Ij Danseur dël Pilon - Piemonte Cultura

Ij Danseur dël Pilon - Piemonte Cultura

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Ij Danseur dël Pilon sono il Gruppo di ballo dell'Associazione di Promozione Culturale del Terzo Se

02/06/2026

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🌴☀️ ESTATE IN VIA MONGINEVRO ☀️🌴

Domenica 7 giugno vi aspettiamo in Via Monginevro 85 per una giornata di festa, incontro e divertimento organizzata dai commercianti della via.

🛍️ Negozi aperti dalle 9:00 alle 20:00
🍦 Gelato omaggio per i bambini
🎡 Giochi e attrazioni per i più piccoli
🎶 Musica, animazione e bancarelle di artigiani e produttori

💃🕺 Dalle ore 15:00 Ij Danseur dël Pilon che porteranno in strada i colori e le tradizioni del Piemonte con danze popolari, animazione e una lezione aperta a tutti, a cura di Sandra Mascarello.

Un pomeriggio per riscoprire insieme il piacere dello stare in comunità, imparare qualche passo di danza e lasciarsi coinvolgere dall’allegria della musica tradizionale suonata dai nostri Sonador dël Pilon (Fiati: Giovanna e Organetto: Ivan)

📍 Via Monginevro 85 – Torino
🕒 Ore 15:00
🎶 Danze e animazione con Ij Danseur dël Pilon

Partecipazione libera. Vi aspettiamo numerosi! 🇵🇮💃🕺🎵

14/05/2026

Chi legittima chi è legittimato?
Cultura Popolare, Identità e Trasmissione

…ed è una dinamica che, a ben vedere, ritorna ciclicamente: l’idea che una cultura appartenga esclusivamente ad un territorio fisico e che chi vive “fuori” debba limitarsi ad osservarla da lontano, quasi senza il diritto di praticarla, studiarla o trasmetterla.
È una dinamica antica: prima si stabilisce chi sarebbe “autorizzato” culturalmente e chi no; poi si costruisce una gerarchia fra centro “autentico” e periferia “impropria”; infine si delegittima chi prova a divulgare, contaminare o semplicemente far vivere quelle tradizioni fuori dal recinto originario.�E quando questo non basta, si passa facilmente dall’obiezione culturale all’attacco personale o all’insinuazione.
In fondo il meccanismo è quasi sempre lo stesso: trasformare elementi culturali nati da percorsi complessi, stratificati e spesso condivisi fra territori diversi in proprietà esclusive, rigidamente delimitate e semplificate.�Ma la storia delle tradizioni popolari raramente segue linee così nette. Gli strumenti, i repertori, le danze, persino i nomi, viaggiano, si trasformano, si contaminano, assumono significati differenti a seconda dei luoghi e delle epoche.
E questo vale anche quando certi oggetti o pratiche vengono reinterpretati in chiave identitaria contemporanea, cercando magari di attribuire origini univoche, pure o incontestabili a fenomeni che invece raccontano intrecci molto più ampi, fatti di passaggi, analogie, adattamenti e stratificazioni simboliche.�A volte basta mettere in discussione una narrazione costruita negli anni — o semplicemente evidenziarne le connessioni storiche e culturali più complesse — perché si generino reazioni sproporzionate, irrigidimenti e prese di posizione quasi dogmatiche.
Ma la cultura popolare non è un reperto museale immobile.�Se fosse rimasta chiusa nei confini geografici, molte tradizioni sarebbero semplicemente scomparse. La trasmissione avviene proprio perché qualcuno porta quei saperi altrove, li studia, li insegna, li rielabora con rispetto e li fa vivere anche in contesti urbani o diasporici.
Torino, poi, non è mai stata estranea a quelle culture: è stata luogo di migrazione interna, di incontro, di lavoro, di scambio. Intere generazioni provenienti dalle valli hanno abitato la città portando con sé lingua, musica, balli e memoria. Pretendere una separazione netta tra “valli autentiche” e “città contaminata” significa ignorare la storia sociale reale del Piemonte.
Il problema nasce quando la tutela identitaria si trasforma in esclusività culturale.�Un conto è difendere una tradizione; un altro è rivendicarne una sorta di monopolio morale o territoriale esercitato da vecchie cariatidi integraliste, convinte di poter stabilire chi sia “legittimato” ad avvicinarsi a certi patrimoni culturali e chi invece debba restarne ai margini.
È una visione che finisce inevitabilmente per irrigidire ciò che, per sua natura, è vivo, mobile e in continua trasformazione.�E spesso, dietro certe rigidità, non vi è soltanto amore per la tradizione, ma anche il timore di perdere centralità, esclusività o autorità simbolica.
E probabilmente ciò che infastidiva — ieri come oggi — non era tanto il fatto che si facessero corsi a Torino, ma che quelle attività funzionassero, coinvolgessero persone e dimostrassero che la cultura può vivere anche fuori da circuiti ristretti o ideologicamente controllati.
Perché nel momento in cui una pratica culturale esce dal recinto di pochi “custodi”, incontra nuove persone, nuove generazioni e nuove sensibilità, perde automaticamente quel carattere di esclusività che alcuni ritengono indispensabile per mantenere un ruolo dominante o identitario.
In fondo la nostra esperienza, da allora fino ad oggi, dimostra esattamente il contrario di quella visione.�Attraverso il lavoro di Piemonte Cultura APS, del Centro di Documentazione Regionale – Mediateca Folk, dei nostri divulgatori, ricercatori e musicisti, e attraverso l’attività artistica e performativa di Ij Danseur dël Pilon, abbiamo cercato di costruire un percorso fondato sul rispetto, sulla ricerca, sulla trasmissione e sulla condivisione.
Non per chiudere la cultura popolare dentro un recinto identitario o ideologico, ma per restituirle vitalità, dignità e continuità, mettendola in dialogo con persone, territori e generazioni differenti.
Perché la cultura popolare può essere profondamente radicata senza essere chiusa, identitaria senza diventare settaria, e condivisa senza perdere autenticità.

Bruno Donna
Presidente Piemonte Cultura
Mediateca Folk
Centro di documentazione regionale

Photos from Asociación Civil Familia Piemontesa de San Francisco's post 26/02/2026
26/02/2026
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30/12/2025

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Sant’Antonio Abate: il Santo protettore de Ij Danseur dël Pilon

Nel settembre 2014, a Marentino (TO), venne inaugurata la conclusione dei lavori di restauro conservativo del “Pilone Votivo” dedicato a Sant’Antonio Abate, raffigurato localmente come “Sant Antoni dël Crinèt”. I “Pilon” votivi, tipici delle campagne piemontesi, sono piccoli monumenti devozionali a forma di edicola o ca****la aperta, spesso con nicchia ogivale e croce sommitale, nati dalla fede popolare contadina come luoghi di preghiera collocati lungo strade poderali, confini di fondi agricoli o lungo sentieri, con funzione simbolica di invocazione e protezione per famiglie, lavoro nei campi, raccolti e animali.
Sant’Antonio Abate (251–356, Egitto), monaco eremita vissuto tra il III e il IV secolo, è venerato nella tradizione cristiana come patrono degli animali e protettore degli agricoltori.
La festa di Sant’Antonio Abate ricorre il 17 gennaio, giornata in cui nei paesi si svolgono benedizioni di animali domestici, bestiame, mezzi agricoli sia nelle piazze che davanti alle chiese.
In Piemonte la ricorrenza è accompagnata da antichi riti rurali: oltre alla benedizione del bestiame è tradizione anche l’accensione dei falò rituali, simbolo di purificazione, protezione e buon auspicio per la stagione agricola. Tra i luoghi dove la tradizione del falò è storicamente sentita spiccano Candelo, nel Biellese, e i borghi della Val Borbera nell’Alessandrino, oltre alle celebrazioni presso la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, vicino a Buttigliera Alta e Rosta in provincia diTorino, che uniscono rito, comunità e memoria contadina.
Il fuoco, elemento rituale radicato nel folklore contadino, richiama simbolicamente la purificazione, il rinnovamento dell’anno agricolo e la protezione dalle malattie. L’espressione popolare “fuoco di Sant’Antonio” viene oggi spesso associata all’herpes zoster nell’uso linguistico comune, senza indicare un’origine storica di carattere medico.
Durante l’inaugurazione del Pilone restaurato, il Gruppo folklorico di Piemonte Cultura “Ij Danseur dël Pilon” prese parte al taglio del nastro, momento inaugurale da cui l’ensemble trasse ispirazione per il proprio nome: letteralmente “I danzatori del Pilone (Votivo)”, un omaggio identitario alla memoria rurale delle colline e pianure torinesi e al valore dei simboli sacri di comunità.
All’interno della nicchia del Pilone di Marentino, la decorazione murale raffigura una porzione del Cielo Boreale invernale con l’orientamento locale della Costellazione di Orione, riprodotta, secondo la visuale reale osservabile da quelle colline nella stagione fredda.
Le stelle e gli oggetti celesti ivi rappresentati sono: Betelgeuse, Meissa, Bellatrix, Alnitak, Alnilam, Mintaka, la Nebulosa di Orione, Rigel e Saiph.

Bruno Donna©

Sant’Antonio Abad: el Santo protector de Ij Danseur dël Pilon

En septiembre de 2014, en Marentino, provincia de Torino, se inauguró la finalización de los trabajos de restauración conservativa del Pilone Votivo dedicado a Sant’Antonio Abad, representado localmente como Sant Antoni dël Crinèt.
Los Pilon votivos —típicos del campo piemontés— son pequeños monumentos devocionales con forma de edícula o capilla abierta, a menudo coronados por una cruz y con nicho ojival. Surgieron de la fe popular campesina como espacios de oración ubicados a la vera de caminos rurales, límites de terrenos agrícolas o senderos, cumpliendo una función simbólica de invocación y protección para las familias, el trabajo en los campos, las cosechas y los animales.

Sant’Antonio Abad (251–356, Egipto), monje ermitaño que vivió entre los siglos III y IV, es venerado en la tradición cristiana como patrono de los animales y protector de los agricultores.
Su festividad se celebra el 17 de enero, día en el que, en muchos pueblos, se realizan bendiciones de animales domésticos, ganado y herramientas o vehículos agrícolas, tanto en las plazas como frente a las iglesias.

En el Piemonte, la celebración también está acompañada por antiguos ritos rurales: además de la bendición del ganado, se mantiene la tradición de encender fogatas rituales, símbolo de purificación, protección y buenos augurios para el inicio de la temporada agrícola.
Entre los lugares donde este rito tiene un arraigo histórico se destacan Candelo, en la zona del Biellese, y los pueblos de la Val Borbera, en la provincia de Alessandria, así como las celebraciones en la Precettoría de Sant’Antonio de Ranverso, cerca de Buttigliera Alta y Rosta, en la provincia de Torino, donde la tradición une rito, comunidad y memoria campesina.

El fuego, elemento profundamente ligado al folklore rural, evoca simbólicamente la purificación, la renovación del año agrícola y la protección contra las enfermedades.
La expresión popular “fuego de Sant’Antonio” suele asociarse hoy al herpes zóster en el uso cotidiano del lenguaje, sin implicar un origen médico-histórico específico.

Durante la inauguración del Pilone restaurado, el conjunto folklórico de Piemonte Cultura Ij Danseur dël Pilon participó del corte de cinta, momento fundacional que inspiró el nombre del grupo: literalmente, “Los danzadores del Pilone (votivo)”, un homenaje identitario a la memoria rural de las colinas y llanuras torinesas, y al valor sagrado de los símbolos comunitarios.

Dentro del nicho del Pilone de Marentino, la pintura mural reproduce el Cielo Boreal invernal, con la orientación local real de la Constelación de Orión, tal como se observa desde esas colinas en la estación fría.
Las estrellas y objetos celestes allí representados son: Betelgeuse, Meissa, Bellatrix, Alnitak, Alnilam, Mintaka, la Nebulosa de Orión, Rigel y Saiph.

“Un pilón votivo es un pequeño altar rural a cielo abierto, típico del paisaje campesino del Piemonte, construido por familias para expresar fe, gratitud o memoria.”



Bruno Donna©

23/11/2025

13 DICEMBRE 2025 – SABATO ÉQUIPE DU FOLK@OFFO

21/08/2025

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