04/05/2024
ll 30 aprile alle 6.30 del mattino, con uno spiegamento di forze dell’ordine forse degno di migliore causa, il Dipartimento Sport di Roma Capitale ha chiuso il nostro impianto. 104 persone hanno perso il loro stipendio e non sappiamo quando potranno tornare a lavorare. Allo stesso tempo migliaia di utenti si sono visti privare della loro comunità di riferimento, gli studenti del Lucrezio Caro e i ragazzi diversamente abili dell’istituto Vaccari della struttura che da anni usavano gratuitamente.
Si tratta dell’unico impianto comunale tra le decine di revocati, scaduti o irregolari, che è stato chiuso senza garantire continuità di esercizio fino al subentro del nuovo concessionario. Una unicità difficile da comprendere dato che si tratta anche dell’impianto che a partire dal 2017 ha formalizzato varie e concrete proposte per regolarizzare interamente la propria posizione, all’ultima delle quali - per il pagamento di 4.2 mln datata 18 ottobre - il Comune ha scelto di non rispondere.
Una vicenda molto complessa, ma che poteva essere risolta quando, nel 2019, il Tribunale Civile ha stabilito che al momento della revoca del 2013 per il mancato pagamento di 500 mila euro al Credito Sportivo il concessionario aveva un credito di 920 mila euro per danni subiti per i ritardi causati dal Comune di Roma. Tra gli infiniti contenziosi, i silenzi della burocrazia, e un’incertezza totale, una sola certezza: abbiamo continuato ad investire. Nel complesso 7 milioni di euro privati per continuare a rendere l’impianto sempre migliore, trasformando negli anni una struttura prima fatiscente e abbandonata in un’eccellenza assoluta tra gli impianti sportivi comunali. E stupisce che nessuna importanza sembra avere avuto per l’Assessore il fatto che il Tribunale di Roma abbia stabilito che, all’esito delle compensazioni dovute, Olimpica non ha alcun debito nei confronti di Roma Capitale.
Ha invece voluto rivendicare quest’assurda decisione come il ripristino della legalità. Si profila invece come l’ennesimo disastro prodotto dalla totale assenza di dialogo tra amministrazione pubblica e imprenditore privato. A farne le spese i cittadini romani, ancora una volta.
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