Raffaella Sergio- Giornalista Sportivo

Raffaella Sergio- Giornalista Sportivo

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Avvocato civilista iscritta all’ordine di Lagonegro,appassionata di calcio e giornalismo sportivo

03/07/2025

Il calcio italiano è sempre più a stelle strisce e, nel solco tracciato dalla nota e annosa vicinanza politica e socio-culturale di Italia e Stati Uniti, i fondi americani continuano la loro opera di acquisizione di club calcistici professionistici del bel paese. L' obiettivo primario resta ovviamente la massima serie ma, in taluni casi, in presenza di piazze appetibili o di realtà solide, strutturate e con bilanci in regola, ad essere oggetto di interesse sono anche società militanti in cadetteria. Il caso del Monza, praticamente già di proprietà di un fondo americano, il Beckett Layne Ventures, con sede a New York e rappresentato in Italia da Mauro Baldissoni, costituisce il classico esempio di club ben gestito e amministrato, con una contabilità in regola e bilanci sani in rapporto a tante situazioni di dissesto occultato che coinvolgono anche realtà blasonate.

Il passaggio dalla Fininvest e dalla famiglia Berlusconi ad un fondo fotografa bene tempi e tendenze, quelle che raccontano la transizione tra il calcio romantico dei mecenati al calcio business economico e finanziario di professionisti delle plusvalenze a livello di alta finanza operante in borsa e in generale nei mercati regolamentati che attraggono investitori professionali alla ricerca di rendimenti periodici e utili finali.

I fondi garantiscono a livello potenziale forza e capacità di investimenti pronti e liquidi da immettere nella gestione ordinaria e straordinaria dei club calcistici, ma sono realtà molto impersonali, distaccate dai tessuti locali e soprattutto ben poco compenetrate nel mondo del tifo e della passione calcistica e da discorsi come l' integrazione territoriale e lo sviluppo delle comunità circostanti la società che ne è l'espressione.

La logica dei fondi di investimento è ovviamente semplice da cogliere e da riportare, riguardando ovviamente la generazione di plusvalenze. Così come se si acquistasse un prodotto finanziario o così come se si acquistasse un terreno o un fabbricato, analogamente un club calcistico deve generare una plusvalenza finale al termine del periodo gestionale. In parole povere il club deve essere acquistato a buone condizioni di mercato, e quindi in un momento in cui chi lo detiene intende dismettere ed ha disponibilità a negoziare al ribasso, per poi investirci dentro in modo da valorizzarlo e farne crescere visibilità, appeal e valore economico. Il fine ultimo è, solitamente, la rivendita ulteriore del club a nuovi investitori con la generazione di una plusvalenza finale, un attivo per il fondo e per i suoi investitori sottoscrittori.

Prendere il Monza appena retrocesso in B, con paracadute incassato e da incassare e con necessità di ristrutturazione per alleggerire i conti da ingaggi onerosi in cadetteria, non poteva che essere un bocconcino appetibile per chi di mestiere fa e vende business.
Quale potrebbe essere quindi la strategia di questo fondo e quale futuro esso dovrebbe tracciare per il Monza calcio? Acquistare il club immobilizzando liquidità per poi vivacchiare anonimamente in B avrebbe francamente ben poco senso, dal momento che solo il ritorno immediato o comunque a strettissimo giro di posta in serie A potrebbe garantire la crescita esponenziale di visibilità, appeal e fatturati del sodalizio lombardo, di modo da ricollocarlo con profitto sul mercato.

Occorrerà però gestire bene e oculatamente il club brianzolo, coniugando virtuosità economica e finanziaria con buoni risultati sportivi, i soli che davvero fanno la differenza. La finanza e la borsa insegnano che i club non possono prescindere dai successi sportivi e che le loro quotazioni sono molto volatili, ovvero fluttuano sensibilmente in rapporto e conseguenza di promozioni- retrocessioni, vittorie- sconfitte, più che da investimenti immobiliari e altre forme di patrimonializzazione.

Venendo nello specifico all' operazione trasferimento di proprietà del Monza Calcio sì rileva come detta operazione possa allo stato definirsi ben organizzata e potenzialmente virtuosa. In primis la compagine di controllo societaria andrebbe ad annoverare al proprio interno imprenditori monzesi espressione del territorio e presumibilmente ad esso legati da interessi e nessi socio-culturali.
Questo andrebbe ad attutire impersonalità, distacco e freddo automatismo finanziario propri di fondi di investimento stranieri come quello che starebbe sbarcando in città.

Altro punto a favore dell' operazione di cessione del Monza sarebbe la scelta di uomini di livello e di grande esperienza calcistica a gestire il club con il compito precipuo di mettere positivamente in atto i programmi delineati in scrivania dai plenipotenziari del fondo di investimento subentrante.
Baldissoni ha al suo attivo tanta esperienza gestionale a Roma con il giallorossi, Nicolas Burdisso ha il piglio e il carisma del leader e vanta una carriera di spicco da calciatore con tanti presumibili rapporti e contatti da monetizzare e infine Paolo Bianco in panchina coniuga benissimo idee calcistiche moderne, carattere ed esperienze pregresse per fare un buon lavoro in Brianza.

La ciliegina sulla torta sarebbe poi convincere Galliani a rimanere nell' orbita del Monza con un ruolo di raccordo e rappresentanza, ma personalmente non crediamo semplice che un dirigente di spessore come lui possa accettare un ruolo non centrale con un nuovo establishment al timone del Monza Calcio.
Staremo a vedere se tutto questo si concretizzerà e, soprattutto, se le sensazioni positive attuali troveranno poi puntuale conferma dal campo, che, mai ci si stancherà di ribadirlo, resta unico vero giudice.

Raffaella Sergio- Giornalista Sportivo

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