29/05/2026
Hey Spiriti liberi! 🎒 🤸♂️ 🌍
I’m thrilled and proud to announce that Bianca Oliveira will be teaching in Turin for the first time on April 16,17,18 2027 for 3 days of practice, workshops and trasformative energy. With over 15 years of experience, she will assist and adjust us on the mat with her devotional and human approach to Ashtanga Yoga.
I fallen in love with her vibes when we met in Ubud last March. So I invited her in my lovely Torino 💙
We begin Friday with Led Primary to get to know her experience and passionate way of teaching. Saturday and Sunday mornings start with mysore practice, followed by special afternoon workshops designed specifically for our community. We will approach the secrets of Intermediate Series from an accessible and enjoyable point of view, and we will explore the core strenght in the inversions by techniques to change our world upside down.
You can sign up for the entire experience, drop-in Mysore practice, Led Primary Series or single workshop.
The event is open to all levels.
PROGRAM OVERVIEW
Friday 16.4.27
6-8 pm Led Primary Class
Saturday 17.4.27
8- 10 am Mysore
11:30-13:30 pm workshop Intro to Intermediate Series
Sunday 18.4.27
8 -10 am Mysore
11-13 pm workshop — Core and Inversions
Venue: Via Lombroso 6, Turin
Early bird available until September 30, 2026
Limited spots 🧘♀️
For info and registration:
[email protected]
www.lauracipollone.it
+39 3490563707
See you on the mat!
Can’t wait and you?!
Obrigada 💙
23/05/2026
Workshop with Kino MacGregor and Tim Feldmann in Turin
September, 17,18,19, 2027
I’m over the moon to announce that Kino and Tim will teach in Turin for the first time on September 17–18-19, 2027 for a full weekend of practice, learning and community.
With over 20 years of experience, they will share with us their unique and accessible approach to Ashtanga Yoga.
We begin Friday to immediately get to know Kino and Tim adjustments. Saturday and Sunday mornings start with mysore practice, followed by special afternoon workshops designed specifically for our Sangha. We will unlock the power of backbends, dive into the hip opening and strengthen the connection between body, mind and spirit.
Taken as a whole, the full immersion will spark the fire for our practice, method and lineage of Ashtanga Yoga.
You can sign up for the entire experience, drop-in Mysore practice, Led Primary Series or single workshop.
The event is open to all levels.
PROGRAM OVERVIEW
Friday 17.9.27
3-5 pm Mysore
6-8 pm workshop — Hip opening
Saturday 18.9.27
8:30-10:30 am mysore
12:30 - 2:30 pm workshop- Fearless backbends
Sunday 19.9.27
8:30 -11:30 am Led primary series + conference
1:30-3:30 pm workshop — Strenght based Asana: arm balances
Venue: Via Gabriele Bogetto 4g, Turin
Early bird available until September 30, 2026
Limited spots – registration is confirmed upon payment
For info and registration:
[email protected]
www.lauracipollone.it
+39 3490563707
21/04/2026
Quanto poco sappiamo delle nostre esperienze interiori e sulla natura della coscienza? E’ dato per scontato che il flusso di coscienza consista soprattutto in forma di monologo interiore composto di parole e dialogo autoreferenziale. Pare che molti di questi pensieri siano invece preverbali. Perché allora pensiamo di parlare continuamente con noi stessi e di non avere tregua a quel chiacchiericcio interno? Forse perché quando è ora di esprimerci, abbiamo ben poche alternative al linguaggio e siamo portati a supporre che sia questo il mezzo comune utilizzato dal pensiero interiore?
Nessuno parla di in-conscio a livello scientifico. La psicologa bulgara Kalina Christoff Hadjiikieva ha dimostrato come riconsiderare la sorgente più profonda della mente: il pensiero spontaneo, una delle fonti della creatività. La coscienza sarebbe solo una delle funzioni della mente, per cui concentrarsi sui pensieri consci equivarrebbe a fissarsi sulle foglie di un albero e cercare di capirle isolatamente, quando l’albero è la mente e nella mente c’è molto più della coscienza. Secondo Christoff, la mente cosciente è un’altalena tra pensiero vincolato e non vincolato. L’attenzione sulla percezione cosciente ha portato a trascurare quel 30-50% dell’esperienza mentale che proviene dalla mente stessa invece che dai sensi. La maggior parte di questo tempo è occupata da divagazioni, sogni a occhi aperti e ruminescenze. Proviamo a ipotizzare anche il fatto che una mente che vaga non sia semplicemente distratta, ma libera in un’assenza pregnante. Nel tentativo di individuare le origini inconsce dei pensieri coscienti, Christoff ha fatto un esperimento su meditatori allenati a silenziare la mente e a accorgersi appena questa si distrae. Cosa ha scoperto? Che la distrazione avviene ogni 10-20 secondi anche nelle menti più allenate. La grande lezione della meditazione è che non si può controllare la mente! Sicuramente si può arrivare a osservare che qualcosa succede prima della consapevolezza. Ancora non si sa esattamente che cosa sia e perché richieda tempo. Secondo te possiamo vivere la mente come spazio prezioso di libertà e di autocreazione? E dovremmo impegnarci a difenderlo e ampliarlo?
03/03/2026
Ci sono canzoni che, a furia di repeat, penetrano nelle cellule. Una di queste è l’ultima di .mille. Non parla di guarire, parla di restare.
Nel corpo, nel dolore, nel presente. Perché la felicità rimane inaccessibile se non ci apriamo a dukkha: la sofferenza fa parte di ogni percorso yogico e arriva quando siamo pronti per attraversarla per intero e farne tesoro. É così che possiamo trasformarci e ridarci significati.
Ci voleva Mille a cantare perché 💙
Ci sono giorni in cui servono istruzioni per restare vivi, anzi urge un bugiardino: effetti collaterali, dosaggi, avvertenze. Solo che il farmaco sei tu, al di là di ogni posologia. “Prima respirare sembrava un gioco, adesso è tutto diverso”. Oggi mi dico “iniziamo convinti e poi vediamo come va”. Comprendi che dirigere la corrente secondo la tua volontà è mera illusione. Come fai a scappare da qualcosa che spaventa quando te lo porti dentro? Intanto resta nel flusso, senza sfidarlo e allo stesso tempo adàttati alle circostanze in modo da ricavarne il meglio. Metti in pratica l’ashtanga yoga come prescrive Patanjali nel III pada: acquisendo superpoteri. Quali?
Stai nella fiducia che la vita ti vuole sempre bene.
Fàtti di funghi maitake, clorella e fiori di Bach made with love.
Decidi su chi contare quando non sei nella tua versione migliore: i miei spiriti liberi e il nostro Purusha, maestro di tutti i Maestri; i compagni di pratica torinesi e quelli sparsi per il mondo in questi mesi vissuti bene ma non benissimo; la mia family e tutte le diverse forme di legami e reti d’amore e d’amicizia che mi sono costruita fin qui.
E’ da certe esperienze meditative che acquisisci le Vibhuti: capita quando l’ego rimane limitato, rafforzi il senso di umiltà e ti senti parte di un infinito splendore. A me è successo in Indonesia come le balinesi nei giorni di festa: in cima al tappetino con Kino e Tim a Ubud, dove sono rinata meglio di Julia Roberts in Mangia, Prega, Ama. Un post che dedico a chi si sa (far) accogliere pur stando male, consapevole che in una società algofobica e ipocondriaca come la nostra, la Cura è continuare il viaggio. Stai nel corpo, artefice del tuo miracolo. Credici, il buio non è per sempre.
17/02/2026
Somigliamo sempre più a persone attive che rotolano, come rotola la pietra, con la stupidità del meccanismo. Ormai concepiamo la vita in termini di prestazione e lavoro, per cui l’inazione sa di carenza cui bisogna porre rimedio quanto prima. Stiamo smarrendo il senso stesso del non agire, che invece è una splendida forma dell’esistenza umana, perché possiede un proprio linguaggio, una propria magnificenza e una propria magia. Un’intensità. La contemplazione, lo yoga, la meditazione, la musica, sono considerati forme passive, quasi debolezze: non sembrano avere nessun valore in un sistema che concepisce la vita esclusivamente “activa” in termini di performance e produzione. Se ci viene a mancare l’inazione come possibilità, finiamo per sembrare una macchina che deve solo funzionare. Ne ha parlato Hanna Harendt e lo ripete Byung-chul Han. Secondo il filosofo sudcoreano, l’inazione è una delle attitudini più preziose: in quell’otium latino, in quel tempo davvero libero, infatti, l’essere umano vive davvero, al di là della mera sopravvivenza, in cui ogni agire (praxis) é mosso da stimoli e mirato all’appagamento dei propri bisogni, al raggiungimento di obiettivi spesso eterodiretti. Solo il silenzio permette di tendere l’orecchio al mondo, solo l’ascolto può condurre all’esperienza vera, alla comprensione profonda dell’essere. In assenza di quiete, l’agire sprofonda nell’azione cieca e nella mera reazione. L’inazione non è negazione né semplice assenza di fare, ma ciò che dà forma all’ambito dell’humanum, rendendo genuinamente umano il nostro agire.
Dovremmo tutti celebrare le infinite potenzialità , l’incanto e la ricchezza del non agire e progettare un nuovo modo di vivere: la vita contemplativa che la natura e una società sull’orlo del collasso oggi chiedono a gran voce.
Il futuro dell’umanità non dipende dal potere di chi agisce, bensì dal rilancio della nostra autentica capacità contemplativa. Facciamo qualcosa “per niente”. Questa é la libertà da qualsiasi scopo o utilità. Nonché la vera formula della felicità. Sei d’accordo anche tu?
09/12/2025
Si racconta che per paura della morte anche gli dei praticavano il prāṇāyāma.
Patanjali descrive il quarto ramo dell’Ashtanga in YS 2.52:
“Dal kevala kumbhaka si dissolve lo schermo di luce (prakāśa-āvaraṇam)”.
Paragona gli effetti del pranayama all’allucinazione che si prova in certe esperienze mistiche descrivendolo come una luce in fondo al tunnel.
Nelle tecniche di ritenzione dell’aria si incamera meno ossigeno, tanto che la ventilazione può diminuire fino al 50% e generare aumento di anidride carbonica, con effetto sedativo sul cervello: rallentando i respiri al minuto, alteriamo il normale stato di coscienza. Roba da sballo.
Stiamo parlando ovviamente di processi controllati, raggiunti dopo adeguata pratica (la tradizione consiglia di iniziare dopo la intermediate); altrimenti risulterebbero tossici e pericolosi perché conducono all’anossi.
Diversi studi associano la mancanza di ossigeno nelle cellule con l’aumento della produzione di dimetiltriptamina (DMT), un potente psichedelico naturale presente nel nostro fluido cerebrospinale (e in alcune piante come l’ayahuasca), che provoca deliri intensi. In alcuni casi autoproduciamo DMT in quantità maggiori per proteggerci dallo shock di esperienze molto forti, come nascita e morte. In altri, si può assumere dall’esterno come droga per indurre sensazioni simili a quelle di chi ha avuto vere NDE (Near-Death Experiences ). Anche lo yogin arriva a tollerare grosse quantità di CO2 e di fatto si allena ad arrestare il respiro, condizione associata a śūnya, il vuoto. Facile che entri nel kevala kumbhaka, dove l’interruzione del respiro si fa spontanea. Quando il livello di ossigeno è bassissimo, la coscienza si altera. All’ennesimo kumbaka, lo yogin entra in stato allucinatorio: si ferma spontaneamente dal trattenere fiato nei polmoni ed ecco la luce in fondo al tunnel, da cui di solito riemerge immediatamente con un’inspirazione improvvisa, come quando si risale di botto da sott’acqua.
Se riuscisse a restare lì, percorrerebbe tutto il buio, andando davvero oltre: come racconta chi è già stato “dall’altra parte”, con queste tecniche possiamo toccare sensazioni di pace, calma, libertà.
E tu hai paura del buio?
17/10/2025
“Se non diventi oceano, avrai sempre mal di mare”. Il senso di questi giorni in Alentejo e Algarve, tra onde alla Point Break e immersion di mysore e pranayama con Petri. Se vuoi andare “oltre” nel viaggione yogico, devi assomigliare all’oceano: comprendere l’importanza di ogni ritorno a riva, alle radici. Il mio canto delle sirene a Odeceixe è stato il suono vibrante di Om 🕉️ nella shala portoghese dove ho avuto la conferma che certi mal di mare esistono finché resti in superficie ma che c’è un abisso quando ti immergi nel cuore di ciò che ami fare sotto la guida del tuo maestro prefe.Un punto fermo cui tornare, un porto sicuro cui affidarsi tra un vinyasa e l’altro della vita. Perché é parte del gioco anche il dopo sforzo, la condivisione con i compagni di workshop nelle gite fuori shala, dove metti in campo la tua umanità e capisci se stai bene con gli altri quanto sul tappetino, se ti stai ripulendo dal superfluo. In che modo l’ashtanga ci insegna a semplificare? Lo spiega Patanjali in YS 2.48, “Tato dvandvānabhighātah”: l’asana deve essere piacevole, tenuto stabile e fermo con l’intento di meditare, riducendo al minimo lo sforzo tanto da perdere la sensazione del corpo, e far andare nella direzione dell’indifferenza dagli stimoli esterni, così che la mente si possa svuotare. Ecco l’equilibrio perfetto, il non dualismo tra opposti. Allora che differenza c’è tra asana e meditazione e pertché se ne parla a fine del II pada? Non poteva dirci subito “Siediti e concentrati”?! La trascendenza arriva quando i poli tra cui oscilliamo di continuo (Ha e Tha, il sole e la luna, Ida e Pingala, simpatico e parasimpatico) vengono bilanciati, cioè quando la coscienza si stabilizza al centro. La cita in 2.48, chiamandola “dvandva”, il duello tra estremi, dando per scontato che una dualità intrinseca esista dentro di noi. Non è un caso se quando pratichiamo con presenza e concentrazione non siamo né attivi né passivi, eppure lucidi e in pace. E tu hai mai provato come ci si senta a respirare come l’oceano?
01/10/2025
A metà degli Yoga Sutra, Patanjali arriva al dunque: l’Asana é la base per eseguire il lavoro successivo dell’Ashtanga yoga, quello che conduce all’isolamento e alla Libertà (Samadhi).
Mantenere caratteristiche di stabilità e comodità nell’esecuzione di una postura dà come risultato una pacata sicurezza di sé, piacevole sia dentro che fuori. “Noi cerchiamo la bellezza ovunque”. Un concetto che ben riassume la definizione di “sthira sukha asanam”. Questi due aggettivi indicano che l’asana deve portare soddisfazione, arricchire il corpo e la mente e divenire una forma di meditazione che arrechi consapevolezza e pace interiore. Quando ció avviene é riconoscibile anche dall’esterno: l’asana diventa naturalmente bella perché fedele a una somma di piccole cose: la sua armonia é il risultato spontaneo di chiunque si trovi in una postura in cui si sente bene, sicuro di sé, stabile e senza tensioni. Per scendere nel particolare, la posizione diventa “sthira e sukha” grazie a due elementi: anantasamapatti e prayatna shaitilya (YS 2.47)
Anantasamapatti é la meditazione sull’ infinito, come uno sguardo catatonico indifferente agli stimoli esterni. Questo processo di fondersi completamente dentro all’asana (samapatti) equivale a sistemarsi in postura come a voler fissare il vuoto, senza più preoccuparsi dei pensieri. Se si considera il valore archetipale dell’asana, siamo subito dopo Dharana (concentrazione) e Dhyana (contemplazione), immersi nel vivo del processo di Samapatti che in 4 fasi (savitarka, nirvitarka, savichara, nirvichara) mette in atto l’alterazione di coscienza. Una volta superati questi stadi, il corpo si radica, i pensieri si acquietano e la mente trova stabilità, una sorta di presenza-assenza. La postura non deve fare male: assicuriamoci che abbia un altro elemento fondante, Prayatna shaitilya, il rilassamento dello sforzo. Rispettare l’armonia significa mettere insieme questi aspetti in modo che creino sollievo e allietino l’anima, ricordandoci la profonda unione spirituale di ogni corpo fisico con l’universo intero. Ogni sequenza segue principi di ordine che richiamano il legame con tutto il creato. Cogli anche tu questo senso ultimo mentre pratichi?
04/09/2025
Pronti a srotolare i tappetini da lunedì 8 settembre!
Back to school spiriti liberi 🙏🙌🏽🤸♂️♥️
27/08/2025
Volge al termine un’estate di pratiche, viaggi ed esperienze che mi hanno insegnato l’utilità più nobile dello yoga. Quella di metterci in guardia dal non farci illusioni sui risultati cui puntiamo e di essere oggettivi e realisti nei riguardi di noi stessi. Se vogliamo davvero progredire in qualcosa é fondamentale avere una visione chiara su chi siamo. Spesso abbiamo idee sbagliate su di noi, figuriamoci su chi vorremmo arrivare a essere!Questa falsa visione si ritrova anche in psicanalisi nell’ideale dell’io: l’aspetto psichico per cui un determinato modello di persona diventa chimera di perfezione, ereditata dall’educazione e dalla società, e ci restiamo imprigionati finché smettiamo di difenderci e decidiamo di affrontare i conflitti interni che non ci permettono di vivere il nostro fascino naturale (che è diverso dalla trappola dell’ideale dell’io). Patanjali ci sprona ad arrenderci rispetto a questo modello distorto che ingabbia e ad abbandonarci a qualcosa di più grande, a rimettere il nostro Sé a “un tesoro assoluto nascosto”, per riposare dalle nostre responsabilità di esseri umani e trovare quella fiducia nel cammino che ci serve come antidoto alla frustrazione. Sarà capitato a tanti di sfiorare il pensiero di lasciar perdere tutto, soprattutto quando incombono due ostacoli (antaraya): il non raggiungimento di uno stadio e l’instabilità. Come superarli? Esiste un valido deterrente, recitato negli yoga sutra 2.45. “Attraverso Ishvara pranidhana si realizza il samadhi”. Che tradotto dal sanscrito significa:
1. 1. Mi impegno al meglio, consapevole che se mi fermo del tutto forse mi perdo
2. Coltivo la resa dell’ego, cioè mi rimetto a un ordine più grande (di cui faccio parte), come abitudine per arrivare concretamente alla libertà
3. Nutro fiducia nel fatto che, nonostante possano volerci anni, prima o poi riuscirò nel mio intento. In tutto ció, continuo il Viaggio, consapevole che il fine ultimo non preveda una meta tout cours perciò mi vivo il processo all’infinito fatto di movimenti, respiri e aggiustamenti continui che si ripetono..Ci proveremo insieme per il 7’ anno consecutivo, nelle mie due shale in San Donato. Back to school spiriti liberi!