Le Gymnase - Roma

Le Gymnase - Roma

Condividi

Nella Ginnastica Ritmica vanta atlete che si sono distinte nei Campionati Nazionali ed Internazionali delle varie categorie. Ad Maiora

A.S.D.

L'Associazione Sportiva Dilettantistica " Le Gymnase " svolge la sua attività presso la palestra della scuola Caproni, sita a Roma in Via Luigi Solidati Tiburzi, 16. Costituita nel 1983, ha sempre svolge corsi di Ginnastica Formativa e Generale;Ginnastica Ritmica;Karate per bambini dai 5 ai 13 anni; Karate per adulti; Ballo standard e Latino Americano;Taiji Quan stile Yang. Dal 2010 la nostra Asso

14/08/2026

NON ESISTE LA DlETA UGUALE PER TUTTI

(Di Patrizia Coffaro)

Non esiste la dieta perfetta e non esiste la dieta uguale per tutti no, cosi come NON dovrebbero esistere i protocolli uguali per tutti.

Il corpo umano non è una macchina standard, è un sistema dinamico, adattivo, regolato da ormoni, sistema nervoso, microbiota, stato infiammatorio, storia personale. Quando proponi un protocollo taglia unica, stai ignorando tutto questo e infatti succede quello che vedo ogni giorno leggendo i vostri commenti, una persona migliora, l’altra peggiora, una terza resta ferma e si sente anche in colpa perché non funziona.

Partiamo da un punto chiave, il metabolismo non è solo calorie in entrata e uscita; è regolazione, risposta ormonale, segnale. Prendiamo l’insulino-resistenza, ne abbiamo parlato stamani. Qui il problema non è semplicemente mangio troppo, ma il fatto che le cellule rispondono male all’insulina. Il pancreas produce più insulina per compensare, e questo nel tempo crea un ambiente che favorisce accumulo di grasso, fame continua, cali energetici. In questo contesto, una dieta con carboidrati mal distribuiti o continui picchi glicemici peggiora la situazione. Qui ha senso lavorare su pasti più strutturati, stabilità glicemica, combinazione dei macronutrienti. Ma questo non significa eliminare i carboidrati per tutti, né vivere in chetosi a vita.

Poi c’è il mondo intestinale, ad esempio la SIBO, qui la persona spesso ha gonfiore, dolore, fermentazione anche con alimenti considerati sani. In questo caso, una dieta ricca di fibre fermentabili o legumi può peggiorare i sintomi... ecco perché dare lo stesso schema ricco di verdure e fibre a tutti è un errore. Prima si riduce il carico fermentativo, si riequilibra, poi si reintroduce, non il contrario.

Un altro esempio classico è quella che molti chiamano stanchezza surrenale (che tecnicamente rientra in una disfunzione dell’asse HPA). Qui la persona è stanca, stressata, spesso con sonno alterato e glicemia instabile. Metterla a digiuno intermittente perché tutti dicono che fa bene può essere un disastro. Perché il digiuno è uno stress metabolico, e se il sistema è già in allerta, peggiora il quadro. In questi casi serve stabilità, ritmo, pasti regolari.

Arriviamo alla tiroide, nell’Ipotiroidismo o nella Tiroidite di Hashimoto il metabolismo è rallentato, la produzione energetica ridotta. Qui diete troppo restrittive o a bassissimo contenuto di carboidrati, nel lungo termine, possono peggiorare la conversione ormonale e la sintomatologia. Anche qui, quello che per qualcuno funziona, per un altro è controproducente.

E poi c’è il tema del digiuno intermittente. Funziona? Sì, in alcuni contesti, ma non è per tutti. Una persona con insulino-resistenza può trarne beneficio. Una persona con ipoglicemia no... una persona con forte stress, disturbi del comportamento alimentare, problemi tiroidei o asse HPA alterato… può peggiorare.

La verità è semplice, ma scomoda... non esiste il protocollo giusto, esiste il protocollo adatto alla persona in quel momento. Il corpo cambia, si adatta, attraversa fasi. Quello che oggi funziona, tra sei mesi potrebbe non essere più adatto e questo non significa che non ha funzionato, significa che il sistema è evoluto.

E allora qual è l’approccio corretto?

Non partire dalla dieta, partire dalla fisiologia della persona. Capire in che stato è, infiammatorio, metabolico, intestinale, ormonale e da lì costruire.

Perché la nutrizione non è ideologia, non è low carb, plant based, chetogenica, Paleo o digiuno... è adattamento intelligente a un organismo complesso... e quando inizi a ragionare così, smetti di inseguire la dieta perfetta e inizi finalmente a lavorare sul tuo equilibrio.

XO - Parrizia Coffaro

14/08/2026

QUANDO IL CORPO NON SI SENTE AL SICURO

(Di Patrizia Coffaro)

Molti di voi cambiano alimentazione, assumono integratori, provano protocolli, lavorano sul sonno, fanno analisi, cercano specialisti, eliminano cibi, tossine, abitudini scorrette. Eppure continuano a sentirsi stanche, infiammate, fragili, emotivamente instabili o bloccate in un corpo che sembra non rispondere.

In questi casi, forse la domanda da porsi non è soltanto “quale sintomo devo correggere?”, ma “che cosa sta impedendo al corpo di tornare in una condizione di regolazione?”.

Nelle malattie croniche, nella stanchezza persistente, nelle condizioni autoimmuni, nelle sensibilità multiple, nelle disfunzioni intestinali e nei quadri infiammatori complessi, il sistema nervoso non è un dettaglio secondario. È spesso uno dei grandi regolatori dimenticati anche da chi fa divulgazione. Quando il corpo vive per troppo tempo in uno stato di minaccia, anche se il pericolo esterno non è più presente, l’organismo può restare programmato su una modalità di difesa. Questo significa maggiore vigilanza, maggiore tensione, sonno più fragile, digestione meno efficiente, immunità più reattiva, minore capacità di riparazione e una soglia di tolleranza sempre più bassa.

Lo stress cronico non è semplicemente essere nervosi, il trauma non è solo un ricordo emotivo, un tradimento profondo, un lutto, anni di paura, relazioni distruttive, malattia vissuta in solitudine, infanzia difficile, mancanza di sicurezza, continue esperienze di non ascolto possono lasciare una traccia biologica reale. Il corpo registra, il cervello registra, anche il sistema immunitario registra e a un certo punto ciò che era nato come meccanismo di protezione può diventare un circuito che mantiene il corpo in sopravvivenza.

Questo non significa ridurre tutto alla psiche, sarebbe un errore grave e anche offensivo verso chi soffre. Le infezioni possono esserci, le tossine possono esserci, le disbiosi intestinali possono esserci, le carenze nutrizionali possono esserci, le alterazioni ormonali e immunitarie possono esserci. Ma se il sistema nervoso resta costantemente in allerta, anche gli interventi più corretti possono risultare difficili da tollerare. Alcune persone reagiscono agli integratori, ai farmaci, ai cambiamenti alimentari, ai protocolli di disintossicazione e perfino alle pratiche rilassanti, perché il loro organismo interpreta ogni cambiamento come un ulteriore carico.

La vera resilienza non è stringere i denti o sopportare tutto, non è dire... devo essere forte. La resilienza biologica è la capacità del corpo di oscillare: attivarsi quando serve e poi tornare alla calma, affrontare uno stress e poi recuperare, elaborare un’emozione e poi ritrovare stabilità. Quando questa flessibilità si perde, il corpo può restare bloccato in una risposta difensiva continua, ed è lì che spesso la guarigione rallenta.

Per questo, in un percorso serio, non basta chiedersi quale integratore manca... bisogna chiedersi se il corpo ha ancora le condizioni per ricevere, metabolizzare e integrare ciò che stiamo facendo. Un sistema in allarme non ha bisogno solo di stimoli; ha bisogno di segnali coerenti di sicurezza.

Le prime soluzioni non sono necessariamente complicate. Spesso sono proprio le basi, ma fatte con costanza e con intelligenza. Stabilizzare il ritmo sonno-veglia, ridurre il sovraccarico informativo, evitare protocolli aggressivi, mangiare in modo regolare, respirare lentamente prima dei pasti, camminare senza trasformare ogni gesto in prestazione, creare routine prevedibili, ridurre conflitti inutili, proteggere il proprio spazio emotivo, lavorare sul senso di sicurezza corporea. Sono interventi semplici solo in apparenza, perché parlano direttamente al sistema nervoso.

Anche il supporto emotivo conta... non sempre si guarisce da soli, soprattutto quando la malattia cronica ha portato isolamento, paura e perdita di fiducia. Il sostegno di persone competenti, gruppi sani, relazioni non giudicanti, percorsi terapeutici adeguati, pratiche somatiche, preghiera, meditazione, lavoro sul respiro, ascolto del corpo e rielaborazione dei vissuti possono diventare parte integrante del recupero. Non come alternativa al lavoro medico o funzionale, ma come terreno che rende il corpo più capace di rispondere.

C’è poi un aspetto delicato... molte persone malate croniche hanno perso fiducia nel proprio corpo. Lo percepiscono come un nemico, come qualcosa che tradisce, che reagisce, che crolla. Ma un corpo che reagisce non è necessariamente un corpo sbagliato, spesso è un corpo che ha cercato di proteggersi troppo a lungo. Il lavoro non è combatterlo ancora di più, ma insegnargli gradualmente che non deve restare sempre armato.

Questo vale anche per le malattie autoimmuni e per la sclerosi multipla, dove la qualità della vita non dipende solo dalla gestione del sintomo, ma anche dal supporto al cervello, al sistema nervoso, al metabolismo, all’intestino, al movimento, al sonno e all’equilibrio immunitario. La persona non è un insieme di organi separati, è un sistema integrato e quando un sistema è integrato, anche la cura deve diventare più intelligente, più ordinata, più rispettosa dei tempi biologici.

La domanda quindi non è: “il corpo può guarire sempre?”. Sarebbe una promessa superficiale. La domanda più onesta è... “possiamo creare condizioni migliori perché il corpo smetta di difendersi continuamente e recuperi più capacità di regolazione?”. Qui cambia tutto, perché non si lavora più solo contro il sintomo, ma a favore del terreno.

Guarire, o anche solo migliorare realmente, richiede spesso una sequenza, prima sicurezza, poi drenaggio, prima regolazione, poi stimolo, prima stabilità, poi interventi più profondi... se saltiamo questa logica, rischiamo di aggiungere carico a un sistema già saturo.

Per questo oggi parlare di salute mentale nelle malattie croniche non significa dire alle persone...devi pensare positivo. Significa riconoscere che il dolore, la paura, il trauma, la solitudine e l’incertezza modificano la fisiologia. Significa restituire dignità a ciò che molti pazienti sentono da anni, non stanno immaginando tutto, il loro corpo sta parlando una lingua complessa, e va ascoltato con più competenza medica.

La guarigione profonda non nasce dalla guerra continua contro il corpo, nasce quando iniziamo a creare le condizioni perché il corpo possa finalmente abbassare le difese, ricevere nutrimento, eliminare ciò che deve eliminare, riparare ciò che può riparare e ritrovare un senso interno di sicurezza.

Forse il primo passo non è aggiungere l’ennesima cosa, forse è togliere rumore di fondo, ridurre minaccia, restituire ritmo, ordine, presenza e fiducia. Perché un corpo che si sente al sicuro non diventa magicamente perfetto da un giornoball'altro, ma torna ad avere più spazio per guarire.

XO - Patrizia Coffaro

13/08/2026

Chiara Pellacani ha appena scritto una pagina leggendaria dello sport italiano agli Europei di Nuoto di Parigi 2026: è la prima tuffatrice di sempre a conquistare 5 medaglie d’oro in 5 gare disputate nella stessa edizione continentale.
Magnifica non solo nelle gare individuali ma anche nei tuffi sincronizzati. Tutta la bellezza di due corpi all’unisono in questo scatto con Elisa Pizzini.
I tuffi sono uno sport che ci incanta.
Prima c’è quell’istante di silenzio.
Immobile sul trampolino, lo sguardo che cerca un punto lontano, il respiro che rallenta. Poi lo slancio. Pochi secondi in cui si concentrano migliaia di ore di allenamento, la memoria dei muscoli, il coraggio di lasciare la pedana e affidarsi all’aria.
Non è solo una tecnica. È una attitudine.
Nata a Roma nel 2002, Chiara Pellacani non era destinata ai tuffi. Ci arriva per caso, a otto anni e scopre subito che quel misto di paura e libertà che si prova lanciandosi nel vuoto le appartiene.
A quindici anni conquista il primo titolo europeo
La sua crescita non è lineare. Alle Olimpiadi di Parigi 2024 resta due volte ai piedi del podio. Per lei diventa un passaggio. Lascia l’Italia e si trasferisce negli Stati Uniti. Per allenarsi e per studiare. Frequenta l’università, si laurea in psicologia, costruisce una quotidianità diversa da quella dell’atleta che vive esclusivamente in funzione della prossima gara. È una scelta ed è anche il segno di una generazione che non vuole rinunciare a nulla: né allo sport né alla formazione, né al presente né al futuro.

13/08/2026

Le dedicammo un post due anni fa.
Era già una splendida promessa.
12 agosto 2026, Europei di Parigi.
Semifinale dei 50 metri dorso. Sara Curtis entra in acqua e decide di spingere come fosse l’ultima gara della sua vita.
Il cronometro si ferma a 26”63.
A 19 anni diventa la nuova primatista mondiale dei 50 dorso.
Sara Curtis è nata a Savigliano nel 2006 da madre nigeriana (Helen, ex atleta) e padre piemontese, (Vincenzo, ex ciclista).
Si definisce “una tipa solitaria”. Che ama il silenzio delle bracciate in piscina.
Racconta che l’hanno buttata in acqua a due anni, e che a sei faceva agonismo: “è stato amore a prima vista”.
Il 2025 è stato l’anno della svolta.
Agli Assoluti di Riccione Sara, nei 100 stile libero nuota in 53”01, battendo il record italiano di Federica Pellegrini, che resisteva dal 2016. Il giorno dopo migliora anche il record italiano dei 50 stile libero.
Sara è ancora giovanissima. Ha già battuto record italiani, europei e ora anche un record mondiale.
Perché ne parliamo?
Labodif si occupa di Differenza in tutte le sue forme.
Dunque noi vogliamo sottolineare un aspetto: Sara Curtis è una campionessa ed è nera.
La differenza sembra piccola, ma è enorme.
Perché finora il nuoto italiano è stato solo bianco. E la sua presenza cambia l’immaginario dunque la realtà.
La rappresentazione conta.
Da oggi, quando una bambina italiana mulatta o nera entrerà in piscina, lo farà con passo più sicuro per lei. Perché c’è stata Sara che le ha aperto la strada.

13/08/2026

Vincere in due.
Nadia Battocletti, a destra, ha appena conquistato l’oro nei 5000 metri agli Europei di atletica di Birmingham. Micol Majori, a sinistra, ha vinto il bronzo.
Ma da questa foto pare quasi il contrario.
Per vincere non c’è bisogno di togliere luce ad un’altra.
Quanta narrazione omessa nel rapporto fra donne. Sempre rappresentate in guerra tra loro, in una eterno Eva contro Eva. E invece c’è altro. Molto altro.
E noi, con certosina pazienza, ricostruiamo questo “altro”. Togliendolo dalla sfondo.
Portandolo in primo piano.
Restituendo valore.

12/08/2026

L’IMMUNITÀ ALLENATA: QUANDO IL SISTEMA IMMUNITARIO IMPARA DAL PASSATO

(Di Patrizia Coffaro)

Per tanto tempo abbiamo immaginato il sistema immunitario come un esercito che si attiva solo quando arriva un nemico: un vlrus, un batterio, un agente esterno.

Ma la scienza sta mostrando un’immagine molto più complessa e molto affascinante.

Il nostro sistema immunitario non è semplicemente un interruttore acceso/spento, è un sistema dinamico, capace di adattarsi, modificarsi e ricordare alcune esperienze precedenti.

Questo concetto viene chiamato immunità allenata e rappresenta uno dei cambiamenti più interessanti nel modo in cui oggi alcuni ricercatori stanno studiando il rapporto tra infiammazione, metabolismo e salute a lungo termine.

Ma cosa significa realmente?

Significa che anche il sistema immunitario innato, quello che per molto tempo è stato considerato una risposta rapida e non dotata di memoria, può andare incontro a una sorta di riprogrammazione funzionale.

In pratica, alcune esposizioni del passato possono modificare il modo in cui alcune cellule immunitarie reagiscono agli stimoli futuri.

Non è una memoria uguale a quella dei linfociti dell’immunità adattativa, come quella che conosciamo dopo un’infezione o una vaccina-zione. È qualcosa di diverso: una sorta di allenamento del sistema di difesa primario.

Come un atleta che, dopo mesi di allenamento, non diventa semplicemente più forte, ma impara anche a rispondere meglio allo sforzo.

Non significa stimolare sempre l'immunità. Questo è un punto fondamentale. Quando si parla di immunità, spesso si cade in una semplificazione: “devo aumentare le difese”.

Ma un sistema immunitario sano non è un sistema sempre acceso al massimo.

Un sistema immunitario equilibrato deve sapere:

- Quando attivarsi;

- Quanto intensamente rispondere;

- Quando spegnere la risposta infiammatoria.

Il problema moderno non è sempre una carenza di difese. In molte condizioni croniche vediamo piuttosto una difficoltà nella regolazione, un sistema che rimane in uno stato di allerta prolungata.

Infiammazione di basso grado, alterazioni metaboliche, stress cronico, alterazioni del microbiota, mancanza di sonno e carenze nutrizionali possono contribuire a mantenere il corpo in una condizione di prontezza continua.

E un sistema che deve combattere continuamente consuma energia.

Una delle parti più interessanti della ricerca sull’immunità allenata riguarda il collegamento tra cellule immunitarie e metabolismo. Le cellule immunitarie non funzionano isolate.

Hanno bisogno di energia, utilizzano nutrienti, modificano il loro metabolismo interno e comunicano continuamente con altri tessuti.

Questo significa che il modo in cui mangiamo, dormiamo, gestiamo lo stress e viviamo influenza anche il modo in cui il nostro sistema immunitario lavora.

Non siamo fatti di compartimenti separati.Intestino, cervello, ormoni, metabolismo e immunità dialogano continuamente. Per questo oggi si parla sempre più spesso di resilienza biologica... la capacità del corpo di tornare verso l’equilibrio dopo uno stress.

Un altro elemento centrale è il microbiota intestinale. I miliardi di microrganismi che vivono nel nostro intestino non sono semplici ospiti. Producono metaboliti, comunicano con il sistema immunitario e contribuiscono alla regolazione delle risposte infiammatorie.

Un intestino alterato, con perdita di equilibrio della barriera intestinale o riduzione della biodiversità microbica, può influenzare il modo in cui il sistema immunitario interpreta gli stimoli. Anche qui, però, serve equilibrio.

Non si tratta di potenziare indiscriminatamente il sistema immunitario con qualsiasi sostanza. Si tratta di creare le condizioni perché il sistema possa funzionare in modo più armonico. Quindi, il terreno biologico è di primaria importanza. Quello che trattiamo con il reset del metodo sistemico.

Tra le sostanze studiate come possibili modulatori dell’immunità allenata ci sono alcuni beta-glucani. La ricerca ha osservato che alcune forme di beta-glucano possono interagire con cellule dell’immunità innata e influenzarne la risposta.

Questo non significa che basta assumere una pillola per aumentare le difese. La parola chiave è sempre modulazione. Un sistema immunitario efficace non è quello che reagisce sempre più forte, ma quello che reagisce nel modo giusto.

Forse il vero cambio di paradigma è proprio questo. Per molto tempo abbiamo pensato alla salute come una guerra... combattere vlrus, combattere batteri, combattere infiammazione.

Oggi sempre più ricerche suggeriscono che la salute dipenda anche dalla capacità del corpo di comunicare, adattarsi e ritrovare equilibrio. Non siamo macchine da aggiustare, siamo sistemi biologici complessi. Un corpo resiliente non è un corpo che non incontra mai difficoltà.

È un corpo che riesce a rispondere agli stress senza rimanere bloccato in una risposta alterata.

Forse il futuro della medicina integrata e della ricerca sull’infiammazione cronica non sarà solo:

“Come eliminiamo il sintomo?”

Ma anche:

“Perché il sistema non riesce più a tornare all’equilibrio?”

Perché alcune persone recuperano rapidamente dopo uno stress, mentre altre rimangono per anni in una condizione di stanchezza, infiammazione e alterata regolazione?

L’immunità allenata è un tassello di questa nuova visione... non una bacchetta magica e nemmeno una soluzione universale. Ma una chiave di lettura interessante che ci ricorda una cosa fondamentale, il nostro organismo non è statico.

È un sistema intelligente che registra esperienze, si adatta continuamente e cerca sempre una strada verso l’equilibrio. Perché la vera salute non è avere un sistema immunitario sempre acceso.

È avere un sistema immunitario che sa quando accendersi… e soprattutto quando spegnersi.

XO - Patrizia Coffaro

11/08/2026

Simone Forti, una delle figure più influenti della danza contemporanea, se ne è andata, qualche giorno fa, a 91 anni. E mentre la ricordiamo, ci interroghiamo su un meccanismo ricorrente della storia culturale: perché le donne che hanno trasformato il linguaggio dell’arte vengono spesso riconosciute quando non ci sono più?
Lei ha rivoluzionato il modo di intendere la coreografia, ha restituito al corpo la sua dimensione simbolica prima che estetica.
Forti ha costruito una pratica che rifiuta la gerarchia tra mente e corpo: il movimento non è l’esecuzione di un ordine imposto dall’intelletto, ma un modo di pensare. È ciò che Wayne McGregor ha definito, premiandola con il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Danza nel 2023, “pensare con il corpo”.
Per secoli il corpo delle donne è stato raccontato come luogo della natura, dell’istinto, mentre agli uomini veniva attribuito il monopolio della ragione. Simone Forti ha spezzato questa opposizione. Il corpo non è il contrario del pensiero: è pensiero.
Nata a Firenze nel 1935 in una famiglia ebrea, è costretta all’esilio dalle leggi razziali fasciste. L’esperienza dello sradicamento attraversa il suo percorso artistico: il movimento diventa una forma di sopravvivenza, un modo di abitare il mondo senza appartenergli davvero.
Oggi, mentre il suo nome entra nella storia, il rischio è quello che accompagna molte grandi donne: essere celebrate senza essere davvero comprese. La sua eredità chiede qualcosa di più radicale: cambiare il modo in cui raccontiamo la storia, riconoscendo che molte delle rivoluzioni sono nate ai margini dei canoni ufficiali, spesso grazie a donne che hanno dovuto inventare nuovi linguaggi perché quelli esistenti non lasciavano loro spazio.
Ricordarla significa continuare a farci questa domanda: cosa può fare una esistenza quando smette di obbedire alle aspettative degli altri?

11/08/2026

PREPARA IL TUO TERRENO BIOLOGICO

(Di Patrizia Coffaro)

Qualche giorno fa leggevo i vostri messaggi e i commenti di tantissime persone che hanno scelto di accedere al percorso del Metodo Reset Sistemico. In molti mi avete scritto la stessa identica frase:

“Patrizia, ho tutto pronto, la prima settimana di settembre parto con tutto il programma!”

Capisco benissimo la logica che c’è dietro questo pensiero. Settembre è da sempre il mese dei nuovi inizi, il momento in cui si rientra dalle vacanze, si riprendono i ritmi lavorativi e si cerca di rimettere ordine nella propria vita dopo gli stravolgenti orari estivi.

Ma oggi vorrei farvi una proposta diversa. Vorrei invitarvi a fare un piccolo cambio di prospettiva biologica.

Se avete tra le mani il percorso, non aspettate settembre per fare il primo passo. C’è una cosa specifica che potete, e dovreste, iniziare a fare già da oggi, anche mentre siete ancora in ferie, al mare o nel caos della quotidianità... ascoltare le frequenze binaurali di decompressione.

Vi spiego esattamente il motivo biologico per cui fare questo semplice gesto adesso cambierà radicalmente la risposta del vostro corpo a settembre.

Quando viviamo da mesi o da anni dentro uno stato di infiammazione cronica, di stanchezza che non passa con il sonno, di digestione difficile o di ansia strisciante, il nostro organismo non è semplicemente affaticato. Sta vivendo dentro un clima biologico di perenne allarme.

Il nostro sistema nervoso autonomo è diviso in due grandi branche che funzionano come l'acceleratore e il freno di un'automobile.

Da un lato c’è il Ortosimpatico (o Simpatico), che rappresenta l'acceleratore e la modalità di sopravvivenza. È quel sistema che si attiva quando il cervello percepisce un pericolo, una pressione, una scadenza, uno stress o un sovraccarico tossico.

Quando l'ortosimpatico domina la scena, la frequenza cardiaca sale, la respirazione si fa più corta, la produzione di cortisolo e adrenalina aumenta, la digestione si blocca, la barriera intestinale perde la sua tenuta e la riparazione dei tessuti viene letteralmente messa in pausa. Per il corpo, sopravvivere alla minaccia viene prima di qualsiasi opera di restauro interno.

Dall’altro lato c’è il Parasimpatico, rappresentato in gran parte dal Nervo Vago. È il vero freno biologico, la modalità di riposo, digestione, riparazione e disinfiammazione. Solo quando siamo in tono parasimpatico il fegato riesce a scaricare le tossine in modo efficiente, l'intestino riprende la sua corretta motilità, il sistema immunitario smette di reattivamente aggredire tutto e i mitocondri tornano a produrre energia pulita.

Il problema di oggi è che la maggior parte di noi vive con il piede perennemente schiacciato sull'acceleratore. Anche quando pensiamo di riposare sul divano, la nostra chimica interna continua a viaggiare in modalità sopravvivenza.

Ed è qui che commettiamo spesso un errore di valutazione... crediamo di poter prendere un corpo che sta viaggiando a duecento all'ora in autostrada e costringerlo, dall'oggi al domani, a fare un'inversione a U a trecento metri. Pensiamo che basti cambiare di nascosto la spesa nel frigorifero il primo lunedì di settembre per veder sparire come per magia l'infiammazione e la stanchezza.

Purtroppo la biologia non funziona a comando. Se il sistema nervoso percepisce un livello di allarme troppo alto, anche la migliore alimentazione del mondo o la scelta di cibi più puliti rischia di essere vissuta come un ulteriore fattore di stress o di restrizione. Un corpo spaventato o esausto resiste al cambiamento.

Ecco perché iniziare subito con le frequenze binaurali è la mossa più saggia che potete fare per il vostro terreno. La traccia audio con frequenze di risonanza e toni binaurali non sono un semplice sottofondo rilassante o un vezzo per la meditazione. Sono uno strumento fisiologico preciso che lavora attraverso un meccanismo chiamato trascinamento delle onde cerebrali (brainwave entrainment).

Quando ascoltate questi audio in cuffia, il cervello tende spontaneamente a sintonizzare la propria attività elettrica sulle frequenze guida proposte dal suono. Questo processo invia un segnale neuro-acustico diretto al sistema nervoso centrale, scavalcando la mente razionale e i pensieri continui. Il messaggio che arriva alle vostre cellule è immediato e inequivocabile:

“Il pericolo è passato, sei al sicuro, puoi abbassare le difese.”

Nel momento esatto in cui l'attività cerebrale rallenta e il tono parasimpatico riprende il sopravvento, accade qualcosa di straordinario nella vostra chimica...

Il cortisolo serale inizia a scendere, permettendo alla ghiandola pineale di preparare la produzione naturale di melatonina per la notte.

La muscolatura liscia dell'apparato digerente si decontrae, riducendo quella sensazione di morsa o gonfiore allo stomaco.

Il fegato e la cistifellea ricevono il via libera per far scorrere la bile e scaricare il carico metabolico accumulato.

L'asse intestino-cervello si disinfiamma, allentando quella costante nebbia mentale o quella stanchezza al risveglio.

Inserire l'ascolto quotidiano di queste frequenze da adesso fino a settembre significa fare un lavoro di Decompressione Preventiva.

Significa arrivare all'appuntamento con il cambio di abitudini non con il fiato corto e il corpo in fiamme, ma con un livello di allarme di fondo nettamente più basso, con le riserve di pazienza ricaricate e con un terreno biologico pronto, recettivo e desideroso di accogliere il nutrimento pulito.

Non serve stravolgere la vostra giornata. Bastano venti o trenta minuti al giorno. Mettetevi le cuffiette con il cavo, sdraiatevi, chiudete gli occhi e lasciate che le frequenze facciano il loro lavoro di riordino silenzioso. Fate respiri fluidi, senza forzare nulla, senza cercare prestazioni.

Non aspettate che la vita si calmi da sola per iniziare a prendervi cura di voi. Iniziate a dare al vostro sistema nervoso il segnale di sicurezza di cui ha disperatamente bisogno già da questo momento.

Quindi, il mio consiglio biologico è questo, inizia subito con l'ascolto delle frequenze binaurali di decompressione.

​Prenditi questi minuti ogni giorno per te stessa, indossa le cuffie e lascia che il suono guidi il tuo sistema nervoso verso la calma. È un gesto semplice, ma potentissimo per abbassare l'allarme di fondo (non aspettarti suoni relax o meditativi).

​Tutto il resto del percorso sistemico, le altre 4 tracce specifiche e il manuale completo con le linee guida, lo inizierai con calma a settembre.

​Ma ora, usa questo tempo per fare la cosa più importante: prepara il tuo terreno. Arriva al rientro con un corpo più recettivo e una mente più serena.

XO - Patrizia Coffaro

Vuoi che la tua azienda sia il Palestra più quotato a Rome?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Indirizzo


Via Solidati Tiburzi, 16
Rome
00149

Orario di apertura

Lunedì 16:45 - 21:00
Martedì 16:45 - 21:00
Mercoledì 16:45 - 21:00
Giovedì 16:45 - 21:00
Venerdì 16:45 - 21:00
Sabato 10:00 - 12:00