09/19/2026
"LA DIFFERENZA TRA GLI ATEMI E I COLPI DEL KARATE" - Maestro Taiji Kase, 10° Dan (Fighting Arts International, Vol.1 - n.4, 1972). Traduzione di Matteo Muratori.
In tempi recenti, i metodi di lotta del Judo hanno completamente offuscato i suoi metodi percussivi. Tali tecniche, mirate ai punti vitali, sono conosciute nel Judo come Atemi [当て身 in Giapponese] e si differenziano in maniera considerevole rispetto ai colpi del Karate.
L'idea alla base degli Atemi è la seguente: poiché il colpo manca di potenza (per mancanza di un dovuto allenamento o per inefficacia causata dalla posizione in cui ci si trova, ad esempio se si attacca mentre si è sollevati [qui ci si riferisce alle nage waza]), è necessario controbilanciare questa situazione cercando [di colpire] i punti deboli del corpo in modo da ottenere comunque un risultato [a nostro vantaggio].
Il tipico esempio è quello di colpire gli occhi e i genitali, dato che per farlo non è necessario essere allenati, forti o nemmeno veloci per ottenere l'effetto desiderato.
Molti altri punti sono ugualmente sensibili, a seconda della natura dell'arma [anatomica] usata e dello stato in cui si trova l'aggressore; quest'ultimo, ad esempio, si può trovare in buone condizioni fisiche o indebolito a causa dell'anfetamina. Questo era il caso dei prigionieri di guerra sui quali furono condotti dei test (qui Kase fa probabilmente riferimento alla famigerata Unità 731, un'unità segreta di ricerca e sviluppo di armi chimico-biologiche dell'esercito imperiale giapponese, attiva durante gli anni della Seconda guerra sino-giapponese).
E' quindi possibile dopo un attento studio, anche senza un duro allenamento, ottenere un risultato colpendo i punti vitali più deboli. L'arte dello Shorinji Kenpo ha fatto ricerche approfondite a tal fine e ha formato i suoi discepoli solo per quanto riguarda la precisione e la velocità degli attacchi ai punti vitali, senza studiare come muovere il corpo durante l'attacco.
Lo stesso vale per le arti dell'Aikido e del Judo, anche se in quest'ultima lo studio degli Atemi è stato interrotto, il che è spiacevole. Al contrario, il Karate è abbastanza manchevole sull'argomento. Riconosce l'utilità di attaccare i punti vitali (o deboli) del corpo umano, ma sostiene che in un combattimento reale e violento (contro un altro esperto di Karate, per esempio), questa nozione di un piccolo attacco [mirato] con grandi risultati è pura fantasia. oco per volta, il Karate ha abbandonato la ricerca dei punti vitali nei gradi inferiori (diciamo fino al secondo e terzo dan). Cercando di ottenere la massima quantità di potenza per mezzo della forza muscolare e del dinamismo dei movimenti, il Karate si sforza di ottenere un risultato, qualunque sia la zona del corpo colpita.
Naturalmente questo richiede molto allenamento e buona forma fisica, ma è certo che con queste premesse tutti gli attacchi che vanno a segno danno risultati immediati: frattura o danno interno. econdo la teoria degli Atemi, un violento colpo ai testicoli, ad esempio, provocherà un violento dolore e forse anche uno svenimento, ma con un attacco di Karate si otterrà un colpo così violento che i testicoli verranno spinti nell'addome. Quindi la conoscenza dei punti vitali (Atemi) potrebbe interessare tutti i Karateka, ma a maggior ragione diventerà ancora più utile per coloro non molto allenati, deboli o vecchi."