Pensiero Juventus

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non è una pagina juventina,
è LA pagina juventina! ATTENZIONE: causa dipendenza! un solo Pensiero: Juventus! non è una pagina juventina,
è LA pagina juventina!

11/06/2026

COMOLLI OUT
CARNEVALI IN 👁️👁️

10/06/2026
10/06/2026

Flash news 🚨

La Juventus non considera Bremer incedibile (tra l’altro c’è una clausola), ma il difensore brasiliano non è un obiettivo del Tottenham

10/06/2026

🚨🤣 Dusan Vlahovic è stato offerto a Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid come parametro zero.
Nessuno dei club è disposto a pagare le cifre richieste dal giocatore.

[Matteo Moretto]

09/06/2026

🚨🧤Nuovi contatti con l’entourage del Dibu Martinez.
Prima di virare eventualmente su altre piste,i bianconeri vogliono capire concretamente la fattibilità dell’operazione.

✍️ Dialogo avviato per il rinnovo di Pierre Kalulu.🚨

29/05/2026

❗️⚪️⚫️

Oggi c’è stato un incontro tra proprietà, management e allenatore. Sul tavolo un piano condiviso per lavorare sin da subito nelle prossime settimane. Intento e priorità comuni: rafforzare la squadra nella maniera più efficace possibile.

28/05/2026

Patto Juve: avanti insieme, più di prima. Ma possibilmente, meglio di prima

John Elkann detta la linea: il binomio Comolli - Spalletti dovrà riportare la squadra al vertice. Nessuna rivoluzione. In un incontro con i giornalisti alla Continassa, Comolli ha spiegato come non abbia mai ha sentito ve**re meno la fiducia della proprietà: il dialogo con l’azionista di riferimento è continuo. La delusione di Elkann è enorme e il termine frustrazione ricorre nelle analisi dell'Ad, il quale si assume ogni responsabilità della stagione deludente. Dice di “soffrire fisicamente per questi risultati e per l’amarezza dei tifosi”. Ma è pronto a ripartire, saldo al suo posto di comando con un obiettivo preciso:“Migliorare insieme alla squadra di lavoro che guido, con cui c’è piena sintonia. Chiellini, Modesto, Ottolini: abbiamo tutti lo stesso obiettivo”. Comolli svela che non c’è stato bisogno di una mediazione da parte di Elkann per ricucire gli strappi con Spalletti, primo perché l’azionista non entra in queste dinamiche e poi perché Comolli nega decisamente qualsiasi problema con l’allenatore: “Tutto quello che abbiamo fatto è stato condiviso. Luciano è coinvolto sul mercato, dà le indicazioni sui giocatori e lavora a stretto contatto con Ottolini. L’ho scelto io e ho deciso che rinnovasse il contratto. Ma lavoriamo insieme da sette mesi dunque possiamo crescere insieme e migliorare nel nostro lavoro comune”

Detto che la richiesta pubblica dell’allenatore di essere partecipe e influente nelle decisioni sulla costruzione della nuova Juventus non possono derivare dal nulla, e che Sky Sport conferma la divergenza di vedute tra i due nel corso della stagione, questa - secondo Comolli - è da interpretare come un fisiologico passaggio di assestamento nel loro rapporto. Sul futuro, poi, Comolli ha detto chiaro che il mercato sarà vincolato alla necessità di rispettare i parametri del financial fair play: “Ci sarà una cessione in più del previsto per fare cassa e abbassare i costi, ma Yildiz non si tocca, è il nostro futuro”

Secondo le notizie raccolte, quello di Bremer può essere il nome eccellente in uscita. Per dare un giudizio sul suo lavoro, Comolli sostiene “siano necessari 3/5 anni”, anche se è consapevole che la Juve debba tornare a vincere prima: “Dopo questa stagione parlare di scudetto sarebbe azzardato – ha detto- . Ma dobbiamo costruire una squadra che abbia le potenzialità per lottare per ogni obiettivo”. In che modo? “La base c’è, dovremo inserire giocatori di mentalità e con un carattere forte. E qui che dobbiamo migliorare. Spalletti è d’accordo su questo, mi ha anche chiesto se gli algoritmi possono aiutare a individuare giocatori con queste caratteristiche”, queste le parole dell’Ad, questo il modo che ha scelto per iniziare a voltare pagina

28/05/2026

Flash news🚨

Spalletti insiste per Tognozzi come uomo mercato a prescindere dal ruolo di Comolli

27/05/2026

“Non ci resta che pregare e sperare.”

Ci sono frasi che non dovrebbero mai esistere nella bocca di un padre.
E invece stanotte, fuori da un reparto di terapia intensiva, un uomo ha dovuto pronunciarle guardando il vuoto, mentre suo figlio era attaccato a dei macchinari dopo un delicatissimo intervento al cervello.

Marco ha 36 anni.
Trentasei.
Un’età in cui hai ancora progetti, abitudini, persone che ti aspettano a casa.
Un’età in cui pensi alla prossima settimana, non certo a lottare tra la vita e la morte in un letto d’ospedale.

Domenica era uscito per vedere una partita.
Una semplice partita di calcio.
Come fanno milioni di persone ogni anno.
Una sciarpa al collo, la voglia di tifare, novanta minuti per staccare dalla vita quotidiana.

E invece oggi c’è una famiglia distrutta.
Ci sono medici che chiedono tempo.
Ci sono 72 ore che sembrano un’eternità.
C’è un padre che ha potuto vedere suo figlio solo per pochi minuti, immobile, senza sapere se tornerà mai quello di prima.

Provate a pensarci davvero.
Provate a immaginare quella scena.
Una madre che piange in silenzio.
Un telefono che squilla e fa paura.
Un corridoio freddo d’ospedale.
Le mani che tremano mentre aspetti qualcuno che esca da quella porta per dirti qualcosa, qualsiasi cosa.

E tutto questo… per cosa?

Per una partita.
Per novanta minuti che dovevano essere festa e sono diventati un incubo.

Il calcio non può essere questo.
Non può essere un padre che teme di perdere suo figlio.
Non può essere sangue sull’asfalto.
Non può essere odio travestito da tifo.

Il calcio dovrebbe essere un bambino che guarda il suo idolo con gli occhi pieni di felicità.
Dovrebbe essere l’abbraccio tra amici dopo un gol al 90°.
Le trasferte infinite.
Le risate.
Le foto da riguardare anni dopo con nostalgia.

Non una TAC.
Non un respiratore.
Non una famiglia che prega in silenzio.

Perché mentre noi scorriamo queste righe sul telefono, c’è qualcuno che in questo momento sta combattendo la partita più difficile della sua vita.
E c’è un padre che probabilmente darebbe qualsiasi cosa pur di sentire ancora suo figlio chiamarlo “papà”.

In certe storie non esistono colori politici.
Non esistono curve.
Non esistono rivali.
Esiste soltanto il dolore umano.
Quello vero. Quello che ti spezza il fiato.

E allora per una volta mettiamo da parte l’odio, gli insulti, la violenza diventata ormai normalità.
Perché nessuna maglia vale una vita.
Nessuna rivalità vale una madre distrutta dal dolore.
Nessuna partita vale le lacrime di una famiglia che aspetta un miracolo.

Oggi tutta l’Italia dovrebbe fermarsi un secondo e capire che abbiamo superato il limite da troppo tempo.

Forza Marco. 🖤🤍
Resisti.
Torna a casa.
Torna dalle persone che ti amano.
Perché una domenica di calcio non dovrebbe mai finire con un padre che sussurra:
“Non ci resta che pregare e sperare.”

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