Joli Maggie - Il Mondo che Porti Dentro

Joli Maggie - Il Mondo che Porti Dentro Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Joli Maggie - Il Mondo che Porti Dentro, Sport e tempo libero, Via Tonale 12, Sesto San Giovanni.

Credo di essere stata una Life Coach ancora prima di sapere cosa significasse davvero 🌿
Ascoltare, sentire profondamente le persone, alleggerire il loro cuore e accompagnarle nei momenti di trasformazione è qualcosa che porto dentro da sempre.

24/09/2026

**FORSE NON SONO TROPPO.**

Sono troppo mentale.
Troppo sensibile.
Troppo intensa.
Troppo complicata.
Troppo capace di sentire.
Troppo bisognosa di capire.

E forse, qualche volta, sono stata davvero troppo.

Ma la cosa che mi sto chiedendo in questo periodo è un'altra:

**quanto di me ho cercato di ridurre, nel corso della mia vita, per essere più facile da amare?**

Perché noi donne impariamo presto una strana forma di equilibrio.

Devi essere forte, ma non troppo.
Indipendente, ma lasciare che lui si senta uomo.
Sensuale, ma non troppo.
Intelligente, ma senza mettere in difficoltà nessuno.
Dolce, ma non dipendente.
Presente, ma non invadente.
Madre, compagna, amante, figlia, amica.
E possibilmente anche bella, curata, sorridente e con una casa in ordine.

E quando qualcosa non funziona, può arrivare quella parola terribile:

**“Sei troppo.”**

Troppo esigente.
Troppo emotiva.
Troppo mentale.
Troppo complicata.

E allora cominci a chiederti se, per essere amata, dovresti diventare un po' meno te stessa.

Io questa domanda me la sono fatta.

E me la sto ancora facendo.

Perché essere una donna che pensa molto e sente molto non è sempre facile.

Quando pensi molto, fai fatica a mentirti.
Quando senti molto, fai fatica a far finta di niente.

E così spesso ti ritrovi davanti alla tua vita con un quadro che non puoi più ignorare.

Vedi le contraddizioni.
Senti quello che non viene detto.
Ti accorgi di quello che non torna.

E qualche volta vorresti soltanto spegnere tutto.

Essere più semplice.
Più leggera.
Meno profonda.

Ma forse non è questo il lavoro da fare.

Forse il lavoro è imparare a capire **quando abbiamo davvero qualcosa da cambiare in noi e quando, invece, stiamo cercando di cambiarci per poter entrare nella vita di qualcun altro.**

Perché accettarsi non significa pensare di essere perfette.

Non significa che tutto ciò che facciamo vada bene.

Significa poter guardare anche le nostre parti scomode senza concludere:

*“Allora non sono amabile.”*

E forse è proprio da qui che nasce una domanda ancora più grande:

**posso essere me stessa senza dovermi continuamente correggere per meritare amore?**

Queste riflessioni in questo periodo mi abitano molto.

Sono nella mia testa, certo.

Ma soprattutto sono nel mio cuore e nella mia anima.

E proprio per questo sento che non voglio limitarle a qualche pensiero scritto qui.

Ho iniziato a pensare, studiare e immaginare un percorso che parta esattamente da queste domande.

Non è ancora il momento di raccontarvelo.

Prima voglio attraversarlo bene anch'io.

Poi, forse, ne parleremo insieme. ❤️

Maggie

**INCLUSIONE.**Una parola bellissima.Una di quelle parole che ormai usiamo così tanto da rischiare di averne dimenticato...
20/09/2026

**INCLUSIONE.**

Una parola bellissima.

Una di quelle parole che ormai usiamo così tanto da rischiare di averne dimenticato il significato.

Da madre di un ragazzo neurodivergente, oggi mi chiedo:
**che cosa significa davvero includere?**

Perché mettere un ragazzo con bisogni speciali dentro una classe di ragazzi “normali” non significa automaticamente aver fatto inclusione.

Avere un insegnante di sostegno non significa automaticamente aver creato inclusione.

Dire “facciamo tutto il possibile” non significa necessariamente che quel ragazzo si senta compreso, accolto, parte di qualcosa.

L'inclusione, per me, dovrebbe essere molto di più.

Dovrebbe significare che quel ragazzo può essere **se stesso nella sua diversità**, senza dover passare la maggior parte del tempo a cercare di adattarsi a un mondo costruito secondo regole che per lui non sono così semplici o così naturali.

Dovrebbe significare avere dei **tramiti**.

Persone capaci di costruire ponti tra mondi diversi.
Insegnanti, educatori, figure che non si limitino a “gestire” la presenza del diverso nella classe, ma che aiutino tutti a trovare una lingua comune.

Perché anche gli altri ragazzi devono essere messi nelle condizioni di comprendere.

Come si comunica con chi comunica diversamente?
Come si sta accanto a chi ha tempi diversi?
Come si diventa amici di qualcuno che magari non sa come entrare nel gruppo?
Come si impara che diverso non significa meno?

Perché altrimenti succede una cosa terribile.

Il diverso entra nel gruppo…
ma continua a sentirsi diverso.

Forse ancora più diverso.

Più solo.

E allora mi chiedo se questa non sia, a volte, soltanto una forma molto più elegante di esclusione.

Da ragazza ho conosciuto anch'io, in modi diversi, la sensazione di essere “fuori dal gruppo”.

E oggi la vedo vivere a mio figlio.

Cambia la storia.
Cambia la neurodiversità.
Cambiano le parole.

Ma il meccanismo, a volte, sembra terribilmente simile.

**Ti aiutiamo ad adattarti a quello che c'è.**

E poi chiamiamo questo inclusione.

Come se il problema fosse sempre quello che deve adattarsi.

Come se l'obiettivo fosse soltanto fare in modo che il diverso non sia troppo di peso, non disturbi, non rallenti, non complichi troppo la vita ai “normali”.

E invece forse l'inclusione comincia proprio quando smettiamo di chiederci:

“Come facciamo a farlo stare qui senza creare problemi?”

e iniziamo a chiederci:

**“Come facciamo a fare in modo che qui possa stare bene anche lui?”**

È una differenza enorme.

Perché non basta una sedia nella stessa aula.

Non basta un banco.

Non basta un registro.

Non basta una presenza fisica.

**Inclusione è appartenenza.**

È sentirsi visto.
Compreso.
Atteso.
Considerato.
Necessario, persino.

E questo richiede cultura.

Richiede formazione.

Richiede tempo.

Richiede adulti disposti a mettersi in discussione.

E soprattutto richiede la volontà di insegnare ai ragazzi che il mondo non è fatto soltanto di persone che funzionano tutte allo stesso modo.

Forse la scuola non può essere veramente inclusiva finché anche il mondo fuori non lo è.

Ma qualcuno dovrà pur cominciare.

E allora oggi, da madre, mi permetto di dire che quella parola così bella, **INCLUSIONE**, per me è ancora un'utopia.

Perché se per includere qualcuno dobbiamo prima insegnargli a diventare il più possibile simile agli altri…

allora forse non stiamo includendo nessuno.

Stiamo soltanto chiedendo al diverso di diventare un po' meno diverso.

E questa, per me, non è inclusione.

È adattamento.

E sono due cose profondamente diverse.
Maggie

Quando scegliamo un partner, raramente cerchiamo qualcuno che sia la nostra copia. Una persona identica a noi potrebbe r...
19/09/2026

Quando scegliamo un partner, raramente cerchiamo qualcuno che sia la nostra copia.
Una persona identica a noi potrebbe rassicurarci, ma difficilmente riuscirebbe a incuriosirci e ad ampliare il nostro modo di stare al mondo.
Più spesso siamo attratti da caratteristiche che sentiamo complementari alle nostre, quasi fossero pesi e contrappesi necessari a mantenere un equilibrio.

Chi è prudente può lasciarsi affascinare da chi affronta la vita con maggiore audacia.
Chi tende a parlare molto può trovare riposo accanto a chi sa ascoltare. Una persona ordinata può sentirsi attratta dalla spontaneità di chi vive senza programmare ogni dettaglio.
E chi è abituato a contenere le emozioni può riconoscere, nell’esuberanza dell’altro, una libertà che non si è mai concesso.

All’inizio queste differenze appaiono come qualità irresistibili.
Con il tempo, però, possono trasformarsi in motivi di irritazione.
La spontaneità diventa disordine, la prudenza viene scambiata per paura, la sensibilità appare fragilità e la sicurezza rischia di essere percepita come arroganza.
Ciò che aveva favorito l’incontro sembra improvvisamente minacciare l’equilibrio della coppia.

Forse accade perché l’altro, con il suo modo di essere, ci mette continuamente davanti a parti di noi rimaste poco sviluppate.
Non ci offre soltanto compagnia, ma anche un confronto.
Ci ricorda ciò che non siamo, ciò che temiamo di diventare e, qualche volta, ciò che segretamente vorremmo imparare.

Eppure, se il rapporto attraversa gli anni senza irrigidirsi, avviene qualcosa di sorprendente.
I due finiscono per contaminarsi. Il prudente osa un po’ di più, l’impulsivo impara ad attendere.
Chi parlava sempre scopre il valore del silenzio, mentre chi taceva trova finalmente parole proprie.
Nessuno diventa uguale all’altro, ma entrambi smettono di essere esattamente quelli che erano.

Forse è questa una delle trasformazioni più profonde dell’amore: non annullare le differenze, ma permettere che esse circolino.
I pesi e i contrappesi non servono a tenere ferme due persone, bensì a creare un movimento comune.
Alla fine, dopo molti anni, ciascuno porta dentro di sé qualcosa dell’altro.
Non come una perdita d’identità, ma come la traccia viva di un incontro che ha saputo modificare entrambi.

(Ciro Barberio - "Pesi e contrappesi")

E poi arriva il primo giorno di scuola. Di nuovo. 🎒☁️Stamattina ero lì con Ettore, davanti alla scuola, nel suo primo gi...
10/09/2026

E poi arriva il primo giorno di scuola. Di nuovo. 🎒☁️
Stamattina ero lì con Ettore, davanti alla scuola, nel suo primo giorno di un nuovo anno.
E mentre lo guardavo pensavo a quanto, crescendo, cambino le difficoltà dei nostri ragazzi.
Quando sono piccoli pensiamo che siano enormi perché magari non dormono, fanno i capricci, hanno paura del buio.
Poi crescono.
E arrivano le amicizie, la scuola, il sentirsi diversi, il non sapere come affrontare una situazione, il non riuscire a dire quello che hanno dentro, le emozioni che sembrano troppo grandi da contenere.
E spesso una piccola difficoltà, vista da loro, può sembrare una montagna.
Ma a volte non serve scalare quella montagna.
Serve solo aspettare che passi una nuvola. ☁️
È anche per questo che mi piace così tanto lavorare con i ragazzi.
Perché spesso hanno semplicemente bisogno di un posto in cui poter parlare.
Non di qualcuno che dia loro tutte le risposte.
Non di un adulto che dica continuamente cosa devono fare.
E nemmeno di qualcuno da cui diventare dipendenti.
Hanno bisogno di imparare un linguaggio.
Il linguaggio del confronto.
Delle emozioni.
Delle domande.
Del poter dire “questa cosa mi fa stare male”, “non so come affrontarla”, “ho paura”, oppure semplicemente “non ci sto capendo niente”.
E quando imparano a parlare di ciò che vivono, quella competenza non rimane nella stanza con me.
Se la portano a casa.
A scuola.
Nelle amicizie.
Nella loro vita.
Ed è questa, per me, la parte più bella del coaching con i giovani: non fare qualcosa al posto loro, ma aiutarli a scoprire che possono farcela da soli.
Perché forse quella montagna non era poi così alta.
Forse era solo una nuvola davanti al sole. ☀️
E se vostro figlio sta attraversando un momento che oggi vi sembra enorme, ma che magari ha solo bisogno di essere guardato con occhi diversi, io sono qui.
Con i ragazzi mi piace lavorare proprio così: con semplicità, ascolto e qualche incontro per rimettere un po’ di luce dove in questo momento sembra esserci solo confusione.
❤️ Maggie
Life Coach

✨ IO SONO IL CENTRO DEL MIO MONDO ✨Oggi mi sono svegliata con questa consapevolezza: io sono il centro del mio mondo.Sem...
04/09/2026

✨ IO SONO IL CENTRO DEL MIO MONDO ✨
Oggi mi sono svegliata con questa consapevolezza: io sono il centro del mio mondo.
Sembra una cosa banale, ma per me non lo è affatto.
Mi sono sempre preoccupata prima di tutto di quello che mi accadeva intorno. Che tutto fosse a posto, che le persone che amavo stessero bene, che le cose funzionassero. E pensavo che, se gli altri stavano bene, allora sarei stata bene anch’io.
Oggi sento che è vero, ma solo in parte.
Perché se tu non stai bene dentro, puoi avere intorno tutto quello che vuoi, ma qualcosa continua a mancare.
E oggi mi sono resa conto che quel qualcuno che deve esserci per me posso essere io.
Qualche giorno fa, in un momento di grande difficoltà, ho immaginato di abbracciare la mia bambina interiore. La Maggie bambina. L’ho stretta forte a me e le ho detto:
“Maggie, non preoccuparti. D’ora in poi penso io a te. Non hai più bisogno di cercare qualcuno che ti protegga. Mi dispiace di non averlo fatto finora. Ma adesso io ci sono per te. E ci sarò sempre.”
Non so spiegare esattamente cosa sia successo, ma sento che quel gesto ha cambiato qualcosa dentro di me.
È come se avessi finalmente capito che non devo più aspettare che qualcuno arrivi a salvarmi. Posso imparare a esserci io per me stessa.
E oggi mi sento diversa.
Non perché non mi importi più di niente. Non perché non abbia più desideri, paure o voglia di fare, creare, vivere.
Ma perché sento che non tutto ciò che accade deve necessariamente avere il potere di farmi stare bene o male.
Se un corso va bene, sono contenta. Se non va bene, mi dispiace. Ma non è più come se da quello dipendesse tutto.
E questa cosa, per me, è nuova.
È come se stessi osservando la vita da un punto diverso.
Mi viene in mente quella frase di Intervista col vampiro: “Osservo il mondo con occhi diversi.”
Ecco. Oggi mi sembra proprio così.
Come se avessi finalmente fatto pace con il fatto che la vita non sarà mai esattamente come vorrei. Che non posso tenere tutto sotto controllo. Che non posso fare in modo che tutto vada bene.
E che, nonostante questo, posso stare bene io.
Posso amare, desiderare, impegnarmi, avere paura.
Ma posso anche tornare a me.
E forse è proprio questo che significa essere il centro del proprio mondo.
Non pensare che tutto debba ruotare intorno a noi.
Ma sapere che, qualunque cosa accada, noi siamo lì. Con noi stesse.
E forse, a 53 anni, questa realtà l’ho finalmente compresa.
Non solo con la testa.
L’ho fatta davvero parte di me.
E allora mi viene da sorridere, perché penso alla mia bambina e alla donna che sono oggi.
E mi viene da dirle:
“Meggy, non preoccuparti. D’ora in poi penso io a te.” 💛
Tanta voglia di ripartire da qui.
M

QUANDO LA GIOSTRA SI FERMASiamo così abituati a riempire.Le giornate.Il tempo.I silenzi.I pensieri.I vuoti.Facciamo, pro...
30/08/2026

QUANDO LA GIOSTRA SI FERMA
Siamo così abituati a riempire.
Le giornate.
Il tempo.
I silenzi.
I pensieri.
I vuoti.
Facciamo, programmiamo, corriamo, rispondiamo, organizziamo.
E quando qualcosa dentro di noi si svuota, quasi automaticamente cerchiamo qualcosa da metterci dentro.
Ma cosa succederebbe se non lo facessimo?
Se per un momento lasciassimo semplicemente che sia?
Senza giudicare quello che sentiamo.
Senza chiederci quanto durerà.
Senza pretendere di stare bene.
Senza aspettarci che domani tutto abbia già un senso.
Solo osservando.
E magari scrivendo. ✍️
Scrivere è un modo delicato per stare con noi stessi.
Non serve scrivere bene.
Non serve trovare le parole giuste.
Prendi un foglio e lascia uscire quello che c'è.
“In questo momento sento…”
E continua.
Senza correggerti.
Senza censurarti.
Senza rileggere.
Lascia che la mano vada dove la mente ancora non sa andare.
Perché a volte abbiamo bisogno di smettere di cercare risposte e iniziare semplicemente ad ascoltare le domande.
🌙
Immagina la tua vita come una grande giostra.
Gira veloce.
Le luci.
La musica.
Le persone.
Gli amori.
I progetti.
Le responsabilità.
Le paure.
I sogni.
Poi, ad un certo punto…
la giostra si ferma.
Le luci si spengono.
La musica finisce.
E rimani lì.
Nel silenzio.
E allora arriva la domanda:
“Cosa resta quando tutto si ferma?”
Forse resta la persona che sei.
Quella che non ha bisogno di correre.
Quella che non deve convincere nessuno.
Quella che non deve riempire ogni vuoto.
Quella che può semplicemente stare.
Respirare.
Osservare.
Sentire.
Essere.
E forse quel vuoto che tanto ci spaventa non è uno spazio da riempire.
È uno spazio da abitare.
Perché quando smettiamo di riempire ogni silenzio, finalmente possiamo sentire ciò che il rumore della vita ci impediva di ascoltare.
✨ Oggi prova a non fare nulla per qualche minuto.
Prendi un foglio.
Scrivi:
“Se la mia giostra si fermasse proprio adesso, cosa resterebbe di me?”
E poi lascia che la risposta arrivi.
Non cercarla; lascia che sia

Maggie

Ci sono momenti in cui le valigie sono lì, appoggiate a terra pronte per tornare a casa, forse piu pronte di quanto lo s...
27/08/2026

Ci sono momenti in cui le valigie sono lì, appoggiate a terra pronte per tornare a casa, forse piu pronte di quanto lo sono io …
perché forse, in fondo, una parte di te non vuole ancora tornare.
Vorrebbe restare ancora un po' in quei giorni diversi dalla quotidianità. Nei luoghi scoperti, negli incontri, nelle risate, nelle emozioni. In tutto ciò che, per qualche giorno, ti ha fatto dimenticare il ritmo delle solite giornate.
E poi arriva il ritorno.
Le abitudini che riprendono.
Le cose da fare.
Gli impegni.
La vita di sempre.
E sì, torno a casa con un po' di tristezza. Con quella malinconia che arriva quando qualcosa di bello è finito.
Ma torno anche con il cuore pieno.
Pieno di immagini, di emozioni, di incontri, di momenti che porterò con me.
Perché forse il senso di partire non è soltanto quello di andare lontano.
È anche quello di tornare diversi.
Di lasciare andare ciò che è stato, senza volerlo trattenere a tutti i costi, ma conservandone la bellezza. Trasformando i ricordi in energia. Portando dentro di noi ciò che ci ha fatto stare bene e permettendo a quella luce di accompagnarci anche quando ricomincia la quotidianità.
E allora eccomi qui.
Con un po' di malinconia, sì.
Ma anche con una grande voglia di ripartire.
Di prendere tutta questa energia bella, tutto quello che ho ricevuto, tutto quello che ho sentito… e portarlo con me nel nuovo anno che sta per cominciare.
E magari condividerne un pezzetto anche con voi. ❤️
Perché ogni ritorno può essere anche una nuova partenza.
E forse non torniamo mai davvero nello stesso posto da cui siamo partiti.
✨ Ripartiamo. Con ciò che siamo. Con ciò che abbiamo vissuto. E con tutta la luce che abbiamo raccolto lungo il cammino.
Maggie

Anche se sono in Vacanza non dimentico la mia Missione .. nuovi Materiali per lavorare sempre meglio … L Energia si muov...
19/08/2026

Anche se sono in Vacanza non dimentico la mia Missione .. nuovi Materiali per lavorare sempre meglio … L Energia si muove e mi porta tutto ciò che serve ♥️

Indirizzo

Via Tonale 12
Sesto San Giovanni
20099

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