10/19/2026
LA RICERCA DELL'ESTREMO YIN
«Se per resistere uno dei due avversari usa la durezza, allora entrambe le parti sono certe di perdere o di farsi male. Non è questa la via di un grande maestro.
Perciò, quando altri usano la durezza, io uso la morbidezza per neutralizzarla; quando altri usano il movimento per attaccare, io uso l’immobilità, aspetto l’attacco e lo neutralizzo.
L’estrema morbidezza e l’immobilità sono il risultato di Yin.
Quando l’estremo Yang incontra l’estremo Yin, sarà sempre lo Yang a uscirne sconfitto».
(Chen Man Ching)
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In tutte le discipline marziali si ricerca l'armonia degli opposti: il percepire e l’agire, il morbido e il duro, la quiete e l’azione; in poche parole lo Yin e lo Yang, che un corpo e una mente addestrata possono insieme esprimere.
Lo Yin è immobilità, ascolto corporeo, comprensione della lentezza, ma anche indifferenza per la sconfitta, forza vuota; la sua efficacia è tanto più difficile da raggiungere quanto più si è impazienti di afferrarla.
Lo Yang è azione, forza fisica, velocità, desiderio di vittoria, espressione di un'efficacia tanto chiara e possibile da perseguire, quanto più si è determinati.
Vi è un tempo per apprezzare lo Yang e un tempo per ricercare lo Yin. Il tempo dello Yang è quello della forza, della giovinezza e della prima età adulta. Col tempo però si intravedono i limiti del vigore fisico e i chiaro-scuri legati allo Yang, al “duro” e al “forte".
D'altra parte la via dello Yin – quella del “morbido”, del "fluido" e del “vuoto” – può apparire incerta e oscura.
Cercare di armonizzare tutta la vita i due opposti può essere saggio, ma a volte risulta impossibile. Pertanto si impone una scelta fra quale dei due privilegiare. Se si riesce a intuire la vera essenza dello Yin, la scelta scaturisce naturalmente.