14/10/2026
GUARDIA GIURATA: COSA DICE DAVVERO LA LEGGE
In questi giorni circola un cartello che attribuisce alla guardia particolare giurata qualifiche e tutele più ampie di quelle previste dalla legge. Lo correggiamo punto per punto, perché chi lavora nella sicurezza, e chi la compra, ha bisogno di norme esatte e non di slogan.
1️⃣ L'art. 139 TULPS obbliga la guardia giurata ad aderire alle richieste di ufficiali e agenti di P.S. e di P.G. È un dovere di collaborazione: non la rende pubblico ufficiale né «ausiliario di polizia giudiziaria».
2️⃣ Il dovere riguarda le richieste legittime e compatibili con il servizio. Un ordine manifestamente illegittimo non obbliga nessuno.
3️⃣ La qualifica di incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.) dipende dal servizio concretamente svolto, non dall'appartenenza alla categoria. Quando si tutela un interesse puramente privato, è tutt'altro che scontata.
4️⃣ Gli artt. 336 e 337 c.p. puniscono violenza, minaccia e resistenza, non le offese. L'oltraggio riguarda solo il pubblico ufficiale, e l'ingiuria è depenalizzata dal 2016.
La formula corretta è questa: «La guardia particolare giurata può assumere, in relazione al servizio concretamente svolto, la qualifica di incaricato di pubblico servizio. In tal caso è tutelata dagli artt. 336 e 337 c.p. contro violenza, minaccia e resistenza. È tenuta ad aderire alle richieste legittime di ufficiali e agenti di P.S. e di P.G. (art. 139 TULPS), senza per questo diventare pubblico ufficiale o agente di polizia giudiziaria.»
Conoscere i limiti del proprio ruolo è la prima tutela di chi lo svolge. Chi crede di avere poteri che non ha finisce per risponderne di persona.
— Dott. Alessandro Cascio, criminologo · Demetra Group
SCIATTERIA GIURIDICA
Il cartello mescola tre piani diversi: lo status della guardia, la tutela penale che ne deriva e i doveri verso le forze di polizia. Quasi ogni frase spinge una norma reale oltre ciò che dice. Questi sono i punti contestabili, dal più grave al più veniale.
1. L’art. 139 TULPS non attribuisce nessuna qualifica
È l’errore più serio. L’articolo impone alle guardie particolari giurate di aderire alle richieste rivolte loro dagli ufficiali e dagli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria. Stabilisce un dovere di collaborazione, ma non conferisce lo status di pubblico ufficiale né quello di «ausiliare di polizia giudiziaria». Quest’ultima figura nel codice di procedura penale ha un altro significato: l’art. 348 c.p.p. indica come ausiliari le persone con competenze tecniche specifiche di cui la PG si avvale, non chi corre in soccorso. La norma, inoltre, non parla di «soccorso agli altri agenti di polizia». Scrivere «altri agenti» presuppone che la guardia sia essa stessa un agente di polizia, e non lo è. Quando ferma qualcuno in flagranza, la GPG agisce con i poteri del privato cittadino previsti dall’art. 383 c.p.p., non come operatore di PG.
2. «Per nessuna ragione può rifiutarsi» è falso
L’obbligo vale per richieste legittime e compatibili con il servizio e con i limiti fissati dal decreto prefettizio. Un ordine manifestamente illegittimo non obbliga nessuno, e l’art. 51 c.p. vale anche qui. Una guardia non può essere impiegata in funzioni di polizia che la legge non le attribuisce, né usare l’arma fuori dalle condizioni autorizzate. Presentare l’obbedienza come assoluta espone proprio la guardia, che risponde personalmente di ciò che fa.
3. «Inquadrata giuridicamente come IPS» confonde una funzione con uno status
Dalla riforma del 1990, l’art. 358 c.p. definisce l’incaricato di pubblico servizio in base all’attività concretamente svolta, non all’appartenenza a una categoria. La guardia giurata può essere qualificata IPS quando il servizio ha rilevanza pubblicistica: sicurezza sussidiaria in porti, aeroporti e stazioni, trasporto valori di interesse pubblico, vigilanza su infrastrutture critiche. La giurisprudenza su questo non è uniforme. Nella custodia di un interesse puramente privato, come la vigilanza di un magazzino o l’antitaccheggio in un supermercato, la qualifica è tutt’altro che scontata. Dire «la guardia giurata è IPS» in astratto non è corretto.
4. L’art. 336 c.p. non punisce le «offese»
L’art. 336 punisce la violenza o la minaccia rivolta al pubblico ufficiale o all’IPS per costringerlo a compiere un atto contrario ai doveri o a ometterne uno. Tutela la libertà di esercizio della funzione, non l’onore della persona. Le minacce che non hanno quello scopo ricadono nell’art. 612 c.p., eventualmente aggravato dall’art. 61 n. 10. Le offese sono un altro discorso:
l’oltraggio (art. 341-bis c.p.) riguarda solo il pubblico ufficiale, non l’IPS;
l’ingiuria semplice è stata depenalizzata nel 2016 ed è oggi un illecito civile.
Insultare una guardia giurata in servizio, quindi, in linea generale non porta alla reclusione. Il cartello promette una protezione che non esiste. L’articolo più pertinente sarebbe stato semmai il 337 c.p. (resistenza), che copre anche l’IPS mentre compie un atto del servizio.
5. Il distintivo è a sua volta un problema
Aquila, alloro e scritta «GPG-IPS» richiamano l’araldica delle Forze di Polizia. Il regolamento di esecuzione del TULPS e la disciplina sulle divise approvate dal Prefetto chiedono che uniformi e contrassegni delle guardie particolari non siano confondibili con quelli delle forze dell’ordine. Inoltre «IPS» non è una sigla professionale: è una qualifica penalistica, e scritta su uno scudo diventa un titolo che nessuna norma rilascia.
6. Dettagli formali
«La dove» va scritto «laddove». La frase «minacce o offese durante il servizio agli IPS con la reclusione» non ha verbo. Il registro solenne del cartello contrasta con la sua sciatteria giuridica, e già questo dice molto.
Una versione corretta potrebbe essere questa:
"La guardia particolare giurata può assumere, in relazione al servizio concretamente svolto, la qualifica di incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.). In tal caso è tutelata dagli artt. 336 e 337 c.p. contro violenza, minaccia e resistenza. È tenuta ad aderire alle richieste legittime di ufficiali e agenti di P.S. e di P.G. (art. 139 TULPS), senza per questo acquisire la qualifica di pubblico ufficiale o di agente di polizia giudiziaria".
C’è poi un nodo che va oltre la smentita tecnica, e mi sembra materia viva per Oltre la divisa. Questo cartello è un piccolo documento antropologico. Mostra una categoria che, sentendosi priva di riconoscimento, si fabbrica da sola uno stemma e un rango. Il vuoto normativo e la scarsa considerazione sociale producono questa mitologia compensativa, e la mitologia è pericolosa. Una guardia che si crede pubblico ufficiale e convinta di non potersi mai rifiutare finirà per eccedere i propri poteri, e pagherà personalmente in sede penale e disciplinare.