Più lavoro con il movimento, più mi accorgo che il corpo non ha bisogno di essere giudicato.
Ha bisogno di essere compreso.
Dietro una compensazione c’è spesso una strategia.
Dietro una rigidità c’è spesso un adattamento.
Dietro una tensione c’è spesso un tentativo del corpo di creare protezione o stabilità.
Questo non significa ignorare ciò che non funziona.
Significa andare un passo più in profondità.
Perché quando comprendiamo il motivo di un comportamento, possiamo aiutare il corpo a trovare nuove possibilità.
È una prospettiva che negli anni ha cambiato il mio modo di insegnare.
E continua a guidare il mio modo di osservare ogni persona che entra in studio.
Perché il corpo non è un problema da risolvere.
È una storia da leggere.
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IL CORPO NON MENTE
IL corpo comunica continuamente.
Molto prima che compaia un dolore.
Molto prima che una tensione diventi un problema.
Lo fa attraverso il respiro.
Attraverso il movimento.
Attraverso piccoli cambiamenti che spesso passano inosservati.
Una spalla che si solleva sempre.
Un collo che lavora più del necessario.
Una schiena che perde mobilità.
Non sono semplici dettagli.
Sono INFORMAZIONI.
Per questo il lavoro sul corpo non inizia quando comparve il sintomo.
Inizia quando impariamo a osservare ciò che il corpo ci sta già raccontando.
Perché il corpo non mente.
E spesso ci mostra la direzione molto prima che ce ne accorgiamo.
Per anni abbiamo imparato a osservare gli esercizi.
La posizione.
La tecnica.
L’esecuzione.
Tutto importante.
Ma a un certo punto mi sono resa conto che la vera differenza è un’altra.
La differenza è imparare a osservare la persona che sta eseguendo quell’esercizio.
Come respira.
Come si organizza.
Dove perde continuità,
Dove crea compensazioni.
Perché il movimento è solo una parte della storia.
IL corpo racconta molto di più.
È questa capacità di osservazione che sto portando al centro del percorso di formazione che sto sviluppando.
Non per insegnare altri esercizi.
Ma per aiutare i professionisti a leggere ciò che accade davvero nel corpo mentre si muove.
Se vuoi ricevere informazioni sulla formazione, scrivimi “FORMAZIONE”.
In gravidanza il corpo non cambia una volta sola.
Cambia continuamente.
Settimana dopo settimana si modificano gli equilibri, gli appoggi, il respiro e il modo di muoversi.
Per questo ciò che funziona oggi potrebbe non essere la scelta migliore tra qualche settimana.
IL lavoro non consiste nel chiedere al corpo di adattarsi a un esercizio.
Consiste nell’adattare il lavoro al corpo che abbiamo davanti.
Osservare.
Ascoltare.
Accompagnare.
Perché ogni gravidanza è diversa e ogni corpo attraversa il cambiamento a modo suo.
E il movimento può diventare uno strumento prezioso per sostenere questa trasformazione, senza forzarla.
Ieri nelle storie vi ho chiesto cosa fate quando sentite una tensione.
La risposta è stata unanime:
👉 allungare.
Ed è probabilmente quello che farei anch’io se non sapessi cosa c’è dietro.
Perché una tensione sembra sempre qualcosa da eliminare.
Ma il corpo è un po più complesso.
A volte quella tensione è una strategia.
Un modo per creare stabilità.
Per proteggere una zona più fragile.
Per adattarsi a qualcosa che non sta funzionando bene altrove.
Questo non significa che non vada trattata.
Significa che prima di cercare di toglierla, vale la pena capire perché è nata.
Perché il rischio è lavorare sul sintomo e lasciare intatta la causa.
E spesso il cambiamento inizia proprio lì:
quando smettiamo di combattere il corpo e iniziamo a comprenderlo.
Quando sentiamo una tensione, la prima domanda è quasi sempre:
“Come faccio a toglierla”
È comprensibile.
Ma nel tempo ho imparato che c’è una domanda ancora più interessante:
“Perché il corpo l’ha creata?”
Perché spesso una tensione non nasce per ostacolarci.
Nasce per aiutarci.
Per sostenere una zona più fragile.
Per compensare una mancanza di stabilità.
Per proteggere qualcosa che il corpo percepisce come vulnerabile.
Questo non significa che dobbiamo convivere per sempre con le tensioni.
Significa che prima di eliminarle vale la pena comprenderle.
Perché il corpo comunica continuamente.
È molto spesso ciò che sentiamo è parte di quel linguaggio.
Ascoltarlo è il primo passo per poterlo cambiare.
Spesso osserviamo il movimento cercando ciò che non va.
Una spalla che sale.
Un respiro che si blocca.
Un addome che trattiene.
E la nostra attenzione va subito alla correzione.
Ma il corpo non è un insieme di errori da sistemare.
È un sistema che cerca continuamente di adattarsi, organizzarsi e trovare soluzioni.
Per questo, prima di correggere un movimento, mi interessa capire cosa lo sta generando.
Cosa sta compensando.
Cosa sta cercando di raccontare.
Nel matwork tutto questo emerge con grande chiarezza.
📍Matwork ogni lunedì alle 18.30, in presenza e online.
Ieri nelle storie vi ho chiesto dove sentite maggiormente gli effetti dello stress.
Le risposte sono eque.
Collo.
Schiena.
Addome.
E non è un caso.
Queste aree sono profondamente collegate tra loro.
Quando siamo sotto pressione, il respiro tende a diventare più corto, l’addome si irrigidisce per proteggersi, la schiena perde mobilità e il collo inizia a fare più lavoro del necessario.
Spesso pensiamo a questi segnali come problemi separati.
In realtà il corpo sta cercando di adattarsi a una condizione di stress che coinvolge tutto il sistema.
Per questo nel movimento non mi interessa osservare solo dove compare la tensione.
Mi interessa capire come il corpo si sta organizzando.
Perché spesso il punto non è il collo.
Non è la schiena.
È il motivo per cui stanno lavorando così tanto.
Ed è da lì che inizia il cambiamento.
Quando pensiamo allo stress, immaginiamo spesso qualcosa di mentale.
Ma lo stress si vede anche nel corpo.
Nel respiro che diventa più corto.
Nelle spalle che si sollevano.
Nella rigidità che composte senza che ce ne accorgiamo.
Nel modo in cui il movimento perde continuità.
Per questo oggi parlare di benessere significa guardare anche a ciò che accade durante la giornata lavorativa.
Non solo quando ci alleniamo.
Mi interessa sempre di più portare questo approccio anche nei contesti professionali, aiutando le persone a ritrovare consapevolezza, mobilità e qualità del movimento.
Se ti occupi di persone o di benessere in azienda e vuoi approfondire questo tema, scrivimi 🌺
Più lavoro con il movimento, più mi accorgo che la differenza non la fanno gli esercizi.
La differenza la fa la capacità di osservare.
Osservare come una persona respira.
Come si organizza.
Dove interrompe il movimento.
Dove trova strategie di compensazione.
Perché il corpo racconta molto di ciò che vediamo all’esterno.
Ed è proprio questa capacità di lettura che oggi sento mancare in molte formazioni.
Per questo sto costruendo un percorso dedicato ai professionisti che vogliono andare oltre l’esecuzione degli esercizi.
Un percorso per sviluppare osservazione, ragionamento e capacità di lettura del corpo in movimento.
Perché insegnare movimento è importante.
Ma comprendere il corpo che si muove lo è ancora di più.
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