11/09/2026
DA GRENOBLE A LILLEHAMMER: QUANDO L'ITALIA SFIDÒ IL NORD
Francesco Nones nel 1968 e Silvio Fauner nel 1994: due vittorie diverse, unite dalla stessa impresa.
Ci sono vittorie che entrano in una bacheca e vittorie che cambiano la storia.
Nello sci di fondo italiano ce ne sono almeno due che appartengono alla seconda categoria. Due imprese separate da ventisei anni, nate in contesti completamente diversi ma unite da un filo straordinario: la capacità degli azzurri di sfidare e ba***re proprio coloro che, per decenni, avevano considerato lo sci di fondo quasi una loro proprietà.
La prima arrivò il 7 febbraio 1968, ad Autrans, durante le Olimpiadi di Grenoble.
La seconda il 22 febbraio 1994, nel cuore della Norvegia, alle Olimpiadi di Lillehammer.
Protagonisti: Francesco “Franco” Nones e Silvio Fauner.
Due uomini, due generazioni, due modi completamente diversi di vincere, ma, in entrambi i casi, un messaggio fortissimo rivolto al mondo dello sci nordico: l'Italia era arrivata per restare.
Grenoble 1968: Francesco Nones rompe un muro che sembrava invalicabile
Nel 1968 lo sci di fondo parlava quasi esclusivamente nordico.
Norvegia, Svezia, Finlandia e, negli anni più recenti, Unione Sovietica avevano costruito una tradizione apparentemente impossibile da scalfire. Per un atleta italiano, vincere una gara olimpica di fondo non era semplicemente difficile: sembrava qualcosa che non potesse accadere. Eppure “Franco” Nones, fiemmese di Castello di Fiemme (Tn), quel muro lo abbatté. Nella 30 chilometri di Autrans conquistò una vittoria destinata a cambiare per sempre la storia dello sci italiano; come tutti sappiamo non fu una volata, non fu un duello diretto davanti a migliaia di spettatori, era una gara contro il tempo, nella quale ogni atleta affrontava il proprio percorso e il proprio cronometro. Nones però fece qualcosa di ancora più significativo: mise tutti dietro di sé.
Il norvegese Odd Martinsen conquistò l'argento, il grande finlandese Eero Mäntyranta il bronzo.
Quella vittoria rese Franco Nones il primo campione olimpico italiano nella storia dello sci di fondo e il primo atleta proveniente da un Paese diverso dalla Scandinavia o dall'Unione Sovietica a conquistare un oro olimpico nella disciplina.
Lillehammer 1994: Silvio Fauner fa calare il silenzio sulla Norvegia.
Ventisei anni dopo, la storia offrì agli italiani un palcoscenico completamente diverso.
Se Grenoble aveva rappresentato la conquista di una vittoria fino ad allora proibita, Lillehammer era qualcosa di ancora più audace: ba***re la Norvegia in Norvegia.
La staffetta 4x10 chilometri era una delle gare più attese di quei Giochi, per i norvegesi non era soltanto una competizione olimpica, era una questione nazionale ed ovviamente nell'ultima frazione l'uomo chiamato a difendere il sogno di casa era il più grande di tutti: Bjørn Dæhlie.
Prima di quella frazione, però, l'impresa italiana era già stata magistralmente costruita dai compagni di Fauner; maurilio de zolt, a 43 anni, aveva dato il via alla rimonta, Marco Albarello aveva recuperato terreno e Giorgio Vanzetta aveva consegnato la gara a Fauner in una posizione ideale per giocarsi tutto. Poi arrivò il duello, Dæhlie tentò più volte di staccare l'italiano ma Fauner resistette e quando la gara entrò nella sua fase decisiva, accadde qualcosa che ancora oggi appartiene alla leggenda dello sport italiano.
Negli ultimi 500 metri Fauner si portò davanti.
Non fu semplicemente un attacco improvviso da dietro, l'azzurro ebbe la forza e il coraggio di prendere l'iniziativa proprio nel momento più delicato, con Dæhlie alle spalle e un'intera nazione che aspettava il trionfo del proprio campione, ma quel giorno, per soli quattro decimi di secondo, cambiò qualcosa, Italia prima, Norvegia seconda.
Nello stadio di Lillehammer, fino a pochi istanti prima trasformato in una bolgia di bandiere, voci e incitamenti, calò quello che molti ancora ricordano come un silenzio tombale.
Un silenzio incredibile.
Due vittorie, due mondi diversi
Franco Nones e la staffetta italiana, con ultimo frazionista Silvio Fauner vinsero in modi completamente diversi.
Nones vinse una gara individuale contro il cronometro, non vide il suo avversario nel rettilineo finale, non dovette superare nessuno in una volata, la sua vittoria maturò chilometro dopo chilometro, costruita sulla resistenza, sulla tecnica e sulla consapevolezza di essere finalmente all'altezza dei grandi del Nord. Fauner, invece, vinse guardando in faccia il simbolo stesso dello sci di fondo mondiale.
Uno contro il tempo.
L'altro testa a testa.
Ma il significato delle due imprese presenta una straordinaria somiglianza, nel 1968 Nones dimostrò che un italiano poteva vincere nello sci di fondo, nel 1994 Fauner e i suoi compagni dimostrarono che l'Italia poteva ba***re la Norvegia persino nel suo tempio.
Forse è proprio questo il modo più bello per leggere il legame tra Grenoble e Lillehammer. La vittoria di Francesco Nones fu una rivoluzione, mentre quella della staffetta con Silvio Fauner fu una consacrazione.
Tra quelle due date c'è un pezzo enorme della storia dello sci di fondo italiano, c'è la crescita di un movimento, ci sono generazioni di atleti, ci sono piste, club, allenatori e campioni.
E c'è anche la Val di Fiemme, terra di Francesco Nones e Giorgio Vanzetta, luogo che negli anni sarebbe diventato uno dei grandi punti di riferimento mondiali per lo sci nordico.
Da Autrans a Lillehammer, il messaggio rimase lo stesso.
Gli italiani non erano più soltanto ospiti nel grande mondo dello sci nordico, erano diventati protagonisti.
Ed è forse proprio questo il significato più bello di quelle due vittorie, non la volontà di mettere in discussione la grandezza dello sci nordico scandinavo, e tanto meno quella della Norvegia, che dello sci di fondo è da sempre una delle patrie più autentiche e prestigiose, al contrario, il valore di un'impresa sportiva si misura anche dalla grandezza degli avversari che si riescono a sfidare.
I nostri atleti con queste straordinarie imprese, non hanno cancellato una tradizione, hanno avuto l'onore di confrontarsi con essa e di vincere, una volta ciascuno, in due giornate destinate a rimanere nella memoria dello sport, perché lo sci di fondo è fatto anche di questo: rivalità straordinarie, sfide epiche e rispetto profondo tra uomini e nazioni che condividono la stessa passione per la neve, la fatica e la montagna, Grenoble 1968 e Lillehammer 1994 non sono da considerarsi come due momenti contro qualcuno, ma come due momenti entrati per sempre nella grande storia comune dello sci di fondo.