Ikkos Atleti Taranto

Ikkos Atleti Taranto

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Sulle orme dell’omonimo concittadino, primo preparatore atletico della storia, l’A.s.d Ikkos A. Sport e storia il connubio per superare i tuoi limiti.

Quando un gruppo di amici, spinti dalla passione, si riunisce per dar forma ad una nuova idea di sport e cultura possono succedere grandi cose, ma facciamo un passo indietro:

Immaginate di rovesciare la clessidra del tempo, eccolo, il primo preparatore atletico...Ikkos...
impegnato con i migliori atleti del suo tempo...ecco perché questo nome pregno di storia. L'Associazione Ikkos A.T. nasce con

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 20/07/2026

LA LUNA DI SABATINO

Cinquantasette anni fa, oggi.

Il 20 luglio 1969 un ragazzino di dodici anni era seduto davanti a un televisore e guardava un uomo posare un piede sulla Luna.
Aveva compiuto gli anni da una settimana. Si chiamava Sabatino.

Non poteva saperlo, ma quella sera non gli sarebbe rimasta addosso come un ricordo.
Gli sarebbe rimasta addosso come una domanda.

"Quel momento mi è rimasto dentro per sempre la certezza che i confini esistono solo finché non decidi di attraversarli."

Sono passati cinquantasette anni.
E fra cinque giorni Sabatino attraversa il suo.

Cosa sta per fare

Il 25 luglio parte da Rovereto. Ha sessantanove anni.
Davanti a sé: 4.400 chilometri in bicicletta, otto nazioni, circa quarantamila metri di dislivello complessivo, e una destinazione che sulle carte geografiche è l'ultimo punto prima del nulla Capo Nord, oltre il Circolo Polare Artico.

Da solo. Senza assistenza. Senza nessuno che lo aspetti.

Si chiama NorthCape4000. Non è una gara e non ha tappe.
È qualcosa di più duro da spiegare: non puoi farti aiutare da nessuno, mai, o sei fuori.
Non puoi deviare dal tracciato se non per dormire, mangiare o riparare la bici. Nessun ammiraglia, nessun massaggiatore, nessuna borsa che ti aspetta all'arrivo perché non esiste un arrivo, fino all'ultimo.

Quest'anno sono in settecento, da quarantatré paesi del mondo.
Sabatino è il numero 363.

Circa duecentoventi chilometri al giorno. Per settimane.
Tutto quello che gli serve sta in quattro piccole borse: undici chili, contati uno a uno, tolti e rimessi decine di volte.

Lui la racconta così:

"Ti fermi dove vuoi, quando vuoi. Dormi dove vuoi, quando vuoi. Mangi dove vuoi, quando vuoi. Pertanto non puoi fare programmi. Solo autonomia e istantaneità. Devi saper gestire bagagli, vettovaglie, fisico, testa."

Perché lo raccontiamo qui.

Perché questa non è una storia di ciclismo.

Sabatino non è un professionista, non ha sponsor, non ha un team. È un uomo di sessantanove anni che il 1° dicembre scorso ha cominciato ad allenarsi tutti i santi giorni, duecentoventi chilometri di media, per essere pronto a un'idea che si è portato dentro mezzo secolo.

E se leggi quello che scrive nei giorni che precedono la partenza, non trovi quasi mai la bicicletta.
Trovi le cose che chiunque abbia affrontato una lunga distanza a piedi riconosce come proprie.

Trovi la sveglia alle quattro. La colazione dove capita.
Il calcolo continuo su quanto hai ancora dentro.
La doccia fatta con i panni addosso per lavarli mentre ti lavi.
Le batterie da ricaricare. Il letto scelto non perché è bello, ma perché è utile.

Trovi la sconfitta accettata: "la leggerezza senza spazio è un'illusione" scritta il giorno in cui ha dovuto ammettere che la bici che amava non andava bene, e ricominciare da capo a quattordici giorni dalla partenza.

Trovi il pensiero che tiene in piedi ogni preparazione seria:

"Ogni oggetto ha un costo. E quel costo lo pagherò pedalando."

E soprattutto trovi questa, che vale per ogni maratona, ogni ultra, ogni allenamento fatto controvoglia in una sera in cui nessuno ti guarda:

"Sto diventando uno che pedala anche quando non ne ha voglia. Uno che non insegue il ritmo — ci entra."

Ecco. Chi corre lungo sa che è tutto lì.
La distanza non si affronta con le gambe.
Le gambe servono, ma vengono dopo.
Prima viene la capacità di restare dentro una cosa che dura, quando non sei brillante, quando non sei leggero, quando la parte di te che ha ragione ti sta dicendo di fermarti.

Non è resistenza. È presenza.

Un uomo spartano

C'è un'ultima cosa che ci riguarda da vicino.

Sabatino vive a Trieste, la sua città adottiva, e la difende.
Ma da bambino, e poi da uomo, è stato di Taranto: ci ha vissuto da quando aveva tre anni fino all'università, e poi ci è tornato per altri dieci anni, per scelta
"perché amavo la mia città e volevo viverla e darle un contributo fattivo".

Un tarantino che parte verso il Circolo Polare Artico con undici chili di bagaglio e nessuno che lo aspetta.
Se cercavate una definizione di spirito spartano, è questa: non l'impresa, ma il metodo.
La rinuncia contata. Il superfluo tolto. La fatica accettata prima ancora di cominciare.

E una frase, la sua, che diciamo spesso anche noi con parole diverse:

"A una certa età sai distinguere quello che vale davvero da quello che puoi rimandare. Questo non posso rimandarlo."

Il 25 luglio.

Non gli auguriamo buona fortuna, perché non è una gara e non c'è niente da vincere.

Gli auguriamo strada.
Gambe.
Silenzio quando serve e incontri quando servono di più.
Un letto la sera, il tempo di asciugare i panni, e la testa lucida alle quattro del mattino.

Lo seguiremo da qui, con lui, tappa dopo tappa.

Perché nel 1969 un ragazzino di dodici anni ha guardato un uomo camminare sulla Luna e si è messo in testa che i confini si attraversano.

Cinquantasette anni dopo, tocca a lui.

Buon viaggio, Sabatino. Ti aspettiamo a Nord.



30/06/2026


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28/06/2026

TUTTE LE FOTO DEL TROFEO CIOLO 2026 SONO ONLINE.
Campionato Regionale Puglia.
Campionato Italiano per Regioni Cadetti.
19° WMRA International U18 Mountain Running Cup.
Cercate i vostri volti.
Canon e Nikon. Una giornata intera dentro il canyon, sulla rampa, tra le rocce, schiacciato sulle pareti, a carponi sulla salita, in mezzo al flusso.
Il Ponte Ciolo dietro. Il mare davanti.
Le gambe ancora non si sono riprese.
Grazie a chi ha corso. Grazie a chi ha tifato.
Grazie a per quello che costruisce ogni anno in questo posto unico.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

19th WMRA International U18 Mountain Running Cup. U18 Women 1/2
On the ramp they arrived all together.
No gaps, no space, no way through.
The photographer pressed flat against the wall as the flow pushed past.
Some tried to find a gap between bodies, an angle, any way to move forward.

The slope decided for everyone. Single file, hands on rock, climbing hard.

Sulla rampa sono arrivate tutte insieme. Nessun distacco, nessuno spazio, nessun varco.
Il fotografo schiacciato sulla parete con il flusso che spingeva.
Qualcuna cercava di ricavarsi un passaggio tra i corpi, un angolo, qualsiasi spiraglio per andare avanti.

La ripidità ha deciso per tutte.
In colonna, mani sulla roccia, a carponi.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

19th WMRA International U18 Mountain Running Cup. U18 Women 2/2
Then the stairs. Heart in mouth, legs already gone.
At the top of those stairs the finish line waited at 150 metres. One hundred and fifty metres. They knew it. Every step on those stairs was a controlled fall forward.

Whatever was left in the tank, it came out here.

Poi le scale. Il cuore in gola, le gambe già finite.
In cima a quelle scale il traguardo a 150 metri. Centocinquanta metri. Lo sapevano. Ogni gradino era una caduta controllata in avanti.

Quello che restava nelle gambe è venuto fuori tutto qui.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

The judge called the nations one by one. They lined up. The air changed.

Faces focused, bodies coiled tight. Not a word, not a smile. Just the start line and what comes after.

Then they were gone. A few shots and they were already backs to the lens, the sound of their feet hitting the ground harder than expected for their age. Formula One on trail shoes.
Il giudice chiamava le nazionalità una per una. Si allineavano. L'aria cambiava.

Volti concentrati, corpi tesi come molle. Nessuna parola, nessun sorriso. Solo la linea di partenza e quello che viene dopo.

Poi erano già partiti. Pochi scatti ed erano di spalle all'obiettivo, il rumore dei piedi che trasferivano con forza la spinta a terra. Bolidi di Formula Uno con le scarpe da trail.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

19th WMRA International U18 Mountain Running Cup. U18 Men 2/5
Fast. Aggressive. Loud.

The crowd knew it and made sure everyone else did too.
Veloci, aggressivi, rumorosi.

Il tifo lo sapeva e si è fatto sentire di conseguenza.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

19th WMRA International U18 Mountain Running Cup. U18 Men 3/5
No national colours on the course. Just effort, rock and speed.

The canyon does not care where you come from.
Sul percorso non si vedono i colori nazionali. Solo fatica, roccia e velocità.

Il canyon non chiede da dove vieni.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

19th WMRA International U18 Mountain Running Cup. U18 Men 4/5
They pushed each other without knowing it. The pace of one raised the pace of all. That is what competition does when it is real.
Si spingevano a vicenda senza saperlo. Il passo di uno alzava il passo di tutti. È quello che fa la competizione vera.

Photos from Ikkos Atleti Taranto's post 28/06/2026

19th WMRA International U18 Mountain Running Cup. U18 Men 5/5
The Ciolo canyon has seen a lot. On this day it saw seventeen nations and one finish line. It will not forget easily.
Il Canyon Ciolo ne ha viste tante. Quel giorno ha visto diciassette nazioni e un solo traguardo. Non lo dimentica facilmente.

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