Al bar Bricchetti la solita compagnia di amici si ritrova per discutere. Si parla di politica, di donne soprattutto, ma quando gli interventi si fanno davvero seri e concitati è perchè si sta parlando di calcio. Siamo al settembre 1971 dunque, in via Riberia 33, centro storico di Vigevano, a pochi passi dalle alte mura del castello. Lì c’è il bar Bricchetti, tempio vigevanese del calcio, perchè Antonio Bricchetti, il titolare, negli anniVenti ha giocato nei Giovani calciatori vigevanesi ed è uno che ne capisce di fulbar e suo figlio, Carlo ha la passione del Vigevano. Motivo per cui la cricca di gente che gira là intorno, come minimo deve essersi messa in testa qualche tabellino o qualche articolo e magari anche un paio di commenti della Gazzetta dello Sport prima di farsi vedere nel locale e jntrodursi nel dibattito.Non si può essere impreparati quando all’improvviso uno ti nota e ti chiede: “e tu cosa ne pensi del modulo scelto dall’allenatore?”
Insomma, gli amici del bar Bricchetti a un certo punto si guardano in faccia e nel dialetto locale, ovviamente, si dicono: “Sà, fuma ‘l Vigevan club” (“Cià facciamo il Vigevano club”). Ormai il dado è tratto e il club nasce per seguire la squadra e sostenerla, e organizzare i pullman per le trasferte, e colorare un pò di più lo stadio con le bandiere e i palloncini e gridare “Alè Giovani!