Dojo Kiushinriu

Dojo Kiushinriu

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Il Dojo KiuShinRiu e’ una Scuola di Karate Shotokan di Roma diretta dal Maestro Valter Faraglia

21/08/2025

Nuovo anno sportivo 2025-2026

31/07/2025

Il Dojo Kiushinriu porge le più sentite condoglianze alla famiglia del Maestro Giuseppe Perlati, figura storica del Karate italiano.

09/01/2025

MOKUSO

La pratica marziale richiede una concentrazione eccezionale. Serve per essere consapevoli pienamente, per non cedere alle distrazioni, per avere una percezione costante e profonda dello spazio e del tempo nel quale si agisce. È anche indispensabile per avvertire le tensioni del corpo, per sentire il respiro, per guidare l'attacco e la difesa.

Entrare nel giusto stato mentale non è semplice; questo è il motivo per cui si ricorre tradizionalmente ad esercizi che acuiscono la capacità di focalizzazione della mente.
Uno dei più importanti fra questi, mutuato dallo Zen, è anche il più praticato nelle arti marziali giapponesi. Parliamo, ovviamente, del "Mokuso", che possiamo tradurre come "silenzio della mente (da moku = silenzio, so = pensare).

La pratica del Mokuso in apparenza è semplice, nella sostanza è estremamente ardua. Occorre spegnere la mente superficiale e arrestare il pensiero, spostando l’attenzione sulle percezioni fisiche: quella del respiro, quella della propria presenza fisica. Si sorveglia quindi attentamente la correttezza della postura, nella posizione di ‘seiza’.
In questo modo lo spazio della mente si svuota e nel contempo si amplia e ‘si espande’; si abbanonano i pensieri ricorrenti e ripetitivi, gli stati d’animo e i timori che ci condizionano.
Dopo una pratica devota e costante, il praticante riesce a raggiungere uno stato di profonda serenità, un senso di distacco e di calma interiore che permette di esercitare al meglio il proprio "vissuto marziale".

09/01/2025

Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia del M° Garone Domenico. Dojo KiuShinRiu Roma.

09/01/2025

"𝑰𝑳 𝑲𝑨𝑹𝑨𝑻𝑬 𝑬' 𝑪𝑶𝑴𝑬 𝑼𝑵 𝑪𝑨𝑽𝑨𝑳𝑳𝑶..."

𝑰𝑵𝑻𝑬𝑹𝑽𝑰𝑺𝑻𝑨 𝑨𝑳 𝑴𝑨𝑬𝑺𝑻𝑹𝑶 𝑺𝑯𝑰𝑹𝑨𝑰: 𝑬𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒔𝒖 𝑲𝒊𝒎𝒆 𝒆𝒅 𝑬𝒕𝒊𝒄𝒂 (𝒕𝒓𝒂𝒔𝒄𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒓𝒕𝒊𝒏𝒐 𝑮𝒊𝒐𝒓𝒈𝒊)

𝐸𝑐𝑐𝑜 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑟𝑖𝑙𝑖𝑒𝑣𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑎𝑙 𝑀𝑎𝑒𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑆ℎ𝑖𝑟𝑎𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑌𝑜𝑖 ℎ𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑒𝑟𝑖; 𝑖𝑙 𝑀𝑎𝑒𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐾𝑖𝑚𝑒, 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑏𝑎𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝑉𝑜𝑙𝑒𝑣𝑜 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑓𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑢 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎, 𝑒 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜, 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑜𝑝𝑖𝑛𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑑𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑡𝑖𝑝𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑔𝑖𝑎𝑝𝑝𝑜𝑛𝑒𝑠𝑒. 𝐵𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎.

"Kime è il momento d'impatto con il massimo della potenza che penetra nel punto da distruggere. Il controllo blocca sulla superficie, ma il Kime vero, deve penetrare oltre al punto in cui colpisce.
Quel momento, il Kime deve avere tutta la concentrazione di mente, ed energia, di interiore, ed esteriore...
dal punto di vista esteriore, il Kime nasce dal fatto che appoggiamo il peso a terra; dalla forza della terra, la pressione ritorna e dirige la forza sull'obiettivo, e in quel momento, permette che l'impatto vada dentro il bersaglio; il tutto concentrato in un attimo che può durare certe volte 1/20 di secondo. In un ventesimo di secondo, c'è lo spostamento del peso, la contrazione muscolare che blocca le articolazioni - allora, il Kime va dentro.
Se uno possiede questa potenza, è stupido che la usi contro qualcuno.
Tutte le arti marziali, se fanno male a qualcuno, non sono giuste: bisogna salvare le persone, secondo l'insegnamento del Budo. [24.01]
Tutte le tecniche, non si praticano per picchiare qualcuno. Si cerca, sì, il massimo di Shin Gi Tai, miglior scelta di tempo, massima potenza di impatto, sia parata che contrattacco, ma tutto questo si pratica per... non colpire nessuno.
Se io pratico Chudan Tsuki, lo faccio per il mio miglioramento, per dare il massimo in qualsiasi momento, in qualsiasi tecnica, e questo serve per me. In qualsiasi momento del giorno, io posso scattare o muovermi dando il massimo. Io ho sempre cercato di fare questo, però, non lo uso: può darsi che se succede un incidente, sia più facile per me avere una reazione per difendermi; [14.31]
Ed io penso che il carattere Kara (空) di Kara-te, abbia significato questo: Un praticante deve essere capace, deve essere chiaro, deve sapere tutto benissimo - per non usare niente. Credo che questo sia l'insegnamento di Buddha. [23-.05]
Se dovessi paragonare il Karate ad un animale, sarebbe bello definirlo un leone, o un leopardo, ma sono troppo aggressivi e pericolosi. Forse, vedrei più il Karate come un cavallo: è intelligente, è veloce... ma non è aggressivo" [28.28]

𝑛𝑜𝑡𝑎: 𝑖 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑖 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑖 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑣𝑖𝑑𝑒𝑜 𝑑𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖, 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑖𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑙𝑖 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑙𝑖𝑛𝑘 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑎 𝑌𝑜𝑖.

20/08/2024

Fra pochissimo si ricomincia !!

27/06/2024

Tanti auguri da tutto il dojo KiuShiunriu

22/12/2023
06/12/2023

"Dobbiamo distinguere la formalità dalla realtà. La tecnica è una formalità, parte del movimento, ma il kata è realtà, il suo uso interiore e l'anima. Puoi eseguire il kata con tecnica perfetta, ma se la tua anima non è dentro, allora non ha valore, non è reale. Ricordo quando ho iniziato ad allenarmi nel dojo Shotokan, uno dei miei senior mi ha detto che quando Waka Sensei esegue un kata, chi guarda ha un senso di pericolo, sembrava un vero combattimento. Quando parliamo di kata, dobbiamo essere in grado di trasferire la nostra forza interiore e la nostra determinazione in ogni movimento, che sia attaccare o difendere. Se non senti nulla mentre eseguisci un kata, allora quel kata non è stato eseguito correttamente. Non è una questione di tecnica, alcuni studenti non hanno una tecnica raffinata, ma nei loro movimenti, si riconosce il pericolo e hanno molta più determinazione di altri praticanti che eseguono il kata con tecnica perfetta. Per questi secondi il kata continua ad essere solo un esercizio, una danza, con movimenti di karate. " - Maestro Taiji Kase

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Ubicazione

Indirizzo


Viale Del Caravaggio 113 L
Rome
00147

Orario di apertura

Lunedì 17:30 - 20:30
Mercoledì 19:00 - 20:30
Venerdì 17:30 - 20:30