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che sarà della mia terra chi lo sa
17/10/2026

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La Taranto Ultras, in occasione dell'ingresso in campo, ha voluto ricordare Peppe Guarini, storico membro degli Ultrapaz...
11/10/2026

La Taranto Ultras, in occasione dell'ingresso in campo, ha voluto ricordare Peppe Guarini, storico membro degli Ultrapaz (gruppo tra i più longevi del panorama tifoso, che proprio l'altro giorno hanno festeggiato i 48 anni di vita). Conosciuto in curva come Condemi o "il principe", è venuto a mancare prematuramente lo scorso 12 luglio.

Anche la squadra, prima di iniziare la partita, è venuta per omaggiarlo, poggiando un mazzo di rose proprio lì al centro come si può notare dalla foto

📷 Fabio Mitidieri

Sta circolando questo comunicato, ovviamente è un FALSO.Ma pensate a quel bambino cacato che l'ha prodotto, che è talmen...
04/10/2026

Sta circolando questo comunicato, ovviamente è un FALSO.

Ma pensate a quel bambino cacato che l'ha prodotto, che è talmente stupido da aver sbagliato il prompt. Ha chiesto a chatgpt un comunicato contro "la società" intendendo probabilmente l'attuale proprietà e quel poverino del robot gli ha restituito una roba contro la società in generale.

Onesto? Come troll non sei male però stai iniziando a farci proprio pena

TRASFERTE LIBERE (cartolina da Canosa)
04/10/2026

TRASFERTE LIBERE

(cartolina da Canosa)

Visti risultati e prestazioni, Luca Tiozzo probabilmente non rinuncerà mai alla difesa a 3 – o, come più cautamente ha o...
03/10/2026

Visti risultati e prestazioni, Luca Tiozzo probabilmente non rinuncerà mai alla difesa a 3 – o, come più cautamente ha osservato un esperto, lo farà solamente quando dovrà fare a meno di Lanzolla. L'ex brindisi si sta dimostrando il vero fulcro della difesa, sia per esperienza che per irruenza, due caratteristiche essenziali quando si gioca con un modulo relativamente spregiudicato come il 3-4-3 (o meglio: 3-4-2-1) messo in campo dall’allenatore chioggiotto. Relativamente, dicevamo, perché gli interpreti sono tutt’altro che in maggioranza offensivi. Il Taranto infatti si sta schierando solitamente con tre centrali difensivi, due esterni di centrocampo che sono di fatto due quinti di difesa col compito di arare tutta la fascia. Inoltre, a parte Vukoja che è un trequartista reinventato regista da Danucci che fece di necessità virtù di una rosa incerottata anche a causa della mancata preparazione, a centrocampo la rosa non conta vere mezzale o i cosiddetti “box-to-box” ma perlopiù registi o, come Skoric, puri interditori. Dei due trequartisti solitamente schierati, Soldani è ormai quasi inamovibile non solo per le buonissime prestazioni anche le sue in crescendo, ma anche perché occupa la “casella” dell’under 2008 obbligatorio, e si tratta dell’unica mezzala in rosa adattata una quindicina di metri più avanti. Insomma, gli offensivi di ruolo sono solamente due: un trequartista e il centravanti.

A rendere in qualche modo spregiudicato il modulo è dunque la sua interpretazione che si esprime attraverso due capisaldi tattici:

1) come abbiamo già potuto constatare durante la partita col Novoli, la pressione è subito molto alta, addirittura spesso troviamo sulla primissima linea del pressing uno dei due centrocampisti – contro l’Ostuni abbiamo visto Skoric protagonista di una cavalcata a pressare il portiere avversario che è stato costretto a uno sbilenco rinvio in rimessa laterale. L’obiettivo è dunque quello di costringere all’errore l’avversario se preferisce la costruzione dal basso – come abbiamo visto nei tre gol segnati proprio giovedì che quindi sono sì imputabili ad errori ma, dato il numero, chiaramente indotti – oppure snaturarne la strategia d’uscita, costringendo al lancio lungo. Che sia forzata o meno dal pressing, una volta che l'avversario effettua questa scelta è compito dei centrali tentare un anticipo molto aggressivo, che nel peggiore dei casi ha l'intento di disturbare la spizzata della boa. Si tratta mossa che è possibile effettuare assumendosi un certo rischio in virtù del fatto che l’uscita dalla linea è coperta dagli altri due centrali e anche dai due esterni che si abbassano sulla linea di difesa. La difesa a tre, molto difficile da praticare, soprattutto in categorie inferiori, è diventata uno dei tratti più riconoscibili dell’evoluzione recente della tattica italiana: da Conte a Gasperini, sia pure secondo principi profondamente differenti, col secondo che condivide questo tipo di duelli aggressivi 1 vs 1;

2) con l’Ostuni poi è emersa con maggiore enfasi l’idea di riaggredire subito la palla nel momento in cui la si perde, con l’obiettivo di riconquistare subito il pallone. Tiozzo è stato abbastanza chiaro, la riconquista del possesso – la cui utilità è spesso sottolineata dai maestri del possesso come Guardiola o Sarri – permette di essere padroni del pallone, facendo stancare gli avversari e sprecando meno energie. Detto in altri termini: spendo molto e subito per riconquistare la palla, recupero tenendola e facendola girare con relativa calma.

Tornando indietro con la memoria, questo tipo di filosofia di gioco a Taranto l’abbiamo già vista quando in panca c’era Davide Dionigi. Anche il suo Taranto ha giocato per quasi due anni con il 3-4-3 – o 3-4-2-1 perché anche in quel caso gli esterni erano più trequartisti. Gli interpreti erano una granitica difesa che contava su Sosa, Coly e Prosperi, con Di Bari con riserva di lusso; gli esterni erano anche in quel caso dei “quinti” di gamba come Rizzi e soprattutto “cavallo pazzo” Antonazzo. I centrocampisti poi erano forse il fiore all’occhiello di quel Taranto: parliamo di gente come Guido Di Deo, Filippo Pensalfini, Davide Giorgino e Daniele Sciaudone, tutti centrocampisti in grado di garantire solidità e anche sortite offensive soprattutto sui calci piazzati poiché, soprattutto i primi due, dotati di stazza e discreto senso del gol. Di quel Taranto è sufficiente rivedere le immagini: chiunque stesse conducendo la palla e ne perdeva il possesso, diventava un toro che usciva dalla posizione per inseguirsi accanitamente al suo recupero, con il resto della squadra che si muoveva organicamente per sopperire all’uscita.

Un altro Taranto con un sistema di gioco simile è anche quello di Capuano che arrivò ai quarti di finale di Vicenza. Se la difesa a 3 è stata quasi da subito un punto fermo dell’idea del tecnico di Pescopagano, all’inizio c’era anche spazio per pensare a un centrocampo a 5, e la presenza in rosa di Bonetti come regista basso dai piedi buoni era pensata in questo senso. Ma le immediatamente scintillanti prestazioni degli attaccanti esterni come Kanouté e Bifulco hanno in qualche modo costretto a optare per un modulo che tenesse i 3 davanti. Anche in questo caso, come in molti ricorderanno, la tenuta della squadra veniva garantita innanzitutto dal lavoro richiesto ai centrocampisti, di fatto molto conservativi come Calvano, Fiorani e, più in là, Matera, e altri leggermente più dinamici come Romano, sostituito da Ladinetti, e soprattutto Zonta. Ma anche al grande sacrificio richiesto agli attaccanti esterni, che dovevano percorrere ampie porzioni di campo in fase di non possesso. Questo ha probabilmente inciso sul calo riscontrato nella seconda parte del campionato.

Ed è proprio questo aspetto che bisognerà tenere d’occhio per il proseguo dell’attuale campionato, soprattutto considerando il doppio, importante impegno della coppa. A Ostuni abbiamo visto uno dei Taranto più tosti degli ultimi anni, ma questa strategia è sostenibile nel medio-lungo termine di una stagione?

Sebbene la squadra che ha impostato Tiozzo sembra essere più orientata al possesso come quello di Dionigi rispetto a quella orientata più alla verticalizzazione di Capuano, anche grazie al tasso tecnico nettamente superiore rispetto alla media del campionato d'eccellenza, bisognerà capire quanto sarà dispendioso questo atteggiamento sul lungo periodo, considerando anche l’età avanzata della rosa. In questo senso, acquisti come quelli di Bonavolontà (27 anni) e Eijgenraam (24), due calciatori dotati di spiccata resistenza, sembrano rispondere proprio a questa esigenza.

Altra questione è invece legata all’atteggiamento che avrà domani il Taranto, per la prima volta al cospetto di un avversario quotato; sarà interessante allora vedere come imposterà la partita Tiozzo, se confermerà o meno questa impronta ormai introiettata dalla squadra anche nel caso di ampio turnover. Ma soprattutto saranno importanti gli effetti delle sue scelte su ciò che poi di fatto conta più di ogni altra cosa: il risultato

Comunicato Taranto Ultras
01/10/2026

Comunicato Taranto Ultras

TARANTO – NOVOLI: LA SENSAZIONE DI ESSERE ALTROVE“non sembra di stare a Taranto” e altre variazioni del tema. C’è chi lo...
01/10/2026

TARANTO – NOVOLI: LA SENSAZIONE DI ESSERE ALTROVE

“non sembra di stare a Taranto” e altre variazioni del tema. C’è chi lo afferma, chi annuisce e chi semplicemente lo tiene per sé. La sensazione è quella dello spaesamento, quella che aveva accompagnato chi aveva già attraversato il “nuovo” stadio in occasione dei Giochi del Mediterraneo, anche se in quel caso si trattava di manifestazioni diverse, per certi versi uniche, quindi lo straniamento era parte naturale delle cose. Però poi c’è la prova del nove, quella di vedere come funziona quando c’è il Taranto in campo e le persone nelle vesti del suo popolo sostenitore. Ma il risultato non mente: cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia e la sensazione è quella. La carenza di ambientamento coinvolge anche la squadra ma questa assenza – tutte le componenti, in campo e fuori – cerchiamo di riempirla con le armi migliori che abbiamo, lucidate per l’occasione: voce, battimani e sbandierate sugli spalti, grinta e gamba dentro. In comune: voglia di vincere. Il boato ai gol non può mentire: la festa è un esito dipendente esclusivamente dal risultato.

“non sembra neanche di stare a Taranto” lo abbiamo pensato da subito, appena saliti i gradoni. Mancano i punti di riferimento, quelli che quando ti senti a casa ti permettono di attraversarla ad occhi chiusi. Dove ci sistemiamo? Come? Qui va bene? Proviamo a stare più in mezzo. Tutti i piani vanno in fumo, l’organizzazione degenera prima della sua applicazione, la birra al bar termina che la partita deve ancora iniziare. Quando la squadra termina il riscaldamento, un gioco di luci alimenta il disorientamento che viene subito contrastato dal tributo al pezzo di storia più simbolico della piazza, quella figura che, insieme alla “maglia”, è capace di compattare una società altrimenti lacerata: Iacovone, rappresentato dalla moglie Paola, piange lei, piange la gente sugli spalti, piange chi non può esserci ma è davanti alla TV mentre spera che chi invece è lì restituisca il giusto peso al momento. Che è enorme. Catarsi collettiva, ma niente di sfarzoso, che spesso fa rima con farsesco ma, proprio per questa sua spontaneità, risulta genuino, sentito, vero, autentico. Come la coreografia della nord, con i bandieroni a creare l’anello di congiunzione tra gradoni e rettangolo verde. Alle pompose coreografie del nord europa, quelle tanto elaborate che poi alla fine rimangono opera di un manipolo di soggetti, la semplicità messa in atto dalla collettività eterogenee che si uniscono nel desiderio ha una potenza espressiva che non ha eguali.

Non sembra di stare a Taranto per il rimbombo delle coperture, che favorisce anche la prestazione di tifo dei novolesi, un centinaio di cui una cinquantina compatti dietro ad alcuni striscioni, ospiti rossoblù che si fanno sentire col loro incitamento per tutta la gara, storica per una società seria, di categoria, e una tifoseria che abbiamo già apprezzato l’anno scorso che è tanta roba per la categoria e per le dimensioni dell’abitato che si fregia di rappresentare, stimolati dalla prestazione di una squadra. Che, come altre in questo girone, non tira indietro la gamba, corre, pressa e fa girare il pallone, non rinuncia a giocare al pallone. Tutt’altro calcio rispetto a quello da cui eravamo ripartiti, più di trent’anni fa, il dilettantismo che allora era solamente palla-fa-tu.

E non sembra di stare a Taranto anche perché la partita si incanala nel verso giusto, nonostante una traversa iniziale del Novoli, al punto che uno dei cori più partecipati come “Segna per noi, dobbiamo vincere!” non viene cantato perché decontestualizzato. E poi il gol che mette le cose a posto che porta a trovarsi con i calciatori faccia a faccia, anche quando un paolosestino doc come Taurino congela il match sul 3 a 0, si fa tutto il campo per baciare la maglia sotto la curva e regala il suo nome alla storia. Così come i festeggiamenti a fine partita, esagerati se ci limitassimo a pensare a questa partita come a una semplice disputa, che potevano essere castrati dai soliti benpensanti in divisa vietano ai ragazzi di avvicinarsi, ma la squadra se ne sbatte e abbraccia il settore lo stesso.

Tutto questo disorientamento allora non deve restituirci alcuna nostalgia. Il passato glorioso è così lontano che è diventato un fantasma, che aleggia sui nostri cuori spezzati più come monito che come speranza. Il blasone, un peso da cui ormai ci dobbiamo liberare. Certo, non rinneghiamo ciò per cui abbiamo combattuto. La sconfitta non rende una causa ingiusta e dobbiamo ricordarlo sempre. Ma guardare avanti, adesso, subito, senza mai voltarsi indietro. Quella dev’essere l’unica via. Allora ben venga il disorientamento, ben venga questa rivoluzione. I rapporti di forza devono essere ancora praticati e ci sono tutte le carte in regola per farli valere. Verrà il momento del ripensare e riorganizzarsi, anzi lo è già, della pericolosità dei seggiolini, del fastidio della musica che sovrasta e reprime il boato al gol - per fortuna l’audio era deficitario in quasi tutto lo stadio. Ma per ora ci basta goderci un momento storico, dove tutto è sembrato allinearsi. Una storia bella, ancora minuscola, ma bella. E, a sto giro, almeno per stavolta, dobbiamo anche imparare a godercela, riabituarci alla gioia, alla felicità, alla bellezza. Che non è un concetto da contemplare, ma una realtà da sperimentare.

Chi prende il treno, chi aspetta un altro, chi tra poche ore è già a lavoro. Ci salutiamo, ancora intorpiditi dall’emozione, non ancora del tutto consci di aver fatto esperienza di una serata storica che in molte persone lascerà un’impronta nella memoria tale da renderlo un momento comune. Riflettiamo sulla composizione sociologica di chi era sugli spalti: donne, bambine, piccoli tifosi sulle spalle dei padri. Nessuna di queste componenti è più una novità a Taranto, non lo è stata neanche a Massafra. Uno spot, un manifesto, da sb****re in faccia a quei benpensanti che pensano alle tifoserie come coacervo di testosterone, applicando come unico modello le tifoserie delle “strisciate”. Per conoscere certi luoghi e certi spazi, bisognerebbe praticarli, senza scandalo né morale, che per questi sentimenti non c’è spazio nelle eterotopie. La prima volta, nei luoghi dell’altrove, lascia un’impronta che col tempo diventa un fossile nell’anima.

Non c’è sembrato di stare a Taranto, dicevamo, e allora sai che ti dico? “uagnù, bella questa trasferta”

📷 Fabio Mitidieri

I M P R E S S I O N A N T E
30/09/2026

I M P R E S S I O N A N T E

Sulla raccolta fondi attraverso la vendita a offerta libera degli sticker (prodotti da Casual Art, che ancora ringraziam...
29/09/2026

Sulla raccolta fondi attraverso la vendita a offerta libera degli sticker (prodotti da Casual Art, che ancora ringraziamo: davvero di ottima fattura) vi avevamo già aggiornato, ma adesso possiamo mostrarvi il risultato materiale.

In accordo con gli animatori della Nuova Popolare Città Vecchia, la squadra di calcio dei bambini del quartiere, abbiamo deciso utilizzare i fondi raccolti (ben 305, a cui vanno aggiunti i 126 euro raccolti nella serata benefit "Tra gradoni e rettangolo verde", per un totale quindi di 431 euro) per l'acquisto di 13 zainetti per attività sportiva.

Sono zaini buoni, durevoli, di marca, che possono essere usati anche per altre occasioni, con una sacca sul fondo per le scarpette. Insomma, niente di arronzato, a cui abbiamo aggiunto anche il logo della squadra come si può notare dalla foto. A questi, sono stati aggiunti anche una decina di palloni di varia dimensione. L'acquisto è stato effettuato da Cascarano Store, che ringraziamo: consapevole della finalità sociale dell'iniziativa ha dato un contributo essenziale per far quadrare la cifra.

Nella foto, vedete le manine di alcuni dei bambini a cui abbiamo consegnato il materiale giovedì scorso. Ringraziamo innanzitutto loro, per averci accolto: vi auguriamo di divertirvi un sacco. E poi alcuni ringraziamenti: alla Casa Del Popolo Città Vecchia Taranto per l'attività sul territorio e per alimentare questa passione chiamata calcio che significa molto più dei miliardi che la inquinano ed è sicuramente molto più che un pallone che rotola. Ringraziamo lo Psyko Group, perché senza la loro iniziativa tutto questo non sarebbe stato possibile. Ringraziamo anche una persona che vuole rimanere anonima ma che si è spesa moltissimo in queste settimane per tutto questo: per noi è "uno di Stit" a tutti gli effetti.

Qui di sotto la lista delle persone che hanno contribuito, aggiornata con gli ultimi contributi. Grandi uagnù: abbiamo fatto una cosa bella di cui poter essere contenti

A pzzò, Adm, Angelo, Ale Volpe, Alfre Pasa, Amarti M’Affatica, Angelo, Anima Rossoblù, Assime Pacce Pe Te, Balconata, Beppe Adm, Blut, Cicco e Claudio vivono, Clarossa, Cometa, Core Skattate, Dario & Salvatore, Dejan21, Enzino, Fabiolino, Fiamma, Fra, Gianmarco, Giovanni F., Gli Traca Straqualursi, Hannya_hops, Il Bar dello Sport, Jamie, Konto Cappa, Krazy Group, Krol, Lino, Luca il Dottore, Luciano, Marco Semeraro, Michele, MS19, Muslera 93, PDN23, Peep, Peppe26, Pitbull, Psyko, Sbiri, Serafino Corinzio, Scrondo, Squalo, TM91, X, Y, Zona Nord

buongiorno 🔴🔵📷 Fabio Mitidieri
29/09/2026

buongiorno 🔴🔵

📷 Fabio Mitidieri

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