16/10/2026
Seconda stella a destra
Questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta al FILA che non c'è.
E ti prendono in giro
Se continui a cercarlo
Ma non darti per vinto perché
Chi ci ha già rinunciato
E ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te.
Il "mio" Fila inizia in un tempo ormai lontano. Erano i primi anni del '60 e il cortile era ricoperto da ghiaia che entrava nei sandaletti e sbucciava le ginocchia. Ma c'erano i nonni del Fila, nonni di tutti i bimbi che giocavano dietro quel cancello sempre aperto. Nonni che in tasca avevano sempre una caramella, nonni che ti raccontavano di dove guardavano le partite del Grande Torino, della tromba di Bolmida e di quando Valentino si tirava su le maniche.
Poi c'è il "mio" Fila di ragazzina, con Pulici che scendeva dalla 126 e nel cortile giocava a pallone con i bimbi.
E i tornei della fabbrica dove lavorava mio padre, la Itca di Aurelio Ceresa, socio di Pianelli e le cene con i calciatori, sempre in quel cortile, con tanta barbera, salame e cori.
E un cortile pieno zeppo di tifosi in lacrime per il funerale di un capitano, un simbolo, Giorgio Ferrini.
Passano gli anni e per vicende personali io e il Fila ci siamo persi di vista. Non c'ero quando è stato distrutto da una banda di mistificatori, portatori di promesse diventate menzogne.
E non hanno mai chiesto scusa.
Forse non avrei potuto fare nulla, forse non sarebbe servito a nulla: il popolo granata è spesso complice della nostra rovina.
Ci siamo ritrovati nel 2006, quando volevano nascondere quei ruderi allo sfavillio delle Olimpiadi. Non era stata una vergogna raderlo al suolo, era una vergogna che si vedesse come era ridotto.
E nacquero i Pulitori del Fila.
Anni di raccolta di ogni genere di immondizia, di decespugliatore e di tagliaerba e il Fila era tornato a vivere.
I nonni entravano per raccontare, con gli occhi lucidi. I bambini per giocare a pallone. I tifosi per organizzare tornei, feste, grigliate.
E chi ha avuto la fortuna di entrare al Fila di sera, di notte, sa perfettamente cosa si sentiva, cosa si provava, su quel prato tornato verde, su quei gradoni mezzi sgretolati.
A Superga c'è una lapide, Loro erano li.
Ma sono ricominciati i "magheggi", le promesse non mantenute, la burocrazia e i Pulitori sono stati chiusi fuori.
Cota, Cairo e Chiamparino, in un incontro "segreto" (come consuetudine torinese) decretarono: "Tiriamo su una tribuna e quattro gradoni, così i tifosi la piantano di rompere i co****ni".
E così fu.
Un cortile sempre chiuso usato come parcheggio per pochi eletti, schermature e recinzioni che si aprono con il contagocce secondo i voleri di chi comanda, una struttura fredda e incapace di comunicare emozioni che già dimostra segni di incuria e degrado.
Io domani non festeggerò i 100 anni del Fila.
I tristi simulacri li lascio a chi si è assuefatto alla mediocrità.
Marina