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Demetra Group La sicurezza che indaga. Portierato fiduciario, investigazioni autorizzate e prevenzione incendi. Torino, dal 2001. Candidature: [email protected]

Mi occupo di investigazioni dal 1997. In gioventù sono stato dipendente - per quasi 10 anni - di una nota azienda Finmeccanica quale operatore addetto alla sicurezza nel settore aeronautico con compiti di sorveglianza sui velivoli militari da combattimento. Nel frattempo praticavo arti marziali cinesi e diventai insegnante federale. All’età di 30 anni decidevo di seguire le orme di mio padre – investigatore privato dalla fine degli anni '60 – e dopo 5 anni di “praticantato” maturati presso le più affermate agenzie investigative del capoluogo piemontese aprivo la mia prima impresa nella "Capitale delle Langhe", in società con un Ispettore Sup. di P.S. in congedo.

Quarant'anni nella security. (1986/2026)Avevo 21 anni. Era il 1986 e facevo il sorvegliante all'Aeritalia, di notte.Ho p...
22/10/2026

Quarant'anni nella security. (1986/2026)

Avevo 21 anni. Era il 1986 e facevo il sorvegliante all'Aeritalia, di notte.

Ho passato lì 855 notti vigilando gli aerei da guerra per nove anni. Le ho contate dopo, scrivendo. In quelle ore lunghe ho capito una cosa che non ho più dimenticato: quasi tutto il lavoro della sicurezza nessuno lo vede. Se lo fai bene, non succede niente. E nessuno ti dice grazie per qualcosa che non è successo.

Da allora sono passati quarant'anni.

Sono stato sorvegliante e istruttore di arti marziali. Poi investigatore, dal 1997: ho cominciato da apprendista, con i taccuini e le attese in macchina. Quell'anno ho perso mio padre. Proprio in quell'anno la mia vita professionale è ripartita da capo. Nel 2001 sono diventato imprenditore, ma non da solo: avevo la fiducia di un socio. Un poliziotto in pensione della narcotici. Poi sono venuti la Demetra (2004), le persone da guidare e le responsabilità che non si possono delegare. A 57 anni mi sono laureato in Scienze giuridiche, mentre dirigevo l'azienda. Volevo dare un nome e una forma a ciò che il mestiere mi aveva già insegnato.

In tutti questi anni ho imparato tre cose. Ho deciso di metterle per iscritto.

La prima: l'investigatore vero ha poco a che fare con quello dei film. È fatto di metodo, pazienza, limiti di legge e prove spesso fragili. Meno mito, più mestiere. È «Prova effimera».

La seconda: chi lavora nella sicurezza privata non è un poliziotto e non deve fingere di esserlo. Una divisa, un distintivo o una parola in inglese non ti danno autorevolezza. Te la danno la competenza, la legalità e il rispetto per chi lavora, spesso in silenzio e per paghe che non rendono giustizia. È «Oltre la divisa».

La terza: prima di indagare sugli altri, bisogna avere il coraggio di indagare su sé stessi. Le radici, la famiglia, gli errori, le cadute e le ripartenze. Senza cercare scuse. È «Assenza di alibi», le mie memorie.

Sono i tre libri della collana «Controluce». Vorrei che uscissero prima di Natale. Non sono un monumento a me stesso. Sono un modo per restituire una parte di quello che ho ricevuto.

Perché niente di tutto questo l'ho costruito da solo. Ieri in ufficio mi hanno fatto una festa e me l'hanno ricordato nel modo più bello.

Grazie a chi mi ha dato fiducia quando ero solo un ragazzo che faceva le notti. Grazie a chi mi ha corretto, a chi ha lavorato al mio fianco, ai clienti, ai collaboratori e alla mia famiglia. E grazie anche a chi mi ha messo alla prova: anche da lì ho imparato.

Quarant'anni fa ho cominciato. Il fascicolo resta aperto.

https://www.linkedin.com/in/alessandro-cascio-criminologo/
18/10/2026

https://www.linkedin.com/in/alessandro-cascio-criminologo/

Ho fatto la mia prima notte di guardia a ventun anni, davanti ai capannoni dove si… · Esperienza: Demetra Security Consulting S.r.l. · Formazione: Università telematica e-Campus · Località: Torino · Più di 500 collegamenti su LinkedIn. Vedi il profilo di Alessandro Cascio su LinkedIn, una c...

GUARDIA GIURATA: COSA DICE DAVVERO LA LEGGEIn questi giorni circola un cartello che attribuisce alla guardia particolare...
14/10/2026

GUARDIA GIURATA: COSA DICE DAVVERO LA LEGGE

In questi giorni circola un cartello che attribuisce alla guardia particolare giurata qualifiche e tutele più ampie di quelle previste dalla legge. Lo correggiamo punto per punto, perché chi lavora nella sicurezza, e chi la compra, ha bisogno di norme esatte e non di slogan.

1️⃣ L'art. 139 TULPS obbliga la guardia giurata ad aderire alle richieste di ufficiali e agenti di P.S. e di P.G. È un dovere di collaborazione: non la rende pubblico ufficiale né «ausiliario di polizia giudiziaria».

2️⃣ Il dovere riguarda le richieste legittime e compatibili con il servizio. Un ordine manifestamente illegittimo non obbliga nessuno.

3️⃣ La qualifica di incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.) dipende dal servizio concretamente svolto, non dall'appartenenza alla categoria. Quando si tutela un interesse puramente privato, è tutt'altro che scontata.

4️⃣ Gli artt. 336 e 337 c.p. puniscono violenza, minaccia e resistenza, non le offese. L'oltraggio riguarda solo il pubblico ufficiale, e l'ingiuria è depenalizzata dal 2016.

La formula corretta è questa: «La guardia particolare giurata può assumere, in relazione al servizio concretamente svolto, la qualifica di incaricato di pubblico servizio. In tal caso è tutelata dagli artt. 336 e 337 c.p. contro violenza, minaccia e resistenza. È tenuta ad aderire alle richieste legittime di ufficiali e agenti di P.S. e di P.G. (art. 139 TULPS), senza per questo diventare pubblico ufficiale o agente di polizia giudiziaria.»

Conoscere i limiti del proprio ruolo è la prima tutela di chi lo svolge. Chi crede di avere poteri che non ha finisce per risponderne di persona.

— Dott. Alessandro Cascio, criminologo · Demetra Group

SCIATTERIA GIURIDICA

Il cartello mescola tre piani diversi: lo status della guardia, la tutela penale che ne deriva e i doveri verso le forze di polizia. Quasi ogni frase spinge una norma reale oltre ciò che dice. Questi sono i punti contestabili, dal più grave al più veniale.

1. L’art. 139 TULPS non attribuisce nessuna qualifica

È l’errore più serio. L’articolo impone alle guardie particolari giurate di aderire alle richieste rivolte loro dagli ufficiali e dagli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria. Stabilisce un dovere di collaborazione, ma non conferisce lo status di pubblico ufficiale né quello di «ausiliare di polizia giudiziaria». Quest’ultima figura nel codice di procedura penale ha un altro significato: l’art. 348 c.p.p. indica come ausiliari le persone con competenze tecniche specifiche di cui la PG si avvale, non chi corre in soccorso. La norma, inoltre, non parla di «soccorso agli altri agenti di polizia». Scrivere «altri agenti» presuppone che la guardia sia essa stessa un agente di polizia, e non lo è. Quando ferma qualcuno in flagranza, la GPG agisce con i poteri del privato cittadino previsti dall’art. 383 c.p.p., non come operatore di PG.

2. «Per nessuna ragione può rifiutarsi» è falso

L’obbligo vale per richieste legittime e compatibili con il servizio e con i limiti fissati dal decreto prefettizio. Un ordine manifestamente illegittimo non obbliga nessuno, e l’art. 51 c.p. vale anche qui. Una guardia non può essere impiegata in funzioni di polizia che la legge non le attribuisce, né usare l’arma fuori dalle condizioni autorizzate. Presentare l’obbedienza come assoluta espone proprio la guardia, che risponde personalmente di ciò che fa.

3. «Inquadrata giuridicamente come IPS» confonde una funzione con uno status

Dalla riforma del 1990, l’art. 358 c.p. definisce l’incaricato di pubblico servizio in base all’attività concretamente svolta, non all’appartenenza a una categoria. La guardia giurata può essere qualificata IPS quando il servizio ha rilevanza pubblicistica: sicurezza sussidiaria in porti, aeroporti e stazioni, trasporto valori di interesse pubblico, vigilanza su infrastrutture critiche. La giurisprudenza su questo non è uniforme. Nella custodia di un interesse puramente privato, come la vigilanza di un magazzino o l’antitaccheggio in un supermercato, la qualifica è tutt’altro che scontata. Dire «la guardia giurata è IPS» in astratto non è corretto.

4. L’art. 336 c.p. non punisce le «offese»

L’art. 336 punisce la violenza o la minaccia rivolta al pubblico ufficiale o all’IPS per costringerlo a compiere un atto contrario ai doveri o a ometterne uno. Tutela la libertà di esercizio della funzione, non l’onore della persona. Le minacce che non hanno quello scopo ricadono nell’art. 612 c.p., eventualmente aggravato dall’art. 61 n. 10. Le offese sono un altro discorso:

l’oltraggio (art. 341-bis c.p.) riguarda solo il pubblico ufficiale, non l’IPS;
l’ingiuria semplice è stata depenalizzata nel 2016 ed è oggi un illecito civile.

Insultare una guardia giurata in servizio, quindi, in linea generale non porta alla reclusione. Il cartello promette una protezione che non esiste. L’articolo più pertinente sarebbe stato semmai il 337 c.p. (resistenza), che copre anche l’IPS mentre compie un atto del servizio.

5. Il distintivo è a sua volta un problema

Aquila, alloro e scritta «GPG-IPS» richiamano l’araldica delle Forze di Polizia. Il regolamento di esecuzione del TULPS e la disciplina sulle divise approvate dal Prefetto chiedono che uniformi e contrassegni delle guardie particolari non siano confondibili con quelli delle forze dell’ordine. Inoltre «IPS» non è una sigla professionale: è una qualifica penalistica, e scritta su uno scudo diventa un titolo che nessuna norma rilascia.

6. Dettagli formali

«La dove» va scritto «laddove». La frase «minacce o offese durante il servizio agli IPS con la reclusione» non ha verbo. Il registro solenne del cartello contrasta con la sua sciatteria giuridica, e già questo dice molto.

Una versione corretta potrebbe essere questa:

"La guardia particolare giurata può assumere, in relazione al servizio concretamente svolto, la qualifica di incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.). In tal caso è tutelata dagli artt. 336 e 337 c.p. contro violenza, minaccia e resistenza. È tenuta ad aderire alle richieste legittime di ufficiali e agenti di P.S. e di P.G. (art. 139 TULPS), senza per questo acquisire la qualifica di pubblico ufficiale o di agente di polizia giudiziaria".

C’è poi un nodo che va oltre la smentita tecnica, e mi sembra materia viva per Oltre la divisa. Questo cartello è un piccolo documento antropologico. Mostra una categoria che, sentendosi priva di riconoscimento, si fabbrica da sola uno stemma e un rango. Il vuoto normativo e la scarsa considerazione sociale producono questa mitologia compensativa, e la mitologia è pericolosa. Una guardia che si crede pubblico ufficiale e convinta di non potersi mai rifiutare finirà per eccedere i propri poteri, e pagherà personalmente in sede penale e disciplinare.

Un quaderno non si legge: si compila.Per anni ho visto guardie giurate imparare il mestiere in spogliatoio, da una frase...
11/10/2026

Un quaderno non si legge: si compila.

Per anni ho visto guardie giurate imparare il mestiere in spogliatoio, da una frase detta a mezza voce da chi aveva più anni di servizio: «tanto possiamo fermarli», «se il cliente lo chiede, si fa», «con la placca giusta ti rispettano». Frasi che sembrano esperienza e invece sono il modo più rapido per finire davanti a un giudice. Nella formazione obbligatoria, tolte le ore di tiro, di procedure e di sicurezza sul lavoro, per tutto il diritto restano quattro o cinque ore. Il resto lo insegna il passaparola, e il passaparola sbaglia con grande sicurezza.

In «Oltre la divisa» ho raccontato questo mondo come un’inchiesta: chi paga la sicurezza privata, chi la fa, chi ne muore. Ma un’inchiesta si legge, si discute e si richiude. Mi serviva anche uno strumento che restasse aperto sul tavolo, prima di un turno difficile o durante un corso. Uno strumento che chiedesse al lettore di scrivere, non solo di essere d’accordo.

Per questo è nato il Quaderno di lavoro, compendio al Fascicolo n. 2 della collana «Verità private». I moduli sono dodici e ognuno segue lo stesso percorso:
– l’essenziale in una pagina, con il rinvio ai capitoli del libro;
– la norma spiegata in parole semplici;
– un vero o falso sulle frasi che circolano nel settore;
– un caso ipotetico da risolvere per iscritto: che cosa fai, che cosa non puoi fare, che cosa rischi tu e chi altro;
– l’errore che costa caro;
– tre percorsi distinti, per la guardia giurata, per l’addetto ai servizi fiduciari e per chi ha responsabilità e compra sicurezza;
– una verifica finale, con le soluzioni commentate in fondo.

Non aggiunge una sola norma o un solo numero che nel libro non ci sia: li prende e li mette alla prova.

Lo stesso lavoro l’ho fatto per "Prove effimere" il Fascicolo n. 1. Il suo quaderno è pensato per chi vuole entrare nella professione dell'investigatore, per chi la esercita e per chi affida un incarico e vuole sapere che cosa può chiedere, e che cosa no, a un investigatore.

Credo che la dignità di questo lavoro passi da qui: sapere con esattezza dove finisce il proprio potere, e saperlo dire senza bisogno di una divisa che parli al posto nostro. Il libro spiega perché. Il quaderno allena a farlo.

Se fate formazione, guidate un istituto o una squadra, o state semplicemente cominciando, scrivetemi: mi interessa sapere la vostra opinione!

Presto su AMAZON.

04/10/2026

Presentazione Demetra Group

Un’unica direzione: essere sempre presenti.Demetra Group mette a disposizione della propria organizzazione una flotta di...
01/10/2026

Un’unica direzione: essere sempre presenti.

Demetra Group mette a disposizione della propria organizzazione una flotta di 15 veicoli operativi, assegnati a dirigenti, ispettori e formatori impegnati quotidianamente al servizio della committenza.

Non sono semplici automobili: sono strumenti di coordinamento, controllo, formazione e pronta risposta sul territorio. Consentono ai nostri responsabili di raggiungere con tempestività i servizi, verificare gli standard operativi, affiancare il personale, gestire le esigenze dei clienti e garantire una presenza concreta dove occorre.

Una struttura efficiente si misura anche dalla sua capacità di muoversi, intervenire e supervisionare con continuità.

Con 15 auto dedicate alle funzioni di direzione, ispezione e formazione, Demetra Group rafforza ogni giorno il proprio impegno per offrire alla committenza:

* Maggiore rapidità di intervento

* Supervisione costante dei servizi

* Controlli puntuali sul territorio

* Formazione e affiancamento del personale

* Comunicazione diretta e vicinanza ai clienti

* Organizzazione, affidabilità e continuità operativa

Per noi, la mobilità non è un dettaglio: è parte integrante della qualità del servizio.

Demetra Group — organizzazione, presenza, sicurezza.

Una nuova sede, la quarta di proprietà.Il 1° ottobre inauguriamo a Racconigi, nel cuneese, il quarto ufficio di propriet...
19/09/2026

Una nuova sede, la quarta di proprietà.

Il 1° ottobre inauguriamo a Racconigi, nel cuneese, il quarto ufficio di proprietà del Gruppo Demetra.

Un traguardo che ci riempie di orgoglio e che parla di crescita, radicamento sul territorio e voglia di essere sempre più vicini ai nostri clienti. Dal Piemonte continueremo a fare quello che sappiamo fare meglio: proteggere persone, imprese e patrimoni con competenza, discrezione e serietà.

Grazie a chi lavora ogni giorno con noi e a chi ci ha scelto: questa sede è anche vostra.

Gruppo Demetra — Sicurezza & Investigazioni
www.demetragroup.it

14/09/2026

Indirizzo

Via Sapri, 14/c
Turin
10127

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