24/12/2025
Lo sgombero di Aska è arrivato brutale, a ridosso delle vacanze e dello svuotamento della città. È arrivato di notte, camuffato da perquisizione, per coglierci impreparat3 e sonnolent3.
Invece ci ha trovat3 lì in migliaia, instancabili in questa lunga resistenza, che non demorde nonostante lo squilibrio di mezzi e di potere.
Ci siamo pres3 qualche giorno per riprenderci e processare questa rabbia che ci brucia dentro. Rabbia per un attacco durissimo a uno degli avamposti dei movimenti sociali di Torino, che arriva direttamente dal governo, in risposta alle mobilitazioni oceaniche che in questi mesi si sono mosse per la Palestina.
La gestione di questo sgombero ha dimostrato, sia nella sua orchestrazione sia nel comportamento dei suoi miserabili esecutori, che l'obbiettivo vero è quello di distruggere una comunità politica a partire dalle sue fondamenta, fisiche e simboliche.
La polizia entrando "devasta e saccheggia" l'edificio ma anche i suoi simboli: vandalizza la foto di Marco, maestro storico dell'Antifa boxe, e distrugge, tra le altre, la foto del partigiano Dante di Nanni appesa alle finestre esterne, dissipando ogni possibile dubbio sulla firma fascista di chi si rivendica questa operazione.
L'obbiettivo evidente è quello di desertificare, colpire così profondamente da lasciare solo il vuoto. Ma dove loro murano e distruggono, noi seminiamo reti solidali e rivoluzioni.
Perché sopravviviamo anche alla chiusura dell'Edera, dell'Iris Versari e del campo di via Oxillia in cui si allenava la Dynamo Dora. Perché abbiamo un'alternativa reale da offrire alle persone che cercano spazi di libertà in cui praticare sport.
Perché quello che abbiamo costruito in questi anni è molto più forte delle mura di un edificio. Perché con l'Antifa boxe abbiamo condiviso ring e piazze, lacrime e sudore, e questi legami sopravvivono all'attacco vile di una classe politica che ci vuole sol3, senza risorse nè spazi. Perchè se continuano a toglierci i luoghi in cui fare sport e politica ci riverseremo nelle strade.
Immaginando il nostro futuro diventeremo il vostro peggiore incubo!
10, 100, 1000 centri sociali
10, 100, 1000 palestre popolari
Que viva Askatasuna, que viva lo sport popolare!