Yūdansha Kyōkai Iwama Aikidō Trieste

Yūdansha Kyōkai Iwama Aikidō Trieste

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Associazione per la pratica dell'Aikido "Dentō Iwama Ryu" e l'approfondimento della cultura e delle tradizioni del Giappone

18/04/2026

Questa mia composizione di ikebana free style che ho fatto oggi necessita di una spiegazione approfondita che vi metto qui sotto.

Ma-ai e Kokyū: la forma del vuoto
Il kanji "kata", dove si intravede la grata dalla quale filtra la luce (形), indica la forma: una struttura tracciata con precisione, un gesto codificato che si ripete nel tempo.
Nella pratica dell’Aikido, il kata non è rigidità, ma via di accesso.
Attraverso la forma si apprende, si interiorizza, si supera.
Ciò che appare come schema è, in realtà, un passaggio: dalla tecnica visibile alla comprensione profonda del movimento.
Nel percorso dell’Aikido, il movimento e il vuoto non sono mai semplicemente eseguiti: vengono rivelati. Come nelle antiche architetture giapponesi si scopriva la struttura nascosta del bambù, così nella pratica si elimina il superfluo per lasciare emergere l’essenza del gesto.
Questa apertura, questo “lasciar passare”, è ciò che guida ogni tecnica. L’Aikido non nasce per opporre forza a forza, ma per far fluire l’energia. Il corpo non blocca, non trattiene: accoglie, devia, trasforma.
Al centro di tutto c’è il ma-ai: non solo distanza, ma relazione viva tra i corpi. È lo spazio giusto, il momento giusto, la possibilità stessa dell’incontro. Non è qualcosa che si misura: si percepisce. È in quel vuoto apparente che la tecnica prende forma.
E insieme al ma-ai c’è il kokyū, il respiro vitale. Non soltanto un atto fisico, ma un ritmo che unisce interno ed esterno, intenzione e azione. Il movimento nasce dal respiro, si espande nello spazio e ritorna, come un’onda.
La tecnica diventa così una trama sottile, in cui visibile e invisibile si intrecciano. Il tempo dell’ingresso, la direzione di uno spostamento, la qualità del contatto: tutto concorre a creare un equilibrio che non è statico, ma vivo.
In questo senso, il movimento dell’Aikido è come un kanji tracciato nello spazio: una forma essenziale che racchiude un significato profondo. Non è solo ciò che si vede, ma ciò che si intuisce.
Chi osserva senza esperienza coglie soltanto l’aspetto esteriore: una successione di tecniche, forse armoniose, ma apparentemente ripetitive. Può sembrare una pratica rigida, quasi priva di spontaneità.
Ma per chi entra davvero nello spazio della pratica, per chi ne percepisce il ma-ai e ne segue il kokyū, si rivelano le intenzioni, i ritmi, i silenzi. Ogni passo, ogni rotazione, ogni contatto diventa significativo.
Ciò che a un profano può apparire come una disciplina limitante è invece per l’aikidoka un percorso di conoscenza. Attraverso la forma si accede alla libertà.
La pratica apre così a possibilità profonde di espressione, dove presenza, consapevolezza e creatività si incontrano—nel respiro, nello spazio, nel gesto.
Michele Marolla

09/04/2026

Annunciamo qui il prossimo seminario del maestro Alberto Boglio. Vi attendiamo! 🙏❤️🥋

05/04/2026

A tutti gli amici di questa pagina: Buona Pasqua! 🙏❤️🥋

31/03/2026

RICORDANDO SAITO SENSEI (31/03/1928 - 13/05/2002)
Oggi commemoriamo la nascita di Saito Sensei, maestro straordinario e figura fondamentale nella trasmissione dell’Aikido.
Allievo diretto di Ueshiba Morihei, Saito Morihiro ha dedicato la sua vita a preservare e trasmettere con rigore, umiltà e dedizione l’insegnamento del Fondatore, in particolare quello maturato a Iwama.
Saito Sensei non è stato soltanto un tecnico impeccabile, ma un esempio vivente di coerenza tra pratica e vita quotidiana. Nel suo Aikido si sentivano la solidità della tradizione, il rispetto per i dettagli e una profonda sincerità.
Ho avuto la fortuna di trascorrere un periodo da uchideshi a Iwama, tra marzo e aprile del 2001, quando Sensei era ancora presente. È un ricordo che porto con me con grande gratitudine: respirare quell’atmosfera, vedere da vicino il suo modo di insegnare e di essere — così essenziale, diretto, senza nulla di superfluo — mi ha fatto comprendere quanto profondamente incarnasse ciò che trasmetteva.
Per chi ha avuto la possibilità di incontrarlo, direttamente o attraverso i suoi insegnamenti, rimane un punto di riferimento: un richiamo costante a praticare con serietà, pazienza e cuore aperto.
Ricordarlo oggi significa, per noi, rinnovare l’impegno a percorrere la Via con lo stesso spirito.
Michele Marolla

29/03/2026

Il gruppo del nostro Dōjō domenica 29 marzo al seminario del maestro Stefano Di Carlo. 🥋

28/03/2026

Sabato 28 marzo - La rappresentanza del nostro Dōjō al seminario tenuto dal maestro Stefano Di Carlo a Ronchi. 🥋

24/03/2026

Keiko in Dōjō con ospiti dal Giappone. 🙏❤️🥋🇯🇵🇮🇹

20/03/2026

Keiko in Dōjō giovedì 19 marzo. 🙏❤️🥋

Photos from Yūdansha Kyōkai Iwama Aikidō Trieste's post 01/03/2026

Il Gorintō e il nostro percorso nell’Aikidō

Cari amici, oggi vorrei parlarvi di… una pietra.
Quello che vedete nelle immagini è un Gorintō (五輪塔), un monumento buddhista giapponese la cui origine risale allo stupa indiano. In Giappone assume una forma essenziale e simbolica, diventando un monumento funerario ma anche un vero e proprio mandala tridimensionale. È formato da cinque parti sovrapposte e rappresenta i cinque elementi: Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto.
Non è solo un simbolo funerario. È una mappa, e può diventare la mappa del nostro lavoro sul tatami.

TERRA – CHI
La base è quadrata. È la Terra. Quando iniziate Aikidō siete qui.
La Terra è:
- piedi ben appoggiati
- postura corretta
- baricentro stabile
- tecnica eseguita con precisione
Questa è la fase che Morihei Ueshiba chiamava Ko Tai, il “corpo duro”.
Non è un difetto. È una fase necessaria.
All’inizio siete concentrati sulla forma, cercate di fare “giusto”, magari vi irrigidite.
Va bene così. Senza radici non cresce nulla.

ACQUA – SUI
Poi qualcosa cambia.
Cominciate a rilassarvi. Non opponete più forza alla forza.
Qui entriamo in Ju Tai, il “corpo morbido”.
È qui che nasce l’awase.
Awase non significa cedere. Non significa seguire passivamente. Awase significa accordarsi, armonizzarsi.
Quando uke, il vostro avversario, attacca, non reagite contro. Vi armonizzate al suo centro. Vi muovete con lui, non contro di lui.
Se in katate-dori strattonate per liberarvi, siete ancora nella Terra rigida.
Se invece sentite il momento in cui il suo equilibrio si apre e vi inserite con naturalezza… quello è awase.
È Acqua.

FUOCO – KA
Ma l’Aikidō non è solo morbidezza. C’è anche il Fuoco. Il Fuoco è l’entrata. È l’irimi, l’entrata, deciso. È il triangolo.
Quando entrate a metà, la tecnica non vive. Quando entrate con tutto il corpo, uke lo sente prima ancora di toccarvi.
Il Fuoco non è aggressività. È chiarezza. È dire: “Io sono qui”.

VENTO – FŪ
Poi il movimento diventa leggero. Le tecniche non sono più separate.
Non c’è più “prima difendo, poi faccio la tecnica”. Tutto scorre.
Questo è Ryu Tai, il corpo fluente.
Qui l’Aikidō è respiro. Kokyū. Transizione continua.
Se vi muovete senza tensione e uke cade quasi senza capire perché… siete nel Vento.

VUOTO – KŪ
E poi c’è il livello più sottile. Ki Tai.
Qui non pensate più alla tecnica. Non scegliete. Non cercate di dimostrare nulla.
Siete presenti.
Quando l’azione nasce spontaneamente, senza sforzo, senza rigidità, senza esitazione… quello è il Vuoto. Non è “niente”.
È potenzialità pura.

QUADRATO, TRIANGOLO, CERCHIO
Ueshiba parlava anche di tre forme:
- Quadrato → stabilità
- Triangolo → energia
- Cerchio → armonia
Guardate una tecnica ben fatta:
- La base è quadrata.
- L’entrata è triangolare.
- La proiezione è circolare.
Quando queste tre cose si uniscono, non si vedono più le forme.
Si vede solo Aikidō, o meglio: take musu ai ki (dall’armonizzazione dell’energia nasce la tecnica.

IL VOSTRO PERCORSO
All’inizio siete nella Terra.
Poi scoprite l’Acqua.
Accendete il Fuoco.
Diventate Vento.
E, forse, un giorno, intravvederete il Vuoto.
Il Gorintō sale dalla materia allo spirito. Anche voi.
E il mio compito non è insegnarvi solo delle tecniche, ma accompagnarvi in questa salita.
Quando vi vedo passare dalla rigidità alla fluidità, quando smettete di forzare e iniziate ad accordarvi con uke attraverso l’awase, lì capisco che state crescendo davvero.

PER CONCLUDERE
Ricordate questo: la tecnica non è il fine. È il mezzo.
L’obiettivo non è proiettare qualcuno. È trasformare voi stessi.
Morihei Ueshiba diceva:
“Masakatsu Agatsu Katsuhayabi.”
La vera vittoria è la vittoria su se stessi.
La vittoria su oggi, sul proprio ego, sulle proprie paure, sulle proprie rigidità.
Non si tratta di sconfiggere uke. Si tratta di superare quella parte di noi che vuole avere ragione, che vuole dominare, che vuole dimostrare qualcosa.
Ogni volta che salite sul tatami state costruendo il vostro Gorintō interiore:
una base stabile,
un’energia chiara,
un movimento armonioso,
una presenza leggera,
uno spirito libero.
E quando smetterete di combattere contro l’altro e cominciate a lavorare su voi stessi, allora capirete davvero cosa significa Aikidō.
Forse, un giorno, vi muoverete senza sforzo e senza paura. E in quel momento non starete più facendo Aikidō.
Sarete Aikidō.

28/02/2026

Ai miei allievi

Testamento marziale (dopo 54 anni di pratica)

Ho attraversato il Budō per più di mezzo secolo.
Ho incontrato Maestri, stili, epoche diverse del mio corpo e del mio spirito.
Se dovessi lasciare qualcosa a chi pratica con me, non sarebbero le tecniche.
Le tecniche passano. Si trasformano. Si adattano.
Lascerei questo: cercate i particolari.
Non quelli visibili a tutti.
Quelli che si colgono solo quando si smette di voler dimostrare qualcosa.
La micro-rotazione che non si vede.
Il peso che scende prima dell’azione.
La mano che posa, non spinge.
L’istante in cui il centro decide e il corpo obbedisce.
Nella linea che ho studiato – quella di Iwama – ho imparato che nulla è casuale.
Ogni angolo ha un motivo. Ogni passo è responsabilità.
Ma col tempo ho compreso che la struttura non è il fine. È un contenitore.
Dentro deve esserci armonia.
Arriva un momento in cui la tecnica non è più la meta. Diventa linguaggio.
Il corpo sa già cosa fare. Quello che cambia è l’intenzione.
Chiedetevi allora:
Sto entrando senza aggressività interiore?
Sto proteggendo davvero chi mi attacca?
Il mio centro è calmo?
Sto praticando con gratitudine?
Se una tecnica è perfetta ma nasce dalla tensione, è vuota.
Se un movimento è imperfetto ma nasce da un centro benevolo, è già Aikidō.
Non cercate l’efficacia per sentirvi superiori.
Non cercate il grado per sentirvi arrivati.
Non cercate la spettacolarità.
Cercate l’armonia.
Armonia con uke.
Armonia con il vostro corpo che cambia.
Armonia con i vostri limiti.
Armonia con il tempo che passa.
Il controllo è responsabilità.
Serve a proteggere, a chiarire, a educare.
La serenità è il vero insegnamento.
È ciò che rimane quando la tecnica è finita.
È ciò che fa respirare il Dōjō.
Il vero insegnamento, dopo tanti anni, non è come si esegue ikkyo.
È come si sta davanti a un attacco senza irrigidirsi dentro.
Questo non si spiega.
Si irradia.
Se continuerete a cercare i millimetri, se resterete curiosi, se non smetterete di sentirvi allievi, allora il Budō continuerà a trasformarvi.
Entrate in hanmi con controllo e serenità.
Il resto lo farà il silenzio del tatami.

Il vostro maestro
Michele

16/02/2026

Torino, 14 e 15 febbraio 2026 - La partecipazione del nostro Dojo al seminario internazionale tenuto da Saito Yasuhiro Sensei (Saito Morihiro Nidaime). Ci teniamo particolarmente a ringraziare Sensei per quanto ha saputo trasmettere nella migliore tradizione di Dentō Iwama Ryu.

Photos from Yūdansha Kyōkai Iwama Aikidō Trieste's post 16/02/2026
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Via Don Marzari, 4
Trieste
34124

Orario di apertura

Martedì 20:00 - 21:30
Giovedì 20:00 - 21:30
Venerdì 20:00 - 21:30