28/10/2026
Jannik Sinner non cancellerebbe la scelta che gli ha cambiato la vita. Cancellerebbe il dolore che gli è costata.
A tredici anni e mezzo saluta suo padre per inseguire un sogno. Piangono entrambi. Oggi non rinnega quella partenza, ma non finge nemmeno che sia stata facile.
Ed è forse il passaggio dell’intervista a U la Repubblica che mi ha colpita di più.
Perché diciamocelo: è molto più semplice ammirare i sacrifici dei campioni quando sappiamo già come è andata a finire.
Da musicista conosco bene le ore invisibili dietro pochi minuti di applausi. Ma leggendo Jannik mi sono chiesta quante volte celebriamo un traguardo senza pensare a tutto ciò che qualcuno ha dovuto lasciare indietro.
Poi gli chiedono quale momento vorrebbe rivivere.
Non sceglie Wimbledon. Non una coppa. Ma una domenica d’inverno sugli sci con gli amici.
E qui c’è un paradosso bellissimo: noi sogniamo la vita straordinaria di un campione, mentre lui custodisce il ricordo di un giorno normalissimo.
Tra famiglia, rivalità con Carlos, scelte difficili e persino qualche curiosità sull’alcol (astemio, ma con qualche eccezione! 😂🥂), emerge un Jannik che non ha bisogno di raccontarsi perfetto.
E nemmeno noi abbiamo bisogno che lo sia per ammirarlo.
Le vittorie ci dicono fin dove è arrivato. Le sue parole ci ricordano da dove è partito.
Abbiamo raccolto le risposte più interessanti della sua intervista. Leggetele con calma: alcune meritano molto più di uno scroll. 🦊
📖 U la Repubblica — Emanuela Audisio
📸 Paolo Roversi
FOXGIRLS 🦊