StiT - Sul tifare il Taranto

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ricerca/azione collettiva, diffusa e indipendente sul calcio tarantino e tutto ciò che lo circonda

12/07/2026

È venuto improvvisamente a mancare ieri Giuseppe Guarini, conosciuto anche come Condemi, tifosissimo del Taranto, membro degli Ultrapaz e figura storica della tifoseria, lasciando sgomente tutte le persone che lo conoscevano

Condoglianze alla famiglia e al gruppo

06/07/2026

Una cosa che stavamo rimandando da parecchio tempo, complice la batosta tuttora difficile da elaborare e alcuni impegni personali, è un post di aggiornamento e trasparenza sulla raccolta fondi che abbiamo messo in piedi con l'operazione-sticker per finanziare la "Nuova Popolare Città Vecchia", la squadra dei bambini della Casa Del Popolo.

Il totale raccolto è di 403 euro, 126 la sera stessa dell'iniziativa "Tra gradoni e rettangolo verde" che abbiamo consegnato direttamente alla squadra, e serviranno ad acquistare materiale per gli allenamenti. Gli altri sono stati raccolti nei giorni successivi allo stadio e a spedizioni per i fuorisede, abbiamo già un'idea in base alle esigenze dei ragazzi. Ovviamente sarà nostra premura aggiornarvi.

Comunque: a chi ha partecipato abbiamo chiesto un nickname o un soprannome, con l'idea un po' di coltivare l'anonimato, che per noi è un elemento interessante per costruire un senso di comunità condiviso, e un po' per evitare la personalizzazione di un'iniziativa del genere, che è un po' una malattia dei nostri tempi. Due persone in particolare, proprio per quest'ultimo motivo, hanno preferito non lasciare nessun nome, in nome del fatto che certe cose vanno fatte senza prendersi alcun merito. A loro va un abbraccio perché incarnano proprio il senso di queste cose.

In ogni caso, di seguito l'elenco dei nickname, in rigoroso ordine alfabetico. Se c'è chi non dovesse ritrovare il suo ci scriva che rimediamo subito!

A pzzò, Ale Volpe, Alfre Pasa, Amarti M’Affatica, Angelo, Anima Rossoblù, Assime Pacce Pe Te, Balconata, Beppe Adm, Blut, Cicco e Claudio vivono, Clarossa, Cometa, Core Skattate, Dejan21, Enzino, Fabiolino, Fra, Gianmarco, Giovanni F., Hannya_hops, Il Bar dello Sport, Jamie, Konto Cappa, Krazy Group, Krol, Lino, Luca il Dottore, Luciano, Marco Semeraro, Michele, MS19, Muslera 93, PDN23, Peep, Peppe26, Pitbull, Psyko, Sbiri, Scrondo, Squalo, TM91, X, Y, Zona Nord

E niente: grazie a tutte e tutti!

01/07/2026

Cartolina da Castellammare

29/06/2026

Comunicato della Taranto Ultras

27/06/2026

Dopo quasi due settimane è ancora difficile farsene una ragione

Poi guardi pure questa immagine e ti chiedi come diamine è potuto accadere

Photos from StiT - Sul tifare il Taranto's post 26/06/2026

Taranto Ultras contro le diffide arrivate in giornata

22/06/2026

VALE PIÙ UN GRAMMO D’AZIONE CHE UNA TONNELLATA DI TEORIA

Da dove iniziare per buttar giù qualcosa dopo la tragedia di domenica? Dalle sensazioni, ovviamente. O dalle emozioni, oppure, se preferite, dai sentimenti. Tutto ciò che ci sta rendendo la vita da domenica molto più difficile di quanto già non sia, quello che mentre stai con la gente la tua mente ci ritorna e ti incupisci, e le genti – quelle che non sanno – ti chiedono “ma che hai?”. Un incubo assurdo, dove all’impotenza si accompagna il senso di colpa più totale e disperato: e se avessimo urlato a Rizzo di buttarla in rimessa laterale? E se avessimo cantato di più? E se avessimo fischiato più forte? Forse qualcosa sarebbe cambiato? Pensieri intrusivi che fanno talmente male che continuano a togliere il sonno e il sorriso. Al punto che in tanti affermano con pochi dubbi che il dolore è simile, se non addirittura maggiore, a quello che accompagnò la finale col Catania. Non di certo per la categoria in palio, ma perdere un playoff – l’ennesimo – nell’anno che doveva essere quello della rinascita, di un nuovo corso della storia, è un dolore difficile da comprendere se non lo si è vissuto. Così come sarà difficile accettare il destino di un’altra stagione in Eccellenza. Una categoria infame per noi, in cui la felicità semplicemente non esiste e il dolore è invece soggetto a un moltiplicatore esponenziale. Non sentirsi mai in diritto di esultare pienamente per una vittoria contro squadre di paesi sconosciuti ai più, e contemporaneamente vivere un dolore moltiplicato per dieci ad ogni sconfitta. Un eterno supplizio, l’ultima versione del nostro personalissimo girone dantesco dell’inferno che va in scena da oltre trent’anni.

Tutto questo è quanto più vicino all’elaborazione di un lutto. Qualcosa che la maggior parte di noi conosce fin troppo bene, e soprattutto l’ha conosciuto per cause ingiuste, quelle che vanno oltre il corso naturale della vita. La stessa ingiustizia che permea la nostra storia calcistica. E che anche domenica ha trovato il suo spazio. Lutto ed ingiustizia: una combo che attraversa la città e che negli ultimi anni ci ha relegato all’inazione e all’impotenza. Per molte persone questa è evidentemente diventata una comfort zone dove alimentare un patetico status quo.

Anche perché niente compatta un ambiente come la presenza – costruita o meno – di un nemico. Lo insegna la storia – ma chiaramente ha cattivi maestri. Basti pensare a cosa è successo in ir4n negli ultimi mesi, dove un governo teocratico iniziava a scricchiolare ma gli attacchi indiscriminati di potenze straniere hanno fatto serrare i ranghi. Tutto questo però accade solamente quando ci sono le condizioni: qualcosa che a quanto pare non riguarda la nostra comunità.

Se i desideri che insistono sul Taranto sono tantissimi – come quelli di riscatto e rivalsa di un territorio lacerato appunto dalle ingiustizie (inutile anche menzionarle), dalla dispersione scolastica (oltre il 50% della popolazione non ha raggiunto il diploma) e dalla disoccupazione (con un dato del 40% che è sottostimato dalle rilevazioni statistiche) – lo sono anche gli interessi. Dei soliti noti. Che non perdono tempo ad approfittare di ogni difficoltà.
In questo senso, stiamo facendo un favore a certi soggetti, presenti soprattutto nella compagnia giornalistica che purtroppo accompagna il Taranto.

Se, come qualcuno dice tentando di minimizzare gli errori arbitrali che hanno accompagnato i playoff, essendo un torneo di Eccellenza gli arbitri e i guardalinee non possono che essere di tale livello – cioè scarsi come la m***a – allora lo stesso probabilmente vale per la stragrande maggioranza dei giornalisti che girano intorno al Taranto. Che ad esempio, nel marasma, decidono di ignorare completamente il fatto che uno dei due guardalinee, quello che ha fischiato i due fuorigioco inesistenti ad Aguilera in occasione del gol in apertura (nessuno del Gladiator aveva accennato la minima protesta!) e anche un altro a Incerti, oltre che appartenere alla sezione AIA di Vicenza – il che sarebbe già stato sufficiente per virare su un’altra designazione visto i recenti trascorsi – pare che in passato non fosse proprio indifferente verso i colori della squadra del capoluogo veneto, come si può facilmente notare con una visita al suo profilo facebook. Qualcosa di totalmente ingiusto, se non ripugnante e scandaloso. Ma questa gente, che può fregiarsi di essere collega di Ilaria Alpi, non ha avuto il minimo interesse nel far emergere la cosa.

Se il Taranto è ragione di vita per moltissimi di noi, al punto da organizzare la vita, da farsi influenzare l’esistenza ma anche di perdere la libertà in funzione di questi due colori, diventa sicuramente ragion d’essere per alcuni di questi soggetti e delle loro emittenti, con i primi che dovranno pur portare il pane a casa e con gli altri che non avrebbero alcun altro appiglio per fare qualche ascolto o raccattare qualche like. Perché il Taranto nelle serie inferiori è un bell’asset per parecchi.

Perché mentre c’è chi, con l’ennesimo urlo vittimista, si barrica dietro un non meglio specificato “diritto di cronaca” (come se dare una notizia fosse qualcosa di neutro…), non dimentichiamoci come solo la stagione scorsa quel “diritto di cronaca” si sia preso un bell’anno sabbatico, a tutto vantaggio di chi è artefice del periodo più buio della nostra storia i cui strascichi sono tra le tante cause del fallimento di questa annata. Focalizziamoci allora su questa presunta scarsezza: solo poco più di un anno fa, in conferenza stampa, mentre Gautieri metteva in luce tutti i problemi strutturali in cui navigava quel “Taranto” che non dotava i calciatori neanche dell’acqua da bere agli allenamenti, quelli che occupavano i posti a lui di fronte gli chiedevano lumi sul modulo da usare. Così come chi alla Paranza si è rivolto a Campbell chiamandolo “Mr. President”, o che ha chiamato “Presidente” anche quella caricatura che rispondeva ad un cognome con la Z, che pretendeva che il figlio giocasse. O altri che invece hanno parlato del nuovo Stadio e delle altre strutture senza un minimo di indagine, senza un briciolo di critica, diventando megafono senza filtro e dimenticando cosa significa fare giornalismo. Mentre i giornalisti di alte parti vengono ammazzati per fare il loro lavoro, mettendoci i corpi al servizio della verità, dalle nostre parti invece è con questo che abbiamo che fare: come si suol dire, a ognun il suo.

Queste stesse persone che non hanno perso un secondo per invece buttare un quintale di m***a, come al solito, sui propri cittadini, sulla comunità tifosa, anche solo su una parte, che rispetto a molti ha avuto il coraggio e l’ardore di agire per mettere una parola, un punto, un qualcosa rispetto alla tragedia che abbiamo vissuto. Se le lacrime, quelle vere, scorrevano copiose già al triplice fischio, era perché si stava già elaborando un lutto. Non abbiamo timore di usare questa parola, anche solamente per una partita di calcio. Perché non era il presente che ci giocavamo ma una buona, importantissima fetta del nostro futuro anche come comunità. Una parola difficile da pronunciare, futuro, soprattutto di questi tempi. Ma un’idea ce la siamo costruita in questi mesi, una traiettoria l’avevamo individuata e poi desiderata, con una composizione di cose che ci hanno restituito la forma di un sogno. E vederlo disintegrato ci ha invece catapultato nella dimensione dell’ingiustizia e del lutto. E allora: c’è chi obietterà che all’ingiustizia bisogna rispondere con strategia o magari con calma, e sulla prima si può essere d’accordo ma la seconda è solo un modo per procrastinare la lotta a un domani, chissà, oggi no che tengo da fare. Mentre per il lutto la questione cambia, e ognun è libero di gestirselo come più se la sente.

Tutto ciò però non vale dalle nostre parti, e “sbatti il mostro in prima pagina” – una pratica di stampa già evidenziata da un bellissimo film con Gian Maria Volontè – è diventata subito la via prediletta, forse l’unica che si riesce a praticare (sempre tenendo per valida la buona fede), perché la violenza è sempre br**ta signora mia, ma insomma ci sono certi stati che praticano il terrorismo che hanno sicuramente il diritto di difendersi. Così orde di benpensanti si sono riversati sul web, gente che allo stadio non s’è mai vista, gente che forse non sa manco quali sono i colori sociali, che magari non invocano giustizia neanche un giorno della loro miserabile vita, sperando nelle briciole di un sistema infame che ci relega all’impotenza ma che non perde tempo nel praticare il giustizialismo da social, che non vedono l’ora di dire che a Taranto non si può fare calcio e che magari adesso a causa di ciò i Ladisa potrebbero mollare la presa.

Eppure basterebbe vedere quello che è accaduto 13 anni fa, a Lecce, quando p***e la finale playoff col Carpi: invasione di campo di centinaia di persone che mettono a ferro a fuoco gli spogliatoi e, successivamente, le vie intorno allo stadio per ore. Il risultato? La stessa dirigenza salentina protagonista di quella partita li portò poi in A negli anni successivi.

Da noi invece le testate locali hanno pensato bene che per giorni bisognasse ba***re il ferro, ripubblicare quelle immagini, insistere nel dopo gara con Pagni per estorcergli parole che non voleva pronunciare, nel tentativo di fare cosa non è chiaro, e con l’unico risultato di fungere da amplificatori e mistificatori. Perché davvero, in questa affannosa ricerca di click e visualizzazioni, a leggere certi articoli non si trova poi corrispondenza con le immagini.

Ricordiamo benissimo ancora quello che è accaduto solo pochi mesi fa a Vicenza, dove i locali hanno dato adito a pesanti scontri e anche a lancio di oggetti e fumogeni in campo per tutta la durata del match: il sindaco, il giorno dopo, ha pubblicato un video dai bagni spaccati non facendo alcuna menzione di quello che avevano combinato i suoi. Mentre i nostri politici, che mai, ma davvero mai, fanno mezzo post sul Taranto, non hanno perso tempo a prendere le distanze dai violenti mentre magari non prendono alcuna posizione ad esempio contro le criminali navi che attraccano al porto di Taranto. Come dicevamo, niente compatta un ambiente come un nemico esterno, e qualcuno in questo ci riesce benissimo puntando sul “diverso”: ma perché questo riesca devono esserci le condizioni.

Dall’ e dall’, a ba***re il ferro, le immagini fanno il giro d’Italia e arrivano addirittura al TG1, che confeziona un minuto esatto di servizio che definire vergognoso è un complimento, costellato di inesattezze e con informazioni completamente inventate, come “20 minuti di scontri” e “oggetti che piovono dalle curve” (sì, dicono proprio CURVE al plurale anche se a Massafra ce n’è solo una). Che i media mainstream facciano della falsità il loro marchio di fabbrica ormai lo sappiamo bene. E pensare che in questo caso c’erano immagini a supporto! Immaginate cosa fanno quando le immagini non ci sono e magari si basano solo sulle veline delle Questure, cosa che anche a livello locale è prassi ovviamente. Come quando la gente si indigna per le immagini dei prigionieri della Flotilla in diretta internazionale: immaginate cosa possano fare nelle carceri di isr in assenza di telecamere.

“vabbè ma allora condannate la violenza?” o “ma allora la giustificate?”: sono queste le domande che più di ogni altra insultano l’intelligenza di chi lo chiede. Non tanto per la risposta, è la domanda ad essere sbagliata, stupida e tendenziosa. Il modo di fare è sempre lo stesso: basterebbe andare indietro di qualche tempo per leggere sulle cronache locali di questi “violenti-facinorosi” che chiedevano e pretendevano (!) il passaggio di mano da parte del Pianeta. Sono fioccati daspo e denunce accompagnate dalla solita stucchevole retorica dei narratori nostrani, senza però che mai nessuno chiamasse col proprio nome – questa sì violenza – il non pagare gli stipendi a calciatori e dipendenti, il ricatto del presidente padrone, l’insolvenza nei confronti dei debitori, il tenere ostaggio una città intera fino all’oblio del fallimento. È così che tutto appare senza senso proprio perché viene recisa la traiettoria. Noi che invece questo campionato l’abbiamo vissuto e sofferto su quegli spalti sempre, anche per partite inutili, contro avversari neanche degni di questo nome, con il gelo a farci tremare, noi che quella traiettoria di senso la viviamo da più di trent’anni, noi che adesso non piangiamo perché le lacrime le abbiamo finite: una certezza abbiamo, questo modo di pensare è di una stupidità inaudita. Perché ci sono momenti della vita di chi attraversa gli stadi e le piazze in cui davanti a un’azione o una scelta si può essere o meno in disaccordo, anche sui modi e sulla tempistica, ma niente di tutto questo s’è fatto strada nella stragrande maggioranza delle persone che su quei gradoni, domenica scorsa, versavano lacrime di rabbia e disperazione. “Non si prosegua l’azione secondo un piano”, è l’ultima frase del romanzo Q dei Wu Ming. Che a pensar troppo, va a finire che rimani con le mani in mano.

C’è chi obietterà: “ma bisogna saper perdere!”. Ma davvero c’è qualcun che pensa che si possa muovere questa accusa ai tifosi del Taranto? Che il tifare il Taranto è ciò che più di ogni altra cosa assomiglia alla perenne sconfitta? Più il Taranto perde, più c’è una frangia di tifosi, quello “zoccolo duro” che non molla ma anzi rilancia e investe tutte le energie possibili per la causa rossoblù. Quello che abbiamo visto domenica non è incapacità di accettare la sconfitta, ma la voglia di non arrendersi all’ennesima. Parafrasando qualcuno: è rabbia mossa da amore.

C’è chi obietterà: “ma è solo un gioco!”. Ma sappia che poche cose nella vita sono serie come i giochi, a volte sono più seri delle cose quotidiane, del lavoro, del modo in cui – purtroppo – affrontiamo tante cose come le relazioni amicali e sentimentali. È un gioco, questo, per il quale spendiamo soldi e (per chi ce le ha) ferie, per cui barattiamo turni di lavoro, per cui ci mettiamo in macchina e pulmini per macinare chilometri, con una passione che fa sì che questa cosa diventi talmente importante da portare dei calciatori a guadagnare anche 10 volte quanto guadagna un infermiere o una ricercatrice. Senza questa passione viscerale, tutto questo non ci sarebbe. Allora, come alle manifestazioni, se un gruppo ritiene di compiere un gesto fa parte delle pratiche di piazza. È sempre stato così, e menomale: anche a dispetto di chi nei momenti di violenza vede macchinazioni e complotti, esattamente come quello che accade alle manifestazioni, con l’idea che è sempre colpa degli “infiltrati”. Questo è solo un modo per ridimensionare i sentimenti di rivalsa: non dobbiamo mai permettere che accada. Anche perché, come diceva Engels, “vale più un grammo di azione che una tonnellata di teoria”. Motivo per cui tutto questo ci ha dimostrato una cosa importantissima: la tarantinità, da sola, è una patente che non garantisce un c***o. La tarantinità va costruita strada per strada, giorno dopo giorno, coro dopo coro, spalto per spalto, partita per partita, parola per parola, azione dopo azione. E tra quella tarantinità che pontifica dal divano o usa il microfono facendo finta di non rendersi conto del potere tra le mani e che pensa la trasformazione del mondo come qualcosa da tenere alla larga, che fa paura e spavento, o forse perché gli sta bene la vita che conduce; e tra un’altra che invece vive visceralmente l’amore per i propri colori… non abbiamo dubbio in quale parte vogliamo stare

14/06/2026

GIÙ LE MANI DAI TIFOSI DEL TARANTO

📷 Fabio Mitidieri

10/06/2026

"Ultima curva"

Ultima partita della stagione
Ultima partita a Massafra
Ultimo atto dell'esilio forzato ma quanto mai necessario
Ultima ressa fotonica per i biglietti
Ultima volta prima di tornare a Casa

08/06/2026

+++ POSTI IN MACCHINA PER SCENDERE DAL NORD PER LA PARTITA +++

StiT utile: posti in macchina messi a disposizione per scendere per la finale. Partenza sabato in mattinata da Milano e ripartenza lunedì mattina. Disponibilità ad organizzarsi con fuorisede provenienti da altre città. Per info scrivete in privato alla pagina

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