Nhl Italia

Nhl Italia

Share

Per tenervi sempre aggiornati sul mondo della National Hockey League. No copyright infringement intended.

All NHL logos and marks and NHL team logos and marks depicted herein are the property of the NHL. Ecco alcune fanpage italiane :

New Jersey Devils -
https://www.facebook.com/NJDevilsItalia/

Pittsburgh Penguins - https://www.facebook.com/Italy-Pens-Fans-Pittsburgh-Penguins-Italia-765134063558510/?fref=ts

Vancouver Canucks - https://www.facebook.com/Vancouver-Canucks-Italia-150103821728543/?fref=

05/29/2026

CASSIDY vs VEGAS

Nel pieno della corsa dei Golden Knights verso un’altra finale Cup, una delle storie più discusse della non riguarda un gol, un portiere o una serie playoff. Riguarda Bruce . L’ex coach. Più o meno. L’allenatore canadese, che aveva guidato Vegas alla conquista della Stanley Cup nel 2023, è stato licenziato a sorpresa il 29 marzo scorso, a sole otto partite dalla fine della regular season. Al suo posto è arrivato John e la squadra ha reagito immediatamente, infilando una striscia da 19 vittorie, 4 sconfitte e un overtime loss che l’ha riportata tra le favorite per il titolo.

Fin qui potrebbe sembrare una normale storia sportiva. Il problema è che Cassidy, pur essendo stato esonerato, è ancora sotto contratto con i Golden Knights e questo permette alla franchigia di controllare il suo futuro professionale. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, gli Edmonton e i Los Angeles hanno chiesto il permesso di avvicinarlo per le rispettive panchine vacanti. Vegas, però, ha negato l’autorizzazione. Una scelta perfettamente consentita dai regolamenti NHL, ma che ha acceso un acceso dibattito all’interno della lega. Lo stesso Cassidy non ha nascosto il proprio malumore durante un’apparizione al podcast Spittin’ Chiclets.

«È frustrante. Voglio lavorare. Sono un di », ha spiegato, confermando come due squadre abbiano formalmente manifestato interesse nei suoi confronti. Pur continuando a percepire i 4,5 milioni di dollari previsti dall’ultimo anno del contratto, Cassidy ha ribadito di preferire tornare subito dietro una panchina piuttosto che restare fermo. La vicenda ha provocato anche l’intervento della NHL Coaches’ Association, che ha definito potenzialmente “senza precedenti” la possibilità che un allenatore licenziato venga contemporaneamente bloccato da più opportunità lavorative. L’associazione sostiene che un coach ancora sotto contratto ma non più operativo per il club non dovrebbe essere ostacolato nella ricerca di un nuovo impiego.

Dal canto suo, il general manager dei Golden Knights Kelly continua a difendere la posizione della franchigia. Secondo il dirigente, in questo momento tutta l’attenzione dell’organizzazione è concentrata sulla corsa alla Stanley Cup e qualsiasi altra questione passa in secondo piano. Una linea che Vegas non sembra intenzionata a modificare almeno fino alla conclusione dei .

Dietro la vicenda si nasconde anche un elemento strategico non secondario. Le due squadre maggiormente interessate a Cassidy, Oilers e Kings, appartengono entrambe alla Division, la stessa dei Golden Knights. Consentire a un allenatore che conosce perfettamente struttura, giocatori e dinamiche interne di trasferirsi immediatamente a una rivale diretta potrebbe non essere una prospettiva gradita alla dirigenza di Las Vegas. E il condizionale è un eufemismo. Il risultato è un paradosso che sta facendo discutere tutto l’hockey nordamericano: un allenatore vincitore della Stanley Cup, considerato tra i migliori disponibili sul mercato, oggi è libero di essere pagato ma non libero di parlare del suo futuro.

Così mentre Vegas continua a inseguire un nuovo titolo, il caso Cassidy rischia di trasformarsi in uno dei temi più delicati dell’estate NHL, con possibili riflessi futuri sulle regole che disciplinano il rapporto tra franchigie e allenatori.

✍️ Alan Conti

05/26/2026

Sul filo del pattino 🌪️

05/25/2026

L’artista Dave Murray vede così il Bell Center in attesa dei Canadiens

05/24/2026

AVS, È SOLO MAKAR?

Quando manca Cale , l’istinto è semplice: spiegare tutto così. D’altronde parliamo di uno dei difensori più dominanti della NHL moderna, un giocatore capace di cambiare da solo la geografia di una partita. Breakout puliti, transizioni immediate, superiorità numerica trasformata in minaccia costante, gestione dei ritmi, copertura difensiva, leadership tecnica. Se togli lui, inevitabilmente togli un pezzo di identità ai Colorado .

Eppure sarebbe troppo comodo fermarsi qui. Perché il 2-0 nella finale di Western contro Vegas racconta qualcosa di più profondo: non l’assenza di una superstar, ma l’incapacità di di adattarsi a una serie che sta prendendo una piega completamente diversa da quella immaginata. Gli Avalanche erano arrivati a questo punto con l’aura della corazzata. Dominanti in regular season, praticamente sempre in controllo, appena due sconfitte nei primi 40 match in termini di regolamentari. Una squadra che sembrava progettata per travolgere chiunque. E invece ha trasformato quella sicurezza in nervosismo.

Il dato di gara-2 è clamoroso: Colorado non aveva mai perso in stagione una partita in cui era avanti dopo due periodi. Record di 45-0. Ora è 45-1. Un dettaglio che racconta bene quanto i stiano riuscendo a portare gli Avalanche fuori dalla loro comfort zone.

Sì, senza Makar il power play perde brillantezza. Sì, manca la connessione quasi telepatica con Nathan . Ma Makar non può vincere le battaglie sulle balaustre. Non può creare traffico davanti a Carter . Non può obbligare Marty a uscire dal torpore offensivo. Non può trasformare Brock in una presenza dominante o impedire agli Avalanche di cercare costantemente la giocata perfetta invece del tiro semplice e sporco.Ed è qui che la serie cambia volto. Vegas sta imponendo hockey vero: pressione fisica, disciplina tattica, special team solidissimi e contributi diffusi. Jack magari non segna con continuità, ma gioca un hockey totale. Mitch è stato eccellente su entrambe le metà pista. ha colpito quando serviva. genera pericolo continuo.

Colorado invece appare sorprendentemente morbida. Game 2 è stato emblematico: meglio difensivamente rispetto a gara-1, ma molto meno incisivi in attacco. Solo sei high-danger chances contro le 16 del primo episodio. Tantissimi tiri forzati alla ricerca dell’angolo impossibile invece della pressione costante sul portiere. Carter Hart, di fatto, non è mai stato davvero portato nel caos.
Ed è forse questo l’aspetto più inquietante per Jared : gli Avalanche sembrano non percepire la gravità del momento. Coach e leadership hanno parlato di partita “piaciuta”. Una lettura difficile da condividere guardando il contesto della serie. L’unico davvero onesto, forse, è stato Logan O’Connor: “Colorado si è fatta del male da sola, con cattiva gestione del disco e impazienza”.

C’è poi la componente psicologica. Makar non è solo un giocatore: è una rete di sicurezza emotiva. Sapere che dietro c’è lui cambia il modo in cui una squadra interpreta i rischi. Senza quella certezza, Colorado sembra meno sciolta, meno aggressiva, meno convinta. Ma anche qui: non basta come alibi. Vegas è senza Mark , il proprio capitano e leader two-way. Eppure i Golden Knights stanno trovando soluzioni.

È questo il vero punto della serie. Le contender vincono quando il sistema regge anche senza le sue stelle. In questo momento Vegas sembra una squadra strutturalmente sana. Colorado sembra una squadra dipendente dal proprio talento. Se gli Avalanche vogliono rientrare nella serie, non serve solo il ritorno di Makar. Serve ritrovare MacKinnon dominante. Serve Nečas in versione top scorer. Serve Lehkonen. Serve . Serve profondità reale.

In sostanza: serve tornare a essere gli Avalanche.

✍️ Alan Conti

05/24/2026

Car-diopalma

05/23/2026

UNDERDOG HABS: DURA?

Doveva essere la serata del ritorno dei Carolina . Undici giorni di riposo, un percorso playoff immacolato con otto vittorie consecutive e la sensazione di una squadra finalmente pronta a scrollarsi di dosso i fantasmi delle recenti finali di conference. Invece gara 1 della Eastern Conference Final si è trasformata in un manifesto della crescita dei Montreal , capaci di espugnare il Lenovo Center con un netto 6-2 e di spostare immediatamente l’inerzia della serie.

La partita si è sostanzialmente spezzata nel primo periodo. Carolina aveva trovato il vantaggio dopo appena 33 secondi con Seth , il modo perfetto per accendere l’arena e imporre il proprio copione. Montreal, però, ha risposto con una maturità sorprendente per una squadra così giovane. Il pareggio immediato di Cole ha spento l’entusiasmo dei padroni di casa, poi i Canadiens hanno travolto gli Hurricanes con quattro reti consecutive, chiudendo il primo terzo avanti 4-1. Juraj è stato devastante con due gol e un assist, Nick ha distribuito tre assist e Jakub ha confermato ancora una volta di essere molto più di una semplice storia da playoff.

Il primo grande tema tecnico riguarda proprio . La lunga pausa, che sulla carta avrebbe dovuto rappresentare un vantaggio, si è trasformata in un problema evidente. Gli Hurricanes sono sembrati scollegati nelle letture difensive, poco puliti nelle uscite di zona e soprattutto lenti mentalmente nel reagire ai cambi di ritmo di Montreal. Rod Brind’Amour lo ha detto chiaramente nel post partita: i top player hanno vissuto una serata insufficiente, e in una finale di conference questo non viene perdonato.

ha invece giocato esattamente la partita che doveva. Pressione intelligente, transizioni rapide e grande capacità di colpire quando Carolina concedeva spazio. La top line Suzuki-Caufield-Slafkovsky ha fatto malissimo all’avversario, ma il dato forse più interessante è la solidità collettiva. I Canadiens non hanno vinto solo grazie ai talenti offensivi: hanno vinto da squadra matura, reggendo fisicamente e mentalmente anche quando Carolina ha provato a rientrare.

Capitolo goaltending: Frederik , fin qui quasi impeccabile, ha vissuto la sua peggior notte di questi . Non tutte le responsabilità sono sue, perché davanti a lui la copertura difensiva è stata spesso insufficiente, ma Carolina ha bisogno immediato della sua versione dominante. Dall’altra parte Dobes continua a offrire quella combinazione rarissima tra calma e esplosività che sta trasformandolo in uno dei protagonisti inattesi di questa postseason.

E adesso la vera domanda è semplice: episodio isolato o cambio di paradigma? Carolina resta una squadra profondissima, strutturata e perfettamente allenata. Montreal, però, ha appena dimostrato che questa serie non sarà una formalità. Anzi, forse non lo è mai stata.

✍️ Alan Conti

Want your business to be the top-listed Gym/sports Facility in Las Vegas?

Click here to claim your Sponsored Listing.

Location

Category

Website

Address


3780 Las Vegas Blvd. South
Las Vegas, NV
89109