27/09/2026
Pegaso, quando un monoscafo italiano sperimentava le ali prima degli AC75
Alla vigilia della Barcolana 58, la storia di Pegaso riporta alla luce un capitolo poco conosciuto della sperimentazione italiana sulle appendici mobili. Una storia che incrocia uomini e competenze poi approdati ai foil dell’America’s Cup.
Oggi vedere una barca “volare” sull’acqua non sorprende più. Gli AC40 superano i 40 nodi e gli AC75 hanno trasformato l’America’s Cup in una sintesi estrema fra vela, aerodinamica, idrodinamica e ingegneria.
Ma alcune delle idee che hanno accompagnato questa rivoluzione sono state sperimentate, in forme diverse, anche lontano dai riflettori della Coppa.
Una di queste storie porta il nome di Pegaso.
Il progetto nasce nel 1993 dalla matita di Paolo Cori e viene realizzato in composito di carbonio da Soleri. Già allora è una barca fuori dagli schemi: un prototipo leggero concepito per le regate e particolarmente adatto ai venti dell’Adriatico.
Ma è oltre vent’anni dopo che Pegaso compie la sua trasformazione più radicale.
Nel 2015 viene profondamente modificato: chiglia basculante — canting keel — e soprattutto due ali installate sul bulbo, ruotabili sul proprio asse e regolabili indipendentemente. Una soluzione talmente inconsueta che nel 2016 veniva descritta come unica al mondo.
A seguire quella trasformazione c'è ST Yacht e tra i progettisti compare l’ingegnere aerospaziale Davide Tagliapietra.
Tagliapietra descriveva allora quelle appendici con un'immagine molto semplice: una sorta di “turbo” della barca, degli alettoni immersi capaci di essere regolati per adattarne il comportamento alle diverse condizioni.
Ed è qui che la storia di Pegaso assume oggi un significato particolare.
Perché quel Davide Tagliapietra entrerà successivamente nel design team di Luna Rossa, occupandosi ufficialmente di Structure and Foil Systems nella campagna della 36ª America’s Cup. Ingegnere aerospaziale, specializzato in strutture, Tagliapietra ha partecipato complessivamente a quattro campagne di Coppa America.
A bordo del Pegaso modificato troviamo anche Angelo Glisoni, altra figura che lega questa storia alla Coppa America.
Glisoni aveva già lavorato per +39 Challenge e in seguito sarà direttamente coinvolto nella realizzazione dei foil di Luna Rossa. Per l’AC36 lavorerà proprio a stretto contatto con Tagliapietra e Matteo Olivieri nella realizzazione delle wing che contribuiranno a far volare l’AC75 italiano.
Naturalmente Pegaso non può essere definito il “prototipo dell’AC75”.
Il foiling era già entrato ufficialmente nell’America’s Cup nel 2013, quando i catamarani AC72 iniziarono a sollevarsi completamente dall’acqua. Ma Pegaso rappresenta qualcosa di diverso e forse, dal punto di vista storico, ancora più interessante: un grande monoscafo sperimentale sul quale, già nel 2015, venivano utilizzate chiglia basculante e superfici idrodinamiche mobili e regolabili per controllare portanza, equilibrio e prestazioni.
Tre anni dopo sarebbe iniziata l’era progettuale degli AC75: monoscafi dotati di grandi appendici mobili laterali e concepiti per navigare sollevati dall’acqua. Una filosofia molto più estrema e tecnologicamente diversa, ma appartenente alla stessa ricerca: utilizzare appendici controllabili non soltanto per contrastare lo scarroccio, ma come veri strumenti dinamici per governare le forze che agiscono sulla barca.
È quindi più corretto parlare di Pegaso come laboratorio italiano della vela “foil assisted”, uno degli esperimenti su grandi monoscafi che, negli anni in cui il mondo della vela iniziava a esplorare nuove forme di portanza idrodinamica, portava queste idee dentro una barca di quasi 18 metri.
Oggi quella stessa Pegaso continua a regatare.
E mentre l’America’s Cup torna a guardare all’Italia, con Napoli che ospiterà nel 2027 la 38ª edizione e il Match previsto dal 10 luglio, Pegaso si prepara nuovamente alla Barcolana.
Non è un AC75.
Non vola completamente sull’acqua.
Ma sotto quello scafo c’è ancora una piccola parte della storia della ricerca italiana che ha provato a capire, con molti anni di anticipo sulla diffusione dei monoscafi foiling, che una barca a vela non doveva necessariamente limitarsi a navigare sull’acqua: poteva iniziare a usare delle ali.