tiranti e gli vengono messe delle redini “finte” di gomma. Lo si tiene così un giorno e mezzo e poi si va in un tondino che altro non è che un piccolo paddock dove si gira alla corda nei due sensi di marcia. Lo step successivo è quello di mettere le guide lunghe e si abitua un po’ la bocca passeggiando con due persone davanti e una dietro. Inizia a conoscere il percorso che dovrà fare in seguito. Quindi un giro di passo tranquillo, i cambi di direzione etc. Dopo circa una settimana di questo lavoro si attacca alla ghighetta sempre con due persone per motivi di sicurezza e fa prima un giro, il giorno dopo (o due giorni dopo) ne fa due, quindi tre etc. Quando non ha più bisogno della seconda persona può essere attaccato normalmente per fare jogging. Ecco, loro fanno tanti chilometri di jogging. A questo punto inizia il training vero e proprio. I primi mesi vengono alternati paddock e attacchi (prove leggere) tre volte alla settimana. La pista dritta invece la vedono solamente dopo la qualifica questo perchè l’interval training li abitua a fermarsi (alla fine di ogni retta n.d.r.) e questo deve avvenire solo quando hanno raggiunto una certa maturità.”
A prescindere dalla velocità, quand’è che si capisce che un puledro è pronto?
“Noi abbiamo diversi parametri in base al lavoro che viene effettuato in pista. Facciamo 10 minuti di jogging alla rovescia e poi 1600 metri alla dritta. Dopo un paio di mesi i 1600 metri diventano 2000. Prendiamo i tempi e soprattutto le pulsazioni in seguito allo sforzo. Quando tutto rientra nei nostri parametri possiamo andare avanti.”
Non hai paura della “precocità”, nel senso che magari vengano accelerati un po’ i tempi?
“Questa è una materia delicata. Anzitutto va detto che non tutti i cavalli sono uguali e quindi ovviamente non tutti prendono il lavoro alla stessa maniera, ma poi ci sono anche altri fattori. Uno fondamentale è quello della volontà del proprietario. Ci sono alcuni che vogliono aspettare, altri che preferiscono correre subito. C’è il discorso relativo al caldo. Quest’anno ho voluto sfruttare per quanto possibile le giornate di Bologna che è vicinissima a noi e ci permette un trasporto breve, mentre ad esempio per andare a Cesena bisogna fare un viaggio di circa un’ora e mezza con il caldo e anche questo ha la sua importanza. Chiaramente il primo fattore da tenere in considerazione è la salute del cavallo. Noi collaboriamo con il Dott. Orsi che da anche il suo benestare all’aumento dei carichi di lavoro tant’è che se è vero che ne abbiano qualificati già 18, è anche vero che ne abbiamno lasciati una ventina per settembre, magari un filino più indietro di morfologia, qualche problemino di passaggio da completare, le ginocchia un po’ aperte... insomma tutte quelle cose che fanno parte del bagaglio che accompagna ogni puledro nella prima fase della sua vita agonistica. Inoltre non va sottovalutato il discorso dei parametri per le corse importanti. Con l’impostazione attuale della nostra programmazione, con i premi più alti che caratterizzano le corse per i cavalli giovani, con la necessità di acquisire i parametri per le corse buone, spesso riuscire a correre un po’ prima diventa fondamentale. La nostra ippica in questo senso ha un’impostazione che si avvicina molto di più a quella americana che non a quella francese o scandinava.”
Diciotto cavalli qualificati, quattordici stalloni diversi, solo uno con cinque soggetti: vuol dire qualcosa?
“Vuol dire anzi tutto che attualmente il mercato offre una varietà immensa di stalloni. Arrivano cavalli da tutte le parti e gli allevatori in questo senso sono diventati molto selettivi. Quello che posso dire è che c’è una notevole differenza con gli stalloni francesi. Ecco quelli sono indubbiamente di un’altra razza e necessitano di più tempo.”
In passato qualcuno dei tuoi colleghi, faccio l’esempio di Biagio Lo Verde, amava fare qualifiche sui 2000 metri sfruttando la partenza con i nastri.
“Era un metodo per non esagerare sin dall’inizio con i parziali, non dare subito un lavoro duro. Anche adesso è vero che si comincia piano e poi si accelera, ma è anche vero che il trotto è molto cambiato. Quando vinsi la prima corsa con Lancaster Om a Cesena (che poi avrebbe vinto il Derby n.d.r.) feci 1.24.8. Adesso se devi andare in pista per correre devi essere pronto a fare almeno 2.02/2.03. Nelle corse da 8.800 euro di dotazione è tutt’altro che raro vedere puledri che fanno 1.58 o anche meno.”
Arriva la domanda che ogni professionista non vorrebbe mai ascoltare: c’è qualcuno dei soggetti che hai già qualificato che ti fa dire: “Questo ha qualcosa in più”?
“Guarda le qualifiche migliori le hanno fatte Let It Be Gar in 1.17.4 e Luckyluciano Fi a Cesena su una pista un po’ faticosa in 1.17.6. Anche Lamin in 1.18.6 non è andato male, ma mi ha colpito ad esempio Locusta Fi che ha fatto 1.19.9, ma con una rottura in partenza che l’ha molto rallentata e invece una volta rimessa è andata molto bene. Ma sai meglio di me che con i puledri nell’arco di pochi giorni ci possono essere delle evoluzioni importanti. Diciamo che quelli che ho qualificato mi hanno più o meno soddisfatto tutti.Poi è chiaro che attendiamo l’altro “treno” di settembre.
Questo è Lorenzo Baldi, due Derby, Sir Lorenz, ma per noi il “professore dei puledri”. Una miriade di Gran Premi vinti, ma soprattutto una garanzia per i giovani cavalli che da grandi vogliono fare i... cavalli da corsa! LM
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