Centro Del Fondo Lago Di Tesero

Centro Del Fondo Lago Di Tesero Benvenuti nello Stadio del Fondo di Lago di Tesero! Un impianto all'avanguardia per campioni e appassionati: www.centrodelfondo.com

Cuore dello sci nordico in Val di Fiemme e sede ufficiale delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.

Un’ora nel cuore olimpico: sei pronto a vivere le emozioni di chi ha realizzato un sogno?Immagina di fare il tuo ingress...
16/09/2026

Un’ora nel cuore olimpico: sei pronto a vivere le emozioni di chi ha realizzato un sogno?

Immagina di fare il tuo ingresso trionfale nello Stadio Olimpico del Fondo e del Biathlon. Dagli spogliatoi sotterranei salirai la scalinata che porta all’arena di gioco, gradino dopo gradino, con il fiato sospeso e l'adrenalina a mille.

Ecco cosa ti aspetta in questa esperienza unica:

• Esplora il terreno di gioco dove si è fatta e si fa la storia dello sport.
• Mettiti alla prova e fai centro puntando la luce laser su un bersaglio del Biathlon Indoor.
• Scatta la tua foto ricordo da vero tedoforo accanto alla torcia originale che ha acceso il braciere olimpico nella sala Lounge della Casa della Famiglia Olimpica.

Lo sport è uno straordinario maestro di vita: questa esperienza ti lascerà un bellissimo ricordo.

👇 Prenota ora la tua esperienza e vieni a vivere il sogno olimpico!

https://www.visitfiemme.it/it/territorio/val-di-fiemme/scopri-la-valle/esperienze-olimpiche?re-product-id=340364

L’estate sta volgendo al termine e qui allo stadio del fondo stiamo già lavorando alla prossima stagione invernale che s...
15/09/2026

L’estate sta volgendo al termine e qui allo stadio del fondo stiamo già lavorando alla prossima stagione invernale che sarà ricca di novità. Tra i lavori dietro le quinte, uno dei più cruciali per la buona riuscita di una giornata sugli sci è la preparazione del manto nevoso.

Ma come siamo arrivati alle piste tese, compatte e con quel "millerighe" perfetto che troviamo ogni mattina? Dietro c'è un'evoluzione tecnica impressionante, passata dalla pura forza fisica alla tecnologia millimetrica.

Quando la pista si batteva a piedi

All'inizio lo sci di fondo non aveva corsie riservate. Le piste venivano battute dagli sciatori stessi o da squadre di volontari che calpestavano la neve fresca muovendosi a scaletta lungo i pendii.
Per fare i binari della tecnica classica, l’unica esistente all’epoca, si usavano dei pesanti slittini di legno sagomati sul fondo, spesso zavorrati con pietre o sacchi di sabbia per incidere le superfici più dure. Era un lavoro faticoso, impreciso e totalmente legato alle condizioni meteo del momento.

La rivoluzione dello Skating negli anni '80

Fino a quarant'anni fa la pista tipo era stretta e prevedeva solo due binari paralleli. Poi è arrivato lo skating. Quando atleti come l'americano Bill Koch hanno iniziato a usare il passo del pattinatore, le esigenze sono cambiate di colpo.
Questa tecnica richiede una superficie larga, pianeggiante e soprattutto molto dura, capace di reggere la spinta laterale dello sci senza cedere. I vecchi rulli non bastavano più perché la neve tendeva a sfaldarsi sotto sforzo. È lì che i gatti delle nevi hanno fatto il vero salto di qualità, introducendo le frese posteriori rotanti: queste lame sminuzzano lo strato superficiale di ghiaccio o crosta e lo ricompongono subito in un tappeto uniforme e denso.

Scioline moderne e neve "lavorata"

A chiedere piste diverse non è stata solo la tecnica di sciata, ma anche l'evoluzione dei materiali. Gli sci moderni sono leggeri, rigidi e velocissimi. Le strutture della soletta e le nuove mescole di sciolina (comprese le recenti formule fluor-free o liquide) rendono al massimo solo se il cristallo di neve è lavorato meccanicamente in modo preciso.
Se la neve è troppo molle, lo sci affonda e la spinta perde efficacia; se è troppo ghiacciata, lo spigolo non tiene e lo sciatore perde stabilità. Oggi chi guida il gatto regola i giri della fresa e la pressione sul manto in base alla temperatura dell'aria e della neve, cercando il compromesso perfetto tra scorrevolezza e tenuta.

I dettagli tecnici che fanno la differenza

Per chi scia, ci sono alcuni aspetti della preparazione che passano inosservati ma che cambiano completamente la resa della pista:

• A cosa serve davvero il millerighe: quelle righine verticali stampate sulla neve non sono una scelta estetica. Servono ad aumentare la superficie della pista a contatto con l'aria fredda della notte, accelerando il processo di rigelazione. In questo modo la neve si consolida e resiste molto di più al passaggio degli sciatori il giorno dopo.

• Binari mobili e intelligenti: i tracciatori idraulici per la tecnica classica oggi si muovono in modo indipendente. Il gattista può alzarli, abbassarli o spostarli di lato con un joystick. Nelle curve veloci in discesa, ad esempio, i binari vengono sollevati automaticamente per evitare che lo sci si impunti a causa della forza centrifuga, garantendo maggiore sicurezza.

• Mappatura 3D e GPS: i mezzi più avanzati montano sistemi GPS collegati alla mappatura del terreno rilevata in estate. Il software calcola lo spessore esatto della neve sotto i cingoli. Il gattista sa così dove la neve è poca (evitando di grattare sassi o terra) e dove invece ce n'è in abbondanza da poter spostare per livellare la pista.

• L'importanza dell'attesa: ba***re la pista richiede tempo, soprattutto dopo una nevicata. La neve modificata dalla fresa ha bisogno di diverse ore per stabilizzarsi attraverso i legami di coesione tra i cristalli. Se si passa con il gatto un'ora prima dell'apertura, il manto rimarrà troppo morbido e si rovinerà dopo i primi passaggi. Il momento ideale resta la tarda serata o la notte, per lasciare alla pista il tempo di "maturare" con il calo termico notturno.

Dietro ogni binario perfetto e ogni rettilineo compatto c'è un lavoro invisibile fatto di calcoli, sensibilità meccanica e turni di notte. Per questo il nostro grazie va a Davide e Andrea, i tecnici insostitubili che rendono possibile tutto questo.

Cosa aspettate? Segnate subito sul calendario le date per venirci a trovare.

DA GRENOBLE A LILLEHAMMER: QUANDO L'ITALIA SFIDÒ IL NORDFrancesco Nones nel 1968 e Silvio Fauner nel 1994: due vittorie ...
11/09/2026

DA GRENOBLE A LILLEHAMMER: QUANDO L'ITALIA SFIDÒ IL NORD

Francesco Nones nel 1968 e Silvio Fauner nel 1994: due vittorie diverse, unite dalla stessa impresa.
Ci sono vittorie che entrano in una bacheca e vittorie che cambiano la storia.
Nello sci di fondo italiano ce ne sono almeno due che appartengono alla seconda categoria. Due imprese separate da ventisei anni, nate in contesti completamente diversi ma unite da un filo straordinario: la capacità degli azzurri di sfidare e ba***re proprio coloro che, per decenni, avevano considerato lo sci di fondo quasi una loro proprietà.
La prima arrivò il 7 febbraio 1968, ad Autrans, durante le Olimpiadi di Grenoble.
La seconda il 22 febbraio 1994, nel cuore della Norvegia, alle Olimpiadi di Lillehammer.
Protagonisti: Francesco “Franco” Nones e Silvio Fauner.
Due uomini, due generazioni, due modi completamente diversi di vincere, ma, in entrambi i casi, un messaggio fortissimo rivolto al mondo dello sci nordico: l'Italia era arrivata per restare.
Grenoble 1968: Francesco Nones rompe un muro che sembrava invalicabile
Nel 1968 lo sci di fondo parlava quasi esclusivamente nordico.
Norvegia, Svezia, Finlandia e, negli anni più recenti, Unione Sovietica avevano costruito una tradizione apparentemente impossibile da scalfire. Per un atleta italiano, vincere una gara olimpica di fondo non era semplicemente difficile: sembrava qualcosa che non potesse accadere. Eppure “Franco” Nones, fiemmese di Castello di Fiemme (Tn), quel muro lo abbatté. Nella 30 chilometri di Autrans conquistò una vittoria destinata a cambiare per sempre la storia dello sci italiano; come tutti sappiamo non fu una volata, non fu un duello diretto davanti a migliaia di spettatori, era una gara contro il tempo, nella quale ogni atleta affrontava il proprio percorso e il proprio cronometro. Nones però fece qualcosa di ancora più significativo: mise tutti dietro di sé.
Il norvegese Odd Martinsen conquistò l'argento, il grande finlandese Eero Mäntyranta il bronzo.
Quella vittoria rese Franco Nones il primo campione olimpico italiano nella storia dello sci di fondo e il primo atleta proveniente da un Paese diverso dalla Scandinavia o dall'Unione Sovietica a conquistare un oro olimpico nella disciplina.
Lillehammer 1994: Silvio Fauner fa calare il silenzio sulla Norvegia.
Ventisei anni dopo, la storia offrì agli italiani un palcoscenico completamente diverso.
Se Grenoble aveva rappresentato la conquista di una vittoria fino ad allora proibita, Lillehammer era qualcosa di ancora più audace: ba***re la Norvegia in Norvegia.
La staffetta 4x10 chilometri era una delle gare più attese di quei Giochi, per i norvegesi non era soltanto una competizione olimpica, era una questione nazionale ed ovviamente nell'ultima frazione l'uomo chiamato a difendere il sogno di casa era il più grande di tutti: Bjørn Dæhlie.
Prima di quella frazione, però, l'impresa italiana era già stata magistralmente costruita dai compagni di Fauner; maurilio de zolt, a 43 anni, aveva dato il via alla rimonta, Marco Albarello aveva recuperato terreno e Giorgio Vanzetta aveva consegnato la gara a Fauner in una posizione ideale per giocarsi tutto. Poi arrivò il duello, Dæhlie tentò più volte di staccare l'italiano ma Fauner resistette e quando la gara entrò nella sua fase decisiva, accadde qualcosa che ancora oggi appartiene alla leggenda dello sport italiano.
Negli ultimi 500 metri Fauner si portò davanti.
Non fu semplicemente un attacco improvviso da dietro, l'azzurro ebbe la forza e il coraggio di prendere l'iniziativa proprio nel momento più delicato, con Dæhlie alle spalle e un'intera nazione che aspettava il trionfo del proprio campione, ma quel giorno, per soli quattro decimi di secondo, cambiò qualcosa, Italia prima, Norvegia seconda.
Nello stadio di Lillehammer, fino a pochi istanti prima trasformato in una bolgia di bandiere, voci e incitamenti, calò quello che molti ancora ricordano come un silenzio tombale.
Un silenzio incredibile.
Due vittorie, due mondi diversi
Franco Nones e la staffetta italiana, con ultimo frazionista Silvio Fauner vinsero in modi completamente diversi.
Nones vinse una gara individuale contro il cronometro, non vide il suo avversario nel rettilineo finale, non dovette superare nessuno in una volata, la sua vittoria maturò chilometro dopo chilometro, costruita sulla resistenza, sulla tecnica e sulla consapevolezza di essere finalmente all'altezza dei grandi del Nord. Fauner, invece, vinse guardando in faccia il simbolo stesso dello sci di fondo mondiale.
Uno contro il tempo.
L'altro testa a testa.
Ma il significato delle due imprese presenta una straordinaria somiglianza, nel 1968 Nones dimostrò che un italiano poteva vincere nello sci di fondo, nel 1994 Fauner e i suoi compagni dimostrarono che l'Italia poteva ba***re la Norvegia persino nel suo tempio.
Forse è proprio questo il modo più bello per leggere il legame tra Grenoble e Lillehammer. La vittoria di Francesco Nones fu una rivoluzione, mentre quella della staffetta con Silvio Fauner fu una consacrazione.
Tra quelle due date c'è un pezzo enorme della storia dello sci di fondo italiano, c'è la crescita di un movimento, ci sono generazioni di atleti, ci sono piste, club, allenatori e campioni.
E c'è anche la Val di Fiemme, terra di Francesco Nones e Giorgio Vanzetta, luogo che negli anni sarebbe diventato uno dei grandi punti di riferimento mondiali per lo sci nordico.
Da Autrans a Lillehammer, il messaggio rimase lo stesso.
Gli italiani non erano più soltanto ospiti nel grande mondo dello sci nordico, erano diventati protagonisti.
Ed è forse proprio questo il significato più bello di quelle due vittorie, non la volontà di mettere in discussione la grandezza dello sci nordico scandinavo, e tanto meno quella della Norvegia, che dello sci di fondo è da sempre una delle patrie più autentiche e prestigiose, al contrario, il valore di un'impresa sportiva si misura anche dalla grandezza degli avversari che si riescono a sfidare.
I nostri atleti con queste straordinarie imprese, non hanno cancellato una tradizione, hanno avuto l'onore di confrontarsi con essa e di vincere, una volta ciascuno, in due giornate destinate a rimanere nella memoria dello sport, perché lo sci di fondo è fatto anche di questo: rivalità straordinarie, sfide epiche e rispetto profondo tra uomini e nazioni che condividono la stessa passione per la neve, la fatica e la montagna, Grenoble 1968 e Lillehammer 1994 non sono da considerarsi come due momenti contro qualcuno, ma come due momenti entrati per sempre nella grande storia comune dello sci di fondo.

Dæhlie aspettò l'ultimo e a Nagano diventò leggendaGiovedì 12 febbraio 1998, Bjørn Dæhlie fece quello che sapeva fare me...
10/09/2026

Dæhlie aspettò l'ultimo e a Nagano diventò leggenda

Giovedì 12 febbraio 1998, Bjørn Dæhlie fece quello che sapeva fare meglio: vinse. Ma la storia che il mondo ricorda ancora oggi iniziò esattamente 20 minuti dopo.
Nevica su Nagano. Le piste sono ghiacciate, l'aria tagliente, e nella gara dei 10 km a tecnica classica succede l'inevitabile: Bjørn Dæhlie attraversa il traguardo per primo. Ancora una volta. Un'altra medaglia d'oro da aggiungere a una collezione già leggendaria, un altro capitolo scritto nel libro di uno dei più grandi sciatori di tutti i tempi. Ma quel pomeriggio giapponese non lo ricordiamo per il tempo sul cronometro, lo ricordiamo per ciò che accadde dopo.
Mentre i primi spettatori si preparavano a lasciare lo stadio e i campioni si asciugavano il sudore negli spogliatoi, c'era ancora qualcuno là fuori. Ancora in gara. Ancora a lottare con gli sci, con la pioggia, con una neve ridotta a poltiglia che non faceva sconti a nessuno, tantomeno a chi non aveva mai visto la neve prima di qualche anno prima.
Philip Boit, trent'anni, keniota, ex mezzofondista di mezza montagna africana convertito agli sci grazie a un programma di supporto di un'azienda di materiali sportivi. Nella storia dello sci nordico, il suo nome quel giorno compariva per la prima volta e non per una medaglia, era il primo atleta del Kenya a partecipare ai Giochi Olimpici Invernali e stava arrivando ultimo. La pista era un calvario. Le condizioni meteo avevano trasformato quello che già era un percorso impegnativo in qualcosa di estenuante per un atleta con pochi anni di esperienza sugli sci stretti, ma Boit non si fermò. Continuò, chilometro dopo chilometro con le gambe che bruciavano e le braccia che ormai non servivano quasi più allo scopo.
Bjørn Dæhlie avrebbe potuto fare quello che fanno tutti i vincitori dopo una gara olimpica: festeggiare, rilasciare interviste, godersi il momento, invece rimase lì, in piedi, al traguardo, ad aspettare.
Quando Philip Boit entrò finalmente nello stadio, esausto, stravolto, gloriosamente vivo dopo quella battaglia solitaria, trovò davanti a sé il campione olimpico che gli andava incontro. Dæhlie lo raggiunse, gli tese le braccia e lo abbracciò.
Nessun discorso, nessuna dichiarazione preparata, solo un gesto.
Ma in quello stadio di Nagano, in quel preciso istante, il primo e l'ultimo classificato si trovarono insieme al centro della scena e il mondo capì che stava assistendo a qualcosa di più grande di una gara di sci.
Quell'abbraccio non rimase solo un'immagine, divenne il seme di un'amicizia vera, solida, destinata a sopravvivere alle stagioni e alle Olimpiadi. Qualche anno dopo, Philip Boit ebbe un figlio.
Lo chiamò Dæhlie Boit.
Un nome. Una scelta. Un omaggio all'uomo che, nel giorno della sua vittoria Olimpica, aveva deciso che nessuno dovesse arrivare al traguardo senza trovare qualcuno ad aspettarlo.
Nello sci agonistico siamo abituati a parlare di centesimi, di wax, di tecnica di spinta e di recupero in discesa, di dati, di potenza, di VO₂ max, ma ogni tanto lo sport ci ricorda che esiste un'altra unità di misura.
Philip Boit arrivò ultimo a Nagano 1998. Bjørn Dæhlie vinse con un distacco abissale, eppure, a quasi trent'anni di distanza, il video che circola ancora sui social, che compare nelle retrospettive olimpiche, che viene citata ogni volta che si parla di spirito olimpico, non ritrae Dæhlie sul podio, ritrae due uomini che si abbracciano sulla neve.
Alcune vittorie non si misurano in secondi, alcune medaglie non vengono consegnate su un podio e certi campioni diventano leggenda non solo per come vincono, ma per quello che scelgono di fare dopo.

https://www.bbc.com/news/magazine-25861305

Trentino 2013: quando l'Universiade conquistò Lago di TeseroNon tutti se lo ricordano, ma tra l'11 e il 21 dicembre 2013...
09/09/2026

Trentino 2013: quando l'Universiade conquistò Lago di Tesero

Non tutti se lo ricordano, ma tra l'11 e il 21 dicembre 2013 la Val di Fiemme e il nostro Centro del Fondo furono la capitale mondiale dello sci nordico. Per dieci giorni incredibili ospitammo le gare di sci di fondo, biathlon e combinata nordica della XXVI Winter Universiade.

Eppure, quella del 2013 non avrebbe dovuto essere un'Universiade trentina. Almeno non all'inizio.

Perché proprio in Trentino?

La manifestazione era stata originariamente assegnata nel 2008 a Maribor, in Slovenia. Nel febbraio 2012, però, la FISU (Federazione Internazionale Sport Universitari) fu costretta a ritirare l'organizzazione a causa di gravi problemi economici: il governo sloveno aveva revocato le garanzie finanziarie e la società organizzatrice era stata messa in liquidazione.

Il 16 marzo 2012 la FISU bussò alla porta del Trentino e la Provincia Autonoma rispose prontamente di sì. In soli 21 mesi, sfruttando e valorizzando gli impianti già esistenti per i Mondiali di sci nordico del 1991, 2003 e 2013, fu allestita un'intera Universiade.

Per la nostra struttura di Lago di Tesero fu l'occasione perfetta per un restyling profondo:

* costruzione della nuova palazzina stampa
* realizzazione di un magazzino di 2.000 mq
* allargamento delle piste a un minimo di 9 metri
* nuove passerelle dedicate al pubblico
* creazione ex novo del poligono di tiro per il biathlon, disciplina che prima di allora non si disputava qui

5 curiosità che forse non sapevi

1. L'edizione più importante di sempre

Si trattò dell'edizione più importante di sempre: Trentino 2013 detenne il record assoluto di partecipazione per le Universiadi invernali, con oltre 3.000 atleti provenienti da 55 nazionalità diverse. All'inaugurazione sfilarono delegazioni di ben 52 Paesi, dall'Australia fino al Nepal.

2. La fiaccola del Papa

La torcia dell'evento fu progettata dal dipartimento di ingegneria dell'Università di Trento e modellata a forma di genziana, con cinque petali che ricordavano la sagoma di altrettanti sci. Fu accesa ufficialmente a Roma da Papa Francesco il 6 novembre 2013, sotto il motto ufficiale "Inspired by U".

3. Il super-eroe serbo

L'uomo simbolo assoluto sulle nostre piste fu il serbo Milanko Petrovic. A 25 anni fu capace di un'impresa memorabile: vinse il bronzo nella 20 km individuale di biathlon, l'oro nella sprint di biathlon e, incredibilmente, anche l'oro nella 10 km di sci di fondo.

Fu uno dei pochissimi atleti al mondo ad aver conquistato medaglie in due sport differenti nella stessa edizione.

4. L'oro condiviso

Durante la 5 km femminile di sci di fondo gli spettatori assistettero a un rarissimo ex-aequo al vertice. La medaglia d'oro fu assegnata a pari merito all'ucraina Kateryna Grygorenko e alla norvegese Astrid Øyre Slind, capaci di tagliare il traguardo con lo stesso identico tempo al centesimo di secondo.

5. Dominio russo e orgoglio trentino

Sebbene la Russia avesse letteralmente monopolizzato il medagliere generale, portando a casa ben 50 medaglie totali, per noi ci fu la gioia immensa di tifare per Mattia Pellegrin.

Il fondista di Moena sfiorò l'impresa, piazzandosi al 4° posto nella 30 km mass start. Il fassano delle Fiamme Oro corse costantemente nelle posizioni di vertice, provò l'allungo sull'ultima salita ma, sul fondo ghiacciato, non riuscì a fare la differenza in volata e chiuse a soli 7 secondi dal primo.

Quell'Universiade lampo, pianificata e realizzata in meno di due anni, dimostrò al mondo intero la capacità del Trentino di gestire e valorizzare i grandi eventi sportivi.

Una tradizione di eccellenza e affidabilità che, a 13 anni di distanza, portò lo stadio di Lago di Tesero a essere scelto come palcoscenico indiscusso per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Il treadmill per skiroll:spesso chiamato anche tappeto rotante per sci di fondo, rappresenta la massima evoluzione tecno...
08/09/2026

Il treadmill per skiroll:

spesso chiamato anche tappeto rotante per sci di fondo, rappresenta la massima evoluzione tecnologica per l'allenamento indoor degli sport invernali, unendo l'ingegneria meccanica alla biomeccanica della scivolata.
A prima vista può ricordare un comune tapis roulant da palestra, ma le dimensioni monumentali e le specifiche tecniche lo collocano in una categoria a sé stante. Si tratta di una gigantesca piattaforma mobile, larga e lunga abbastanza da permettere l'utilizzo degli skiroll e dei bastoncini in totale sicurezza, riproducendo fedelmente la sensazione dello sci su neve. La superficie è rivestita con materiali ad altissima resistenza progettati per non deteriorarsi sotto l'azione delle punte in acciaio dei bastoncini e per garantire il giusto grip alle ruote degli skiroll, simulando l'attrito e la risposta dinamica della pista.
Il funzionamento di questo macchinario si basa su una gestione millimetrica della velocità e della pendenza, controllate da software avanzati che permettono di replicare fedelmente i profili altimetrici di piste reali. L'atleta si posiziona sulla superficie e, mentre il tappeto scorre, può eseguire sia la tecnica classica (il passo alternato) sia il pattinato (skating), sfruttando l'intera larghezza della piattaforma. Per garantire l'incolumità dell'utilizzatore, sopra il tappeto è installato un sistema di imbragatura di sicurezza collegato a un cavo aereo; in caso di perdita di equilibrio o caduta, il meccanismo si blocca istantaneamente, sollevando l'atleta ed evitando contatti con la superficie in movimento.
Questa tecnologia si rivela un pilastro fondamentale sia per gli amatori che vogliono migliorare, sia per i tecnici delle federazioni scientifiche. Il motivo risiede nella standardizzazione dell'ambiente: a differenza dell'asfalto stradale o della neve, che cambiano continuamente a causa di umidità, temperatura e usura, il treadmill offre condizioni fisiche identiche e replicabili al 100%.
I benefici che derivano dall'integrazione di questo strumento nella preparazione atletica sono straordinari e toccano la sfera cardiovascolare, muscolare e coordinativa. Sciando in un ambiente controllato, l'atleta impegna contemporaneamente la parte superiore e inferiore del corpo, stimolando il sistema aerobico ai massimi livelli e sviluppando una resistenza specifica introvabile in altri sport indoor. Dal punto di vista dell'ottimizzazione del gesto, la stabilità del mezzo permette ai preparatori di posizionare telecamere ad alta velocità e sistemi di analisi video da ogni angolazione. Questo consente di sezionare ogni singola fase della spinta e del recupero, correggendo in tempo reale imperfezioni millimetriche nella postura, nell'angolo di incidenza dei bastoncini o nella distribuzione del peso, un'operazione impossibile da effettuare con la stessa precisione mentre si insegue un atleta lungo una strada di montagna.
L'utilità di questa macchina si estende ben oltre il semplice condizionamento fisico e trova la sua massima espressione nei test di laboratorio e nella pianificazione scientifica dei carichi di lavoro. Attraverso protocolli specifici, medici dello sport e fisiologi possono misurare con precisione assoluta il consumo di ossigeno, la produzione di lattato e l'efficienza energetica dell'atleta a pendenze e velocità prestabilite, individuando le soglie metaboliche con un margine d'errore quasi nullo. Inoltre, il treadmill azzera i rischi legati al traffico stradale, alle condizioni meteo avverse o alla mancanza di neve, trasformandosi nello strumento ideale per la riabilitazione post-infortunio, dove è necessario monitorare l'ortopedia del movimento senza le sollecitazioni improvvise del terreno irregolare. Che si tratti di un appassionato desideroso di affinare la propria efficacia d'azione o di un campione olimpico che cerca il millesimo di secondo, questa tecnologia ha ridefinito i confini dell'allenamento moderno, trasformando l'intuizione del gesto tecnico in una scienza esatta e accessibile a tutti.

Se vuoi vedere in azione questi straordinari atleti e scoprire come tutta questa preparazione scientifica si traduca in pura velocità e precisione su strada, non puoi perdere l'occasione della FIS ROLLER SKI World Cup Finals, in programma dal 18 al 20 settembre 2026 nella splendida cornice di Ziano di Fiemme (TN), dove i migliori interpreti mondiali della disciplina si sfideranno per i titoli iridati.

https://www.fiemmeworldcup.com/it/skiroll/programma

Fiemme World Cup Val di Fiemme

Una grande notizia per il nostro Stadio del Fondo di Lago di Tesero! 🎿🏆Siamo orgogliosi di annunciare che l’edizione 202...
07/09/2026

Una grande notizia per il nostro Stadio del Fondo di Lago di Tesero! 🎿🏆

Siamo orgogliosi di annunciare che l’edizione 2027 dello Skiri Trophy si correrà proprio sulle piste del nostro stadio.

Un appuntamento che porterà ancora una volta tantissimi giovani atleti e le loro famiglie nel cuore della Val di Fiemme, in una delle grandi capitali mondiali dello sci nordico. Non vediamo l’ora di accogliervi! ❤️❄️

Un tuffo nel tempo a Lago di TeseroStesso posto, due epoche diverse. Riesci a riconoscere quale grande evento del passat...
07/09/2026

Un tuffo nel tempo a Lago di Tesero

Stesso posto, due epoche diverse. Riesci a riconoscere quale grande evento del passato stiamo guardando nella seconda foto?

Mettiamo a confronto il look moderno del nostro Centro del Fondo con un pezzo di storia dello sci nordico in Val di Fiemme.
Le montagne sullo sfondo sono rimaste esattamente le stesse, ma tutto il resto si è trasformato!

Metti alla prova la tua memoria storica nei commenti:

1️⃣ In che anno pensi sia stata scattata la seconda foto?
2️⃣ Ti ricordi quale campionato o gara internazionale si stava disputando?

Aguzza la vista e dicci la tua!

Wall of Fame 🏆Ieri, sulla parete della piazzetta dello Stadio del Fondo, abbiamo installato un nuovo pannello dedicato a...
05/09/2026

Wall of Fame 🏆

Ieri, sulla parete della piazzetta dello Stadio del Fondo, abbiamo installato un nuovo pannello dedicato ai podi dei Campionati Mondiali, delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi che hanno scritto pagine importanti della storia di questo luogo.

Non è soltanto una nuova installazione, è una parete della memoria, che raccoglie nomi, medaglie e grandi imprese sportive e che ci ricorda quanto questo stadio sia stato, e continui a essere, un punto di riferimento internazionale per lo sci nordico.

Avere una Wall of Fame significa rendere visibile questa straordinaria eredità: permettere agli atleti, alle famiglie, agli appassionati e a chi visita lo stadio di fermarsi davanti a quei risultati e comprendere, attraverso i nomi dei campioni, la storia che è stata scritta sulla neve di Lago di Tesero.

Una storia che non appartiene soltanto al passato, ma rappresenta un patrimonio da valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni.

📍 Venite a scoprirla dal vivo!
La nuova Wall of Fame vi aspetta nella piazzetta dello Stadio del Fondo di Lago di Tesero.

Fiemme World Cup Val di Fiemme Fiemme Stampa Latemar Dolomites

🏃‍♂️ MARCIALONGA RUNNING COOP 2026! 🏃‍♀️Pronti a fare il tifo o a correre? Domani, sabato 5 settembre, scatta la 24 ^ Ma...
04/09/2026

🏃‍♂️ MARCIALONGA RUNNING COOP 2026! 🏃‍♀️

Pronti a fare il tifo o a correre? Domani, sabato 5 settembre, scatta la 24 ^ Marcialonga Running Coop!

📌 Segna l'orario: la partenza è fissata per le ore 16:30 da Moena.

⚠️ NOTA IMPORTANTE PER LA VIABILITÀ:

Per garantire lo svolgimento della corsa in totale sicurezza, la pista ciclabile e il servizio di noleggio bici rimarranno aperti e accessibili solo fino alle ore 16:00. Successivamente il tratto della competizione sarà riservato ai podisti.
Organizzate al meglio i vostri spostamenti e venite a sostenere i campioni! Let's run! 🔥

Indirizzo

Via LAGO
Tesero
38038

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