14/08/2026
NON ESISTE LA DlETA UGUALE PER TUTTI
(Di Patrizia Coffaro)
Non esiste la dieta perfetta e non esiste la dieta uguale per tutti no, cosi come NON dovrebbero esistere i protocolli uguali per tutti.
Il corpo umano non è una macchina standard, è un sistema dinamico, adattivo, regolato da ormoni, sistema nervoso, microbiota, stato infiammatorio, storia personale. Quando proponi un protocollo taglia unica, stai ignorando tutto questo e infatti succede quello che vedo ogni giorno leggendo i vostri commenti, una persona migliora, l’altra peggiora, una terza resta ferma e si sente anche in colpa perché non funziona.
Partiamo da un punto chiave, il metabolismo non è solo calorie in entrata e uscita; è regolazione, risposta ormonale, segnale. Prendiamo l’insulino-resistenza, ne abbiamo parlato stamani. Qui il problema non è semplicemente mangio troppo, ma il fatto che le cellule rispondono male all’insulina. Il pancreas produce più insulina per compensare, e questo nel tempo crea un ambiente che favorisce accumulo di grasso, fame continua, cali energetici. In questo contesto, una dieta con carboidrati mal distribuiti o continui picchi glicemici peggiora la situazione. Qui ha senso lavorare su pasti più strutturati, stabilità glicemica, combinazione dei macronutrienti. Ma questo non significa eliminare i carboidrati per tutti, né vivere in chetosi a vita.
Poi c’è il mondo intestinale, ad esempio la SIBO, qui la persona spesso ha gonfiore, dolore, fermentazione anche con alimenti considerati sani. In questo caso, una dieta ricca di fibre fermentabili o legumi può peggiorare i sintomi... ecco perché dare lo stesso schema ricco di verdure e fibre a tutti è un errore. Prima si riduce il carico fermentativo, si riequilibra, poi si reintroduce, non il contrario.
Un altro esempio classico è quella che molti chiamano stanchezza surrenale (che tecnicamente rientra in una disfunzione dell’asse HPA). Qui la persona è stanca, stressata, spesso con sonno alterato e glicemia instabile. Metterla a digiuno intermittente perché tutti dicono che fa bene può essere un disastro. Perché il digiuno è uno stress metabolico, e se il sistema è già in allerta, peggiora il quadro. In questi casi serve stabilità, ritmo, pasti regolari.
Arriviamo alla tiroide, nell’Ipotiroidismo o nella Tiroidite di Hashimoto il metabolismo è rallentato, la produzione energetica ridotta. Qui diete troppo restrittive o a bassissimo contenuto di carboidrati, nel lungo termine, possono peggiorare la conversione ormonale e la sintomatologia. Anche qui, quello che per qualcuno funziona, per un altro è controproducente.
E poi c’è il tema del digiuno intermittente. Funziona? Sì, in alcuni contesti, ma non è per tutti. Una persona con insulino-resistenza può trarne beneficio. Una persona con ipoglicemia no... una persona con forte stress, disturbi del comportamento alimentare, problemi tiroidei o asse HPA alterato… può peggiorare.
La verità è semplice, ma scomoda... non esiste il protocollo giusto, esiste il protocollo adatto alla persona in quel momento. Il corpo cambia, si adatta, attraversa fasi. Quello che oggi funziona, tra sei mesi potrebbe non essere più adatto e questo non significa che non ha funzionato, significa che il sistema è evoluto.
E allora qual è l’approccio corretto?
Non partire dalla dieta, partire dalla fisiologia della persona. Capire in che stato è, infiammatorio, metabolico, intestinale, ormonale e da lì costruire.
Perché la nutrizione non è ideologia, non è low carb, plant based, chetogenica, Paleo o digiuno... è adattamento intelligente a un organismo complesso... e quando inizi a ragionare così, smetti di inseguire la dieta perfetta e inizi finalmente a lavorare sul tuo equilibrio.
XO - Parrizia Coffaro
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