19/05/2026
La panca inclinata non è automaticamente “petto alto”.
Conta anche COME la esegui.
Se durante le spinte:
• il torace viene spinto troppo verso l’alto
• l’arco lombare/toracico diventa eccessivo
• le scapole vengono estremamente addotte e depresse
l’angolo reale di lavoro cambia.
La panca resta inclinata.
Il tronco molto meno.
Risultato:
parte del movimento di flessione di spalla si riduce
e con lui anche parte dello stimolo specifico sui fasci clavicolari del gran pettorale.
Questo non significa che devi appiattire completamente la schiena.
Un minimo di:
✔ arco
✔ estensione toracica
✔ stabilità scapolare
è normale e spesso utile.
Il problema nasce quando l’assetto viene esasperato al punto da modificare completamente la biomeccanica dell’esercizio.
Spesso infatti:
• chi cerca massima performance/carico → aumenta l’arco
• chi cerca focus muscolare locale → usa assetto più neutro
Sono due obiettivi diversi.
Prestazione ≠ focus muscolare specifico.
DM Personal Trainer Roma
12/05/2026
Il RIR viene spesso visto solo come un modo per “fermarsi prima del cedimento”.
In realtà il suo valore più utile è un altro:
gestire meglio la progressione e la fatica nel tempo.
Capire il margine reale già dalla prima serie ti dà informazioni molto importanti:
• se il carico è corretto
• quanto stai accumulando fatica
• se riuscirai a mantenere qualità nelle serie successive
• se la serie più sfidante del giorno sarà realmente sostenibile
Ed è qui che molti sbagliano:
non è solo questione di “allenarsi forte”.
È questione di distribuire bene le risorse durante tutta la seduta.
Se rispetto alla settimana precedente la prima serie mostra un RIR più largo a parità di carico e ripetizioni, spesso è un segnale positivo:
più margine, meno fatica residua, maggiore probabilità di vincere la serie chiave del blocco.
Il RIR non rende l’allenamento più facile.
Lo rende più gestibile, più leggibile e più prevedibile.
DM Personal Trainer Roma
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04/05/2026
Ogni quanto devo cambiare programma?
La risposta “ogni 4 settimane” è semplice.
Ma nella maggior parte dei casi è sbagliata.
Per un neofita/intermedio, il problema iniziale non è variare.
È stabilizzare lo stimolo.
Serve tempo per allineare:
– carico esterno
– ripetizioni reali
– percezione dello sforzo (RIR)
– qualità tecnica
Finché questi elementi oscillano, lo stimolo è casuale.
E uno stimolo casuale non è progressivo.
Cambiare spesso porta quasi sempre a:
– DOMS elevati (legati a movimenti nuovi)
– sensazione di “lavoro fatto”
Ma queste sensazioni non indicano una maggiore crescita nel medio-lungo periodo.
Molti ricordano di essere cresciuti anche cambiando continuamente programma.
È vero.
Ma il motivo non era quello.
All’inizio:
– la sensibilità allo stimolo è elevata
– i margini di miglioramento sono ampi
– anche una programmazione imperfetta produce risultati
Una parte delle persone continua a migliorare comunque nel tempo.
Non grazie alla struttura, ma nonostante essa.
Sono quelli con:
– alta motivazione
– intensità reale elevata
– costanza su allenamento e dieta
Il soggetto medio non è questo.
Ha lavoro, stress, famiglia, energie limitate.
Non può contare sulla motivazione per compensare una struttura inefficiente.
Per questo, nel mondo reale, la differenza la fa la programmazione.
Prima stabilizzi.
Poi, se serve, vari.
Non cambiare per cambiare.
Cambia con un perché.
DM Personal Trainer Roma
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Riferimenti scientifici
* Brad Schoenfeld (2012, 2016) — meccanismi dell’ipertrofia, ruolo primario della tensione meccanica
* Stuart Phillips — maggiore risposta anabolica nei neofiti
* Repeated Bout Effect — adattamento al danno e riduzione dei DOMS nel tempo
* American College of Sports Medicine (2009) — progressione come driver dell’adattamento
* National Strength and Conditioning Association — importanza della ripetizione e dell’apprendimento motorio
28/04/2026
Nel Leg curl succede spesso questo:
arrivi vicino al punto più difficile del movimento
→ il bacino si solleva
→ il femore perde parallelismo con il piano
→ il corpo modifica le leve per rendere il gesto meno costoso.
In pratica?
Stai creando una scorciatoia meccanica.
Quando il bacino resta aderente al supporto:
• il femore rimane più stabile
• il ginocchio raggiunge un angolo spesso molto impegnativo (dipende dalla macchina e dal suo profilo di resistenza)
• aumenta il momento esterno richiesto ai flessori del ginocchio
• i femorali devono produrre più tensione locale
Quando invece il bacino si solleva:
• il femore cambia inclinazione
• il momento esterno può ridursi
• il tratto più difficile viene parzialmente aggirato
• il lavoro si sposta su un compenso
Attenzione:
non significa che ogni minima variazione del bacino sia “errore assoluto”.
Ma se il movimento diventa un mezzo hip thrust mascherato per chiudere le ultime reps, probabilmente il carico è eccessivo o hai perso controllo nel tratto finale.
Obiettivo pratico:
mantieni il bacino stabile
controlla eccentrica
usa un carico che ti permetta di arrivare vicino al cedimento senza deformare il pattern
Più movimento apparente non significa più lavoro reale.
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Riferimenti:
Escamilla RF et al. An electromyographic analysis of sumo and conventional style deadlifts. Med Sci Sports Exerc. (utile per comprendere alterazioni biomeccaniche e compensi multiarticolari)
Schoenfeld BJ. The mechanisms of muscle hypertrophy and their application to resistance training. J Strength Cond Res. 2010.
Maeo S et al. Neuromuscular adaptations to resistance training. Eur J Appl Physiol.
Wagle JP et al. Resistance training proximity to failure and neuromuscular fatigue review. Sports Medicine.
21/04/2026
Molti migliorano le performance… senza migliorare lo stimolo muscolare.
Nel resistance training esistono esercizi con una forte componente elastica: movimenti in cui il corpo sfrutta l’energia accumulata nella fase eccentrica per facilitare la fase concentrica.
Questo fenomeno è noto come Stretch-Shortening Cycle (SSC).
Il problema?
Spesso il rebound permette di:
• superare più facilmente lo sticking point
• aumentare la velocità di esecuzione
• completare più ripetizioni
ma allo stesso tempo può:
• ridurre il tempo sotto tensione efficace
• diminuire il lavoro muscolare attivo
• creare un’illusione di progressione
In altre parole:
il carico aumenta, ma lo stimolo non sempre aumenta nella stessa proporzione.
Lo osserviamo frequentemente in esercizi come:
* squat
* panca piana
* calf raise
* alzate laterali
* preacher curl
Inserire un breve controllo nella transizione eccentrica → concentrica può aumentare significativamente la tensione meccanica locale, spesso anche con carichi inferiori.
Non sempre più inerzia significa più ipertrofia.
Articolo completo sul sito.
17/04/2026
Arrivare sempre al cedimento non è automaticamente la scelta più efficace per stimolare ipertrofia.
L’adattamento muscolare dipende soprattutto da:
• tensione meccanica locale sufficiente
• reclutamento delle unità motorie ad alta soglia
• durata adeguata dello stimolo
Il cedimento è uno strumento utile, ma non è l’unico modo per ottenere queste condizioni.
Portare ogni serie al limite può aumentare la fatica sistemica, ridurre la qualità delle serie successive e limitare il volume realmente produttivo.
Nella pratica, molte serie efficaci si collocano tra RIR 0–2:
abbastanza vicine al cedimento da garantire elevato reclutamento,
ma con margine tecnico sufficiente per mantenere qualità e continuità nel tempo.
Allenamento razionale significa gestire lo stimolo, non inseguire la fatica.
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07/04/2026
Molti squilibri muscolari non nascono in palestra…
nascono anni prima.
Sport praticati fin da giovani, oppure lunghi periodi di sedentarietà, portano il corpo a sviluppare strategie motorie molto specifiche.
Il sistema nervoso diventa efficiente in ciò che ripete più spesso:
alcuni muscoli diventano dominanti, altri partecipano meno al movimento.
Il risultato non è necessariamente un problema, ma può influenzare:
• qualità dello stimolo allenante
• percezione del lavoro muscolare
• stabilità nei movimenti multiarticolari
• distribuzione della tensione tra i diversi distretti
Per questo motivo una programmazione efficace parte sempre dalla comprensione della storia motoria del soggetto, evitando di rinforzare compensi già consolidati.
Nel nuovo articolo approfondisco:
✔ adattamenti neuromuscolari legati a sport specifici
✔ cosa succede nella sedentarietà prolungata
✔ perché alcuni muscoli diventano dominanti
✔ importanza dei test iniziali
Link in bio.
31/03/2026
Il ROM completo è spesso una buona scelta.
Ma non perché “il movimento è più lungo”.
È utile quando permette di accumulare più tensione meccanica efficace lungo il gesto.
In alcuni esercizi, però, una porzione del ROM presenta una richiesta meccanica molto bassa.
Aggiungere movimento in quella zona non aumenta necessariamente lo stimolo ipertrofico.
L’obiettivo non è muovere di più.
È generare sufficiente tensione locale nel muscolo target.
Allenamento razionale significa capire dove nasce lo stimolo, non applicare regole rigide.
DM Personal Trainer Roma
Riferimenti:
Schoenfeld 2010; Schoenfeld et al. 2020; Maeo et al. 2021; Wolf et al. 2022; Kassiano et al. 2023; Wackerhage et al. 2019.
26/03/2026
I carboidrati post-workout non sono magici.
Ma nemmeno inutili.
Dopo un allenamento contro resistenze si osservano:
• aumento della sensibilità insulinica
• maggiore traslocazione dei trasportatori GLUT4
• maggiore efficienza nel ripristino del glicogeno muscolare
Questo rende il muscolo temporaneamente più efficiente nell’utilizzare i nutrienti.
Tuttavia, il timing non è il fattore principale.
La letteratura mostra che, quando l’apporto calorico e proteico giornaliero è adeguato, la finestra post-workout diventa un fattore secondario rispetto al totale giornaliero di carboidrati.
Può però diventare utile in contesti specifici:
• allenamenti frequenti
• volumi elevati
• doppie sessioni nella stessa giornata
• obiettivo performance nella seduta successiva
In questi casi, favorire il ripristino del glicogeno può aiutare a mantenere qualità dello stimolo allenante.
Come spesso accade:
non è una regola obbligatoria, ma uno strumento.
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Riferimenti:
Ivy JL, 2004
Jentjens & Jeukendrup, 2003
Burke LM et al., 2017
Kerksick CM et al., 2017 (ISSN position stand)
Schoenfeld BJ et al., 2013
23/03/2026
Il sodio è spesso demonizzato, ma in fisiologia la questione è più sfumata.
Il sodio contribuisce alla regolazione del volume plasmatico e alla trasmissione dell’impulso nervoso, due fattori che influenzano direttamente la capacità di generare forza e mantenere la performance durante l’allenamento.
In condizioni di sudorazione elevata o dieta molto povera di alimenti processati, l’introito di sodio può risultare relativamente basso, con possibili effetti sulla percezione della fatica e sulla capacità di sostenere alte tensioni meccaniche.
Non è una strategia indispensabile, ma in alcuni contesti può essere utile.
Come sempre, il contesto determina la scelta.
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