Francesco F. Pagani - Sciabolata Morbida

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𝐍𝐄𝐋 𝐂𝐀𝐋𝐂𝐈𝐎 𝐌𝐎𝐃𝐄𝐑𝐍𝐎 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐈 𝟏𝟓𝐄𝐍𝐍𝐈 𝐏𝐎𝐒𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐄𝐒𝐒𝐄𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐙𝐙𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐆𝐈𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐂𝐀𝐋𝐂𝐈𝐎𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐎Il nome di JJ Gabriel circola da tempo ...
16/09/2026

𝐍𝐄𝐋 𝐂𝐀𝐋𝐂𝐈𝐎 𝐌𝐎𝐃𝐄𝐑𝐍𝐎 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐈 𝟏𝟓𝐄𝐍𝐍𝐈 𝐏𝐎𝐒𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐄𝐒𝐒𝐄𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐙𝐙𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐆𝐈𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐂𝐀𝐋𝐂𝐈𝐎𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐎

Il nome di JJ Gabriel circola da tempo tra chi segue con una certa attenzione il calcio giovanile europeo.
Classe 2010, attaccante capace di giocare da esterno sinistro, seconda punta o trequartista, Joseph Junior Andreou Gabriel è considerato uno dei prospetti col "ceiling" più alto tra i giovani talenti europei, non solo della propria annata.

A quindici anni ha già giocato stabilmente diversi anni sotto età, vinto premi individuali (come il Jimmy Murphy Award, dedicato al miglior u18 del club ed in passato già vinto da un certo Ryan Giggs), lavorato con la prima squadra del Manchester United e attirato l’attenzione dei principali club europei.
Proprio per questo motivo la notizia di una sua possibile cessione, emersa nelle ultime ore, merita attenzione.

Secondo quanto riportato da molte fonti giornalistiche, infatti, JJ avrebbe formalmente comunicato al Manchester United la volontà di lasciare il club.
Una scelta tutt’altro che ordinaria per un giocatore della sua età e soprattutto per un ragazzo cresciuto all’interno di uno dei settori giovanili più prestigiosi del calcio inglese.

Ma limitarsi alla domanda più immediata - cioè: dove giocherà JJ Gabriel? - significa osservare solo la superficie della vicenda.
Perché il suo caso racconta molto bene come stia cambiando il mercato dei talenti di fascia altissima.

Gabriel è entrato nel Manchester United a nove anni e negli ultimi tempi la sua progressione è stata estremamente rapida.
Nella scorsa stagione ha giocato con continuità nell’Under 18 pur essendo considerevolmente sotto età, diventando a quattordici anni il più giovane calciatore dello United a giocare e segnare nella FA Youth Cup.

Tra la passata stagione e l’inizio di quella attuale, secondo The Athletic, ha prodotto 31 gol e 6 assist in 34 partite giovanili, affrontando costantemente calciatori di qualche anno più grandi.
Pochi giorni prima che emergesse la sua intenzione di lasciare Manchester, aveva inoltre realizzato una tripletta contro il Sabah in UEFA Youth League.

𝐔𝐧 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢

Non sorprende quindi che la sua situazione abbia immediatamente attirato l’attenzione dei principali club europei.
The Athletic indica Real Madrid, Barcellona, Paris Saint-Germain e Bayern Monaco tra le società che stanno lavorando sul giocatore.

Parliamo della creme della creme del calcio europeo di oggi.

Non solo: il Manchester City aveva già provato a portarlo via dallo United nella scorsa stagione, con il ragazzo che aveva però preferito rimanere ai Red Devils anche perché - o almeno così si dice - spaventato dal fatto che il City potesse spedirlo in pellegrinaggio, di prestito in prestito, nei vari club che compongono la costellazione del City Football Group.
Inoltre, rimanendo all'Inghilterra, anche l’Arsenal ne starebbe seguendo l’evoluzione.

Più in generale, oggi, i social ribollono dei commenti di coloro i quali seguono il calcio giovanile, inevitabilmente conoscono il talento di JJ Gabriel e sono "scioccati" dalla notizia.
Nessuno sa che carriera potrà compiere, ovviamente, ma a bocce ferme siamo sicuramente davanti ad uno dei principali prospetti di questa nuova generazione.

Non stiamo quindi parlando semplicemente di un giovane promettente, stiamo parlando di un giocatore appartenente a quella fascia estremamente ristretta di talenti per i quali il mercato internazionale comincia ormai molto prima dell’ingresso nel calcio professionistico.
Questo è probabilmente il primo elemento interessante della vicenda.

Per anni abbiamo associato lo scouting giovanile soprattutto alla capacità di arrivare prima degli altri, di individuare un giocatore prima che diventasse evidente.
Oggi, almeno per quanto riguarda l’élite, quella è soltanto una parte del processo.

JJ Gabriel non è un talento nascosto, è un giocatore che conoscono "tutti".
Real Madrid, Bayern, PSG, Barcellona, Manchester City e Arsenal sono i nomi già fatti, ma più in generale nessun professionista di questo mondo ha bisogno di scoprire OGGI che sia forte.

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐮𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮̀

Quando un giocatore arriva a questo livello di esposizione, il vantaggio competitivo non consiste più tanto nella capacità di identificarlo quanto nella capacità di costruire intorno a lui una proposta credibile.
La questione, oggi, riguarda insomma tutto tranne che il mero scouting.

Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante: un club deve convincere il giocatore e la sua famiglia che il proprio ambiente sia quello nel quale potrà svilupparsi meglio.
Deve mostrare un percorso, renderlo credibile e, soprattutto, deve fare in modo che esista una certa coerenza tra ciò che viene prospettato e ciò che il giocatore vede accadere concretamente.

E' un discorso che ho già affrontato tante volte in passato e che, ad esempio, ha riguardato le scelte di carriera di un certo Haaland.
Il talento norvegese, quando lasciò il Molde, decise infatti di non passare direttamente ad un top club europeo, ma di compiere scelte "graduali" che lo portassero ad arrivare lì, ma da calciatore già "fatto", con una titolarità praticamente indiscutibile davanti a sé.

Più di recente questo discorso l'ho affrontato anche parlando di Roberto Scaglione, trequartista italiano ormai ex Genoa, quando si parlava di un suo possibile passaggio al Borussia Dortmund.

Che un profilo simile, poi finito al Parma, potesse piacere anche in Europa era praticamente scontato.
Sicuramente non tutti i club che potevano essere interessati a lui, però, gli offrivano lo stesso tipo di percorso, la stessa prospettiva di approdo alla prima squadra.

𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐝𝐨 𝐌𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐞𝐝: 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨

Sia il Telegraph sia The Athletic, in questo senso, insistono su un elemento che probabilmente merita più attenzione rispetto alle inevitabili speculazioni economiche: Gabriel potrebbe non essere stato pienamente soddisfatto del percorso verso la prima squadra.
Il Manchester United lo aveva coinvolto negli allenamenti dei grandi e aveva chiaramente mostrato di considerarlo un prospetto speciale, con Ryan Giggs che lo aveva addirittura definito un “talento generazionale”.

Il ragazzo aveva incontrato Sir Alex Ferguson e Ruben Amorim (quando era allenatore dei Red Devils, ovviamente), quest'anno gli era stato assegnato un numero di squadra ed era entrato progressivamente nell’orbita della prima squadra.
Eppure, quando sono arrivate le occasioni concrete, la distanza dal calcio senior potrebbe essere apparsa maggiore di quanto Gabriel e il suo entourage si aspettassero.

Durante il precampionato il suo minutaggio è stato limitato: The Athletic parla di otto minuti contro l’Atletico Madrid, mentre il Telegraph, considerando anche il recupero, arriva a tredici.
Contro il Leeds, nonostante numerosi cambi effettuati durante la partita, Gabriel è rimasto in panchina.

Non solo: nel frattempo il diciottenne Tynan Thompson, arrivato dal Tottenham e impiegabile proprio sulla fascia sinistra, ha ricevuto maggiore spazio.
Lo United, inoltre, sta definendo l’arrivo del sedicenne Isaac Konde dal Liverpool: entrambi questi due giocatori hanno come posizione naturale la stessa di Gabriel.

Poi è arrivata la Champions League.
Gabriel non è stato inserito nella lista A del Manchester United e, non avendo ancora compiuto sedici anni, non poteva essere inserito nemmeno nella lista B.

Così, mentre la prima squadra affrontava il Sabah a Old Trafford, lui giocava la Youth League segnando tre gol.
Dal punto di vista strettamente tecnico non c'è nulla di assurdo nella scelta dello United, nessun club può essere obbligato a concedere minuti in prima squadra a un quindicenne.

Ma quando gestisci uno dei migliori talenti della sua generazione il tema diventa anche percettivo: il giocatore deve continuare a credere nel percorso che gli hai presentato.

È facile immaginare che una situazione del genere possa essere ridotta alla classica battaglia economica intorno a un giovane, ma probabilmente sarebbe una lettura troppo semplice.
Lo stesso United, secondo The Athletic, sarebbe disposto a competere sulle richieste finanziarie, del resto parliamo di uno dei club più "ricchi" del mondo, sia a livello di fatturato "proprio" che di risorse della proprietà.

Il vero terreno sul quale si gioca una parte importante della partita sembra essere quindi un altro: la proposta tecnica.

Quanto velocemente posso arrivare al calcio dei grandi?
Quali giocatori occupano la mia posizione?
Quanto realmente il club crede in me?
Qual è la strategia prevista per i prossimi due o tre anni?

Sono tutte domande che diventano sempre più centrali quando si parla di talenti di questo livello, e questo modifica inevitabilmente anche il lavoro dei settori scouting.
Perché reclutare un grande talento non significa più soltanto convincerlo a firmare, significa progettare una traiettoria sufficientemente interessante da convincerlo a restare.

𝐈𝐥 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢

Nel racconto del Telegraph compare ripetutamente un altro nome: Max Dowman.
Non è un caso: l'Arsenal lo ha fatto debuttare molto presto, così come aveva fatto precedentemente con Ethan Nwaneri.
Dowman è stato inserito nella lista Champions e ha avuto occasioni concrete di confronto con il calcio senior, compresa la recente doppietta in Carabao Cup.

Questo non significa naturalmente che ogni quindicenne di talento debba giocare in prima squadra, sarebbe una conclusione sbagliata.
Ogni percorso è differente e accelerare artificialmente un giocatore può essere dannoso quanto rallentarlo.

Ma esiste un inevitabile effetto comparativo: i giovani talenti osservano ciò che accade ai propri coetanei.
Le famiglie lo fanno, gli agenti lo fanno.

E quando giocatori appartenenti alla stessa fascia di potenziale ricevono opportunità differenti, quelle differenze diventano elementi del processo decisionale.
La concorrenza tra Academy passa anche da qui.

𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚

C'è poi un secondo aspetto strutturale: Gabriel compirà 16 anni il 6 ottobre.
Il suo status contrattuale e la possibilità che disponga di passaporto irlandese o cipriota potrebbero diventare determinanti.

The Athletic sottolinea infatti come un'eventuale cittadinanza dell'Unione Europea potrebbe consentirgli, in determinate condizioni regolamentari, di trasferirsi fuori dall'Inghilterra prima dei diciotto anni.
Se fosse in possesso solo della cittadinanza inglese, invece, verrebbe considerato extracomunitario e, quindi, dovrebbe aspettare la maggior età per potersi trasferire in un club non inglese (tutto questo è una delle novità introdotte con la Brexit).

È una situazione tecnica che andrà seguita e sulla quale sarà necessario attendere l'evoluzione degli eventi.
Ma dal punto di vista dello scouting il principio generale è già evidente: il mercato dei giocatori di fascia élite non comincia più a diciotto o diciannove anni, in molti casi non comincia nemmeno a sedici.

A quattordici o quindici anni possono già esserci club internazionali, agenzie, intermediari, sponsor (a proposito: JJ è già sotto contratto con Nike) e strategie di sviluppo che si muovono intorno allo stesso giocatore.
E più aumenta il livello del talento, più aumenta il potere contrattuale (formale o informale) del giocatore e del suo entourage.

𝐈𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨

Anche l'interesse del Real Madrid merita attenzione.
Non perché sorprenda vedere il club spagnolo interessato a un talento di questo livello, ma perché si inserisce in una strategia ormai riconoscibile.

L'arrivo di Juni Calafat come responsabile scouting della Casa Blanca, infatti, ha accompagnato una politica internazionale estremamente aggressiva sui migliori giovani del mercato.
Vinicius Junior, Rodrygo ed Endrick rappresentano gli esempi più evidenti.

Secondo The Athletic, negli ultimi mesi Madrid avrebbe intensificato ulteriormente il lavoro sui talenti giovani già in possesso di passaporto spagnolo o comunitario.
E sarebbe cambiata anche la gestione interna: un giocatore non viene necessariamente mantenuto nella categoria corrispondente alla propria età se il club ritiene che possa competere a un livello superiore.

È un dettaglio tutt'altro che secondario, perché ancora una volta il reclutamento e lo sviluppo diventano parti dello stesso processo.
Non a caso quando faccio il docente ai corsi scouting non parlo solo della "talent identification", ma della cosiddetta "talent identification & development", perché sono due parti distinte, sì, ma dello stesso progetto.

Nel 2026, quindi, non basta più dire a un giocatore: "crediamo in te".
Bisogna mostrargli come quella convinzione verrà tradotta quotidianamente.

La situazione JJ Gabriel deve ovviamente ancora svilupparsi.
Il Manchester United spera ancora, almeno secondo quanto riportano i vari media inglesi, di convincerlo a restare e non considera la situazione definitivamente compromessa.

Il tutto, quindi, potrebbe anche chiudersi senza alcun trasferimento.
Ma indipendentemente dall'esito, la vicenda racconta qualcosa di molto interessante sul calcio giovanile contemporaneo: un club può individuare correttamente un talento, può reclutarlo, può svilupparlo per anni, può farlo giocare sopra età, può integrarlo progressivamente con la prima squadra e può comunque arrivare a un momento nel quale quel giocatore mette in discussione il percorso proposto.

Per questo, soprattutto quando parliamo dei prospetti di fascia più alta, forse dobbiamo ampliare il modo in cui pensiamo allo scouting.
Il processo non termina quando il giocatore entra nel club, anzi, in un certo senso è proprio lì che comincia la parte più complicata.

Perché a questi livelli trovare il talento è quasi la parte più semplice.
Certi giocatori hanno delle qualità così spiccate che non notarle è veramente "difficile", soprattutto per chi quest'attività la fa di mestiere.

La vera difficoltà, in un mercato sempre più globalizzato e precoce, è relativa al creare le condizioni perché quel talento continui a scegliere te, anno dopo anno, fino alla sua valorizzazione in prima squadra.

Oggi Fabrizio Romano ha rilanciato una notizia che rischia di avere un impatto importante sul mercato giovanile europeo:...
15/09/2026

Oggi Fabrizio Romano ha rilanciato una notizia che rischia di avere un impatto importante sul mercato giovanile europeo: JJ Gabriel avrebbe espresso la volontà di lasciare il Manchester United.

Per chi segue il calcio giovanile, il nome non ha bisogno di grandi presentazioni.
Classe 2010, attaccante, Joseph Junior Andreou Gabriel è uno dei giocatori della sua annata con la valutazione prospettica più alta in Europa.
Forse, oggi, il più quotato in assoluto.

La parte interessante della vicenda non è soltanto capire dove andrà, è capire che cosa rappresenta questa situazione.
Parliamo di un ragazzo di 15 anni (16 tra meno di un mese) che il Manchester United ha portato rapidamente dall'Academy verso il calcio dei grandi, premiato come miglior giovane del club e già inserito in un percorso che avrebbe potuto condurlo molto presto all'esordio in prima squadra.

Eppure tutto questo, apparentemente, non è stato sufficiente a garantire al club la sua permanenza.
È un caso estremo, perché estremo è il livello del giocatore, ma racconta molto bene una dinamica che nello scouting giovanile sta diventando sempre più evidente: per i talenti di fascia altissima il mercato non comincia più a 18 o 19 anni, spesso comincia molto prima.

I migliori club europei non competono soltanto sulla capacità di individuare un giocatore, competono sul percorso che riescono a proporgli, sulla velocità con cui possono avvicinarlo alla prima squadra, sullo spazio che gli garantiscono e sulla capacità di convincere lui e il suo entourage che quello sia davvero il posto migliore per svilupparsi.

A questi livelli, quindi, trovare il talento è quasi la parte più semplice, la vera difficoltà diventa trattenerlo.
Ed è per questo che il caso Gabriel, qualunque sia il suo epilogo, sarà molto interessante da seguire.

Perché se uno dei 2010 più importanti d'Europa dovesse davvero diventare disponibile, non assisteremmo semplicemente alla corsa per un grande prospetto.
Vedremmo all'opera, quasi contemporaneamente, strategie, modelli e capacità di reclutamento dei principali settori giovanili europei.

Ed è forse questa la parte più interessante della storia!

Poi, certo, non nego che sono molto curioso di vedere dove finirà a giocare il figlio di Joseph Delpesh O'Cearuill, ex difensore centrale londinese che vestì in due occasioni la maglia della Nazionale irlandese.
Del resto in Inghilterra lo soprannominano "Kid Messi", quindi l'hype per un suo eventuale - precocissimo - trasferimento non posso non averlo!

L'Argentina, nonostante abbia vissuto negli ultimi anni un periodo d'oro con la sua Nazionale maggiore, continua a guard...
15/09/2026

L'Argentina, nonostante abbia vissuto negli ultimi anni un periodo d'oro con la sua Nazionale maggiore, continua a guardare all'Europa per rinforzare le proprie rappresentative giovanili.

L'ultimo esempio è quello relativo all'u19 di Diego Placente, che sarà impegnata a breve nei Giochi Sudamericani che si disputeranno a Santa Fe.
L'ex terzino sinistro della Seleccion, infatti, ha provato ad aggregare al gruppo ben tre "EuroPibes", come li definiscono a Buenos Aires e dintorni.

Il primo è Bruno Galassi, centrocampista difensivo o difensore centrale nato a Lleida, in Spagna, in possesso di doppio passaporto.
Cresciuto nel Real Madrid, gioca oggi nella Primavera della Lazio.

Nato in Spagna da genitori argentini, ha passato parte della propria infanzia a Rosario, per poi tornare a vivere - e crescere calcisticamente - nella pen*sola iberica.
Bruno non potrà però rispondere presente alla convocazione di Placente, avendo un problema agli adduttori.

Il secondo è Alain Gomez, portiere nativo di Candelaria ed oggi tesserato per il Valencia.
Nato a Tenerife da madre argentina e padre venezuelano, Gomez è stato il portiere di riserve dell'u20 Albiceleste all'ultimo Mondiale di categoria.

Cresciuto nel settore giovanile del Tenerife, è sbarcato al Valencia nel 2022, ed oggi è aggregato alla rosa del Valencia B.
Anche lui, come Galassi, non potrà comunque partecipare al torneo, dato che è ai box per un infortunio al gomito destro.

L'unico dei tre "EuroPibes" selezionati da Placente che faranno effettivamente parte della rosa, quindi, resta il solo Nicolás Marcipar.
Nato nel 2008 a Castelldefels, in Spagna, è cresciuto nell'attività di base del Barcellona, club in cui milita tutt'ora.

Nel giro della Nazionale argentina fin dall'u15, Marcipar sembra godere di buona salute, in questo momento, e potrà quindi volare a Santa Fe per i Giochi Sudamericani.
Su di lui, tra l'altro, c'è grande attesa in Argentina: 11 presenze tra u15 ed u17 Albiceleste, ha per altro già avuto modo di allenarsi anche con la prima squadra del Barça.

Insomma, oggi come oggi un po' tutte le Federazioni di quei Paesi che hanno vissuto movimenti emigratori più o meno importanti guardando anche all'estero per comporre le proprie rose, in particolar modo a livello giovanile.
Ed, in questo senso è stata proprio l'AFA, ormai diversi anni fa, ad aver aperto la strada ad uno scouting internazionale strutturato a livello Federale...

I Settori Giovanili sono "mondi" strani, particolari.Perché il lavoro che fai nel Settore Giovanile ha bisogno di anni p...
15/09/2026

I Settori Giovanili sono "mondi" strani, particolari.
Perché il lavoro che fai nel Settore Giovanile ha bisogno di anni per vedere i propri frutti, e spesso non li raccogli nemmeno "direttamente".

Viene facile, da fuori, giudicare ciò che viene fatto nei Settori Giovanili.
E' semplice dire "quel club non ha portato ragazzi in prima squadra".

Solo che poi la realtà, spesso, è più complessa di così.
Ed oggi vorrei portarvi un esempio lampante di ciò.

Per chi non conoscesse Varesina, è un club dilettantistico la cui prima squadra milita in Serie D ormai da qualche anno.
Varesina, sul territorio, è già da anni nota per avere uno dei "migliori" settori giovanili della zona.

Un Settore Giovanile che nel corso del tempo è via via cresciuto sino a diventare, oggi, un riferimento assoluto nell'ambito dilettantistico a livello regionale.
Inoltre, ormai da anni, Varesina fa anche parte della rete dei Centri di Formazione che Inter ha sul territorio, regionale e non solo.

In questi anni il lavoro fatto è stato mostruoso, e sarebbe anche lungo, complicato e forse poco interessante andare a ripercorrerlo per intero.
Fatto sta che in questi anni sono stati diversi i giocatori passati da questo S.G. che hanno fatto capolino in prima squadra e molti di più quelli che l'hanno usato come trampolino per fare il salto nei Settori Giovanili professionistici.

C'è poi il caso di Giacomo Sali, che nella Varesina ci ha passato una decina di anni e che oggi, dopo diverse stagioni in prima squadra, è ormai alla sua seconda stagione tra i pro, all'Albinoleffe.
Non è comunque l'unico ragazzo passato da Venegono che oggi sta in una prima squadra pro, dato che anche Matteo Colombo - anche lui 2004 - è passato dall'S.G. della Varesina, per poi però passare ancora bimbo in Atalanta, fare tutta la trafila alla Dea e, oggi, essere uno dei centrocampisti che compongo la rosa della Pianese.

E situazioni di questo tipo, ragazzi che lasciano il Settore Giovanile delle Fenici per approdare in uno professionistico, capitano ogni anno, ormai da anni.
Parliamo di decine di ragazzi che hanno fatto quel tipo di percorso negli ultimi anni.

Solo questa estate sono stati in 14 i ragazzi tesserati in Varesina nella scorsa stagione che hanno fatto il "salto".
Se foste curiosi, trovate l'elenco completo sul sito della società.

Tutto questo preambolo per dire che è fallace guardare alla prima squadra e fare la conta del numero di "Club Trained Player" che una società si trova a poter schierare.
Ho preso Varesina come esempio perché è una realtà che conosco bene, ma può valere per qualsiasi altra squadra al mondo.

Sempre rimanendo sull'esempio delle Fenici, in Coppa Italia contro la Pro Patria c'erano due CTP titolari (un 2009 ed un 2008), ed un terzo è subentrato nel corso della gara (addirittura un 2010).
All'esordio in campionato ce n'era uno titolare (2008), con gli altri due comunque presenti in panchina.

Ma tutto questo, per qualcuno, può essere poco.
Solo che, come dicevo nell'incipit del post, diventa facile dire "quel club lancia pochi "suoi" giovani", sempre ammesso e non concesso che averne tre in distinta e diversi altri che si allenano in prima squadra possa essere considerabile "poco".

Solo che, appunto, poi bisognerebbe "sapere", "capire".

Cinque stagioni fa il gruppo dei 2009 di Varesina arrivò a giocarsi le final four del Fair Play u13 a Tirrenia, chiudendo al secondo posto le finali nazionali.
Di quel gruppo ci sono ancora oggi ben 8 calciatori che sono tesserati per club professionistici (uno dei quali è in prestito a un club di Serie D).

Basterebbe questo per capire il mio discorso di fondo.
Cioè, lavorare bene sul Settore Giovanile può voler dire tante cose diverse, non per forza portare giocatori in prima squadra.

A seconda del club che si è, ovviamente, è in primis importante il lavoro che si riesce a fare su ogni singolo ragazzo e le opportunità che per questi, per ognuno di loro, si riescono a creare.
Tanto per dire: ieri ho visto l'Inter u18 ad Interello, il cui capitano è proprio uno di quei ragazzi che cinque anni or sono faceva parte del gruppo di mister Pesavento.

Ma parlando di quell'esperienza dell'u13, con relativo Fair Play Elite, parliamo comunque solo di una annata di un percorso che dura anni.
Rimanendo sui 2009, per non fare un discorso troppo lungo e complesso, parliamo di ragazzi che sono oggi, appunto, in età da under 18, ovvero a ridosso della categoria Primavera/Juniores.

Ragazzi che stanno per completare il loro percorso di Settore Giovanile.
E, per quanto concerne Varesina, le squadre di 2009 schierate in questi anni sono state ovviamente diverse, una per ogni annata... non inizia e finisce tutto con l'u13.

Ampliando lo sguardo, così, si può vedere come oggi, di fatto, ci sia quasi un'intera rosa di 2009 passati da Varesina che si trovano a giocare tra i pro.
Eccovi di seguito tutti i nomi, con relative squadre di appartenenza.

PORTIERI
Pietro Corna (Lecco)

DIFENSORI
Alessandro Tassani (Atalanta)
Mirko Cavallo (Atalanta)
Leonardo Nardi (Renate)
Roberto Pedroni (Renate)
Davide Mezzanotte (Como)

CENTROCAMPISTI
Antonio Grande (Crotone)*
Federico Limido (Inter)
Stefano Arui (Como)
Alessandro Tortora (Renate)
Mattia Bernasconi (Lecco)

ATTACCANTI
Andrea Zaffanelli (Milan)**
Luca Crema (Folgore)
Matteo Guglielmetti (Alcione)
Marco Colugnat (Como)
Giacomo Urbano (Juventus)
Andrea Tonin (Monza)
Ryad Mastari (Monza)

*Scorso anno a Udine, mi dicono sia passato a Crotone ma non ho trovato conferme online.
**Attualmente in prestito al Varese in D, ma ancora di proprietà del Milan.

Parliamo di ben 19 giocatori, un numero veramente importante.
Questa, di fatto, avrebbe potuto essere la rosa dell'attuale Juniores Nazionale di Varesina, per altro sotto età dato che è un campionato u19.

Ogni realtà fa storia a sé, il discorso che può valere per Varesina sarebbe ovviamente diverso per un top club di Serie A, laddove d'altro canto diventa ovviamente difficile "per loro" sfornare continuamente calciatori che abbiano le qualità per potersi giocare gli Scudetti e la Champions League.

In tutto ciò, comunque, resta quello che per me è un dato di fatto: la bontà del lavoro che fa un Settore Giovanile non va sicuramente pesata dai trofei che vince, ma anche il numero di giocatori lanciati in prima squadra può essere un metro di giudizio fallace.
Ed il percorso della classe 2009 di Varesina, da cui negli anni un sacco di ragazzi hanno spiccato il volo verso i Settori Giovanili "pro", credo ne sia una riprova.

Alphadjo Cissé è di Treviso, cresciuto tra Polisportiva Indomita e Giorgione prima di diventare protagonista nel Settore...
14/09/2026

Alphadjo Cissé è di Treviso, cresciuto tra Polisportiva Indomita e Giorgione prima di diventare protagonista nel Settore Giovanile del Verona, oltre che delle rappresentative giovanili della Nazionale Italiana.

Per il resto, non è effetto Como, è una tendenza in atto da anni.

Sulla fascia destra, oggi, l’Italia ha una situazione che secondo me merita attenzione.Tra i giocatori ancora in età da ...
14/09/2026

Sulla fascia destra, oggi, l’Italia ha una situazione che secondo me merita attenzione.

Tra i giocatori ancora in età da Under 21 ci sono infatti almeno tre profili molto interessanti: Marco Palestra, Michael Kayode e Costantino Favasuli.
Tre giocatori diversi tra loro, ma tutti già con un livello che permette quantomeno di ragionare in prospettiva Nazionale maggiore.

Palestra è probabilmente quello che in questo momento sembra più vicino a quel tipo di salto (non a caso in Nazionale ci ha già giocato), anche se viene da un acciacco fisico e bisognerà capire in quali condizioni arriverà alla prossima finestra.
Kayode, invece, ha già accumulato esperienza importante tra Serie A e calcio internazionale e continua ad avere caratteristiche molto interessanti per intensità, atletismo e capacità di coprire tutta la fascia.

Favasuli, in questo senso, è forse quello meno “mediatico” dei tre, ma è un giocatore che apprezzo parecchio per completezza, continuità e capacità di adattarsi a contesti diversi.
Viene anche lui, come altri ragazzi, da un campionato di Serie B giocato su livelli importanti, ed in questi primi scampoli di Napoli ha subito dato risposte significative, impattando bene sia in Champions che in campionato.

L’Under 21, va detto, ha davanti una partita decisiva e sarebbe sbagliato ignorarlo: in questo momento anche il risultato della selezione - pseudo - giovanile ha un peso.
Anche perché sia l'Europeo u21 che l'eventuale Olimpiade restano due tornei importanti che aiutano i ragazzi che li giocano (ovvero magari "gli altri", e non questi tre) a raccogliere esperienza internazionale.

Detto questo, spero comunque che almeno uno o due di loro vengano aggregati direttamente al gruppo della Nazionale maggiore.
Non perché debbano per forza diventare subito titolari o “risolvere” qualcosa, ma perché se hai tre giocatori giovani validi nello stesso ruolo, il modo migliore per capire chi può davvero stare a quel livello è iniziare a portarli dentro quel contesto.

Negli ultimi anni siamo sempre stati coperti molto più a sinistra che non a destra.
Oggi, invece, anche a destra abbiamo il materiale per fare questo tipo di discorso.

Difensori centrali con almeno 2 gol segnati nelle Big5 europee ad ora:🇵🇹 Tiago Gabriel (2)🇧🇷 Marquinhos (2)Stop. 👀
13/09/2026

Difensori centrali con almeno 2 gol segnati nelle Big5 europee ad ora:

🇵🇹 Tiago Gabriel (2)
🇧🇷 Marquinhos (2)

Stop. 👀

Ieri sera verso mezzanotte mi sono recuperato Catanzaro vs. Carrarese, e ci ho visto un grande Simone Pafundi.Una rondin...
13/09/2026

Ieri sera verso mezzanotte mi sono recuperato Catanzaro vs. Carrarese, e ci ho visto un grande Simone Pafundi.
Una rondine non fa Primavera, ovviamente, ma chissà che dopo aver valorizzato Cissé e Liberali le Aquile non possano rilanciare anche il talentino di Monfalcone.

Spicca sicuramente il grande assist che è valso il gol della vittoria, incastonato da un uno-due partito nella propria metà campo, una sterzata secca a mettere a sedere l'avversario e poi una grande imbucata a mandare in porta Ienmello.
Ma la sua prestazione è andata molto oltre quell'azione, con una serie di giocate di qualità e, soprattutto, palloni gestiti con sapienza e diligenza.

Pafundi tecnicamente non è mai stato un granché discutibile.
Il Simone visto in campo ieri è sembrato più evoluto rispetto al passato, con maggiore consapevolezza ed una capacità di lettura e di scelte da giocatore più maturo.

È solo una partita, sì, ma la strada imboccata sembra essere quella giusta.
Speriamo ora dia continuità a questo tipo di prestazioni, e che si guadagni il suo angolino in Serie A.

A margine, occhio anche all'ex Milan Gabriele Alesi, classe 2004.
Il ragazzo di Castellammare del Golfo sbarcò in Lombardia anni fa con le stimmate del potenziale campione, poi si è un pochino perso via.

Anche lui, però, da qualche tempo ha intrapreso un percorso positivo di "rinascita".
Ieri l'ho visto molto bene.

Ieri prima della partita, con Moreira ancora relegato in panchina dopo che i primi approcci di Milan non erano stati esa...
13/09/2026

Ieri prima della partita, con Moreira ancora relegato in panchina dopo che i primi approcci di Milan non erano stati esaltanti, mi era già capitato di leggere un sacco di strali su di lui e sul suo acquisto, reputato sbagliato.

Poi la partita è iniziata, lui è subentrato dalla panca e quei commenti sono invecchiati malissimo, in brevissimo tempo.

Il bello del calcio.

Ricordatevi di fare la formazione!
11/09/2026

Ricordatevi di fare la formazione!

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