Fighters Life

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Un nuovo spazio dedicato allo sport da combattimento dove troverete interviste ai campioni del presente e del passato ad affermati maestri e tutorial ...

16/08/2026

La campionessa mondiale dei pesi gallo Ebanie Bridges, australiana, ha espresso una posizione molto netta sul possibile confronto sul ring con una donna transgender. La pugile ha dichiarato che non accetterebbe mai di affrontare un’avversaria transgender, spiegando che, secondo la sua opinione, le differenze biologiche e fisiche sviluppate durante la pubertà maschile potrebbero rappresentare un fattore di rischio negli sport di combattimento.
Bridges ha sottolineato come, a suo giudizio, nel pugilato non si possa mettere in secondo piano la sicurezza delle atlete. Un punto particolarmente delicato, considerando che sul ring non si parla soltanto di prestazione sportiva, ma di colpi, potenza, resistenza e soprattutto dell’incolumità fisica di chi combatte. Durante le Olimpiadi di Parigi dell'agosto 2024, la Bridges ha aspramente criticato il CIO e l'ammissione di Imane Khelif, dichiarando in un'intervista al network talkSPORT che avrebbe boicottato i Giochi e rifiutato di salire sul ring contro di lei
La campionessa ha anche utilizzato un paragone destinato a far discutere, chiedendo provocatoriamente cosa accadrebbe se un atleta dalla straordinaria potenza fisica come Mike Tyson diventasse una donna e poi salisse sul ring contro altre pugili.
Un tema complesso, che divide profondamente il mondo dello sport e che non può essere liquidato con slogan o semplificazioni. Da una parte il diritto di ogni atleta a praticare sport e a essere rispettato; dall’altra la necessità, soprattutto negli sport da combattimento, di stabilire criteri che garantiscano competizione equilibrata e sicurezza.
Le parole di Ebanie Bridges riaprono quindi una discussione destinata a far parlare ancora a lungo: come si può trovare il giusto equilibrio tra inclusione, equità sportiva e sicurezza sul ring?
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13/08/2026

Dopo un periodo di meritato riposo, torna a parlare tramite social Michael “Lone Wolf” scalpitante e pronto a ripartire da dove aveva lasciato. L’ultima sfida è stata il 20 giugno 2026, nel mondiale WBC ad interim dei Superpiuma contro Garner. Ora, però, per il pugile laziale è arrivato il momento di cambiare strada: Magnesi abbandona ufficialmente i Superpiuma e sale nei Pesi Leggeri.
Una scelta ponderata insieme al suo staff e alla promoter e moglie Alessandra Branco, nata prima di tutto da una necessità fisica. Dopo anni di sacrifici per rientrare nel limite di peso, il taglio era diventato sempre più pesante: nelle ultime sfide Michael ha avvertito un calo di energie che non gli permetteva di esprimere al meglio la sua esplosività.
Ma non è soltanto una questione di bilancia. Nei Superpiuma, dopo il recente assalto mondiale fallito, avrebbe dovuto attendere almeno un anno per una nuova opportunità iridata. Anche il tentativo di trovare una grande sfida europea non ha portato i risultati sperati contro avversari quotati. E allora, per ritrovare stimoli e motivazioni, si cambia categoria.
Per costruire il nuovo percorso nel migliore dei modi, l’11 e 12 agosto Magnesi è volato nel Regno Unito insieme al maestro Aglioti e ad Alessandra Branco. Qui è entrato ufficialmente nel team il nutrizionista Paul O’Neill, chiamato a seguire scientificamente alimentazione e crescita fisica in vista del rientro, previsto entro la fine del 2026.
Il progetto sarà graduale: prima costruire il nuovo Magnesi nei Leggeri, poi valutare la strada europea e affrontare i migliori della categoria.
Ma una cosa non cambia. Il sogno resta quello di sempre: la cintura verde e oro WBC. Cambia il peso, cambia il percorso, cambiano le sfide. Non cambia la fame.
E mentre il Team Magnesi prepara anche nuovi importanti innesti e un progetto sportivo ancora più ambizioso, una nuova pagina sta per essere scritta. Il “Lone Wolf” è pronto a tornare a caccia.
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11/08/2026

Era il 2004 quando ho conosciuto Alessio Sakara, il “Legionario”. A Roma lo vedevo allenarsi nella palestra di via Paleotti con il maestro Aurelio Pili. Io passavo da un turno all’altro e spesso mi capitava di incrociarlo negli spogliatoi, scambiare due parole, una battuta. Aveva già combattuto in Brasile il suo primo match da professionista e, nel suo percorso, aveva praticamente attraversato tutto il mondo degli sport da combattimento. Ricordo un ragazzo simpatico, sempre pronto alla battuta, ma appena entrava in palestra cambiava tutto: era un guerriero. Allenamento, guanti, sudore. E sinceramente… era un duro.
In quegli anni, in quella palestra, passavano tanti professionisti e giovani talenti. Tra questi c’era anche un ragazzo che sembrava avere qualcosa di speciale: Riccardo Angeletti. Un talento che, purtroppo, gli infortuni avrebbero fermato prima di poter diventare professionista. Ricordo anche i suoi match negli eventi BBT, dove arrivò a confrontarsi come main event Aob con un altro talento come Mirco Ricci. Ma torniamo ad Alessio. Davide Buccioni credeva molto in lui. E non era un periodo qualunque: Roma viveva una stagione straordinaria del pugilato, piena di nomi, storie e campioni che avrebbero lasciato il segno.
Il debutto romano di Sakara arrivò il 19 marzo 2005 al PalaLuiss. Quella sera, per chi amava il pugilato, era praticamente vietato mancare. Sul ring c’erano Sakara, Della Rosa, Demchenko, Petrucci e, nel main event, Domenico Spada per il titolo IBF Youth. Una di quelle serate che oggi, a ripensarci, sembrano fotografie di un’epoca.
Alessio vinse per KO. Come quasi tutti quella sera. L’unico a non vincere fu Petrucci, che pareggiò. Poi arrivarono altri tre match, ancora vittorie prima del limite, e a Roma cominciò a crescere l’attesa: si parlava sempre più insistentemente del suo primo vero titolo.
L’appuntamento arrivò l’8 luglio 2005. Avversario: il francese marsigliese Jean-Marc Monrose. Un avversario tosto, lanciatissimo, uno che in Francia aveva già vinto il Torneo di Francia, qualcosa di molto simile a quello che oggi conosciamo come Neo Pro. Insomma, non era certo lì per fare da comparsa.
Centrolino del Tennis. Luglio. Caldo. Tantissima gente. E noi della palestra non potevamo mancare. Anche quella sera il programma era di quelli che oggi fanno ve**re nostalgia: Sakara, Demchenko, Della Rosa, Petrucci e nel main event Giorgio Marinelli all’assalto del titolo IBF Continental.
Roma rispose presente. Una folla immensa. La BBT era protagonista assoluta.
Per Alessio, però, quella notte non andò come speravamo. Si fermò al quinto round. Da guerriero quale è sempre stato, andò giù, si rialzò e continuò a combattere. Ma una colpo, se la memoria non mi tradisce, al fegato, mise fine al match.
E forse, proprio da quella notte, iniziò un’altra storia.
Una storia che avrebbe portato Alessio verso quello che sarebbe diventato il suo vero amore sportivo: le MMA. Poco dopo arrivò il debutto in UFC e, da lì, la consacrazione nel circuito più importante del mondo.
Sono passati tanti anni. E ho avuto il piacere di rincontrare Alessio a Foggia, ospite di una serata dedicata agli sport da combattimento. La sua fama era ormai cresciuta enormemente, non solo nello sport ma anche in televisione. Gli ricordai quegli anni, quella palestra, quelle serate, quei match.
E lui, come sempre, con quel sorriso che non gli è mai mancato, mi rispose semplicemente:
“AMMAZZA COME MENAVA!”
E in quella frase, forse, c’era tutto.
C’era il ragazzo che conoscevo in palestra. C’era il guerriero che vedevo fare i guanti. C’era Alessio prima del “Legionario”.
Ogni tanto, quando mi capita di parlare di quegli anni con il maestro Aurelio Pili, finiamo sempre per ricordare qualche aneddoto e ridere. Perché il tempo passa, le carriere cambiano, i palazzetti diventano ricordi… ma certe immagini rimangono lì.
E forse è proprio questo il bello dello sport.
Non sono soltanto i titoli, le vittorie o le sconfitte a restare.
Restano le persone. Restano le palestre. Restano i profumi degli spogliatoi, il rumore dei guantoni, le voci prima di un match.
E restano quei ragazzi che un giorno hai visto allenarsi senza sapere che, davanti ai tuoi occhi, stava iniziando una storia destinata a diventare leggenda.

11/08/2026

Un grande, grandissimo in bocca al lupo ai giovani Leoni e alle giovani Leonesse che dall’11 al 22 agosto, a Loznica, vestiranno la maglia azzurra e saliranno sul ring degli Europei U19. 🇮🇹 Dietro ogni match ci sono mattine difficili, allenamenti quando gli altri si divertono, sacrifici che nessuno vede, rinunce che solo chi vive davvero questo sport può comprendere. Perché il futuro del nostro movimento passa da loro: dalla loro passione, dalla costanza, dalla fame, dal coraggio di inseguire un sogno quando sarebbe molto più semplice seguire la massa. Sono giovani, ma hanno già scelto una strada fatta di sudore, disciplina e sacrificio. E proprio per questo meritano il nostro rispetto e il nostro applauso, qualunque sia il risultato. Onore a questi ragazzi e a queste ragazze… differenti dalla massa, perché hanno scelto di diventare qualcosa di più. 🇮🇹🥊 Forza giovani Leoni e Leonesse. Forza PUGILATO ITALIANO! 🇮🇹 , , ,

10/08/2026

DUE ITALIANI. UNA CINTURA. UNA SOLA NOTTE PER SCRIVERE UN ALTRO CAPITOLO DI STORIA. Ci sono combattimenti che valgono un titolo. E poi ci sono quelli che valgono molto di più. Claudio “Red Bull” Squeo contro Jonathan “Mamba” Kogasso. L’EBU ha designato Squeo, 19 vittorie e una sola sconfitta, sfidante ufficiale di Kogasso, imbattuto con 19 successi, per il Silver EBU dei massimi leggeri. E questa volta il titolo europeo non dovrà attraversare frontiere. Resterà in Italia. Da una parte c’è Kogasso, nato in Congo e diventato italiano, arrivato al titolo dopo una scalata costruita tra sacrificio, lavoro e pugilato. A maggio, a Milano, ha conquistato il Silver EBU battendo ai punti l’ucraino Ramazan Muslimov. Prima ancora aveva conquistato il titolo italiano, superando Roberto Lizzi e difendendolo poi con un devastante KO alla prima ripresa contro Morike Oulare. Dall’altra c’è Squeo. Uno che sa cosa significa andare dall’altra parte del mondo per inseguire un sogno. Nel giugno 2025 è volato in Australia per affrontare Jai Opetaia per il mondiale IBF. Una notte durissima, conclusa alla quinta ripresa. Una sconfitta che avrebbe potuto spezzare una carriera. Squeo, invece, è tornato. Perché nel pugilato non conta soltanto quante volte cadi. Conta quante volte trovi la forza di rialzarti. Adesso il destino li mette uno davanti all’altro. Due italiani. Due storie. Due guerrieri. Una cintura. E forse è proprio questo il bello della boxe: per arrivare alla vetta, a volte non devi attraversare il mondo. Devi avere il coraggio di affrontare chi, come te, quella vetta la vuole conquistare. Kogasso difende. Squeo insegue. Uno vuole conservare ciò che ha conquistato. L’altro vuole prendersi ciò che sente di meritare. CHI AVRA’ LA MEGLIO? Kogasso o Squeo? , , ,

10/08/2026

C’è un chiacchiericcio nei social che da qualche giorno gira nel mondo della boxe: Clemente Russo potrebbe tornare sul ring. Lo leggo, e provo a separare i fatti dalle suggestioni. Partiamo da una cosa: oggi, regolamento alla mano, Russo non potrebbe essere tesserato dalla Federazione Pugilistica Italiana né come professionista né come dilettante. Ma c’è un’altra cosa che va detta. Clemente Russo è stato un pugile capace di dividere. Il suo modo di boxare ha fatto discutere, ha creato schieramenti, ha acceso critiche e consensi. Ma la storia non si cancella con un’opinione. Titoli italiani. Mondiale. Medaglie olimpiche. Anni di sacrifici, di palestre, di sudore, di sconfitte e vittorie. Una carriera che appartiene ormai alla storia della boxe italiana. Per questo, se il ritorno fosse quello di una semplice esibizione, io sarei favorevole. Anzi, vi dirò di più: perché non trasformare queste occasioni in qualcosa di più grande? A Roma abbiamo visto cosa può succedere quando una vecchia gloria torna a mettere i guantoni. Il pubblico risponde. I media si accendono. La gente torna a parlare di boxe. Perché quei campioni non sono soltanto atleti. Sono pezzi della nostra memoria. In America lo hanno capito da tempo: vedere vecchie glorie tornare sul ring significa riaprire una porta sul passato. E quando quella porta si apre, dentro non trovi soltanto un pugile. Trovi emozioni, ricordi, notti insonni, vittorie festeggiate e sconfitte che ancora fanno male.Perché un pugile può smettere di combattere. Ma smettere di essere pugile è un’altra cosa. E forse è proprio questo il punto. Russo oggi fa parte dello staff della Nazionale. Ma chi ha vissuto il ring sa che certi sogni non hanno una data di scadenza. Magari qualcuno storcerà il naso. Io, invece, lo dico senza problemi: se Clemente Russo salisse ancora una volta su quel ring, anche solo per un’esibizione, sarei lì a guardarlo. Perché vorrei rivedere quel ragazzo diventato campione. Vorrei rivedere un pezzo della nostra storia. E adesso ve lo chiedo a voi. Se Russo tornasse davvero sul ring per una notte, sareste tra quelli che direbbero “basta, il passato è passato” oppure tra quelli che vorrebbero rivederlo combattere ancora una volta?

09/08/2026

A volte una carriera arriva davanti a una porta. E non è una porta qualsiasi: dietro c’è il mondo. Dopo Etinosa Oliha, l’Italia della boxe torna a guardare verso una possibile notte mondiale. Il protagonista è Angelo Morejon, “El Terrible”, numero 5 del ranking WBC nella categoria Bridgerweight. Davanti a lui, W***y Kyakonye, ugandese di nascita e naturalizzato olandese, uomo costruito sul ring passo dopo passo: 14 vittorie, 13 per KO, diversi titoli WBF conquistati e oggi numero 9 della classifica WBC. Numeri che fanno rumore. Numeri che raccontano potenza. Ma il pugilato, quello vero, comincia proprio quando i numeri smettono di bastare. Perché Kyakonye non ha ancora affrontato un pugile del livello di Morejon. E il 12 ottobre 2026 potrebbe essere il momento in cui quella distanza tra ciò che si legge sulla carta e ciò che accade sul ring verrà cancellata in pochi minuti. In palio c’è molto più di una vittoria. Chi uscirà con la mano alzata avrà davanti la strada verso il titolo mondiale e la possibilità di sfidare il belga Ryad Merhy, attuale padrone della categoria Bridgerweight. È una di quelle occasioni che non arrivano per caso. Ho avuto il piacere di parlare con il Maestro Orlando, che mi ha confermato che Angelo è già al lavoro, concentrato e impaziente di misurarsi con il suo prossimo avversario. Ma dietro ogni pugile che sale sul ring c’è una squadra che combatte la propria battaglia lontano dai riflettori. Per questo ho raggiunto Leonardo Bizzo di IRP Promotion, la società che ha scelto di investire concretamente sul percorso di Morejon. E dalle sue parole emerge un retroscena che merita di essere raccontato. Dopo la conquista del titolo WBC Mediterranean contro il francese Essomba, IRP ha cercato diversi pugili presenti nelle classifiche per poter disputare un titolo International, mettendo sul tavolo anche borse importanti. Nessuno ha raccolto la sfida. Nessuno. A quel punto la società ha portato la questione direttamente alla WBC. E la risposta è arrivata. Kyakonye. Una sfida vera. Una strada finalmente aperta. E soprattutto una prospettiva precisa: in caso di vittoria, nel 2027 Angelo potrebbe avere l’opportunità di giocarsi il mondiale contro il campione. Adesso tutto passa dal ring. Non dalle parole. Non dai pronostici. Non dalle classifiche. Dal coraggio, dalla preparazione, dalla fame e da quei minuti in cui due uomini rimangono soli davanti alla verità. Morejon ha davanti la notte che può trasformare una promessa in un candidato mondiale. Orlando è al suo angolo. IRP ha scelto di crederci e di costruire questa scalata. E l’Italia della boxe, ancora una volta, può soltanto aspettare il gong. Perché forse le grandi storie iniziano proprio così: con un ragazzo davanti a una porta, il mondo dall’altra parte e una possibilità per aprirla. Forza Angelo. Adesso tocca a te. , , , ,

08/08/2026

Ci hai regalato un sogno mondiale da protagonista. Ci hai regalato una notte che resterà dentro di noi.
Sei entrato di prepotenza, tra i grandi del nostro movimento. E questa notte, nel mondo, si è parlato di te. Di noi. Di un grande pugile. Di un guerriero costruito con umiltà, silenzio, sacrificio e rispetto.
Hai scalato ogni gradino senza mai perdere te stesso, fino a raggiungere la vetta più alta del mondo.
E lassù, dove arrivano soltanto i grandi, c’era il tricolore ad avvolgere uno dei suoi figli prediletti.
Grazie, Eti.
Perché questa notte ci hai regalato qualcosa che va oltre il risultato. 🇮🇹
Per chi c’era per chi c’è e per chi forse ci sarà FORZA ETINOSA OLIHA🇮🇹ORGOGLIO ITALIANO
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08/08/2026

In attesa del Mondiale mi ha colpito questo dettaglio…
A tutti quelli che hanno parlato, scritto stronzate, fatto battute sarcastiche e vomitato parole senza conoscere né la persona né la storia che c’è dietro: guardate in basso a destra.
C’è il nostro Tricolore. 🇮🇹
C’è la nostra bandiera.
C’è il nostro orgoglio.
E forse è proprio questo che dovrebbe far riflettere: mentre qualcuno cercava di dividere, di offendere, di sporcare una storia con il razzismo e la stupidità, qualcuno sta semplicemente cercando di portare l’Italia sul tetto del mondo.
Non servono altre parole.
Questa è la risposta a tutti voi.
Forza Eti.
Siamo con te. 🇮🇹🥊

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