19/08/2026
Via Pachner all'anticima Est della Creta Forata (Dolomiti Pesarine), sviluppo 370 metri circa, difficoltà Max IV+ p. V
È la cima più alta della catena che si snoda da Ovest a Est tra i comuni di Sappada e Rigolato e sta nascosta proprio al suo centro, tra i gruppi del Siera e del Pleros. Il nome si lega al caratteristico arco naturale ubicato lungo la cresta O-S-O.
Erano anni che volevo raggiungere la cima della Creta Forata perché non farlo arrampicando ripetendo una delle sue vie storiche in versante Nord? Come sempre, per questo genere di vie, non difficili ma decisamente wild, mi piace legarmi in cordata con Eva Zanon che ha risposto entusiasta alla chiamata! Visto il lungo e faticoso avvicinamento da Cima Sappada abbiamo deciso di fermarci due giorni; il primo è servito per portare la corda e la NDA alla base della parete (siamo saliti anche sul Monte Geu), il secondo dopo una bella dormita a Malga Tuglia è stato quello della conquista della vetta!!
La via è bella e meritevole, dalla linea molto elegante, il percorso è divertente e si sviluppa su roccia sorprendentemente molto buona. Presenti quasi tutte le soste, alcune addirittura a spit nuovi di zecca (sta cosa un po' mi ha sconcertato), pochi i chiodi di passaggio ma dove servono ci sono. Non è una via per principianti nonostante le difficoltà moderate (occhio ai gradi, siamo in carnia!) in quanto l'orientamento non è sempre così immediato e ci vuole esperienza nel muoversi su terreno poco attrezzato. Via classica ben poco ripetuta dal fascino primigenio; l'ambiente è particolarmente suggestivo, la consiglio agli amanti dell'avventura!
Da Malga Tuglia si imbocca il sentiero 230 che velocemente conduce al Passo di Geu Basso, si scende alla stupenda conca sotto il Monte Geu e si risale il meraviglioso Vallone della Creta Forata. Poco oltre il bivio con il sentiero 321 che porta al Rif Monte Siera si lascia il sentiero Cai e si passa il fondo del vallone raggiungendo l'ampio zoccolo della Creta Forata. Lo si risale facilmente seguendo radi bolli rossi lungo una rampa erbosa da dx a sx fino all'ampia e visibile cengia sotto le pareti Nord (qui partono alcune vie sportive aperte pochi anni fà). La si segue completamente verso sx stando sempre alla base delle rocce. Alla fine un breve canalino-rampa inclinato a sx un pò esposto deposita sul dosso di erba e ghiaia sotto il pilastro Nord. Dal punto più alto del dosso si attraversa il catino di rocce mobili puntando a un evidente canale detritico. Lo si comincia a rimontare per poi spostarsi sulle roccette a dx fino a raggiungere l'inizio di un intaglio-camino dove inizia la via (chiodo rosso).
L1 --> Si risale completamente l'intaglio-camino. Sosta su due chiodi con cordone. 40 metri Max III+
L2 --> Si prosegue per facile rampa rocciosa obliqua verso dx, superata una costoletta si prosegue verso lo spigolo a sx (cordone in clessidra). Da qui in verticale senza indugi lasciando il filo dello spigolo pochi metri a sx. Sosta su spit+ cordone in clessidra. 60 metri Max IV
L3 --> Si asseconda un canale poco inclinato verso dx per poi, ATTENZIONE, traversare verso sx ed entrare in una poco evidente trincea. Sosta alla fine di questa su spit. 60 metri Max III
L4 --> Tiro chiave, dallo spit di sosta a dx in verticale per paretina compatta fino a un chiodo, per poi dal secondo chiodo obliquare a sx verso lo spigolo. Sosta su spit. 15 metri, IV+ p.V
L5 --> Dalla sosta ci si porta progressivamente verso lo spigolo che viene doppiato. Dopo pochi metri scalando a sx dello spigolo si torna a dx dello stesso dove è evidente. Ancora per roccette facili alla sosta su spit sotto un caminetto-fessurone. 40 metri Max III+
L6 --> Per placca a sx del caminetto (chiodo subito dentro al fessurone). Si entra nel camino all'altezza di un masso incastrato. Si prosegue in camino pochi metri fino a un chiodo, da questo si torna fuori sulla placca a sx (allungare bene la protezione). In verticale per rocce appoggiate fino a un terrazzino a sx dello spigolo. Sosta su chiodo, 30 metri Max IV
L7 --> In verticale cercando il facile passando a sx di un pilastino sullo spigolo. Superatolo, si continua su cengia facile verso dx fino a un primo grande terrazzo. In verticale al secondo terrazzo proprio sotto un grande canalone-camino che origina dalla vetta. Sosta su chiodo molto difficile da vedere. 60 metri Max III
L8 --> Una rampa verso dx porta sotto l'evidente camino caratterizzato da un grosso masso incastrato. Si prosegue nel camino. Per superare il Masso incastrato o a dx per pertugio nella roccia (molto stretto) oppure a sx per placca. Lasciato un chiodo. Sosta appena sopra il masso incastrato su chiodo. 45 metri Max IV+
L9 --> Dalla sosta si prosegue obliquando verso dx su terreno facile ma più friabile fino a sostare su spuntone pochi metri sotto la vetta dell'anticima Est. 50 metri Max II
Discesa --> Verso S-O alla forcella con la vetta principale, qui si è sulla normale della Creta Forata che in 5 minuti si raggiunge su buon sentiero Cai. Rientro tramite la facile normale bollata Cai.
11/08/2026
Il giorno dopo aver salito la Tofana eravamo tutti un po' stanchi, tranne l'inarrestabile Nicolò Vianello che aveva ancora voglia di scalare nonostante le cinque giornate piene passate tra roccia e sole. Non avevamo voglia di grandi avvicinamenti e i miei piedi erano parecchio provati dopo le tante ore nelle scarpette del giorno prima. Così optiamo per una via breve ma divertente sul Settsass: Sole e metallo.
Online si trovano svariate pagine che la descrivono, i primi 4 tiri sono molto divertenti e l'arrampicata è tecnica su splendida roccia. Le ultime lunghezze sono più facili ma piacevoli.
Spittata lunghetta non dà grandi possibilità di azzerare, con due passi di 6b diciamo che il 6a+ dei tiri principali bisogna averlo tutto. Le protezioni si vedono spesso all'ultimo minuto un po' nascoste. In definitiva assolutamente consigliata, alla fine della via in pochi minuti si raggiunge anche la croce di cima del Settsass per godersi il panorama.
Gruppo Rocciatori Gransi
07/08/2026
Via Dimai/Eotvos - Tofana di Rozes Max IV+ p.V
Via superlativa, geniale e dal lungo sviluppo proprio nel cuore della Rozes. È considerata una delle più belle vie classiche della parete. L'ambiente, prettamente alpino, è grandioso; spettacolo puro! Aperta da A. Dimai, G. Siorpaes e A. Verzi con le baronesse Ilona e Rolanda von Eötvös nell’agosto 1901 è un viaggio dentro la grande parete zizzagando per trovare i punti deboli dell’impressionante muro verticale di oltre mille metri. Una via di grande soddisfazione personale, logica e perfetta, mai banale nelle difficoltà e con alcuni passaggi molto belli come il traverso finale dove si hanno sotto i piedi un salto di 700 metri. Seguendo fedelmente la relazione di Emiliano Zorzi tratta dalla guida "IV Grado Dolomiti Orientali 1" l'orientamento non è stato un problema anche se nel secondo anfiteatro ci potrebbero essere difficoltà nell'individuare il percorso migliore. La roccia è sana e si scala col sorriso alla bocca dimenticando la fatica derivante da una giornata intera in parete. La via termina sull'affilata cresta ovest, dopo aver superato il più classico dei camini (alla base il passaggio più impegnativo della via p.V o A0). Una lunga dorsale di detriti e roccette appuntite, una vera agonia, conduce a un'anticima da dove finalmente appare la croce di vetta. Codesta visione mistica rinfranca lo spirito dell'alpinista che con l'ultimo sforzo risale il ripido pendio di roccette sporche di detrito fino alla vetta. Grande panorama a 360° gradi dalla cima, un toccasana per l'anima!
Vorrei ringraziare i miei compagni di cordata, se questa via mi ha, ma penso ci ha, trasmesso tanto è anche merito delle persone che erano con me: non solo compagni di corda ma soprattutto amici!! Nicolò Vianello E' proprio vero che "L'amicizia raddoppia le gioie e divide in due le sofferenze". Una menzione speciale a Eva Zanon, questa era la via che tanto sognavamo di ripetere già dalla fine del corso di roccia, la mia corda non poteva che essere anche la tua! 😘
01/08/2026
Via Mazzorana - Il Mulo (Tre Cime di Lavaredo) 320 metri max IV+
Dopo la Tonalite delle Vedrette di Ries e il Calcare Devoniano del Peralba torniamo alla Dolomia nel luogo simbolo per eccellenza dei Monti Pallidi: le Tre Cime di Lavaredo. Vista l'impossibilità di salire in auto al Rif Auronzo (il primo slot utile per il parcheggio era in data 3 agosto!!!) abbiamo utilizzato i mezzi pubblici partendo da Auronzo di Cadore. Preso il primo bus diretto delle 6.50 arriviamo al Rif Auronzo alle 08.05 per la "modica" cifra di circa 15 euro: 10 euro per il tratto Misurina-Rif Auronzo (valido andata e ritorno) + 5.50 da Auronzo Villapiccola a Misurina (solo andata). Se il VIAGGIO di andata è filato liscio il rientro è stato tragicomico: perso il bus diretto per Auronzo per la troppa gente in coda (il bus si svuota a Misurina) abbiamo ripiegato dopo mezz'ora per la navetta fino al Lago. Utilizzando il classico e mai tramontato pollicione siamo riusciti a tornare ad Auronzo in tempo per cenare con Eva. Ringraziamo di vero cuore la coppia di Ungheresi che ci ha raccattato dalla strada❣️Non voglio commentare la gestione degli accessi e del parcheggio al Rif Auronzo; una cosa è certa: si cerca di monetizzare al max il business creato attorno a questo luogo magico! A farne le spese gli alpinisti, provare per credere..
Ma veniamo alla scalata di giornata: Via classica non molto frequentata ma che offre un'interessante arrampicata in camino e una panoramica cima. La qualità della roccia è sorprendentemente ottima, tutte le soste sono ad almeno a due punti, pochi i chiodi nei tiri ma le difficoltà sono contenute. Impressionante il camino del terzo tiro dove si deve salire in profondità in un budello di roccia. Ci sono pochissime protezioni intermedie e si è talvolta così stretti nel camino da fungere da incastro vivente. BELLISSIMO!! Ci siamo divertiti molto, la via è stata una bella scoperta, ciliegina lo stupendo panorama dalla vetta. La vicina Cima Grande svetta maestosa, ad Est la massiccia Croda dei Toni riempie lo sguardo, a Sud i Cadini di Misurina affascinano con le loro slanciate guglie a dar un punto di colore ci pensa la fiammeggiante Croda Rossa d'ampezzo. Che meraviglia!!! Contenti di essere qui nonostante l'odissea del viaggio e il continuo andirivieni delle formichine sotto di noi.
Dal parcheggio alto del Rif Auronzo si prosegue per buon sentiero rasentando le pareti della Croda del Rifugio oltrepassandola. Individuato il Mulo si lascia il sentiero e per ghiaione si giunge sotto il camino che caratterizza i primi tiri della via (vedi foto).
L1 --> Per camino con arrampicata classica in spaccata fino alla sosta su tre chiodi. 30 metri Max IV
L2 --> Sempre per camino che si restringe. Si passa sotto un masso incastrato e si sosta poco sopra su tre chiodi dove il camino si sdoppia. 40 metri Max IV+
L3 -->Proseguire sul ramo sx del camino che si stringe a budello. Arrampicata ad incastri fino a uno slargo sulla sx. I chiodi per la sosta sono sulla faccia dx. 35 metri Max IV (poche possibilità di proteggersi)
L4 --> Finire il camino e proseguire per gradoni rocciosi in obliquo a sx fino alla sosta su cengia. 25 metri Max IV
L5 --> Per cengia pochi metri a sx per poi deviare decisamente verso dx seguendo la prima lunga cengia fino alla sosta. 20 metri Max III+
L6 --> Traversare ancora verso dx 5 metri per la prima cengia per poi salire in obliquo su rocce gradinate, passare una rientranza (esposto) e salire per corto caminetto alla seconda lunga cengia. 30 metri Max III
L7 --> Facile a dx per 8 metri poi dove è più conveniente si inverte il procedere e si salgono dei gradoni fino ad arrivare alla terza lunga cengia. Sosta su grande chiodo (integrabile) sotto uno strapiombetto. 15 metri Max IV-
L8 --> Si supera il tettino sopra la sosta (buonissima maniglia) poi si segue la fessura verticale fino alla sosta. 30 metri Max IV+
L9 --> Si continua a salire seguendo la fessura a sx della sosta per poi entrare in un camino a dx. 30 metri Max IV
L10 --> Procedere per il camino fino a sbucare in cresta, poi a dx seguendo il filo esposto fino a un buon terrazzo panoramico. Procedere ancora oltre della "passerella" e sostare su due resinati pochi metri sotto la vetta. 45 metri Max IV+
L11 --> Conviene continuare sull'affilata cresta fino in vetta. 10 metri Max III
Discesa --> Dalla Cima in direzione Nord si individua un grande chiodo cementato. Prima calata di 20 metri fino a un forcellino. Ancora verso Nord altra calata di 50 metri da grande chiodo cementato che deposita dentro un canale stretto. Appena il canale si apre si traversa a sx su placchette esposte. Ora, salendo leggermente, attraversare il pendio ghiaioso (ometti) fino a incontrare il sentiero della normale alla cima ovest
28/07/2026
Dopo una giornata di temporali sparsi le temperature hanno subito un brusco calo, un'aria frizzantina accoglie Nicolò, la Vale ed Io al Rif Sorgenti del Piave. Le pareti sono ancora all'ombra e ci sono 5 gradi decidiamo di aspettare che il sole faccia capolino e che cominci a scaldare il compatto calcare devoniano delle pareti Sud del Monte Peralba. Non abbiamo una via precisa in mente, mentre aspettiamo studiamo la guida "Alpi carniche Occidentali"; quanti itinerari interessanti! Alla fine optiamo, per non aver troppi patemi, su una nuova proposta: "Per Vittorio" è una via sportiva protetta a spit ravvicinati che corre a sx del Torrione Ravascletto. Aperta il 25 agosto del 2025 da Daniele Sinicropi, Ugo Hauser, Paolo Pezzolato, Silvio Silich, la via è stata dedicata dagli apritori all’amico Vittorio Iacovacci, carabiniere medaglia d’oro al valor militare, nonché rocciatore, in servizio di scorta all’ambasciata italiana in Congo, morto il 22/2/2021 in un attentato a Goma.
La via è nuovissima per cui necessita di ripetizioni per essere ripulita per bene, si alternano tiri piacevoli su calcare compatto ad altri dove l'erba può dar fastidio. I tiri sul pilastro sommitale son proprio belli anche se il primo presenta della roccia a cubetti che non regala un gran feeling, la spittatura cmq è talmente ravvicinata che si scala senza paure. Via senza infamia e senza lode che accresce la tante possibilità presenti sulla parete Sud del Peralba. Io sarei andato a ripetere una classica, tipo il Gran diedro alla Torre Saf, però va bene così ci aspettano altri due giorni d'arrampicata intensa meglio preservarsi..non perdete i prossimi appuntamenti, son chicchette!!😜
Dal Rif Sorgenti del Piave si imbocca una forestale che sale verso sx. Al primo tornante si lascia la strada e per traccia si risale, prima per erba e poi per ghiaie, fin sotto il torrione Ravascletto. L'attacco è a 50 metri a sx della via di Mazzilis al Torrione Ravascletto. Nome sbiadito alla base e spit. (20 minuti)
La relazione della via la trovate sul sito "IV Grado", ecco il link: https://www.quartogradoclimb.com/peralba-spallone-ovest-parete-sud-via-per-vittorio/
Bastano 14 rinvii, una singola da 60 e si và! La discesa avviene per il sentiero del Crestone Ovest, in un'ora si è tornati al Rif. NB: fino alla sosta 7 è possibile rientrare in doppia lungo la via.
27/07/2026
Via "O***m furs Volk" - Grosse OhrenSpitze - Vedrette d Ries
Il meteo non proprio stabile alle nostre latitudini ci ha spinto verso mete a noi poco o del tutto sconosciute. La Valle di Anterselva, una valle laterale idilliaca e rigogliosa della Pusteria, si estende da est di Brunico fino al Passo Stalle, al confine con l'Austria. La vallata è caratterizzata dalla presenza di uno stupendo lago alpino a quota 1642 mt, alte e imponenti sono le cime che chiudono la valle nel suo versante dx orografico; siamo al confine con il Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina. Immediatamente ci colpiscono i colori di questa vallata, il verde intenso degli alberi e quello più chiaro dell'erba domina, le montagne sono scure di un grigio "sale e pepe" e dalle forme squadrate, molto compatte! La Tonalite, una roccia magmatica intrusiva intermedia molto dura, simile al granito, ci ha completamente rapito: il grip è eccezionale e niente suona male o si muove. Decidiamo di ripetere la via sportiva più facile che il settore vicino al Passo Stalle ci può offrire e cioè "O***m furs Volk". Aperta nel 2022 da Michael Kofler, Florian Wenter e Manuel Gietl, la via si sviluppa per circa 350 metri lungo la propaggine della Große Ohrenspitze, offrendo un’arrampicata varia su splendida tonalite estremamente lavorata. Il nome della via "oppio per il popolo" rimanda probabilmente alla piacevole dipendenza che queste scalate creano ai vari climbers che certamente torneranno per una nuova dose di tonalite!! Nicolò Vianello stava pericolosamente entrando nel tunnel della tonalite ahahaha 😂Placche tecniche, fessure e muri verticali sono mixate in maniera perfetta, inoltre la chiodatura a spit, molto generosa e ravvicinata, consente di affrontare l’itinerario con uno spirito prevalentemente plaisir, permettendo di concentrarsi soprattutto sul piacere dell’arrampicata e sulla bellezza della roccia. Itinerario questo, altamente consigliabile a chi desidera vivere un’autentica esperienza di arrampicata moderna in uno degli ambienti più suggestivi delle Vedrette di Ries
Dal semaforo lato italiano si Lascia l'auto al quarto tornante della strada che sale al Passo Stalle. Piccolo spiazzo, max 2 auto. Si segue la forestale per circa 100 metri, quando finisce si sale verso dx a margine di un grande canale/colatoio. Seguendo gli ometti e i piccoli bolli rossi si traversa a sx per poi continuare più in alto ad andare a sx verso il boschetto. La traccia diventa ripida e velocemente si giunge sotto le pareti; si traversa a sx un altro canale/colatoio e si scende qualche metro fino a rintracciare l'attacco della via. No scritte solo spit un po' alto. (utili le foto).
L1 --> Si sale in placca puntando a un pino posto all’inizio di un piccolo boschetto, passando a sinistra di due evidenti tetti. 25 metri Max 5B
L2 --> Per facili balze rocciose un pò sporche d'aghi di pino fino alla sosta posta sotto una grande placca. 45 metri Max 5A
L3 --> Dalla sosta in verticale fino a una fessura obliqua che sale da dx verso sx. La si segue portandosi in centro alla placca. Il tratto verticale subito successivo lo abbiamo trovato impegnativo (cmq azzerabile vista la vicinanza degli spit), si chiude con una fessura non banale che porta in sosta vicino a un grosso albero. 35 metri 6B+
L4 --> Si sale verso l'evidente tetto sopra la sosta. Lo si supera da sx verso dx per poi continuare in traverso su placca esposta e lavorata fino alla sosta. 25 metri Max 6A
L5 --> Tiro caratterizzato da due strapiombetti. Il primo lo si supera benone, il secondo è molto tecnico e richiede un pò di forza. 35 metri Max 6A+ (forse anche 6B il secondo strapiombo)
L6 --> Seguire lo spigolo con arrampicata elegante e piacevole. Sosta situata sulla sinistra poco prima del boschetto (o cordone dentro il boschetto) 20 metri Max 6A (forse anche meno)
L7 --> Si procede facilmente verso destra attraverso gli alberi fino a raggiungere la sosta posta su una rampa erbosa. 45 metri
L8 --> Per rampa erbosa fino al punto più alto di questa in corrispondenza con lo spigolo della parete. 50 metri
L9 --> Si sale a sinistra di una lama iniziale per poi superare una serie di strapiombi articolati. Si esce quindi su una placca di roccia eccellente, che offre una bella arrampicata fino alla sosta. 40 metri Max 6A
L10 --> Altra splendida placca, con andamento sinuoso fino alla sosta posta in cresta. 30 metri Max 5B
Discesa --> Avviene tramite 8 doppie, vedere ultima foto per capire la linea di discesa. Sufficiente singola da 70
18/07/2026
Campanile Secondo di Popera - Via Berti/Tarra/Cappellari
Din Don, Din Don Dan risuona una campana tra le guglie delle Dolomiti del Comelico, un suono di felicità che ci regala serenità!
I campanili di Popera sono delle slanciate guglie rocciose situate nel grandioso circo del Gruppo del Popera; ben visibili dal Rif Berti ricordano il gesto della vittoria o della pace: indice e medio a formare una "V". Raggiungere la vetta del Campanile Secondo ripercorrendo il tracciato storico aperto nell'agosto del 1914 da Antonio Berti, Tarra e Cappellari è fonte di grande soddisfazione! La via troppo facile per i Top Climbers ma irraggiungibile ai comuni escursionisti è soggetta a una frequentazione piuttosto scarsa. E' un itinerario alpinistico classico, un viaggio nel tempo all'epoca dell'alpinismo di scoperta, riservato solo a chi sa apprezzare la genialità degli apritori e la solitudine dell'ambiente. Come si mostra attualmente la via? E' bollata e presenta fino alla forcella dei campanili soste ad anelli cementati, nel tratto di aggiramento dei campanili per cengia si trovano alcuni chiodi (2 originari) per superare alcuni brevi salti rocciosi esposti, nella parte della torretta sommitale solo cordoni su spuntoni. Nonostante sia parzialmente attrezzata la via mantiene il suo fascino primigenio. Ad accogliere gli alpinisti in vetta una squillante campana lì dal 1959. Dalla cima ci si sente compressi, schiacciati da N-O dall'impressionante muraglia del Monte Popera-Giralba di Sotto e da S-E dalla suggestiva Cima Bagni, unica via d'uscita un tuffo verso Sud verso la Val Stalata con vista sulle Marmarole. Che spettacolo di crode, che senso di isolamento, che delizia!! Con la "dura" Eva Zanon, collezionista di campane! Desiderio esaudito 😉
Dal Rif Berti si segue il sentiero 110 seguendo le indicazioni per la ferrata Roghel. Poco prima dell'attacco di questa si devia verso sx (campanili già in bella vista) su buona traccia che conduce al grande canale che origina dalla forcella tra il III° e il II° Campanile.
L1,L2,L3 --> Si procede salendo le rocce sul bordo dx del canalone. I primi 70 metri sono per rampa fessurata abbattuta, gli ultimi 30 metri risalgono un caminetto più verticale che deposita su una cengia (anello cementato). 40 + 30 + 30 Max II+
L4 --> Si percorre la cengia portandosi sul fondo del canalone. Lo si lascia subito salendo in diagonale sulla parete a dx del canalone. Fare attenzione ai bolli, non salire dritti per dritti ma spostarsi verso dx. Sosta su anello cementato. 40 metri Max II
L5 --> Dalla sosta ancora leggermente a dx per poi entrare in un canale poco accennato di roccia compatta che sale con andamento in leggero obliquo verso sx. Sosta su anello cementato proprio sopra la verticale della precedente. 35 metri Max II
L6, L7 --> In verticale puntando a un caminetto prima su roccia compatta appoggiata poi per roccia articolata più verticale. 30 + 30 Max III Soste su anello cementato
L8 --> Si entra nel caminetto sopra la sosta, bella arrampicata a gambe aperte. Sosta su anello cementato dentro al camino. 30 metri Max III
L9 --> Ancora qualche metro all'interno del camino per poi uscirne e procedere in obliquo verso dx su gradoni rocciosi fino alla cresta a dx della forcella dei campanili. Sosta su anello cementato 30 metri Max II
L10 --> Si procede slegati o in conserva superando la forcella dei campanili e si sale su roccia delicata e friabile verso il III° campanile; per cengia esile e a tratti esposta si aggira il suddetto campanile sul lato Sud/Est. Dal termine della cengia ci si cala da 1 chiodo per circa 10 metri alla forcella tra il III° e il II° campanile.
L11 --> Si prosegue sulla cengia nel lato opposto. Ci si torna a legarsi per superare 6 metri di gradino roccioso liscio che interrompe la cengia. Sosta su 2 vecchi chiodi appena sopra il salto. Max III
L12 --> Ci si scosta leggermente dalla parete di sx per prendere una canaletta che supera un altro gradino roccioso in cengia più semplice. Sosta su chiodo con cordone lasciato. 50 metri Max II
L13 --> Per roccia instabile si giunge a un intaglio tra il II° ed il I° campanile (grande ometto). Si svolta a sx, appare la torretta terminale. Si continua per canale detritico per poi spostarsi verso dx sostando su cordini su spuntone alla base di un caminetto.
L14 --> Si attacca il caminetto che si sdoppia, continuare sul ramo di dx (più facile), una volta usciti si rimonta la cresta a sx (passaggio molto esposto) per poi rimontare la facile cresta sommitale fino alla campana di vetta. Presente ancoraggio intermedio su spuntone, in vetta si sosta su spuntone con cordini. 30+30+10 Max II+
Discesa --> Si ripercorre l'itinerario di salita. Possibile effettuare in totale 13 doppie in base alle proprie capacità disarrampicatorie. Sufficiente corda singola da 60 metri.
16/07/2026
Partiti con l'idea di ripetere la Via di Bernardi sul Ciadin de le Bisse siamo finiti a scalare liberamente le belle rocce della parete N-O. Il nome dato a questa ascesa sta proprio a sottolineare la nostra incapacità, inettitudine a trovare l'attacco della via desiderata (e non era difficile eh!). Din Don come il suono della campana, campana intesa come persona id**ta, id**ta inteso come colui che prova grave incapacità di comprendere o ragionare, in sintesi in Venexian "tumbano". Anche se scoraggiati però non ci siamo persi d'animo e vista una possibile linea l'abbiamo seguita non curandoci dell'ignoto. Ci è andata bene, seguendo le debolezze della parete il grado è sempre rimasto decisamente abbordabile, la roccia più che buona ci ha permesso anche di divertirci. Martello e chiodi sono stati per una volta assolutamente necessari visto che tutte le soste sono state attrezzate al momento. Nella parte centrale della via e cioè quella dopo la bancata erbosa, sono stati rinvenuti dei chiodi neanche tanto vecchi per cui chiedo a coloro che leggono questo post di fornire informazioni; se siete a conoscenza di una via che ripercorre per intero o in parte il "nostro" tracciato fatecelo sapere nei commenti!!! Ne è uscita una bella giornata di alpinismo di ricerca in compagnia, dove tutti hanno collaborato e si son divertiti a fingersi apritori. Meraviglioso l'ambiente, il regno dei Cadini di Misurina è un luogo incantato fatto di slanciate guglie che fanno sognare. Peccato per il solito casino che regna intorno a Misurina, troppa gente e troppe auto, il parcheggio poi è un incubo! 120 minuti se si parcheggia al lago d'Antorno e soli 30 minuti nel piccolo parcheggio prima del casello per proseguire al Rif Auronzo, un'assurdità senza senso.
Via Din Don, sviluppo 300 metri circa Diff. III, IV, pp. IV+
Dal casello di pedaggio sulla strada per le Tre Cime si imbocca la sterrata (sentiero 101) diretto al Rif Auronzo. Attraversato un rio la sterrata finisce, si procede ora per vero sentiero; raggiunta una dorsalina boscosa si lascia il sentiero e ci si addentra nel bosco per traccia poco marcata (eretto ometto alla svolta). Si sbuca per prato proprio sotto all'attacco di questa via (vedi foto), quella di Bernardi è decisamente più a dx.
L1 --> In obliquo verso un diedrino fessurato sulla dx, per poi continuare verso una macchia di roccia gialla. Sosta da allestire su esile cengia. 40 metri III, IV
L2 --> A sx della sosta si segue una fessura (unico punto debole della fascia rocciosa sovrastante) che presenta in alto uno strapiombetto da superare a sx. Ancora in verticale su roccia compatta per poi entrare in un camino. Si sosta su mughi 5 metri sopra una volta usciti dal camino (roccia friabile). 60 metri IV, p. IV+
L3 --> Trasferimento su bancata erbosa verso un diedro appoggiato fessurato. Sosta su due chiodi e cordone (1 chiodo e cordone lasciato). 50 metri elementare
L4 --> In verticale si asseconda il bel diedro fessurato la cui faccia sx è decisamente lisciata dall'acqua. Sosta da allestire sotto un tettino dove il diedro si divide. 45 metri IV
L5 --> Si continua assecondando la fessura di sx. Sosta su grande clessidra qualche metro a sx. 40 metri IV, p.IV+
L6 --> In verticale sopra la sosta superando un piccolo strapiombetto ben ammanigliato, la parete poi si abbatte e per facili roccette si giunge a un gran terrazzo a sx di un evidente e profondo canale/camino. Sosta da allestire su clessidra + chiodo 50 metri IV p. IV+
L7 --> Per roccette a gradoni sul margine sx del profondo canale/camino. Sosta su spuntone sulla cresta sommitale. 50 metri III
Per raggiungere la cima del Ciadin de le Bisse basta seguire gli ometti verso S/O. 5 minuti e si è in vetta.
Discesa --> Da forcellino di cresta, si scende per il canale/budello di dx (S-E), disarrampicata su roccia discreta e detrito pp. II. A metà canale nel punto più ripido, sotto un grosso blocco c'è l'ancoraggio per una doppia di 30 metri. Il budello confluisce sull'ampio canale tra la Cima Ciadin de le Bisse e Ciadin de Rimbianco. Si prosegue su di esso per poi dove possibile portarsi a ridosso della parete del Ciadin de le Bisse e tornare agli attacchi delle vie.
30/06/2026
Via dall'Oglio - Terzo Pilastro del Bandiarac
Scappati dal caldo assassino di Venezia, Io e Nicolò ci troviamo alle 6 di mattina al Rif Capanna Alpina (10 euro il parcheggio) per ripetere una via non troppo di moda. L'itinerario aperto da M. Dall'Oglio con F. Corte Colò e F. Alletto nel 1953 sale la grande placconata rocciosa che caratterizza il Terzo Pilastro del Bandiarac con andamento sinuoso. Il percorso è vario tra camini, fessure, cenge e roccette appoggiate; la roccia è nel complesso buona anche se alcune volte è meglio ti**re qualche pacca e stare leggeri. Pochi chiodi in via, le soste ci sono quasi tutte, obbligatori dadi e friend per integrare. Chiodi e martello non sono indispensabili, ma possono risultare comodi per attrezzare delle soste nella parte centrale della via, dove il percorso non è obbligato. Personalmente ho trovato la via veramente meritevole, è una classica da riscoprire che richiede buona padronanza delle difficoltà e ottime capacità d'orientamento. L'ambiente è galattico, gli scenari pazzeschi, il panorama è apertissimo verso Ovest in più sorprendentemente non abbiamo trovato anima viva (fino al sentiero ufficiale) in una zona delle Dolomiti dal richiamo turistico enorme. In circa 6 ore abbiamo concluso la via nonostante la pioggia sugli ultimi due tiri e una pausa cagatina liberatoria ahah Nicolò Vianello La discesa descritta come laboriosa e faticosa in realtà è stata solo un Plus! La parte che segue il torrente, forse la più ostica quando è grande la portata d'acqua, è stata da bypassata risalendo al Col de L'ocia per traccia di camosci.