Ikkos Atleti Taranto

Ikkos Atleti Taranto

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Sulle orme dell’omonimo concittadino, primo preparatore atletico della storia, l’A.s.d Ikkos A. Sport e storia il connubio per superare i tuoi limiti.

Quando un gruppo di amici, spinti dalla passione, si riunisce per dar forma ad una nuova idea di sport e cultura possono succedere grandi cose, ma facciamo un passo indietro:

Immaginate di rovesciare la clessidra del tempo, eccolo, il primo preparatore atletico...Ikkos...
impegnato con i migliori atleti del suo tempo...ecco perché questo nome pregno di storia. L'Associazione Ikkos A.T. nasce con

04/09/2026

NO, NON SIAMO NOI. MA GRAZIE LO STESSO.

In queste ore ci sono arrivati messaggi, telefonate e complimenti.
Alcuni molto sentiti. Una domanda in particolare tornava sempre:
"quanto costa affittare il campo?"

Facciamo chiarezza, con il sorriso.

Il Comune di Taranto, nella conferenza stampa sul bilancio dei Giochi del Mediterraneo, ha annunciato l'assegnazione delle prime strutture realizzate o riqualificate per l'evento.
Tra queste il campo sportivo "Renzino Paradiso" di Talsano, affidato a un'associazione il cui nome, letto di sfuggita, somiglia parecchio al nostro.

Ufficio informazioni Ikkos, ultime ore:

"Complimenti per il campo!"
Grazie. Ma no.

"Quanto costa un'ora di campo?"
Non lo sappiamo. Sinceramente. Non abbiamo neanche le chiavi.

"Dai, siete voi."
Magari. Ma no.

Noi siamo un'associazione sportiva con i suoi atleti, che corrono e gareggiano tutto l'anno.
Siamo quelli che partono al buio per essere sul posto prima di tutti, che stanno ai bordi delle strade e dei sentieri fino all'ultimo arrivato, che organizzano un trail da Taranto al Tempio di Hera e che da anni raccontano il podismo di questa terra.

Il nostro campo non ha le porte: sono sentieri, dune e strade di campagna.
A chi gestirà quello vero, auguri di cuore.

Però una precisazione ci sta.

Ikkos Atleti Taranto ASD nasce come progetto nel 2016 e viene formalizzata il 31 gennaio 2017.
Dieci anni di gare corse e organizzate, di allenamenti, di trasferte, di fango e di sabbia, di atleti accompagnati fino all'ultimo metro, di eventi altrui raccontati senza mai metterci il cappello sopra.
Quel nome ce lo portiamo addosso da allora, e chi ci conosce sa che faccia ha.

E qui arriva la parte bella.

Quando abbiamo iniziato, a Taranto, per molti "Ikkos" era soprattutto l'insegna di un mercato.
Un nome familiare, ma senza storia.
Oggi, dopo dieci anni in cui lo abbiamo pronunciato in ogni gara, in ogni evento, in ogni racconto, quel nome ha ripreso il suo significato: Icco di Taranto, pentatleta, ginnasiarca, autore del primo trattato di allenamento sportivo di cui si abbia notizia. Un atleta della nostra città, restituito alla sua città.

Se oggi c'è chi sceglie di chiamarsi così, in fondo è la prova che il lavoro è servito a qualcosa.

Il nome di Icco appartiene a Taranto, non a noi.
Ma Ikkos Atleti Taranto sono le persone, le gare e i dieci anni che ci stanno dietro. Non a caso, quando abbiamo scelto come chiamarci, in mezzo al nome non ci abbiamo messo una disciplina.
Ci abbiamo messo loro: atleti.
Persone che in dieci anni si sono riconosciute in un'idea, e che quell'idea la portano in gara ogni domenica.

Comunque no, non abbiamo il campo.

Abbiamo un percorso di 42 chilometri che parte da Taranto, attraversa tre fiumi, dune e boschi, e finisce davanti alle colonne del Tempio di Hera a Metaponto, con i personaggi in costume ad aspettarvi lungo la strada e all'arrivo.
Non è un impianto, è un cammino.
E ha duemilacinquecento anni. Ci vediamo l'11 ottobre.

TÝMICA EPIC TRAIL – The Pythagoras Way
tymicaepictrail.com

22/08/2026

Cosa scrivere per descrivere questa immagine?🤷‍♂️

Dateci un suggerimento!
grazie 🫣

22/08/2026

NOME SCONOSCIUTO
Prima hanno tirato fuori dal terreno un'anfora.
Poi, dietro, è salito lui.
Non è entrato in scena.
È venuto su da sotto, come tutto quello che a Taranto sta sotto.
Vinse quattro volte ai Giochi Panatenaici di Atene.
Lo seppellirono con quattro anfore ai quattro angoli della tomba, dipinte con le gare che aveva vinto: quadriga, pugilato, salto in lungo, disco.
Un onore da semidio.
Il nome non ce l'ha. Quando i picconi lo hanno riportato alla luce, nel dicembre del 1959, sotto le fondamenta di un palazzo di via Genova, era già anonimo da duemilaquattrocento anni.
E anonimo è rimasto.
Ieri sera stava in piedi sopra ventisei nazioni.
Buoni Giochi a chi ci ha messo gli anni.

L'11 ottobre lo stesso mare, la stessa terra, da Taranto al Tempio di Hera.
Týmica Epic Trail.

Foto: Sport e Salute

20/08/2026

🤽‍♀️🤺In occasione dei 𝐗𝐗 𝐆𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, grazie alla convenzione tra il Museo archeologico nazionale di Taranto e il Nuovo Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo, atleti e componenti dei team partecipanti potranno visitare il MArTA con una 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎% sul biglietto d’ingresso.
🎟Durante le giornate dei Giochi, il biglietto sarà quindi disponibile al costo ridotto di 8 euro anziché 10 euro.

Per usufruire dell’agevolazione sarà sufficiente esibire in biglietteria il badge nominale con fotografia rilasciato dall’organizzazione dei Giochi.

Un’occasione in più per scoprire, attraverso le collezioni del MArTA, le radici antiche dello sport e delle competizioni nel Mediterraneo.

20/08/2026

Accadrà tutto all'alba!?😎

No, l'atto secondo è al tramonto!🤪

Rievochiamo la storia. Achei, Enotri, fiaccole, e...

Ti aspettiamo!

14/08/2026

Buon compleanno, Roberto.

C'è una cosa che i Greci avevano capito prima di tutti: la vittoria dura un pomeriggio, il racconto della vittoria dura secoli.

Per questo accanto agli atleti c'era sempre qualcuno che fermava l'impresa e la consegnava al tempo.

In Puglia, oggi, quel qualcuno sei tu. Hai corso e sai cosa costa ogni chilometro ma soprattutto hai restituito a questa comunità il suo volto: migliaia di scatti in cui ognuno di noi si è riconosciuto più vero di come si sentiva in quel momento di fatica.

Sessanta. Non è il chilometro dopo la maratona: è il passaggio all'ultra, la distanza dove non conta lo scatto ma la capacità di restare.
E tu sei rimasto, dentro le gare, dentro la federazione, dentro la comunità, quando in tanti si erano già fermati.

Da Taranto, da una società che non ha ereditato la fiamma ma l'ha tenuta viva, un augurio sincero a chi tiene viva la memoria di tutti noi.

Oggi l'obiettivo si gira verso di te. Sorridi: siamo noi a scattare.

και τρέχουμε ακόμα
(e corriamo ancora)

Il Presidente e tutti gli Atleti Ikkos.
Roberto Annoscia


#καιτρεχουμεακομα

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 20/07/2026

LA LUNA DI SABATINO

Cinquantasette anni fa, oggi.

Il 20 luglio 1969 un ragazzino di dodici anni era seduto davanti a un televisore e guardava un uomo posare un piede sulla Luna.
Aveva compiuto gli anni da una settimana. Si chiamava Sabatino.

Non poteva saperlo, ma quella sera non gli sarebbe rimasta addosso come un ricordo.
Gli sarebbe rimasta addosso come una domanda.

"Quel momento mi è rimasto dentro per sempre la certezza che i confini esistono solo finché non decidi di attraversarli."

Sono passati cinquantasette anni.
E fra cinque giorni Sabatino attraversa il suo.

Cosa sta per fare

Il 25 luglio parte da Rovereto. Ha sessantanove anni.
Davanti a sé: 4.400 chilometri in bicicletta, otto nazioni, circa quarantamila metri di dislivello complessivo, e una destinazione che sulle carte geografiche è l'ultimo punto prima del nulla Capo Nord, oltre il Circolo Polare Artico.

Da solo. Senza assistenza. Senza nessuno che lo aspetti.

Si chiama NorthCape4000. Non è una gara e non ha tappe.
È qualcosa di più duro da spiegare: non puoi farti aiutare da nessuno, mai, o sei fuori.
Non puoi deviare dal tracciato se non per dormire, mangiare o riparare la bici. Nessun ammiraglia, nessun massaggiatore, nessuna borsa che ti aspetta all'arrivo perché non esiste un arrivo, fino all'ultimo.

Quest'anno sono in settecento, da quarantatré paesi del mondo.
Sabatino è il numero 363.

Circa duecentoventi chilometri al giorno. Per settimane.
Tutto quello che gli serve sta in quattro piccole borse: undici chili, contati uno a uno, tolti e rimessi decine di volte.

Lui la racconta così:

"Ti fermi dove vuoi, quando vuoi. Dormi dove vuoi, quando vuoi. Mangi dove vuoi, quando vuoi. Pertanto non puoi fare programmi. Solo autonomia e istantaneità. Devi saper gestire bagagli, vettovaglie, fisico, testa."

Perché lo raccontiamo qui.

Perché questa non è una storia di ciclismo.

Sabatino non è un professionista, non ha sponsor, non ha un team. È un uomo di sessantanove anni che il 1° dicembre scorso ha cominciato ad allenarsi tutti i santi giorni, duecentoventi chilometri di media, per essere pronto a un'idea che si è portato dentro mezzo secolo.

E se leggi quello che scrive nei giorni che precedono la partenza, non trovi quasi mai la bicicletta.
Trovi le cose che chiunque abbia affrontato una lunga distanza a piedi riconosce come proprie.

Trovi la sveglia alle quattro. La colazione dove capita.
Il calcolo continuo su quanto hai ancora dentro.
La doccia fatta con i panni addosso per lavarli mentre ti lavi.
Le batterie da ricaricare. Il letto scelto non perché è bello, ma perché è utile.

Trovi la sconfitta accettata: "la leggerezza senza spazio è un'illusione" scritta il giorno in cui ha dovuto ammettere che la bici che amava non andava bene, e ricominciare da capo a quattordici giorni dalla partenza.

Trovi il pensiero che tiene in piedi ogni preparazione seria:

"Ogni oggetto ha un costo. E quel costo lo pagherò pedalando."

E soprattutto trovi questa, che vale per ogni maratona, ogni ultra, ogni allenamento fatto controvoglia in una sera in cui nessuno ti guarda:

"Sto diventando uno che pedala anche quando non ne ha voglia. Uno che non insegue il ritmo — ci entra."

Ecco. Chi corre lungo sa che è tutto lì.
La distanza non si affronta con le gambe.
Le gambe servono, ma vengono dopo.
Prima viene la capacità di restare dentro una cosa che dura, quando non sei brillante, quando non sei leggero, quando la parte di te che ha ragione ti sta dicendo di fermarti.

Non è resistenza. È presenza.

Un uomo spartano

C'è un'ultima cosa che ci riguarda da vicino.

Sabatino vive a Trieste, la sua città adottiva, e la difende.
Ma da bambino, e poi da uomo, è stato di Taranto: ci ha vissuto da quando aveva tre anni fino all'università, e poi ci è tornato per altri dieci anni, per scelta
"perché amavo la mia città e volevo viverla e darle un contributo fattivo".

Un tarantino che parte verso il Circolo Polare Artico con undici chili di bagaglio e nessuno che lo aspetta.
Se cercavate una definizione di spirito spartano, è questa: non l'impresa, ma il metodo.
La rinuncia contata. Il superfluo tolto. La fatica accettata prima ancora di cominciare.

E una frase, la sua, che diciamo spesso anche noi con parole diverse:

"A una certa età sai distinguere quello che vale davvero da quello che puoi rimandare. Questo non posso rimandarlo."

Il 25 luglio.

Non gli auguriamo buona fortuna, perché non è una gara e non c'è niente da vincere.

Gli auguriamo strada.
Gambe.
Silenzio quando serve e incontri quando servono di più.
Un letto la sera, il tempo di asciugare i panni, e la testa lucida alle quattro del mattino.

Lo seguiremo da qui, con lui, tappa dopo tappa.

Perché nel 1969 un ragazzino di dodici anni ha guardato un uomo camminare sulla Luna e si è messo in testa che i confini si attraversano.

Cinquantasette anni dopo, tocca a lui.

Buon viaggio, Sabatino. Ti aspettiamo a Nord.



30/06/2026


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