20/09/2026
Le batterie delle Oaks del Trotto disputate sabato a Torino hanno consegnato alla finale dell’11 ottobre un quadro che, prima ancora di entrare nel merito dei valori espressi in pista, racconta molto bene la ricchezza e la varietà dell’allevamento italiano.Quattordici finaliste, provenienti da allevamenti diversi, figlie di una gamma molto ampia di stalloni e affidate a numerosi team di allenamento. È forse questa la fotografia più interessante che emerge dalle qualificazioni: non una generazione concentrata attorno a pochi nomi, ma un patrimonio allevatoriale diffuso, nel quale realtà differenti per dimensioni, storia e impostazione tecnica sono riuscite a portare un proprio prodotto fino alla corsa più importante dell’anno riservata alle femmine.
Prima ba***re e forse l'unica sorpresina con il successo di Impressive Gio, figlia di Face Time Bourbon e Swan Wise As, allevata da Antonio Somma, di proprietà della Scuderia Comiantale e allenata da Alessandro Gocciadoro, che ha sfoderato un'altra grande partenza, per poi mandare via l'alleata Intesa Ek e perforarla senza problemi in retta d'arrivo. Seconda è rimasta Intesa Ek, altra figlia di Face Time Bourbon, in questo caso da Vanesia Ek, portacolori della Scuderia Pink & Black, che pur risparmiando molto durante il percorso non è riuscita ad arginare la rivale, pur mantenendo una piazza che le consentirà di sorteggiare la prima fila per la finale. Terza Irma Ferm, una delle protagoniste dell’intera generazione e favorita della corsa, la figlia di The Bank e Altair Etoile, allevata da Fatatuscania, di proprietà di Paolo Ferretti e allenata da Mauro Baroncini paga un ormai preoccupante lentezza iniziale che tatticamente la penalizza. Il quarto posto ha consegnato il pass per la finale anche a I Am Jet, figlia di Nuncio e Romi Mms, allevata dall’Allevamento Toniatti, di proprietà Stall Wieserhof e allenata da Robert Gramüller.La seconda batteria è stata stravinta da Ifigenia Of Brown, un figlia di Walner e Counter Pointe, allevata dall’Allevamento Versilia di Dazzi Augusto, di proprietà Bivans e allenata da Paul Hagoort, che è sembrata realmente di una dimensione tutta sua e una seria candidata alla finalissima. Veloce in partenza e poi tosta nell'affondo conclusivo l'impressione è di quelle che fanno la differenza. . Alle sue spalle ha conquistato la finale Io Tu e La Rosa, figlia di Father Patrick e Seaside Dany, allevata dalla Ro.Sa , di proprietà della Scuderia Gnafà e allenata da Erik Bondo, quest'ultima in grande progresso progressivo di forma. Terzo posto e qualificazione per Idra Pal Bar, figlia di Face Time Bourbon e Tuscania Pal, allevata dall’Azienda Agricola Truccone Luigi, portacolori della Scuderia My Horse e allenata da Alessandro Gocciadoro che dopo aver condotto a buon ritmo è crollata nel finale. Quarta Ialmaz Indal, figlia di Zé Maria e Troja d’Asolo, allevata e di proprietà della Scuderia Indal, allenata da Andrea Esposito.La terza batteria ha visto imporsi la favoritissima Ingrid Am, figlia di El Ideal e Connemara As, allevata e di proprietà di Anna Zappella, allenata da Alessandro Gocciadoro che ha imposto la legge della migliore anche in chiave tattica d'avanguardia con lo scatenato Antonio Di Nardo. Seconda Ischia Joy, figlia di Mister J.P. e Joy, allevata e di proprietà di Jean Pierre Barjon e allenata da Erik Bondo, quest'ultima autrice di una prestazione ragguardevole per aver strappato due volte lungo il percorso.
Terza I Love America, figlia di Muscle Hill e Anakin As, di proprietà della Scuderia Chicolindo e allenata da Cristian Rizzo. Quarta I Am A Dream Gar, figlia di Face Time Bourbon e Roccia Killer Gar, allevata da Allevamento Garigliano e Allevamento Gio, di proprietà della Scuderia Chelsea.
A completare il campo delle quattordici finaliste sono arrivate, in base alle somme vinte, Ifinoe Degli Dei e In Scream Gio.
È sufficiente scorrere queste genealogie per comprendere il significato del risultato, partendo da un dato inaspettato: dieci stalloni differenti rappresentati tra le quattordici finaliste. Ma ancora più significativa è la distribuzione degli allevatori. Versilia, Sant’Andrea, Truccone, Indal, Antonio Somma, Fatatuscania, Toniatti, Anna Zappella, Jean Pierre Barjon, Garigliano, Allevamento Gio, Degli Dei, Bivans: nomi, storie e strutture differenti che convergono nello stesso grande appuntamento.
Anche sul versante tecnico il quadro è molto più articolato di quanto una lettura superficiale possa suggerire. Accanto ad Alessandro Gocciadoro troviamo Paul Hagoort, Erik Bondo, Andrea Esposito, Mauro Baroncini, Robert Gramüller, Cristian Rizzo, Gennaro Casillo e altri team che hanno accompagnato queste puledre fino alla finale.
Le Oaks 2026 diventano così qualcosa di più di una sfida tra le migliori femmine italiane della generazione. Sono la rappresentazione di un allevamento che continua ad avere una base larga, capace di utilizzare linee di sangue differenti, di produrre cavalli competitivi attraverso realtà allevatoriali diverse e di affidarli a scuole di allenamento altrettanto differenti.
Il prossimo 11 ottobre a Torino vincerà una soltanto. Ma guardando da dove arrivano le quattordici finaliste, l’allevamento italiano ha già offerto una delle immagini più belle della propria varietà.