07/06/2025
Rugby Junior Elite News
Notizie, risultati e curiosità dei campionati giovanili Under 18 , Under 16 e Under 14. Diamo voce ai nostri ragazzi impegnati nel più bel gioco del mondo!
Notizie e curiosità dei campionati giovanili Under 18 , Under 16 e Under 14. Potete mandare i vostri contributi, foto, video, commenti a questo indirizzo email:
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07/06/2025
25/05/2025
Valsugana
06/05/2025
Il Rugby Anzio Club si unisce al cordoglio della per la scomparsa di Roberto Barillari.
Figura storica del rugby romano, Roberto ha rappresentato per anni un punto di riferimento umano e sportivo per intere generazioni. Alla sua famiglia, agli amici e a tutta la grande famiglia della Nuova Rugby Roma ASD vanno le nostre più sentite condoglianze.
Ciao Roberto, che la terra ti sia lieve.
06/05/2025
Il Presidente, i Consiglieri, la Segreteria e tutto lo staff del Comitato Regionale Lazio si stringono alla Nuova Rugby Roma per la prematura scomparsa di Roberto Barilari, Presidente e figura storica del club e del movimento rugbistico romano.
Le più sentite condoglianze vanno al club, agli amici e alla famiglia.
05/05/2025
Roberto Barilari presidente della Nuova Rugby Roma
I rugbisti non muoiono, passano la palla.
Una frase che è molto di più di un modo di dire tra giocatori.
E’ il nostro modo per dire al Mondo che la Vita continua.
Sempre.
Perché quella palla non cadrà (quasi) mai, perché a prendere quel passaggio ci sarà (sempre) un nostro Compagno che sta correndo con noi,
per sostenerci, per aiutarci, per avanzare insieme
È una poesia. Capace di andare oltre le singole convinzioni religiose,
la Vita continua,
e noi ne abbiamo fatto parte,
ogni volta che abbiamo portato avanti quella palla.
Ogni volta che siamo corsi in sostegno.
Tutti noi entriamo in campo per giocare, per guadagnare il rispetto dei compagni, degli avversari. Per uscire fieri, soddisfatti. Sapendo di aver lasciato qualcosa al gioco.
Nel gioco, come nella Vita.
E anche quando cadiamo, quando ci placcano, il gioco continua.
E anche allora, placcati, a terra, non saremo mai stati lasciati soli.
Mai
23/04/2025
Il rugby delle bambine inizia a quattro anni “È questa l’uguaglianza”
IL RACCONTO dal nostro inviato MAURIZIO CROSETTI
Dalla parte delle bambine, qui c’è anche una palla ovale. Perché nessuna di loro si senta mai più dire: «Corri come una femminuccia!». A Rovigo, le piccoline cominciano a giocare a rugby già a quattro anni, quando vanno alla scuola dell’infanzia, e lo fanno insieme ai maschi fino ai 12, quando finisce la stagione del “mini rugby” e si comincia a fare sul serio. Ma alzi la mano chi di noi, genitori o nonni non importa, immaginerebbe la propria bimba alle prese con un battagliero pacchetto di mischia, magari sotto un diluvio o in pieno inverno, ovviamente all’aperto, invece che a danza. Forse nessuno. Invece a Rovigo è normale, questa è la terra del rugby, è la Gran Bretagna nella pianura padana. Il fango non è roba da uomini o donne, è per tutti.
«Il rugby è inclusione, sostegno, collaborazione reciproca. Accresce l’autostima, sviluppa l’attenzione, insegna il rispetto delle regole ed è per la parità di genere, ma nei fatti, non solo a parole». Roberta Ponzetto insegna educazione fisica alla scuola secondaria “Bonifacio” di Rovigo: è lei ad avere avviato il progetto del rugby per le più piccole. «Nelle nostre città non si sentono più i bambini giocare insieme, non esistono più i cortili. Il rugby è fatto di energia da incanalare, perché diventi disciplina e regola. Si passa la palla all’indietro, con i compagni che ti proteggono: se penso di cavarmela da solo, mi farò male. Come insegnante, vedo arrivare alle medie ragazzini e ragazzine a cui mancano i fondamentali del movimento: a undici anni, il divano è già entrato nelle loro vite. È chiaro che da piccoli si fa attività propedeutica, le capriole, i passaggi con la palla di gomma, ma senza alcuna discriminazione di genere. Le bambine sono di solito più sveglie e motivate, più serie. Capiscono al volo».
Domenica 13 aprile: è un giorno di luce e non fa più freddo, la primavera è arrivata. Millecinquecento bambini, maschi e femmine insieme, giocano a rugby al Torneo Primavera di Rovigo: età, dai 6 ai 12 anni. E nella finale dell’Under 12, la meta decisiva la segna una ragazzina. Qualche settimana prima, il 26 gennaio, duecento bambine e ragazze si sono ritrovate allo stadio Battaglini e al campo Marvelli per una kermesse solo al femminile, nella città (e forse non è un caso) dove nel 1751 una donna di nome Cristina Roccati diventò la terza laureata in fisica e filosofia naturale al mondo, nonché la prima “fuori sede” della storia: lei era di Rovigo e si laureò a Bologna. Le bimbe con lapalla ovale sono tutte sue nipoti.
«Le nostre bambine non si sentono bloccate, ma libere. E i papà e le mamme stanno cominciando a capire che questo non è uno sport violento né pericoloso». Moreno Gnavi è il responsabile del progetto rugby femminile della società Monti Rugby Rovigo Junior, e parla di giocatori e giocatrici, non di maschi o femmine: «Per noi è naturale pensarla così. Le femmine non si sentono inferiori o fragili, anzi, sono spesso più abili e veloci dei maschi, hanno più destrezza e determinazione. Sentono il bisogno del contatto fisico, non bisogna demonizzare gli sport da combattimento, quel che conta è come si fanno. Si dovrebbe finalmente comprendere che non esistono sport da maschi o da femmine, ma solo maschi e femmineche fanno sport. Sarebbe una rivoluzione culturale. E non è vero che i rugbisti si fanno male: qualche botta, qualche dito ammaccato, poca roba. Ci si allena tre volte alla settimana, sempre all’aperto e anche se piove. Le pappamolle non sono previste, a prescindere dal sesso: un po’ di sano e divertente sacrificio prepara alla vita».
La sera di Halloween, le bambine del rugby bussano alle porte e in cambio del dolcetto non evitano solo di fare lo scherzetto, ma distribuiscono opuscoli che raccontano la bellezza del loro sport. Un proselitismo che fa presa su altre ragazzine, infatti le iscrizioni sono in costante aumento. «Le bimbe possono ve**re da noi a provare per quattro volte, gratis, per capire se il rugby fa per loro. Non c’è nessuna attrezzatura da acquistare, bastano un paio di scarpette da ginnastica. E non esiste un’età giusta per cominciare». E se fosse davvero un piccolo, grande esperimento sulla parità di genere? Il rugby che non discrimina in partenza nessun corpo. «Questo è un seme che darà grandi frutti », sostiene Enrica Quaglio, ex nazionale e oggi sostenitrice delle bimbe giocatrici: «Alle femmine ripeto le parole di Julio Velasco: siate autonome e autorevoli, dentro e fuori dal campo».
È anche una fondamentale battaglia contro l’abbandono precoce dell’attività fisica, che in Italia riguarda ormai quasi l’86 per cento delle ragazze tra gli undici e i quindici anni. Forse in provincia, più che nelle grandi città, si riesce a far rete e attutire i colpi, in luoghi che si chiamano Rovigo, Fassinelle Polesine, Badia Polesine, Este, Villadose, Rosolina. «Io accompagno le mie figlie a rugby, Vidamaria di 12 anni e Analuna di 9, anche mio marito è un ex giocatore, a Rovigo questo sport si respira con l’aria», racconta Tania Piccolo, ex pallavolista di buon livello. «No, non esistono sport da femmine. Il rugby dà a tutti una possibilità, in una stagione della vita in cui essere vittime di bullismo è un attimo. Le bambine corrono il rischio di sentirsi in un corpo sbagliato, e i pericoli sono tanti: una sbagliata percezione di sé stessi provoca, come minimo, malessere. Giocando a rugby si capisce che muoversi insieme è essenziale, si impara dove spostarsi per aiutare ed essere aiutati. Una grande lezione di uguaglianza, davvero».
©RIPRODUZIONERISERVATAA Rovigo cominciano a giocare alla materna e lo fanno insieme con i ragazzi fino ai 12: “Non esistono sport per maschi”
04/08/2024
Il rugby a 7 è come l’asado senza carne
Il Foglio Quotidiano3 Aug 2024 Marco Pastonesi
Il rugby a 7, maschile e femminile, è stato un successo ai Giochi parigini (foto Getty Images)
Un po’ come il calcetto rispetto al calcio, un po’ come il tiebreak rispetto al meglio dei cinque set, un po’ come il beach volley rispetto alla pallavolo. Il rugby a sette è la versione “light”, “smart”, “turbo” nonché olimpica del rugby tradizionale, quello a 15. E ai Giochi di Parigi, complice anche la vittoria finale della Francia su Figi, ha spopolato.
Diciamolo subito: non è una novità. Era il 1883 – questa la genesi più credibile – quando un club scozzese, al verde, decise di organizzare un torneo a inviti per fare cassa. Si narra che l’idea brillò a un giocatore, calciatore pentito, rugbista convinto, macellaio di professione: Ned Haig, per rendere più veloce la competizione, suggerì di accorciare i tempi di gioco, non due frazioni da 40 minuti ma due da 15, e soprattutto di dimezzare i componenti delle squadre, da 15 a sette. Morale: un trionfo.
Troppo conservatore, il mondo del rugby, per convertirsi allo spettacolo del Seven (così, in gergo ovale). Troppo religioso, anche. Tanto che, alla nascita del rugby a 13, si parlò di diaspora, tradimento, eresia. O di qua o di là. Di qua i puri, i dilettanti, i fedeli del rugby a 15; di là i mercenari, i professionisti, i dissidenti del rugby a 13. E quelli del Seven relegati ai tornei di fine stagione, metà feste e metà sagre, per divertimento e per beneficenza. In tempi moderni, due grandi appuntamenti: l’heineken ad Amsterdam e l’algida a Roma.
Il rugby a sette prevede tre uomini dentro e quattro fuori: tre per le mischie e le touche, tutti e sette per il resto, cioè corsa a perdifiato.
La filosofia è impadronirsi del pallone, mantenerne il possesso e, al primo spiffero, creare un buco e tagliare, infilare, trapassare la difesa avversaria. Quindi grande gioco di mani e grandissimo gioco di gambe. Quindi niente sportellate e sfondamenti ma dribbling e slalom, cambi di passo e direzione, finte e controfinte. Intanto i due tempi sono stati ridotti a sette minuti. Anche perché la squadra che procede dopo i gironi eliminatori e gli incontri a eliminazione diretta, rischia di giocare dalla mattina alla sera.
Il rugby è olimpico da quasi sempre. La prima volta nel 1900, a Parigi, la seconda edizione dei cinque cerchi, complice Pierre de Coubertin. Il barone si era innamorato della palla ovale durante un viaggio in Inghilterra: era il 1883, lui aveva 20 anni e, diventato arbitro, nel 1892 diresse la finale del campionato francese. Per il debutto olimpico, al Velodromo di Vincennes, tre squadre: la nazionale francese, i tedeschi dello SC Frankfurt e gli inglesi dei Mosley Wanderers (che, neppure in 15, ottennero giocatori da altri club). Oro alla Francia, argento per gli altri. La seconda volta, a Saint Louis nel 1908, due sole squadre, e l’australia travolse l’inghilterra. La terza volta nel 1920, la quarta nel 1924, quindi il buio oltre i pali, prima per l’indifferenza del mondo del rugby, poi per il rifiuto del Comitato olimpico. Finché nel 2016 fu accolta la versione ridotta, quella a sette, allargata anche alle donne. Le gerarchie dei valori – a 15 o a sette – non sono identiche, ma quasi: Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica comunque, Francia meglio delle britanniche, super Figi, bene Kenya. In Italia il Seven non ha vocazione né ispirazione, si fa perché si deve, nei club è ancora inteso come preludio a feste fondate su salamelle e birra. “Il rugby a sette – è l’opinione di Elvis Lucchese, autore di “Pionieri–le origini del rugby in Italia 1910-1945” - è ritenuto da alcuni televisivo e spettacolare. Ma è rugby un rugby senza mischie? Quanto un asado senza carne e il rock senza chitarre. A me piace il rugby con le mischie e considero tutte le altre versioni ‘rugby’ solo in quanto funzionali alla sua promozione”.
Vietato dirlo ai francesi. Antoine Dupont, mediano di mischia, regista e trascinatore dei Bleus, per un anno ha trascurato la Francia a 15 per dedicarsi a quella a sette, obiettivo Olimpiadi. Ne è valsa la pena. In finale, entrato nel secondo tempo, ha regalato un assist e due mete contro i figiani e fatto impazzire Stade de France e telespettatori. Parentesi chiusa. Adesso tornerà alla versione tradizionale. Se ne riparlerà fra tre o quattro anni: Los Angeles.
Article Name:Il rugby a 7 è come l’asado senza carne
Publication:Il Foglio Quotidiano
Author:Marco Pastonesi
Rispetto degli altri, inclusione, sono valori che ci uniscono!
https://fb.watch/t2Dn7MG_eU/
12/11/2023
Livio, detto «Livione», giocatore della Rugby Lions Viterbo, è rimasto vittima di un incidente d'auto assieme ad un amico, ventenne anche lui.
[dal Corriere della Sera] "Dario sognava di sfondare nel mondo dei trapper, Livio, detto «Livione», giocatore della Rugby Lions Viterbo, avrebbe voluto invece un giorno indossare la maglia della Nazionale di palla ovale. Giovani sorridenti che nella notte di sabato hanno trovato la morte in un altro incidente stradale alle porte di Roma: la loro auto, una Fiat Punto, guidata da Livio Fiorucci, 21 anni, si è schiantata contro una quercia che costeggia via Braccianese, all’incrocio con via degli Scopetoni, alle porte di Manziana"
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